ART NEWS

Un festival della cultura al Museo Archeologico di Napoli dal 19 al 25 aprile

È il primo Festival Internazionale della Cultura organizzato da un museo statale autonomo in Italia. Festival MANN, muse al museo, si propone di essere una sette giorni che mette insieme diverse discipline dell’arte dalla letteratura alla danza, dal teatro al cinema, passando per i fumetti e nuove tecnologie, occhieggiando dunque anche al difficile pubblico di giovanissimi, che potranno trovare nelle sale del museo anche la presentazione di un videogioco.

Tanti gli ospiti che animeranno dal prossimo 19 aprile al 25 la prima (e si spera non unica) edizione di questa interessante rassegna, dal mondo della musica al cinema, dall’arte alla letteratura: Niccolò Fabi, Peppe Servillo, Tosca, Cristiano De Andrè, Ferzan Ozpetek, Giorgio Pasotti, Erri De Luca sono soltanto alcuni dei nomi che con presentazioni, interviste, concerti daranno vita a qualcosa di straordinario, e che da questa edizione diventeranno Ambasciatori del MANN.

Il MANN insomma continua a rinnovarsi, allontanando sempre di più la polverosa idea di archeologia con un linguaggio nuovo, fresco, dinamico che si adatta ad una società in rapido e continuo cambiamento e, tra applicazioni e videogame per smartphone valorizzando e diffondendo non soltanto la propria immagine, ma anche, e soprattutto le sue opere.

Nel frattempo dal direttore Giulierini arriva la conferma ufficiale dell’attesa apertura di un’altra ala museale, la Sezione Epigrafica, che sarà inaugurata il prossimi 30 maggio: «Si consolidano rapporti internazionali con l’Ermitage e il Louvre, stiamo procedendo spediti allargando i servizi esterni (di prossima apertura anche la caffetteria) ed interni (il 12 maggio una nuova ala dedicata ai laboratori di restauro) ma, soprattutto, il Mann non perde di vista i cittadini. Per questo abbiamo pensato ad un Festival per grandi e piccoli a prezzi assolutamente popolari, che coniughi la magia del mondo classico dell’Archeologico al moderno concetto di cultura».

Il MANN si prepara così a competere con i grandi musei nazionali ed internazionali, offrendo ai suoi visitatori sempre più servizi, e svecchiando un’immagine che l’aveva ingiustamente un po’ adombrato.

Sette serate nel salone della meridiana, che saranno inaugurate dalla voce di Ray Wilson nella serata di mercoledì 19, con concerti che vedranno protagonisti assoluti Daniele Russo, Tosca, Gino Paoli.

Non solo soirée, ma anche i pomeriggi con i grandi incontri sono vere e proprie chicche da non perdere, a cominciare dall’intervista di Titta Fiore al regista Ferzan Ozpetek, che presto a Napoli girerà il suo nuovo film, Napoli Velata, e che parlerà con la giornalista della città di Napoli e della sua amata Istanbul.

Il Festival MANN è realizzato con la collaborazione di Luca Baldini e Officine della Cultura e il comitato onorario di Ivan Cotroneo, Luciano Stella, Andrea Milanese e Daniela Savy.

La direzione artistica è invece di Andrea Laurenzi che ha detto: «Le Muse, divinità della mitologia classica nate dall’unione di Zeus e Mnemosine, proteggevano ed ispiravano le forme d’arte, abbiamo scelto di esplorarle tutte, sia quelle classiche, come la poesia, la scrittura, la musica e la danza, sia quelle che si sono imposte in questi decenni come il cinema e il fumetto. La scelta del cast nasce proprio dalla ricerca del confronto tra artisti contemporanei provenienti da diversi contesti di formazione, che saranno ispirati dalla storia del MANN e della città di Napoli».

