ART NEWS, LIFESTYLE

Muse al Museo: dal 21 al 28 marzo la seconda edizione del MANN Festival a Napoli

Non solo luogo di cultura e arte, ma anche luogo di incontro. Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli si trasforma e attraversa, come una catarsi dell’anima, nuove fasi delle sue molteplici vite. Ultima, solo in ordine cronologico, quella di agorà, una piazza dal retrogusto classico, che si propone di far incontrare gli artisti e un pubblico che ha voglia di ascoltare ed interagire con loro.

Sono probabilmente queste le premesse della seconda edizione del MANN FestivalMuse al Museo, che ritorna dal 21 al 28 marzo 2018, e che lo scorso anno ha visto tra l’altro autori, come il regista Ferzan Ozpetek.

Sono oltre 100 gli ospiti che quest’anno animeranno un’edizione, questa, che, forte della scommessa vinta lo scorso anno, alza il tiro con ospiti nomi quali il Premio Pulitzer Hisham Matar, ma anche Michael NymanRichard GallianoDaniel PennacRick Wakeman, il cantautore Roberto VecchioniElio, il regista e attore Carlo VerdoneLuciano Canfora per un calendario che segue il filo conduttore della cultura e delle arti nella più ampia accezione del termine.

Lo scorso anno ho partecipato, e vi ho raccontato l’evento con grande interesse, quest’anno attendo con particolare emozione la seconda edizione che, quest’anno, è diventato un appuntamento irrinunciabile per gli amanti dell’arte e della cultura.

Musica, cinema, teatro, cantautorato trovano la loro naturale collocazione sul palco della Sala Farnese, che ogni lunedì sta già intrattenendo (gratuitamente) i visitatori con un bellissimo Festival del Barocco, con danze, suoni e cantante del 1600: «Il Museo del futuro – ha detto in merito il direttore del MANN, Paolo Giulierini – è una grande agorà dove si incontrano conservazione, ricerca e capacità di sperimentazione. La musica e l’arte teatrale, che vengono suggerite dalle statue, dai mosaici e dagli affreschi, prendono magicamente corpo in questi otto giorni di festival e connotano il MANN come grande polo culturale che diffonde nuovi linguaggi senza affrancarsi mai dalle radici della classicità».

L’evento sarà ufficialmente inaugurato mercoledì 21 marzo alle ore 15.30, quando alla Galleria Principe di Napoli ci sarà un concerto Scalzabanda & Orchestra Multietnica di Arezzo, con suoni e colori sotto la direzione di Enrico Fink, esperto di musica tradizionale ebraica e di world music, che si accompagnerà a 75 ragazzi del quartiere di Montesanto.

Qui il programma degli eventi.

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Il Museo Archeologico di Napoli, tra successi, nuove sale e le mostre del 2018

È un momento davvero magico, quello che sta vivendo il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, che nella prima domenica del mese di febbraio ha tagliato il record di 8000 visitatori, classificandosi al terzo posto, su scala nazionale, dei siti più visitati dopo il Colosseo e i Musei Romani.

Una crescita del 60% degli spazi espositivi negli ultimi dodici mesi, e la chiusura record per il 2017 con 500.000 visitatori, hanno aperto nuovi scenari per questo 2018 appena cominciato.

A questi va naturalmente aggiunto il risvegliato interesse da parte dei media per il museo, che l’hanno voluto come silenzioso protagonista di film come Napoli Velata di Ferzan Ozpetek, la fiction Sirene su raiuno o videoclip come Mystery of Love, colonna sonora del film nominato agli Oscar di Luca Guadagnino, Chiamami col tuo nome.

MANN, sala del Toro Farnese (instagram @marianocervone)

Tra le iniziative, come vi ho già ampiamente anticipato qui, quella di nuovi spazi che eleveranno il museo napoletano al livello dei suoi grandi omologhi europei: nuovi spazi espositivi, una sala conferenze, una caffetteria sono soltanto alcune delle “Grandi opere” che attualmente interessano il MANN. Ma sono tante le novità che vedremo di qui a pochi mesi, a cominciare da nuovi allestimenti che meglio presenteranno le collezioni permanenti, passando per le tante mostre che animeranno quest’anno.

