TELEVISIONE

Paolo Sorrentino elegge un nuovo papa per una nuova produzione TV

Paolo Sorrentino elegge un nuovo papa, ma non si tratta del seguito dell’acclamata serie The Young Pope. Il regista Premio Oscar per La Grande Bellezza, sarà infatti impegnato nelle riprese di The New Pope, il nuovo Papa, una nuova serie, nuovamente in collaborazione con il canale americano via cavo HBO, che porterà di nuovo Sorrentino dentro le mura del Vaticano.

James Cromwell and Diane Keaton in The Young Pope (2016)

Ma non ci sarà Papa Belardo e Suor Mary, ovvero Jude Law e Diane Keaton questa volta, né, pare, si tratti di un seguito della prima fortunata serie.

I casting infatti per trovare il volto del nuovo pontefice e di tutti i personaggi che animeranno questa nuova serie sono appena cominciati. Forte della vendita in ben 110 paesi nel mondo di un telefilm ormai cult, questa nuovo serial è scritto dallo stesso Sorrentino in collaborazione con Umberto Contarello, ed è prodotta da Lorenzo Mieli e Mario Gianani per Wildside e co-prodotta da Mediapro. Distributore internazionale è FremantleMedia International.

Grande delusione dunque per chi aveva visto nel finale aperto di The Young Pope la possibilità di una seconda stagione che, a questo punto, sfuma completamente con questo nuovo progetto.

Ho sempre temuto i seguiti, le seconde stagioni le produzioni dovute ad un grande successo o comunque un prodotto il cui ciclo vitale sembra essersi esaurito già nel momento in cui si trasforma inconsapevolmente in un cult.

La produzione partirà alla fine del 2018.

Nel frattempo Toni Servillo, attore prediletto di Sorrentino, ha confermato da Fabio Fazio l’indiscrezione che circolava da tempo sul desiderio di girare un film intorno alla figura di Silvio Berlusconi da parte del regista napoletano. L’attore vestirà i panni del Cavaliere ed ex Premier, che per Sorrentino aveva già interpretato Giulio Andreotti ne Il Divo, e che ritorna adesso davanti alla macchina da presa dopo La Grande Bellezza.

CINEMA

La La Land, l’emozione di ricordare perché credere ancora nei sogni

Cinemascope. È questa la prima parola che probabilmente salta agli occhi dello spettatore che va al cinema a vedere La La Land. Quel particolare formato, antesignano del 16:9, che allungava l’orizzonte del video per una straordinaria spettacolarità in sala, proprio come nei kolossal hollywoodiani degli anni ’60. Sì, perché questo musical, che vede riformarsi la coppia Emma Stone e Ryan Goslin, è un grande omaggio ai grandi musical a colori come Singing in the Rain del 1952.

Scene a operetta e colori sgargianti, è questa la formula che ha portato la pellicola, diretta da Damien Chazelle, a 14 nomination agli Oscar. Un record, raggiunto finora soltanto da Titanic e, prima ancora, da Eva contro Eva.

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Dale Robinette, Emma Stone, Jessica Rothe, Sonoya Mizuno, and Callie Hernandez in La La Land (2016)

Emma Stone si affranca, con questo lavoro, definitivamente dal ruolo di teen star, per entrare nell’Olimpo dei grandi e, se non era già riuscita a convincervi in pellicole cult come The Help o Magic in the Moonlight di Woody Allen, con La La Land dovrete sicuramente rivedere la vostra posizione. La Stone interpreta un ruolo complesso e completo in cui recita, canta, balla con forza, passione, disinvoltura. L’attrice qui è Mia, una giovane barista con il sogno del cinema, che passa da un provino all’altro sperando nella grande occasione della vita. La sua strada si incrocia più volte del tutto casualmente con il pianista squattrinato Sebastian, che tenta, dal canto suo, di far conoscere alla gente il proprio talento come compositore saltando da un lavoro frustrante all’altro.

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Emma Stone e Ryan Goslin in una scena di La La Land

Ambientata nel mondo contemporaneo, la pellicola è tuttavia una suggestione d’altri tempi, dove si riescono ancora ad incrociare sguardi che non siano necessariamente incollati al piccolo display di uno smartphone. Qui infatti l’iPhone si fa quasi elemento di disturbo, di quella modernità frenetica del XXI secolo, che interrompe di colpo le sognanti coreografie, riportando i due protagonisti alla realtà con un semplice squillo.

Bellissima la colonna sonora di John Williams che trova il suo apice nel tema portante cantato dai due protagonisti, City of Stars.

Giunti al loro terzo film insieme, dopo la commedia Crazy Stupid Love e Gangster Squad, Emma e Ryan sono affiatatissimi, vivendo in perfetta simbiosi artistica.

Era senza dubbio dai tempi di Chicago (2002) che non si vedeva sul grande schermo un musical interpretato con così tanta intensità, riscuotendo così tante nomination agli Academy Awards.

Un film che rievoca i fasti hollywoodiani con Fred Astaire e Ginger Rogers.

