ART NEWS

Gli orsi di Paola Pivi per l’Art Week alla Rinascente di Milano

Ha un retrogusto anni ’90 qualche lavoro del nuovo progetto site specific che Paola Pivi ha realizzato per LaRinascente a Milano. Un’opera insolita che, in occasione della Art Week e del Salone Internazionale del Mobile, allestirà le vetrine del noto department store che affacciano su Piazza Duomo.

I am tired of eating fish, questo il titolo del concept, a cura di Cloe Piccoli, che vede dei variopinti orsi, alla scrivania o danzare tra colorati sfondi di oggetti d’uso quotidiano, occupare le otto grandi vetrine dello store milanese.

Un universo surreale, quello della Pivi, che nel 1999 ha anche vinto un Orso d’Oro alla Biennale di Venezia, che proietterà i passanti in un mondo governato da leggi dell’assurdo, dove tutto è capovolto e dove ogni cosa può succedere.

Tanti i riferimenti al mondo dell’arte e, inevitabilmente, a quel design squisitamente italiano e milanese in particolare, ma anche al lifestyle e al tempo libero, passando per la natura e il mondo del business.

Il progetto trasforma le vetrine dei Grandi Magazzini Milanesi in vere e proprie gallerie d’arte pubbliche.

Too Late, 1,2, cha, cha, cha, I love my ZiziI and I must stand for artI am a professional bear, I am busy today, Bad Idea: ognuno degli orsi ha un nome che è il frammento di una storia sospesa in un contesto non specificato e in un tempo imprecisato.

Un evento di grande arte contemporanea, che entra di diritto tra gli appuntamenti da non perdere, e gratuiti per giunta, dei “fuori salone” milanesi, che porta l’arte, è proprio il caso di dirlo, tra la gente in piazza.

La Pivi è una acclamata artista italiana nel mondo, che ha esposto le sue opere tra l’altro al MoMA di New York, alla Tate Gallery di Londra, ma anche a Francoforte e Shangai, e arriva con questa rassegna per la prima volta nel capoluogo lombardo, portando i suoi amati orsi dell’artista, vero marchio di fabbrica della sua poetica.

Dalla performance alla fotografia, passando per la scultura, sono tante le tecniche attraverso le quali l’artista esprime se stessa.

Quotate tra i 120 e i 230mila euro, ha realizzato anche alcune opere per la Fondazione Trussardi ai Magazzini di Porta Genova a Milano.

Il progetto per la Rinascente invece si compone prevalentemente di sculture e installazioni, che originano un allucinante mondo onirico, sospeso tra riflessione e lucida follia.

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INTERNATTUALE

Palme in Piazza Duomo: Milano difende le proprie radici, ma dimentica la sua storia

Se in questi giorni passeggiate in Piazza Duomo a Milano e vi imbattete in un palmeto urbano, non è un’allucinazione per l’effetto collaterale delle temperature in stile StudioAperto, ma il progetto che l’architetto Marco Bay ha realizzato per Starbucks.

Si tratta infatti di una installazione voluta dal colosso del caffè, che approderà in Italia con il suo primo punto vendita in Piazza Cordusio, nei locali delle ex poste, dopo aver vinto una gara di appalto per la sponsorizzazione delle aiuole. La nota catena americana ha deciso di annunciare il suo arrivo nel nostro paese, apportando, forse provocatoriamente, un tocco di esotico nella piazza più importante della capitale lombarda.

Immediata l’ironia del web che ha subito parlato di “Milangeles”, riferimento alla pianta simbolo di Los Angeles, facendo girare in rete immagini con tanto di cammelli e moschee che prendono il posto del Duomo di Santa Maria Nascente.

Ma se l’apertura del nuovo coffee-store è prevista soltanto per settembre di quest’anno, i lavori di rifacimento dei giardini antistanti il Duomo sono già iniziati tra la notte di martedì e mercoledì scorso, quando sono stati trasportati i primi esemplari di palma.

Non sono mancate le proteste dei milanesi con tanto di manifestazioni e striscioni contro quella che è stata definita una “africanizzazione” della piazza. Ma per quanti pensano che questa sia una apertura radicale all’oriente e, come suggerito dal critico d’arte Vittorio Sgarbi su il Giornale, un rifacimento che fa sembrare il duomo una moschea, probabilmente dovranno ricredersi.

Sì, non solo perché, come racconta lo stesso Bay a Repubblica.it, le piante si possono definire lombarde, perché “vivono da più di cent’anni nei giardini milanesi”, ma anche, come aveva già ammirato e sottolineato lo stesso Stendhal, già nell’Ottocento era possibile scorgere alberi di questo tipo all’ombra della Madonnina.

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una foto d’archivio di Piazza Duomo a Milano

Un errore dunque, un grande gesto di chiusura culturale per un’Italia che ancora una volta si mostra poco tollerante e propensa al cambiamento, e che fallisce miseramente nel tentativo di difendere le proprie radici, dimenticando, paradossalmente, la propria storia. Foto del XIX secolo infatti mostrano una Piazza Duomo molto diversa da quella disegnata dal Piero Portaluppi alla fine degli anni ’20, con aiuole, giardini e palme proprio come quelle cui oggi rende omaggio l’architetto Bay.

La modernità del disegno dell’architetto milanese sta dunque nella nuova disposizione degli arbusti, con quattro file di vegetazione di palme e altre due alternate con banani, graminacee e tipi di fioritura di stagione. Un progetto ambizioso, quello dell’architetto, che rievoca l’effetto sorpresa dei grandi giardini rinascimentali, il cui obiettivo primario era proprio quello di suscitare stupore nel visitatore e, a giudicare dalle prime reazioni e immagini postate sui social, Bay ci è decisamente riuscito.

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da meteoweb.eu

Dalle immagini pubblicate sui giornali sembra quasi che le palme siano dinanzi l’ingresso del Duomo, ma basta una semplice foto dall’alto per scoprire che i metri che separano la cattedrale dalle piante saranno almeno venti.

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una delle palme di Piazza Duomo bruciata

La bellezza di questo disegno architettonico potrà essere completamente ammirata soltanto a primavera inoltrata, con la piena fioritura di tutte le piante che lo compongono. Ma la scorsa notte i milanesi, incapaci di scorgere il potenziale di questo progetto, non si sono più limitati alla satira on-line o le manifestazioni in piazza e, a dispetto del fatto che il nuovo giardino sia poco più di un terreno spianato con le palme ancora legate, hanno dato fuoco a tre esemplari di pianta per protesta.

Un paradosso nel paradosso per un popolo, quello italiano, che si vanta di aver esportato il proprio stile in tutto il mondo, e per un paese, l’Italia, che dai romani ai greci, passando per arabi, francesi e spagnoli ha invece subito influenze architettonico-artistiche dando vita ad uno stile che ne ha fatto la sua fortuna, e di cui lo stesso Duomo, in stile neogotico, realizzato da manifatture europee, chiamate dalla Francia, dalla Germania, dalle Fiandre.

Questo gesto ha ancor più dell’incredibile se si pensa che la maggior parte degli italiani avrebbe sostenuto Hillary Clinton alle passate elezioni americane di novembre e guarda con disgusto alla politica di chiusura delle frontiere di Trump, mentre in realtà mostra una chiusura mentale molto più netta dei muri di cemento che sta innalzando il neo-presidente degli Stati Uniti, al primo sospetto del piglio orientaleggiante di un progetto di architettura tutto italiano.