Se l’anno passato si è chiuso con la bellissima mostra sui Longobardi, che terrà compagnia al pubblico fino al 25 marzo, le festività pasquali porteranno un’altra grande rassegna incentrata sulle armi dei gladiatori. Ma non sarà il solo evento di rilievo che terrà impegnate le sale del museo che, all’insegna di questo innovativo connubio archeologico-contemporaneo che ha felicemente portato artisti della scena contemporanea nelle sale del museo di archeologia, vedranno una mostra su Star Wars e una su Pompei e gli Etruschi, che illustrerà invece quanto le due culture si sono influenzate a vicenda durante la dominazione romana e quanto invece si sono distanziate le une dalle altre sviluppando ognuna le proprie peculiarità.

Dopo tanti anni, e sono particolarmente felice di poterlo scrivere, pare che riapriranno la sezione dedicata alla Preistoria (che si trova nei sottotetti del museo) e quella dedicata alla Magna Grecia. Due ritorni, questi, che, uniti alle ritrovate sezioni egizia ed epigrafica, vede completare a poco a poco l’offerta del museo e il suo potenziale di attrattore turistico e vettore concorrenziale di cultura: «Il 2018 vedrà il cambio di marcia nell’attenzione per gli allestimenti, il decoro e i cantieri di lavoro nel Palazzo» ha anticipato il direttore Paolo Giulierini che con gioia ha annunciato un aumento di 10.000 presenze nel mese di gennaio di quest’anno rispetto allo stesso periodo del 2017. Un segno, questo, che fa presagire che il 2018, Anno Europeo del Patrimonio, è decisamente iniziato sotto un buon auspicio, lasciando ben sperare per “una nuova fase – continua il diretore – dopo la quale consegneremo alla città un museo con pochi pari in Italia e in Europa”.

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Notte d’Arte a Napoli. Ecco tutti gli eventi da non perdere

È un appuntamento che sa già di tradizione quello della Notte d’Arte a Napoli, che prosegue la consuetudine di visite notturne di monumenti e poli museali. Una notte bianca dell’arte insomma con visite gratuite o a prezzi ridotti.

Il centro storico del capoluogo partenopeo prende vita fino a notte inoltrata, aprendo le porte dei suoi gioielli architettonici ed artistici. Mostre, musei, palazzi storici e tanti altri attrattori animeranno le strade di Via Tribunali, di San Gregorio ArmenoSan Biagio dei Librai e Spaccanapoli.

Organizzato dalla II Municipalità in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune, l’evento è la giusta occasione per visitare luoghi della cultura della città con biglietti ridotti e, spesso, visite guidate che, complice l’incanto della notte, parleranno di racconti, favole e leggende. È questo il tema che accompagnerà la città di Napoli durante questo periodo di festività natalizie.

Tra gli appuntamenti da non perdere, vi suggerisco quello del Museo della Follia, la mostra curata da Vittorio Sgarbi (di cui vi ho ampiamente parlato qui), e che dalle ore 18.00 sarà visibile al costo di 7 € anziché il prezzo intero 12. Un’occasione particolarmente conveniente che vi porterà lungo un percorso della mente, della genialità e della follia umana che dal XIX secolo di Goya arriverà all’arte contemporanea di Cesare Inzerillo con un’opera simbolo di questa prestigiosa rassegna, passando, come promette il sottotitolo della mostra per Maradona, vera e propria divinità della fede calcistica nella città di Partenope e non solo.

Da segnalare anche la Cappella San Severo, con il suo bellissimo Cristo Velato, che consente l’accesso ad un costo di soli 3 €, per lasciarsi affascinare dalle leggende di Raimondo De Sangro, principe di Sansevero, e dalle straordinarie opere contenute all’interno di questo suggestivo monumento che è un vero e proprio scrigno massonico-esoterico.

Il Complesso di San Domenico Maggiore apre le porte al suo pubblico con lo spettacolo de Il Piccolo Regno Incantato (costo 5€) per farsi ammaliare da un percorso favolistico.

Durante la Notte d’Arte potrete ammirare anche il bellissimo, quanto famoso, maiolicato del Complesso di Santa Chiara, che applica il biglietto ridotto per tutti di soli 4,5 €. Un’esclusiva notturna, che porterà i visitatori attraverso i colori vivaci dell’iconico chiostro, le cui maioliche sono opera della bottega Massa.

Se invece amate addentrarvi nella leggenda che trascende i confini della storia, allora dovrete dirigervi a Santa Maria La Nova che, ad un costo di 3€, vi consentirà la visita a tutto il complesso, dove potrete ammirare quella che, si dice, sia la tomba del vero Conte Dracula.