Queste sono le doverose premesse per correre senza dubbio al cinema a vederlo, ma le emozioni, quelle, potrete viverle soltanto sedendovi sulla poltrona di una sala cinematografica che vi farà innamorare di Mia e Sebastian, ricordandovi di credere ancora nei vostri sogni, perché, come dice il film stesso “la gente ama quelli che hanno una passione perché gli ricorda quello che hanno dimenticato”.

CINEMA

“Napoli velata”, il prossimo film di Ferzan Ozpetek completamente girato a Napoli

È un festival del cinema ricco di sorprese, quello di Venezia 73, che oltre i film in concorso vede l’annuncio di interessanti titoli di prossima produzione. Se Paolo Sorrentino infatti ha annunciato il titolo del suo prossimo film, Loro, biopic assolutamente non autorizzato incentrato sulla vita dell’ex Premier Silvio Berlusconi, anche Ferzan Ozpetek, in questi giorni al Lido come Presidente di Giuria del Premio MigrArti al miglior documentario, ha già annunciato il titolo del prossimo set che lo vedrà impegnato dietro la macchina da presa.

Ultimate le riprese di Rosso Istanbul, film tratto dal suo omonimo romanzo girato nella sua città natale, con un cast turco la cui uscita, in Turchia, è prevista per febbraio 2017, il regista di Mine Vaganti è già proiettato sul suo prossimo film da girare, che lo riporterà di nuovo nel nostro Paese.

ferzan-ozpetek-in-istanbul-kirmizisi-rosso-istanbul-internettualeNapoli velata, questo il titolo del film che probabilmente riusciremo a vedere solo nel 2018. Ozpetek infatti sta attualmente lavorando alla sceneggiatura insieme a Gianni Romoli, già a lavoro con il regista in quello che per molti è il suo capolavoro, Le fate ignoranti, ma anche nell’acclamato Cuore sacro. Facile dunque intuire i toni della pellicola che, dopo Allacciate le cinture, potrebbe portare il regista a indagare ancora le atmosfere un po’ cupe e misteriose degli esordi: «Spero proprio di iniziarne le riprese la prossima primavera, subito dopo l’uscita nelle sale di ‘Rosso Istanbul’» scrive questa mattina Ozpetek sui social.

Che il film alluda anche alla Cappella San Severo e al suo famoso Cristo Velato? Non possiamo saperlo. Di certo il titolo lascia intendere una presenza predominante della città, la quale tra vicoli vedute e monumenti saprà senza dubbio rappresentare la scenografia e l’ideale protagonista silenziosa della prossima pellicola del regista naturalizzato italiano.

Il film, di cui Ozpetek non ha reso noto la trama e il cast che lo comporrà, sarà interamente girato nel capoluogo partenopeo agli inizi del prossimo anno, e sarà realizzato dalla R&C Produzioni: «Dopo Roma e Lecce, anche Napoli mi abita dentro da sempre, soprattutto dopo ‘La Traviata’ al San Carlo – ha scritto oggi il regista su facebook – Devo tornarci per restituirle quel pezzo di cuore che le ho rubato».

MUSICA

ZHU pubblica “Generationwhy”, la colonna sonora perfetta per i party di fine estate

Ancora poco noto nel nostro paese, ZHU, classe 1989, è un promettente cantante, musicista e produttore discografico statunitense. Dopo aver riscosso un notevole successo con il singolo Faded nel 2014, torna adesso con l’album d’esordio Generationwhy per Columbia Records.

Quattordici tracce elettroniche, con influenze anni ’70 e ’80 soprattutto, a metà tra pezzi strumentali e brani cantati, che rappresentano la perfetta colonna sonora per l’estate o per un party in piscina. Lo si intuisce dal sound, a tratti lounge, di brani come Palm of my hand, in cui il produttore cino-americano cita Samba pa ti di Santana, rivisitandola in un onirico piano che si fonde con i sintetizzatori e le vocalist, rimandando addirittura a Enigma nel parlato in francese e in un sax di fondo che ci fa viaggiare fino agli anni ’90.

Un sound ballabile, che ti fa venire voglia d’estate, di luccichii e aperitivi, come i brani Numb, Money o In the morning, il cui testo è una citazione del brano Touch me del 2001 del DJ portoghese Rui da Silva.

È colta invece la citazione dell’intro che riportano le parole e la voce della poetessa americana Maya Angelou.

Ricorda quasi un pezzo da backstage di haute couture o uno spot per la bella stagione la titletrack Generationwhy, dal ritornello orecchiabile, il messaggio chiaro, we are people of this generation, apparteniamo a questa generazione, e l’arrangiamento di grande impatto che molto mutua dagli anni ’80.

Sensuale e fresco il brano Good life, così come il ballabile Hometown Girl, tra i pochi brani interamente cantato con l’uncredited di Jaymes Young.

ZHU è un produttore aperto alla collaborazione, che nei suoi pezzi non disdegna i cori di Nikola Rachelle Bedingfield per il pezzo Reaching.

Pezzi deep-house, ipnotici, con influenze e forme musicali che si fondono in un unico album omogeneo ma non per questo noioso.

