ART NEWS

Da Michelangelo a Pontormo, il ‘500 a Firenze a Palazzo Strozzi da settembre

Una trilogia iniziata nel 2010 che trova quest’anno il degno capitolo conclusivo. Il Cinquecento a Firenze, è questo il titolo della nuova mostra che animerà le sale di Palazzo Strozzi a Firenze dal prossimo 21 settembre, e che chiude un ciclo, a cura di Carlo Falciani e Antonio Natali, iniziato sette anni fa con Bronzino per poi proseguire nel 2014 con Pontormo e Rosso Fiorentino.

La rassegna di quest’anno va ad indagare gli artisti che hanno reso grande quella parte di Rinascimento fiorentino che idealmente va dal Concilio di Trento, caratterizzato dalla figura di Francesco I de’ Medici, mecenate di grande cultura e potenza, fino al 1550, anno in cui Giorgio Vasari pubblicò per la prima volta un’edizione del suo celebre volume Vite, e che arriverà dunque al Dio fluviale di Michelangelo e la Pietà di Luco di Andrea Del Sarto.

Giorgio Vasari (Arezzo 1511-Firenze 1574) Crocifissione 1560-1563

70 capolavori della storia dell’arte tra dipinti e sculture, selezionati per mostrare ai visitatori la magnificenza culturale di questo periodo. Un percorso espositivo cronologico e tematico, in cui si muoveranno le opere dei maestri quali Pontormo, Rosso Fiorentino, Giorgio Vasari, Giambologna e tanti altri. Artisti quasi tutti coinvolti nello Studiolo, e della nota Tribuna degli Uffizi, ma anche nella decorazione delle chiese fiorentine secondo le indicazioni del Concilio.

La mostra sarà anche l’occasione per confrontare opere quali la Deposizione di Santa Felicita e la Deposizione della Croce di Volterra con il Cristo Deposto di Besanon, dipinti che dialogheranno tra loro, illustrando l’evoluzione della pittura italiana.

Un percorso nel percorso, all’interno del quale troveranno posto temi sacri realizzati per le chiese riformate fiorentine, arrivando alla produzione di soggetti profani legati proprio alla figura di Francesco I.

In entrambi le sezioni tematiche ritroveremo artisti quali Mirabello Cavalori, Girolamo Macchietti, Santi di Tito, Jacopo Coppi, Maso da San Friano, Giovanni Battista Naldini e molti altri ancora.

Giambologna (Douai 1529-Firenze 1608) Fata Morgana 1572

Non potevano mancare, lungo un percorso di pregio, la Crocifissione della Chiesa di Santa Maria del Carmine del Vasari e l’Immacolata Concezione del Bronzino, in deposito alla Chiesa della Madonna della Pace, ma anche la Resurrezione della Basilica di Santa Croce di Santi di Tito e infine Cristo e l’Adultera di Alessandro Allori.

In occasione di questo importante evento culturale d’inizio autunno, saranno riunite, per la prima volta, sei lunette che rappresentano uno dei rari cicli pittorici di soggetto profano e allegorico eseguiti da alcuni artisti per lo Studiolo di Francesco I negli ambienti di Palazzo Vecchio.

L’esposizione resterà aperta al pubblico fino al prossimo 21 gennaio 2018.

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Bill Viola: “Rinascimento Elettronico” a Palazzo Strozzi a Firenze fino al 23 luglio

Un fuoco. Una videoinstallazione di un grande incendio, i cui crepitii si propagano in tutta la sala, e per un momento Palazzo Strozzi sembra bruciare davvero. Non poteva che iniziare così la mostra di Bill Viola, Rinascimento Elettronico, a Firenze fino al 23 luglio 2017, dove sono stato ospite durante il mio soggiorno fiorentino

Una performance di Phil Esposito, proveniente dallo studio dell’artista, che si lascia idealmente divorare dalle fiamme, diventando egli stesso fuoco. Un fuoco che è passione, un fuoco che è purificazione, un fuoco che è luce, morte, rinascita, rinascimento.

Fuoco, che si trasforma in acqua dall’altra parte della sala, dove specularmente è proiettato un video dove tutto invece è travolto dall’acqua. L’acqua, l’elemento principe nella video-art di Viola, con cui si misurerà sin dai primi esordi alla fine degli anni ’70.

Due facce della stessa medaglia, due aspetti del ciclo vitale: l’acqua e il fuoco, componenti essenziali, e talvolta devastatrici, della vita stessa dell’Uomo.

Bellissimo il dialogo dell’artista italo-americano con la Visitazione di Carmignano del Pontormo, che con i suoi video al rallenty che si ripetono in loop, sembrano riportare in vita il dipinto cinquecentesco, facendoci riflettere sul vento che gonfia le vesti delle donne ritratte dal pittore italiano, e al contempo ci restituisce un’idea fedele dei gesti, i sorrisi, le espressioni che il maestro della videoarte traspone in una indefinita contemporaneità.

Sorprende Il Sentiero, che mostra degli uomini e delle donne attraversare un bosco percorrendo in silenzio lo stesso cammino che, idealmente, si ritrova a percorrere anche il visitatore stesso per spostarsi nell’altra sala, quasi a diventare tutt’uno con l’arte di Viola.

Viola. Un cognome, che tradisce l’origine italiana del maestro americano. Viola, come il colore di una città, Firenze, cui questa mostra è intrinsecamente legata.

Il Rinascimento Elettronico di Viola è davvero un nuovo Rinascimento, contemporaneo, forte, che pone l’uomo al centro del suo lavoro, e che oggi come all’ora continua a far riflettere. Il raffronto con Andrea Di Bartolo pone l’accento proprio sul tempo e la spiritualità, con l’alternarsi delle stagioni, in una giornata, quella della stanza di Caterina che, metaforicamente, diventa la vita intera di ognuno di noi.

L’apice di questo percorso di storia dell’arte contemporanea è probabilmente il confronto con Masolino da Panicale, Cristo in Pietà, che nella versione di Bill diventa un’Emersione, che qui si fa manifesto dell’intera rassegna. Cristo che emerge dal sepolcro come un inerme eroe greco sconfitto in battaglia: diafano, indifeso, nudo, che tuttavia non vuole essere scabroso o scandalistico. Accanto a lui una Maria e una novella Maddalena, archetipi di quei legami incondizionati che derivano dal sangue e dall’amore.

Nella videoarte di Bill Viola la realtà è sospesa, a tratti stravolta e capovolta, ma resta intatta la sua forza di comunicazione.

Lungo il percorso museale trovano posto anche le opere più vecchie dell’artista, quelle su nastro, fino alle moderne tecnologie dell’alta definizione e dei pannelli LED.

La mostra, come nuova moda museale impone, presenta diverse appendici in giro per Firenze, negli Uffizi, ma anche nel Museo del Duomo, dove Viola incontra la Maddalena Penitente di Donatello, e ci mostra una donna, che spiritualmente ne eredita il ruolo, che nella forza dell’acqua ritrova quella catarsi, che alla fine di questo straordinario percorso diventa anche quella del visitatore stesso.