Se a Chiese e luoghi di culto preferite invece dimore e palazzi storici, l’itinerario di quest’anno vede i portoni aperti anche di molti edifici noti nella città di Napoli, a cominciare dal Liceo Classico Vittorio Emanuele II, il cui emiciclo caratterizza la nota Piazza Dante, che dalle ore 20.30 fino alle 22.30 aprirà gli spazi della sua Biblioteca Storica e del Museo di Fisica e Storia Naturale; più dinamica la visita del Liceo Antonio Genovesi che alle ore 18.00 e alle ore 20.00 organizza performance e un concerto (“Ventinove e trenta“) degli stessi studenti.

Sempre dalle ore 18.00 fino a mezzanotte Palazzo Venezia (in Via Benedetto Croce) oltre al complesso e al giardino pensile che vi suggerisco caldamente di visitare, offre un percorso sull’artigianato locale.

E se invece preferite, tempo permettendo, l’atmosfera delle luminarie delle feste e degli artisti di strada, c’è La notte del Nilo, a cura di Mutua Studentesca, con spettacoli e performance che vanno da Largo Banchi Nuovi al Borgo degli Orefici, passando per Via Bellini e le Scale di San Giuseppe dei Nudi. Particolarmente suggestiva la visita guidata Tour delle Streghe a cura dell’Associazione Leucosia, con partenza dalle mura greche di Piazza Bellini (questo evento ha un costo di 5€ con prenotazione obbligatoria al numero 348 5507974).

Una Notte d’Arte particolarmente ricca quella del 2017, per vivere la magia dei racconti, delle favole e delle leggende che da sempre fanno parte della storia di Napoli.

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Un festival della cultura al Museo Archeologico di Napoli dal 19 al 25 aprile

È il primo Festival Internazionale della Cultura organizzato da un museo statale autonomo in Italia. Festival MANN, muse al museo, si propone di essere una sette giorni che mette insieme diverse discipline dell’arte dalla letteratura alla danza, dal teatro al cinema, passando per i fumetti e nuove tecnologie, occhieggiando dunque anche al difficile pubblico di giovanissimi, che potranno trovare nelle sale del museo anche la presentazione di un videogioco.

Tanti gli ospiti che animeranno dal prossimo 19 aprile al 25 la prima (e si spera non unica) edizione di questa interessante rassegna, dal mondo della musica al cinema, dall’arte alla letteratura: Niccolò Fabi, Peppe Servillo, Tosca, Cristiano De Andrè, Ferzan Ozpetek, Giorgio Pasotti, Erri De Luca sono soltanto alcuni dei nomi che con presentazioni, interviste, concerti daranno vita a qualcosa di straordinario, e che da questa edizione diventeranno Ambasciatori del MANN.

Il MANN insomma continua a rinnovarsi, allontanando sempre di più la polverosa idea di archeologia con un linguaggio nuovo, fresco, dinamico che si adatta ad una società in rapido e continuo cambiamento e, tra applicazioni e videogame per smartphone valorizzando e diffondendo non soltanto la propria immagine, ma anche, e soprattutto le sue opere.

Nel frattempo dal direttore Giulierini arriva la conferma ufficiale dell’attesa apertura di un’altra ala museale, la Sezione Epigrafica, che sarà inaugurata il prossimi 30 maggio: «Si consolidano rapporti internazionali con l’Ermitage e il Louvre, stiamo procedendo spediti allargando i servizi esterni (di prossima apertura anche la caffetteria) ed interni (il 12 maggio una nuova ala dedicata ai laboratori di restauro) ma, soprattutto, il Mann non perde di vista i cittadini. Per questo abbiamo pensato ad un Festival per grandi e piccoli a prezzi assolutamente popolari, che coniughi la magia del mondo classico dell’Archeologico al moderno concetto di cultura».

Il MANN si prepara così a competere con i grandi musei nazionali ed internazionali, offrendo ai suoi visitatori sempre più servizi, e svecchiando un’immagine che l’aveva ingiustamente un po’ adombrato.

Sette serate nel salone della meridiana, che saranno inaugurate dalla voce di Ray Wilson nella serata di mercoledì 19, con concerti che vedranno protagonisti assoluti Daniele Russo, Tosca, Gino Paoli.

Non solo soirée, ma anche i pomeriggi con i grandi incontri sono vere e proprie chicche da non perdere, a cominciare dall’intervista di Titta Fiore al regista Ferzan Ozpetek, che presto a Napoli girerà il suo nuovo film, Napoli Velata, e che parlerà con la giornalista della città di Napoli e della sua amata Istanbul.

Il Festival MANN è realizzato con la collaborazione di Luca Baldini e Officine della Cultura e il comitato onorario di Ivan Cotroneo, Luciano Stella, Andrea Milanese e Daniela Savy.

La direzione artistica è invece di Andrea Laurenzi che ha detto: «Le Muse, divinità della mitologia classica nate dall’unione di Zeus e Mnemosine, proteggevano ed ispiravano le forme d’arte, abbiamo scelto di esplorarle tutte, sia quelle classiche, come la poesia, la scrittura, la musica e la danza, sia quelle che si sono imposte in questi decenni come il cinema e il fumetto. La scelta del cast nasce proprio dalla ricerca del confronto tra artisti contemporanei provenienti da diversi contesti di formazione, che saranno ispirati dalla storia del MANN e della città di Napoli».

Per maggiori informazioni:

festivalmann.it

ART NEWS

Al Museo del Bargello a Firenze una mostra sulle porcellane Richard Ginori

Nata per volontà del marchese Carlo Ginori nel 1735, l’omonima fabbrica di prestigiose porcellane sorse in una villa di sua proprietà a Doccia (oggi Sesto Fiorentino), trasformandosi in breve tempo in una delle più raffinate manifatture europee. I discendenti del marchese continueranno ad occuparsene fino al 1896, quando il marchio si fonderà con la milanese Richard, dando origine a quella che oggi è Richard Ginori.

Maniffattura di Doccia (Gaspero Bruschi).Venere dei Medici (dall’antico), porcellana

Una lavorazione di pregio, con decorazioni e disegni originali che troveranno la massima espressione nelle decorazioni pittoriche “a veduta”, ad opera del fiorentino Ferdinando Ammannati, già pittore nella Reale Fabbrica di Re Ferdinando di Borbone, il quale trasferirà a Doccia il gusto neoclassico appreso e apprezzato a Napoli.

Famose le decorazioni con le vedute tipiche del tempo: dalle rovine di Pompei che caratterizzarono l’arte nella metà del ‘700 alternandosi a scene mitologiche, alla raffigurazione di piazze e palazzi di Napoli, Roma e del territorio toscano in genere.

Chi mi conosce sa che amo particolarmente questa fabbrica, a mio avviso tra le più raffinate e belle d’Italia, non solo per la sua produzione ormai storica, ma anche per le porcellane contemporanee dall’intramontabile gusto classico. Oggi alcune di quelle creazioni di pregio sono visibili all’interno del Museo di Capodimonte a Napoli, ma sono felice di segnalare una bellissima iniziativa culturale.

Il Museo Nazionale del Bargello a Firenze inaugurerà il prossimo maggio una mostra sulle statue di porcellana prodotte a Doccia. La fabbrica della bellezza. La manifattura Ginori e il suo popolo di statue, questo il titolo, è la prima rassegna in Italia che pone al centro il noto marchio.

Dal 18 maggio fino al prossimo 1 ottobre 2017 i visitatori potranno ammirare la produzione di sculture prodotte nel primo periodo, che dialogheranno così con le collezioni permanenti del museo, ma anche con una serie di cere, terrecotte e bronzi che le hanno ispirate e ne hanno fatto da modello per la loro realizzazione.

Il percorso si articola in due principali nuclei, che racconteranno la storia di questa fabbrica, la sua nascita e la formazione e la trasformazione di una invenzione di scultura in porcellana.

Ma la mostra non ha soltanto un ruolo culturale, ma anche il compito sociale di porre l’accento sul Museo di Doccia, chiuso dal maggio del 2014, e tentare di scuotere l’opinione pubblica non solo dei i fiorentini, ma di tutti i visitatori, affinché riscoprano il valore di un orgoglio tutto italiano.

INTERNATTUALE, TELEVISIONE

NAT GEO spiega cos’è il gender e la rivoluzione di genere

Siamo giunti nel XXI secolo con la presunzione di chi crede di aver imparato la lezione, senza aver realmente studiato. La vita però ci ha presentato il suo esame, e alla prima prova abbiamo puntualmente ripetuto gli stessi errori: discriminazioni, razzismo, genocidi. L’uomo sembra essere ritornato negli anni ’50, quando l’America di Eisenhower, memore della schiavitù del secolo precedente, si divideva ancora rigidamente in bianchi e neri e, ignorando le stragi belliche nei campi di concentramento nazisti, continuava ad attribuirsi una superiorità di razza.

