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La Signora della domenica è tornata: bentornata a casa, zia Mara!

La Signora della domenica è ritornata, e non c’è show televisivo che tenga. Dopo quattro anni di assenza, Mara Venier ritorna al timone di quello che forse è il suo programma preferito, Domenica In. E da subito la domenica ha preso una piega decisamente diversa. Avvezzi ormai da troppo tempo a programmi trash, litigi, diete improbabili, contese di denaro e dinastiche, avevamo quasi dimenticato la freschezza di uno spettacolo che divertisse senza becere trovate.

Mara Venier è visibilmente emozionata all’ingresso nello storico studio di raiuno, che l’ha vista tante volte regina degli ascolti, eppure è sicura di sé, una sorridente padrona di casa, che scandisce con precisione e consapevolezza le parentesi di una scaletta in cui si susseguono attualità, cronaca rosa e goliardici momenti di intrattenimento.

Si comincia con il caso Asia Argento, e l’accusa di molestie nei confronti dell’allora diciassettenne Jimmy Bennett, in un salotto dai toni decisi, ma non accesi, in cui intervengono senza latrati mediatici, Vittorio Feltri, Roberta Bruzzone, Vera Gemma in un dibattito in cui si battibecca, ma non si litiga, dove anche il pubblico in studio espone con educazione la propria opinione.

Tanto rumore, forse, per nulla, l’intervento di Romina Power, in cui il pubblico aspettava qualche strascico della “telenovela Carrisi”, nata in altri salotti televisivi di rotocalchi e reality, e che qui trova solo i toni pacati di un racconto di famiglia, del ricordo dell’attore Tyrone Power e dell’attrice Linda Christian, madre della cantante che a Cellino San Marco ha trovato una seconda casa.

E mentre su altre reti si ricerca lo schiamazzo, Mara “starnazza” ballando il ballo del qua qua con Romina Power, rispondendo con ondeggiante eleganza al voyeurismo televisivo che ricerca la polemica a tutti i costi.

Un intervento emozionante, che ha visto protagoniste anche le due figlie della cantante, Cristel Carrisi, intervenuta con un videomessaggio, e Romina Power Jr. in collegamento da New York.

Simpatico il tabellone con la bella Alessia Macari, nelle vesti di simpatica valletta ciociara del programma, e l’intro à la Renzo Arbore con una sigla che rimanda ai tempi di Quelli della notte, e a le edizioni degli anni ’90.

Non mancano gli imprevisti in questa domenica del ritorno, come la mancata partecipazione di Gina Lollobrigida ricoverata per un controllo in ospedale, presentata al pubblico senza clamori, allarmismi o inutili suspence.

Ma non è solo una domenica leggera, quella di Mara Venier, che dà spazio anche a temi importanti, come il cyber-bullismo e la violenza sulle donne, realizzando una bellissima intervista a Teresa Giglio, mamma di Tiziana Cantone, che si è tolta la vita dopo un video diventato virale in rete che la vedeva protagonista.

Immediate le reazioni del popolo della rete e di twitter, che fa subito trendare in vetta l’hashtag #Domenicain, facendo del programma anche un successo social.

Insomma, Mara Venier è ritornata più in forma che mai. Garbata, mai volgare, divertita e divertente, riproponendo una Domenica in che coniuga tradizione e innovazione, con una formula che intrattiene, convince, fa sorridere e emozionare.

Bentornata a casa, zia Mara!

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ART NEWS

Le domeniche gratuite educano alla “cultura del museo”

Musei, ingressi gratis e abolizioni. È questo il tema del giorno tra gli amanti dell’arte, da quando il neo-ministro alla cultura, Alberto Bonisoli, ha suggerito dalla Biblioteca Nazionale di Napoli la possibilità di una abolizione degli ingressi al museo la prima domenica del mese.

