LIBRI

Katherine Wilson, la moglie americana che dichiara amore alla “sua” Napoli

Sono incappato nel romanzo La moglie americana di Katherine Wilson per caso, dopo aver letto sulla sovraccoperta che questo romanzo, edito da Piemme e della collana Piemme Voci, farebbe rivivere la magia della Napoli di Elena Ferrante.

Se l’ambientazione a Napoli rimanda inevitabilmente ai romanzi della misteriosa scrittrice partenopea, La moglie americana è forse la perfetta sintesi tra la serie de L’Amica Geniale e Mangia Prega Ama di Elizabeth Gilberth. Non tanto perché, pagina dopo pagina, si evince una ricerca della felicità e dell’amore, quanto perché la Wilson parla della città come riuscita metafora del cibo.

Ogni capitolo infatti ha per lo più il titolo di un piatto tipico della tradizione napoletana, di cui l’autrice si serve per scandire lo scorrere del tempo, le stagioni, per raccontare festività e ricorrenze, analizzate con brio e ironia e talvolta un simpatico derby partenopeo-americano, confrontando abitudini e modi di vivere e vedere le cose.

Un’opera autobiografica in cui l’autrice ricorda i tempi in cui era arrivata nella città di Partenope fresca di studi, e così, come lei, la giovane Katherine del romanzo arriva a Napoli dalla West Coast a metà degli anni ’90 per uno stage al consolato americano.

foto: instagram @marianocervone

Desiderosa di conoscere il mondo, Katherine, il cui nome è perennemente storpiato dalla pronuncia napoletana in “Ketrin”, si immerge nel tessuto urbano di Napoli e in quel modus vivendi squisitamente partenopeo. Parla di tradizioni, sapori, cogliendone con intelligenza sfumature e sensazioni. Dal sartù di riso al polipo, dal ragù al capitone, capitolo dopo capitolo Katherine narra con sagacia di usanze e folklore, passando per delle intelligenti lezioni e riflessioni sulla lingua napoletana e sulle diverse espressioni in dialetto, che ad uno stesso napoletano sfuggirebbero.

Leggere La moglie americana dovrebbe essere un obbligo morale per qualsiasi napoletano.  Non solo perché il romanzo di Katherine Wilson è una dichiarazione d’amore a Napoli, ma perché consente di notare e apprezzare sfumature di Napoli, della borghesia e del popolo.

È bello leggere e leggersi nelle pagine della Wilson, che è stata capace di far sua e rendere perfettamente la mentalità napoletana, divertendo e al tempo stesso emozionando.

E se anche voi state considerando di fare un viaggio a Napoli o volete che qualcuno ve la racconti, correte a leggere questo romanzo, per scoprire l’anima della città raccontata da una moglie americana.

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CINEMA, LIBRI

La storia di Nojoud, sposa bambina che sognava il divorzio e la libertà di giocare

Nojoud piemme libro copertina - internettualeNojoud Ali è una ragazza yemenita di diciotto anni. Il suo nome è balzato agli onori delle cronache di tutto il mondo quando nel 2008 all’età di dieci anni ha intrapreso una causa per divorziare da suo marito. Grazie alla collaborazione con la giornalista franco-iraniana Delphine Minoui, la sua storia è diventata un libro Moi Nojoud, 10 ans, divorcée, pubblicato anche in Italia da Piemme (nel 2009) con lo stesso titolo, Io, Nojoud, dieci anni, divorziata. Best-seller tradotto in quindici lingue quella biografia e quel libro hanno ispirato un film indipendente che è riuscito ad arrivare con una distribuzione limitata lo scorso maggio anche nel nostro paese, La Sposa Bambina.

Con una fotografia assente, una sceneggiatura debole e una regia casareccia, la pellicola probabilmente non vincerà mai l’Oscar come film dell’anno. Tuttavia Khadija Al-Salami, giovane regista che esordisce con questo lungometraggio, ha il pregio di aver riportato in auge il delicato tema delle spose bambine, in un film, a tratti semplicistico e un po’ naif, anche a quel popolo yemenita cui il film originariamente si rivolge.

La Sposa Bambina cinema film Nojoud - internettuale
una scena del film “La Sposa Bambina”

La Sposa Bambina racconta la storia della giovane Nojoud, costretta a sposarsi all’età di dieci anni a causa della famiglia che versa in condizioni economiche precarie, che riceve in cambio una lauta somma di denaro, con la promessa che la bambina avrà il suo primo rapporto sessuale solo dopo aver raggiunto la pubertà. Il patto, come di consueto secondo la legge della Sunna, avviene solo tra uomini, con il solo padre della sposa e futuro marito che, in compagnia di due testimoni e di un capo spirituale decidono i dettagli di questa trattativa.

Ma il marito di Nojoud infrange il patto e abusa della bambina ripetute volte, picchiandola. Nojoud trova la forza di ribellarsi a questo triste destino che, secondo una stima tocca milioni di bambine in tutto il mondo: dall’Africa all’Asia, dall’America Latina all’Europa Orientale.

Secondo la legge yemenita il limite di età per sposarsi è fissato a 15 anni, ma, grazie ad un emendamento del 1999 che fa riferimento al matrimonio tra Maometto e Aisha, una bambina di nove anni, ci sarebbe la clausola di contrarre matrimonio anche al di sotto dell’età prefissata.

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Nojoud Ali

Assistita dall’avvocato Chadha Nasser, Nojoud riesce ad ottenere ugualmente l’annullamento del suo matrimonio. Se è vero che la stessa sorte tocca tante e tante ragazzine vittime dei cosiddetti matrimoni forzati con il consenso della legge, è altrettanto vero che questa vieta i rapporti sessuali fino al raggiungimento della pubertà delle giovani spose.

Nel 2008 il tribunale annulla il matrimonio della bambina, accordando una somma di mille riyal (circa 360 euro) da restituire al marito quale risarcimento per la rescissione del contratto matrimoniale. Somma che viene raccolta grazie allo Yemen Times, che sopperisce all’ingente povertà della famiglia della ragazza. Restituendo a Najoud la libertà di giocare come una qualsiasi altra bambina.