A quasi settant’anni da quel periodo storico nulla o poco sembra cambiato, e sotto la patina dell’uguaglianza ancora mal si cela la nuova ondata di un razzismo, nemmeno troppo velato, da parte di autorità e cittadini.

Stragi in moschee, sparatorie sui “negri”, attentati in club gay. Stiamo progredendo o stiamo rievocando l’era pre-bellica per una nuova guerra mondiale?

Abbiamo paura della libertà altrui e, in un momento storico in cui dovremmo temere soprattutto l’odio, ci preoccupiamo invece di combattere l’Amore. L’amore “diverso”, quello “arcobaleno”, quello tra persone dello stesso sesso, come se, attribuirgli un’etichetta, lo rendesse meno importante di un qualsiasi altro amore.

Katie Couric (photo credit: Andrew Eccles) (photo credit: Andrew Eccles)
Katie Couric (photo credit: Andrew Eccles) (photo credit: Andrew Eccles)

A raccontare questa rivoluzione di genere ci penserà questa sera il canale satellitare National Geographic alle ore 20.55 con il programma Gender, la rivoluzione. Condotto dalla giornalista americana Katie Couric, si tratterà di un viaggio di oltre due ore in cui si cercherà di comprendere meglio il concetto di sessualità “fluida”: agender, transgender, androgini, genderfluid, genderqueer, intersex, transessuali. Termini, a volte neologismi, sconosciuti ai più nel loro reale significato, che ne fanno uso quasi ed esclusivamente dispregiativo ignari dei mondi che rappresentano davvero.

Proverà a spiegarli la Couric grazie anche all’aiuto di medici, scienziati, sociologi, ma anche famiglie, illustrando allo spettatore, e ai tanti scettici che ancora non sono convinti, che il mondo non si divide soltanto in maschi e femmine.

TELEVISIONE

Se la RAI ci insegna a maltrattare i monumenti…

Dallo scorso 16 novembre su Rai4 va in onda il programma Monument Crew. Quattro appuntamenti per altrettante settimane per sdoganare in TV la disciplina del Parkour attraverso un gruppo di ragazzi. Se lo show rai ha avuto il merito di far conoscere agli italiani uno “sport” nato in Francia negli anni ’90, che consiste nel proseguire sul proprio percorso saltando gli ostacoli che si incontrano lungo il proprio cammino (generalmente) urbano, le intenzioni falliscono miseramente quando questo non è più un vero e proprio contesto urbano, ma un ambiente storico-artistico svilito come mero trampolino di lancio. Sì, perché se il parkour è anche un processo di meditazione che dovrebbe insegnare a non arrendersi, nelle puntate in onda nella prima serata della quarta rete di stato, è soltanto un susseguirsi stanco di salti e acrobazie intervallati da spiegazioni fondamentalmente tecniche.

monument-crew-rai4-recensione-video-frame-foto-roll-puntate-internettualeLo show si è trasformato in un gruppo di teppistelli autorizzati che saltano (letteralmente) da un monumento all’altro, come il Castel dell’Ovo di Napoli o i Sassi di Matera, generando soltanto l’idolatria da parte dei giovani e un processo di emulazione di un modello comportamentale sbagliato atto soltanto a danneggiare i monumenti, depauperati della propria storia e del proprio valore artistico, che qui sono considerati soltanto come ostacolo da saltare.

Nel corso delle puntate infatti non c’è un reale fine educativo, né un vago tentativo di ripercorrere quantomeno la storia delle città o dei monumenti che i ragazzi intendono utilizzare.

monument-crew-rai4-recensione-video-frame-foto-napoli-puntate-internettualeIl gruppo non fa nemmeno il minimo sforzo di tacitare o almeno nascondere la propria ignoranza, con il solo beato desiderio di saltare su qualcosa di cui probabilmente non conoscono nemmeno il reale valore e artistico e materiale.

Monument Crew non ha il senso del racconto, di una vera narrazione che possa tenere incollato il telespettatore allo schermo: i ragazzi vagano per le strade delle città senza una meta, senza uno scopo, cercando soltanto il monumento di turno da calpestare.