CINEMA

Le prime immagini di “The Young Pope”, la serie del premio Oscar Sorrentino con Jude Law

Si preannuncia come una delle serie televisive più attese della prossima stagione. Non solo perché è la nuova fatica filmica del premio Oscar Paolo Sorrentino, alle prese con un nuovo cast internazionale dopo YOUTH – La Giovinezza, ma per la controversa tematica sulla vita immaginaria di Papa Pio XIII, interpretato dall’attore Jude Law, primo pontefice americano alle prese con una Chiesa divisa tra modernità e tradizione.

The Young Pope, questo il titolo, è una coproduzione internazionale in otto puntate, che a Sky Atlantic vede affiancarsi emittenti di prestigio come la americana HBO, e la francese Canal+, per una prima visione, dal prossimo 5 ottobre, in contemporanea in Italia, Inghilterra, Irlanda, Germania, Austria e Francia.

Insieme al due volte nominato all’Oscar Jude Law, il premio Oscar Diane Keaton nelle vesti, anzi nell’abito, di Suor Mary e il nostrano Silvio Orlando nei panni del Cardinale Voiello.

The Young Pope Paolo Sorrentino Law trailer - internettualeLa trama ruota intorno alla controversa elezione del giovane e affascinante Lenny Belardo, che sale sul soglio pontificio in un’elezione che sembra più un gioco di immagine mediatica che non una missio spirituale per la comunità ecclesiastica.

A far da sfondo alla vicenda il Vaticano ed un manipolo di uomini di Dio che mostreranno quanto le apparenze a volte possano ingannare o che, più propriamente, l’abito non fa decisamente il monaco, e nemmeno il cardinale.

Lo stesso Pio XIII si rivelerà più misterioso e controverso di ogni altro. A rivelarlo sono già le prime immagini del trailer diffuse oggi sul sito ufficiale Sky, dove è lo stesso pontefice-Law a dire di sé stesso: «Sono una contraddizione. Come Dio, uno e trino. Come Maria, vergine e madre. Come l’uomo, buono e cattivo».

CINEMA

Se due ragazzi si baciano in pubblico. Ecco perché c’è ancora bisogno di un film come “Stonewall”

Stonewall (2015_film) poster - internettualePartito con l’idea di girare un “piccolo film”, il regista Roland Emmerich ha invece prodotto una pellicola forte dal sapore indipendente. Stiamo parlando di Stonewall, film che ripercorre le vicende dell’omonimo bar newyorkese, in cui nel 1969 diedero vita ai moti che portarono allo scontro degli omosessuali per la difesa dei propri diritti contro la polizia.

Girato a Montréal nel 2014, il film fa ufficialmente il suo debutto al Toronto International Film Festival prima di arrivare al cinema nelle sale statunitensi nel settembre del 2015.

Nella pellicola Jonathan Rhys Meyers e Jeremy Irvine interpretano i due protagonisti che prima scoprono e poi si battono per il noto locale omosessuale del Greenwich Village, la cui lotta ha inizio la notte del 27 giugno, data in cui convenzionalmente cade la Giornata mondiale dell’orgoglio LGBT, celebrata nei paesi del mondo con altrettanti Gay Pride.

Il coraggio di cambiare, questo il sottotitolo del film nella distribuzione italiana, che arriverà nei nostri cinema il prossimo 5 maggio per Adler Entertainment.

Un movimento che affonda le sue radici in se stesso, quando negli anni ’60 nacquero le prime rivolte contro una società e un sistema discriminatori e razzisti, e trovò la sua massima espressione in Francia, in quelle manifestazioni del ’68 che divennero simbolo di una società che aveva ormai fame di diritti e di uguaglianza.

Messi (momentaneamente) da parte i disaster movie, il regista di Indipendence Day e The Day after Tomorrow mostra la propria poliedricità con una pellicola che affronta non soltanto la delicata tematica omosessuale, ma prova a restituire senza fronzoli, né troppi orpelli narrativi, la storia di fatti realmente accaduti.

Prima dei moti nello storico bar in Christopher Street, erano frequenti infatti retate della polizia con veri e propri abusi di potere da parte dei poliziotti contro la comunità LGBT, che non disdegnavano di essere sprezzanti e violenti.

Una giornata storica, quella di Stonewall, considerata da molti un vero e proprio momento di rottura nella storia dell’intera comunità omosessuale. A Stonewall infatti rifiutavano il movimento omofilo che cercava di integrare la community omologandola alle proprie regole, dando origine ad un movimento che si autodefinì “gay”, rifiutando quella sommessa integrazione in una società incapace di comprendere e che guardava sempre con occhio giudicatorio e scettico.

Il film di Emmerich aprirà la trentunesima edizione del Torino Gay & Lesbian Film Festival (dal 4 al 9 maggio), e se molti si chiedono se c’era davvero bisogno dell’ennesima pellicola a tematica gay in difesa dei diritti omosessuali, basta ricordare il video fatto per lanciare il film, in cui due uomini si baciano in zone affollate della città, per capire che quello di Stonewall è stata la rivolta di pochi che ha cambiato il destino di molti. Ma la strada da fare è ancora lunga.

il trailer del film:

l’esperimento sociale: