ART NEWS

L’arte contemporanea alla Farnesina, l’ultimo venerdì del mese

Per molti semplicemente sede del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, la Farnesina sarà anche sede espositiva di una ricca collezione d’arte contemporanea. Da Pistoletto a Dorazio, da Kounellis a Vedova passando per Mauri, Merz, Rotella, Fioroni sono davvero tantissimi i nomi degli artisti che fanno parte di questa raccolta nata agli inizi degli anni 2000 su iniziativa dell’allora Segretario Generale Ambasciatore Umberto Vattani. La collezione, nata per sottolineare l’impegno del Ministero nella ricerca (e adesso anche nella promozione) dell’arte contemporanea, e deputata negli anni ad ambito di intervento strategico della politica culturale del ministero italiano, è oggi restituita al pubblico italiano e non solo che desidera visitarla, entrando, al contempo, in contatto con gli ambienti di palazzo ministeriale.

È giusto che collezioni come questa siano rese fruibili, poiché parte della storia dell’arte italiana, ma anche e forse soprattutto, parte del tessuto cittadino cui, di fatto, appartiene.

Gli orari di apertura al pubblico saranno dalle 9.00 alle 16.00; ogni visita va prenotata su www.collezionefarnesina.esteri.it

Da venerdì 27 gennaio, ad accogliere i visitatori ogni ultimo venerdì del mese, ci saranno i Volontari per il Patrimonio Culturale del Touring Club Italiano, che approda ora alla Farnesina dopo il Palazzo del Quirinale: «Siamo molto orgogliosi della collaborazione con il Ministero per l’apertura alle visite del Palazzo della Farnesina – ha detto Franco Iseppi, Presidente del Touring Club Italiano – un incarico di grande prestigio che ci è stato affidato, dopo quello per l’apertura alle visite del Palazzo del Quirinale, e che ci permette di restituire agli italiani e ai turisti una parte significativa del nostro patrimonio artistico».

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Il Corridoio Vasariano riapre al pubblico fino al prossimo 30 novembre

Riapre da oggi, fino al prossimo 30 novembre, Ponte Vecchio a Firenze. Il percorso, che unisce gli Uffizi con Palazzo Pitti, fu costruito per volere di Cosimo de’ Medici nel 1565 e realizzato dall’architetto Giorgio Vasari. Si tratta di un passaggio sopraelevato attraverso il quale i granduchi volevano raggiungere in totale privacy e sicurezza il palazzo del governo dalla loro residenza, incerti dell’appoggio del popolo al nuovo Duca e al nuovo sistema di governo, che abolì di fatto la Repubblica fiorentina.

Sul Ponte Vecchio si svolgeva il vecchio mercato della carne, spostato a vantaggio delle botteghe orafe, che ancora oggi occupano il ponte, per evitare che cattivi odori investissero i granduchi al loro passaggio.

corridoio-vasariano-firenze-aperto-2016-internettualeSopra il Ponte Vecchio si aprono una serie di ampie finestre che danno sull’Arno, in direzione Ponte Santa Maria Trinita. Negli anni ’40, esattamente nel 1938, in vista di una visita di Adolf Hitler, Mussolini ne fa realizzare altre due. Secondo la leggenda, il Führer sarebbe rimasto così colpito dalla vista, che fu probabilmente la ragione per cui il ponte, a differenza di tutti gli altri ponti della città, fu risparmiato dalla distruzione. Fu per questo motivo il solo punto di attraversamento nord-sud di Firenze.

Il lungo corridoio attraversa anche la facciata di Santa Felicita. Grazie ad un balcone, protetto da sguardi indiscreti da una fitta cancellata, i granduchi potevano assistere anche alla messa senza per questo doversi mescolare tra il popolo.

Il corridoio fa parte della Galleria degli Uffizi. Al suo interno trova posto la più ampia collezione di autoritratti del Seicento e del Settecento, culminando nel Giardino di Boboli presso la Grotta del Buontalenti.

A causa della sua ristrettezza, per preservare le opere ivi esposte, ma anche in vista di mancanza di uscite di sicurezza, la visita al corridoio sarà possibile solo seguendo una serie di tassativi, come il numero massimo di visitatori per gruppo non superiore a 22, accompagnatori esclusi, più due unità appositamente formate in casi di incendio, per un massimo di persone all’interno del corridoio che non superi le 88 persone incluse il personale. Per tali ragioni pare che l’accesso sia inibito a persone con difficoltà motorie.

LIFESTYLE

Discesa negli inferi con Ulisse alla Galleria Borbonica di Napoli

La Galleria Borbonica è uno dei siti sotterranei della città di Napoli più visitati. La sua storia, che accomuna un po’ tutto il sottosuolo della città, è anche la vivida fotografia di un’epoca, del cambiamento storico e sociale della città: dalla colonizzazione greca, che la scelse come residenza per quella “seconda Grecia”, che gli storici definirono Magna, ai rifugi antiaerei della seconda Guerra Mondiale nella metà del ‘900.

A due passi da Piazza del Plebiscito a Napoli, in un vicolo, uno dei tanti che confinano con gli storici quartieri partenopei, c’è tutto un mondo che si nasconde, a metà tra luogo sotterraneo e mondo parallelo, dove i napoletani negli anni ’40 hanno vissuto una vita altra, prigionieri di un limbo nel ventre della città, dove si attendeva la sorte in un posto di fortuna o la liberazione.

Acquedotto greco-romano, passaggio segreto di Ferdinando II di Borbone (mai finito), rifugio antiaereo. Un percorso che si compone delle tappe salienti della storia di Napoli, che continua a vivere di vita propria anche quando la guerra sarà terminata, diventando un deposito di motociclette e di auto sequestrate, che hanno trascorso in questi cunicoli il resto dei propri giorni.

Sabato 28 e domenica 29 maggio sarà possibile (ri)scoprire la Galleria Borbonica di Napoli in occasione dello spettacolo a cura della compagnia teatrale Il Demiurgo, che mette in scena Ulisse: il viaggio nell’Ade, piece tratta dal poema omerico l’Odissea.

Tale spettacolo, generalmente alle Grotte di Pertosa-Auletta, è in programma eccezionalmente a Napoli per un solo fine settimana. Una rilettura moderna che fa di Ulisse un eroe contemporaneo il cui viaggio diventa un percorso introspettivo per affrontare il proprio passato, gli spettri che lo abitano e la sua storia, tra ambizioni e aspirazioni per il futuro e i tormenti di non riuscire a farcela.

Della durata di un’ora e mezza circa, lo spettacolo prevede due repliche al giorno, con un primo ingresso alle 19.30 e il secondo alle 21.00.

Ulisse viaggio nell'Ade Galleria Borbonica Napoli - internettuale

Per maggiori informazioni:

Prezzo intero biglietto € 15,00

I bambini fino a 6 anni entrano gratis.

PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA

Tel. 331.31.26.215 – 392.35.01.780

mail info.demiurgo@gmail.com

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Villa Rosebery apre al pubblico, visite 7 maggio – 11 giugno

Nota ai più come residenza del Presidente della Repubblica in Campania, Villa Rosebery è un monumentale complesso neoclassico che si affaccia sul mare di Napoli dalla collina di Posillipo. Costruita come residenza reale, la villa deve la sua origine all’austriaco Joseph Von Thurn, che nel 1801 acquistò dei terreni a Capo Posillipo con l’intento di farvi edificare una residenza di campagna circondata da un giardino.

A metà degli anni ’50 dell’ottocento la proprietà passa in mano a Luigi di Borbone, comandante della Real Marina del Regno delle Due Sicilie. La villa fu ribattezzata “la Brasiliana”, in onore di Maria Januaria, moglie di Luigi nonché sorella dell’imperatore del Brasile.

È in questo periodo che i giardini della villa vengono ampliati, con l’aggiunta di un vasto parco.

L’attuale nome, Rosebery, si deve all’ultimo proprietario, il britannico Lord Rosebery appunto, che l’acquistò da un banchiere francese nel 1897, dopo la cacciata dei Borbone in Francia, con i moti risorgimentali del 1860.

Lo statista inglese, ritiratosi a vita privata, acquistò la villa per farne un rifugio dal mondo, frequentato solo da una cerchia di pochi eletti e studiosi. È qui che il Lord si dedica alle sue attività preferite e a quelle più in voga, quelle di antiquario e collezionista, ampliando la sua galleria d’arte acquistando quadri e oggetti di pregio dagli antiquari napoletani.

Agli inizi del ‘900, Lord Rosebery riprese la sua attività politica, e, a causa anche degli ingenti costi di manutenzione della dimora, dovette cederla al governo inglese.

La Villa diviene da questo momento la residenza di rappresentanza e di villeggiatura degli ambasciatori inglesi in Italia.

Alla morte di Lord Rosebery nel 1929, i suoi eredi decisero di farne dono allo Stato Italiano, che a sua volta ne fece residenza estiva della famiglia reale. È qui che la principessa Maria José, moglie di Umberto di Savoia, dà alla luce Maria Pia, che diede il nome alla villa.

Negli anni ’40 la villa è residenza di Vittorio Emanuele III e della sua consorte Elena, che la abitano fino all’abdicazione in favore del figlio Umberto nel 1946, partendo per l’esilio. La villa è così requisita dagli alleati che le restituiscono l’originario nome di Rosebery. A partire dal 1957 rientra definitivamente tra le dimore del Presidente della Repubblica Italiana.

Attualmente è possibile visitare la villa nelle Giornate di Primavera del FAI. Ma i (potenziali) visitatori avranno due giorni in più per poterla visitare e scorgere i bellissimi interni con arredi di pregio e la struttura architettonica. Grazie ad una decisione del Presidente Mattarella infatti, si potrà vedere la residenza sabato 7 maggio e sabato 11 giugno, in occasione di due visite guidate di due ore, dalle ore 10.00 alle ore 16.30 con accesso ogni trenta minuti, per gruppi al massimo di trenta persone.