È svilente per un napoletano vedere il Castel dell’Ovo usato come una piattaforma di tuffi e, come italiano, guardare i sassi di Matera, Capitale della Cultura 2019, scenario di pellicole come La Passione di Cristo, considerati solo da un punto di vista metrico.

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Elefante danneggiato in Piazza della Minerva a Roma, Gian Lorenzo Bernini

Il programma è il tentativo di una televisione stanca che paradossalmente vuole adesso somigliare ad un canale YouTube, dove i video, spesso sensazionalistici, sono fatti per calamitare lo spettatore allo schermo, al di là dell’etica, del valore, dell’utilità. Non si tratta di un naturale processo di influenza tra media, ma dell’esperimento fallito di veicolare un linguaggio, quello web, in un mondo, quello televisivo, i cui contenuti dovrebbero avere, rispetto ad un video virale che circola in rete, un maggior controllo di qualità e, in una rete di stato, anche di servizio pubblico.

Non basta il “gergo parkour” e qualche parola distratta in inglese per nobilitare uno show che di fatto andrebbe cancellato dai palinsesti, e non basta nemmeno scrivere in sovrimpressione che “saltare sui monumenti senza autorizzazione è vietato”, perché farlo dovrebbe esserlo SEMPRE, altrimenti è inutile poi stupirsi che vengano danneggiate opere quali quelle del Bernini a Roma, se poi la televisione italiana continua ad essere una cattiva maestra.

INTERNATTUALE

Il referendum costituzionale è come un quesito alla cieca di “Tira e Molla” con Bonolis

Vent’anni fa Paolo Bonolis conduceva sulle reti Mediaset il programma “Tira e Molla”, che andava in onda nel preserale di Canale 5 prima della messa in onda del TG. Quelli della mia generazione lo ricorderanno bene: il game show del Biscione nella fase finale a premi prevedeva che i concorrenti rispondessero a turno a delle domande che gli sottoponeva il conduttore, il quale offriva o sottraeva loro premi, mentre loro però ascoltavano musica a volume alto in cuffia. Alla fine del quesito una luce intermittente diceva gli diceva quando gridare a squarcia gola il “Sì” o il “NO” con cui, inconsapevolmente, si accettava o rifiutava il premio o l’inganno.

Una questione di pura fortuna, in cui talento, intuito e conoscenza non c’entravano assolutamente nulla, con grande divertimento degli italiani a casa che si divertivano a guardare fortune e sventure degli ignari concorrenti della serata.

Oggi quei concorrenti al buio siamo tutti noi. Sì, perché sul referendum costituzionale di domenica 4 dicembre2016, siamo completamente disinformati, se non attraverso quei politici che girano di trasmissione in trasmissione e, come sorridenti tele-imbonitori, spiegano soltanto i benefici e le qualità del “prodotto-referendario” che vogliono cercare di vendere al popolo italiano, come un medicinale miracoloso che non ha alcuna controindicazione, senza nemmeno quella vocina che, a velocità accelerata, ci raccomanda alla fine di ogni spot farmaceutico di leggere attentamente il foglietto illustrativo perché può provocare effetti indesiderati.

Se siete correttamente informati e pienamente consapevoli di quali e quanti cambiamenti potrebbe apportare questo referendum alla Carta Costituzionale Italiana, allora, con tutta la mia ammirazione, e anche un po’ di invidia per aver perfettamente compreso un testo così complesso, allora potrete votare a cuor leggero. Ma se il vostro è un voto di puro appoggio al partito per cui simpatizzate, poiché vi fidate di un politico piuttosto che dell’altro, l’esperienza mi insegna che, come nei contratti, è proprio nelle clausole scritte in piccolo e poco sponsorizzate che si nasconde l’inganno, e se non avete letto con i vostri occhi un corpo legislativo delicato quanto importante, allora è molto meglio non approvare.

Pretendere di conoscere cosa comporterà questo referendum per il nostro Paese soltanto attraverso il racconto “fantastico” che ne fanno i politici che l’hanno ideato, è come illudersi di conoscere Lev Tolstoj soltanto per aver visto le trasposizioni cinematografico-televisive delle sue opere letterarie.

referendum-costituzionale-4-dicembre-2016-internettualeÈ ridicolo informare i cittadini su di un referendum che potremmo definire storico per l’Italia, solo poche settimane prima della data del voto, con dibattiti di approfondimento che spesso sfociano nella lite, atti a generare soltanto ulteriore confusione, senza una reale informazioni su TUTTI i cambiamenti che l’approvazione referendaria comporterebbe se vincesse il Sì.