Immediate le reazioni di chi, favorevole, pensa sia un bene questo cambiamento, come Cecilie Hollberg, direttrice delle Gallerie dell’Accademia di Firenze, che raggiunta da SkyTG24 ha lamentato anche la carenza di personale e l’enorme sforzo per sostenere flussi maggiori nelle giornate gratuite, a chi, come l’ex Ministro della Cultura, Dario Franceschini, autore di questa iniziativa, pensa che la loro eliminazione sia un grave errore.

E in effetti questo un grave errore lo sarà, o almeno lo sarebbe, visto che si pensa ad una eliminazione sì, ma dopo l’estate.

Ed ha anche corretto il tiro Bonisoli, che definisce fake news la voce di una abolizione totale delle domeniche gratuite, e che tiene a precisare di voler dare più autonomia e scelta alle singole realtà museali e parchi archeologici: «La gratuità nei #musei? – twitta – non solo resterà ma sarà aumentata. Questo è un nostro impegno» ha detto il ministro, allegando un video in cui ha spiegato di voler “adattare le regole alle singole specificità, perché Milano non è Pompei – aggiunge – e idealmente [la gratuità] sarà pure aumentata attraverso un’operazione di valorizzazione intelligente si riesca a rendere più fruibile quello che è il nostro enorme patrimonio».

Dati alla mano, l’introduzione delle domeniche al museo, dal 2014, ha contribuito ad una crescita dei musei di oltre il 50%, con un grande ritorno di immagine e l’avvicinamento di persone all’arte tradizionalmente lontane dall’ambiente museale.

Da nord a sud sono tanti quelli che intendono mantenere attivo l’accesso gratuito. Da Giuseppe Sala, sindaco di Milano, che intende andare avanti per la gioia di vedere così tanti visitatori nei musei milanesi, al sindaco di Ercolano, Ciro Buonajuto, che ha detto: «Grazie alla Domenica al Museo, negli ultimi tre anni e mezzo migliaia di famiglie hanno potuto scoprire Ercolano».

Secondo una prima analisi effettuata dall’AGI oggi, nel quinquennio successivo all’introduzione delle domeniche gratuite ad opera del ministro Franceschini, i visitatori dei musei sono cresciuti del 53%, con una crescita dei visitatori totali paganti del 36,4%.

È vero, potrebbero essere molti altri i fattori e le concause che hanno portato a questo esponenziale aumento dei flussi, perché correlation doesn’t imply causation, però va riconosciuto a questa riforma il merito di aver avvicinato gli italiani al loro straordinario patrimonio artistico.

E, numeri alla mano, un merito Franceschini ce l’ha davvero. Se si considerano tutti gli altri casi che danno diritto ad entrare gratis (età, insegnanti, giornalisti, studenti d’arte ecc.) chi ha usufruito dell’accesso gratuito ai musei è comunque una quota minoritaria rispetto a chi avrebbe già diritto ad un accesso omaggio e, a fronte dei 10.9 milioni di ingressi gratuiti nella prima domenica del mese, di fatto solo 3.5 milioni hanno effettivamente beneficiato dell’esenzione del biglietto.

Insomma un piccolo specchietto delle allodole, potremmo bonariamente definirlo, che ha contribuito finora ad una maggiore fruizione dei musei e dei luoghi d’arte, e ha saputo rendere più vicine e vive opere di inestimabile valore, e luoghi che nell’immaginario collettivo sono spesso percepiti come antiquati e polverosi, contribuendo invece alla loro scoperta, e incentivandone la visita anche nel corso dell’anno, pagando.

Sì, perché è questo che ha fatto Dario Franceschini, ha implicitamente educato gli italiani alla “cultura del museo”, che è diventato una più che valida alternativa allo scialbo giro nel centro commerciale del fine settimana. E se è giusta l’osservazione di chi pensa che non sia necessariamente questo il target di visitatore medio da attrarre, è altrettanto vero che una visita al museo, gentilmente offerta dallo stato italiano, (di)mostra che c’è un mondo altro, e può rappresentare un input alla crescita della persona, al suo benessere psicofisico, alla sua formazione culturale, e può senza dubbio alimentare quel sacro fuoco di una passione che ti accompagna tutta la vita.