Tra i falsi miti propinati come promotori per l’approvazione di questo referendum, c’è quello di rendere l’iter legislativo più snello e veloce. Molte delle leggi dello stato italiano sono state approvate in media in due settimane, a dispetto del bicameralismo che questo referendum dice di abolire, e di fatto invece camufferà non soltanto con un senato che non sarà più elettivo, e dunque su cui i cittadini non avranno alcuna voce in capitolo, ma con un ristretto gruppo di senatori che continuerà a mantenere questo meccanismo bicamerale su alcune imprecisate e non sponsorizzate leggi.

La Costituzione Italiana, il cui titolo V in materia di autonomia regionale era già stato sottoposto a revisione costituzionale senza successo nel 2001, è stata scritta dai padri fondatori per delineare i principi fondamentali di tutela dei diritti dell’uomo e, in particolare, del cittadino italiano. Principi che dal 1947 nella loro generica forma si sono perfettamente adattati ai tempi che cambiano, e continuano a rappresentare, ancora oggi, per il popolo italiano, a quasi settant’anni dalla sua stesura, una fondamentale garanzia inalienabile.

Tutto questo clamore referendario, i dibattiti in TV, le opinioni sui giornali di chi aborra o approva, gli endorsement di chi è vicino all’uno o all’altro, non sono altro che quella musica in cuffia a volume alto con cui i politici ci tengono di fatto lontano dalla lettura diretta del testo da approvare.

Approvare qualcosa che di fatto non si conosce, non ci rende meno ingenui di quei concorrenti divertenti e divertiti che nel 1996 gridavano “Sì” o “No” all’offerta di Bonolis senza conoscerne la domanda.

INTERNATTUALE, TELEVISIONE

Miss Italia, storia della fine di un anacronistico sogno italiano

Nato quasi ottant’anni fa da un’idea di Dino Villani poco prima della seconda guerra mondiale, come “5000 lire per un Sorriso”, ha cambiato nell’era post-bellica pelle e nome in Miss Italia, passando dalle ragazze che inviavano foto con il loro sorriso migliore nella speranza di vincere un premio in denaro a vero e proprio concorso di bellezza con sgambettanti Miss in costume con lo storico patron Enzo Mirigliani.

Dalla fine degli anni ’70 arriva la televisione, con le prime immagini a colori. Negli anni ’80 e ’90 è un vero e proprio fenomeno di culto, incollando allo schermo milioni di telespettatori per diverse serate: due, tre, seguitissime, al pari del Festival di Sanremo, per scoprire chi sarà la più bella del Bel Paese.

Una reginetta certo, ma anche una ragazza dotata di grazia ed eleganza. Eleganza sì, come quel titolo coniato ad hoc per una giovanissima Sophia Loren, considerata, ai tempi, troppo procace per vincere.

Sono tante le dive e le starlette del mondo del cinema e dello spettacolo passate negli anni dalla passerella di Miss Italia. Sin dai tempi in cui la ricerca della più bella cominciava bonariamente dalle spiagge, tra le bagnanti che provavano per gioco a cambiar vita in una estate qualsiasi.

Agli inizi degli anni 2000 Miss Italia è un vero e proprio impero. Sono ben quattro le serate in televisione, con un esercito di ragazze pronte ad iscriversi e combattere ogni anno per la corona, rigorosamente firmata Miluna, di più bella d’Italia.

“Per te Miss Italia continua”. È questa la formula canonica pronunciata dall’allora conduttore Carlo Conti, diventata un vero e proprio modo di dire italiano, per un programma e un concorso entrato nella mente e nel cuore degli italiani.

Si può tagliare quasi a metà la vita di questo concorso, il cui declino inizia nel 2007, con quella che è una chiacchieratissima edizione, quella in cui a vincere sarà Silvia Battisti. Troppo magra, dicono i giornalisti, alzando un polverone mediatico su di una velata ricerca di una bellezza che spesso fa rima con magrezza.

Prese le redini del concorso dal 2003, Patrizia Mirigliani, figlia di Enzo, è l’orgogliosa matriarca che risponde alle critiche inserendo nel 2011 il titolo di Miss Curvy, forte di nuovi brand per taglie oversize disposti a sponsorizzare il concorso.

Vengono così abolite le taglie, così come venne abolita la frontiera delle misure seno-vita-fianchi nel 1990. Perché la bellezza non ha canoni precisi, lo suggeriscono anche capolavori dell’arte italiana dei grandi maestri rinascimentali. E, forse, non ha nemmeno tempo. Già il tempo. L’età minima per prendere parte al concorso diventa adesso la maggiore età, per esigenze televisive certo, e, per rimpolpare l’esercito delle (non più) giovanissime disposte a battersi per un titolo che perde smalto, si spere nelle più agée, in quelle trentenni che un tempo erano troppo “anziane” per partecipare e che hanno ritrovato da qualche anno la possibilità di diventare ancora Miss Italia.

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Rachele Risaliti, Miss Italia 2016 – dal sito missitalia.it

Ma tutto questo sembra non bastare. A dispetto dei nuovi regolamenti, le Miss Italia elette continuano ad essere giovani e magre. Come l’ultima, Rachele Risaliti, Miss Italia 2016. Toscana, classe 1995, ex ginnasta. Magra e giovanissima.

Se Miss Miss Italia ridefinisce la propria idea di bellezza, abolendo forme, misure e età, al pari passo di una società che cambia, sono le stesse ragazze a non voler più dimostrare di essere belle, ma anche brave. Allora ecco che nel primo decennio degli anni 2000 vengono introdotte prove di recitazione, di ballo e di canto. Le concorrenti si ritrovano a sfidarsi come in “Ciao Darwin”, scelte da un criterio del computer che favoriva le prime sorteggiate, alimentando ulteriori polemiche.

Si cerca disperatamente di dimostrare che le ragazze non sono soltanto belle, ma anche brave. Come la calabrese Stefania Bivone, aspirante cantante, che dopo il titolo di reginetta partecipa senza successo ai casting di Sanremo Lab.

Eliminati gli scontri come in un becero game-show, si tenta di portare il programma più vicino a quello dei talent, format in ascesa che tanto toglie al gusto di diventare Miss Italia, introducendo giudici che vogliono vedere lati-B e voti spesso mortificanti. È l’era di Milly Carlucci quella del 2009-2010, che ne fa una sorta di “Ballando con Miss Italia”: i numeri vengono eliminati e poi mestamente introdotti con il nome di codici, mentre l’attenzione, come nel suo programma di ballo, è tutta per i polemici giudici che puntano il dito contro le ragazze.

Il concorso che un tempo rappresentava non solo la più bella d’Italia, ma la fotografia di un paese che cambia, non riesce più a stare al passo, annaspa fino ai poco più di 900.000 telespettatori dello scorso anno, su ben due reti che lo trasmettono contemporaneamente.

L’ultima edizione, quella di quest’anno, è stata definita da molti su twitter “sagra della porchetta di Ariciccia”. Troppi sponsor ripetuti continuamente, una eliminazione selvaggia che sa di mattanza, per la quale i giudici, Raoul Bova e Mara Venier sentono addirittura il dovere di scusarsi quasi non condividendo il sistema di cui fanno parte, e lo svilimento della dignità della donna facendo pronunciare alle ragazze appena qualche frase imparata a memoria nel tentativo di racimolare voti e la simpatia del pubblico a casa e.

Si prova maldestramente a trasformare il contest in un talent show, tra polemiche sul concetto di bellezza e Miss dalle idee poco chiare, Miss Italia perde in poco più di un decennio la propria identità di programma e di ricerca. Ci si ostina a dover dimostrare che le neo-elette reginette di bellezza siano anche brave o intelligenti, quasi come se non bastassero le tante vincitrici o ex partecipanti che si sono poi laureate, che hanno vinto medaglie sportive o Oscar, che sono diventati volti della televisione o del cinema internazionale.

Miss Italia dimentica persino la propria storia, le proprie origini e ciò che ha rappresentato negli anni per milioni di ragazze, facendosi prendere dalla smania dell’audience e del cambiamento fino a rendersi irriconoscibile persino a sé stesso.

Se un tempo infatti si riproponeva di cercare semplicemente una ragazza acqua e sapone, oggi Miss Italia è la perfetta candidata per sedersi sul trono di Uomini&Donne, come ha dimostrato Clarissa Marchese, Miss Italia 2014, cui evidentemente non bastava la sola corona, voleva anche il trono. D’altronde, si sa, allo scettro Miss Italia aveva già rinunciato un bel po’ di tempo fa.