Per maggiori informazioni:

festivalmann.it

ART NEWS

Al Museo del Bargello a Firenze una mostra sulle porcellane Richard Ginori

Nata per volontà del marchese Carlo Ginori nel 1735, l’omonima fabbrica di prestigiose porcellane sorse in una villa di sua proprietà a Doccia (oggi Sesto Fiorentino), trasformandosi in breve tempo in una delle più raffinate manifatture europee. I discendenti del marchese continueranno ad occuparsene fino al 1896, quando il marchio si fonderà con la milanese Richard, dando origine a quella che oggi è Richard Ginori.

Maniffattura di Doccia (Gaspero Bruschi).Venere dei Medici (dall’antico), porcellana

Una lavorazione di pregio, con decorazioni e disegni originali che troveranno la massima espressione nelle decorazioni pittoriche “a veduta”, ad opera del fiorentino Ferdinando Ammannati, già pittore nella Reale Fabbrica di Re Ferdinando di Borbone, il quale trasferirà a Doccia il gusto neoclassico appreso e apprezzato a Napoli.

Famose le decorazioni con le vedute tipiche del tempo: dalle rovine di Pompei che caratterizzarono l’arte nella metà del ‘700 alternandosi a scene mitologiche, alla raffigurazione di piazze e palazzi di Napoli, Roma e del territorio toscano in genere.

Chi mi conosce sa che amo particolarmente questa fabbrica, a mio avviso tra le più raffinate e belle d’Italia, non solo per la sua produzione ormai storica, ma anche per le porcellane contemporanee dall’intramontabile gusto classico. Oggi alcune di quelle creazioni di pregio sono visibili all’interno del Museo di Capodimonte a Napoli, ma sono felice di segnalare una bellissima iniziativa culturale.

Il Museo Nazionale del Bargello a Firenze inaugurerà il prossimo maggio una mostra sulle statue di porcellana prodotte a Doccia. La fabbrica della bellezza. La manifattura Ginori e il suo popolo di statue, questo il titolo, è la prima rassegna in Italia che pone al centro il noto marchio.

Dal 18 maggio fino al prossimo 1 ottobre 2017 i visitatori potranno ammirare la produzione di sculture prodotte nel primo periodo, che dialogheranno così con le collezioni permanenti del museo, ma anche con una serie di cere, terrecotte e bronzi che le hanno ispirate e ne hanno fatto da modello per la loro realizzazione.

Il percorso si articola in due principali nuclei, che racconteranno la storia di questa fabbrica, la sua nascita e la formazione e la trasformazione di una invenzione di scultura in porcellana.

Ma la mostra non ha soltanto un ruolo culturale, ma anche il compito sociale di porre l’accento sul Museo di Doccia, chiuso dal maggio del 2014, e tentare di scuotere l’opinione pubblica non solo dei i fiorentini, ma di tutti i visitatori, affinché riscoprano il valore di un orgoglio tutto italiano.

INTERNATTUALE, TELEVISIONE

NAT GEO spiega cos’è il gender e la rivoluzione di genere

Siamo giunti nel XXI secolo con la presunzione di chi crede di aver imparato la lezione, senza aver realmente studiato. La vita però ci ha presentato il suo esame, e alla prima prova abbiamo puntualmente ripetuto gli stessi errori: discriminazioni, razzismo, genocidi. L’uomo sembra essere ritornato negli anni ’50, quando l’America di Eisenhower, memore della schiavitù del secolo precedente, si divideva ancora rigidamente in bianchi e neri e, ignorando le stragi belliche nei campi di concentramento nazisti, continuava ad attribuirsi una superiorità di razza.

A quasi settant’anni da quel periodo storico nulla o poco sembra cambiato, e sotto la patina dell’uguaglianza ancora mal si cela la nuova ondata di un razzismo, nemmeno troppo velato, da parte di autorità e cittadini.

Stragi in moschee, sparatorie sui “negri”, attentati in club gay. Stiamo progredendo o stiamo rievocando l’era pre-bellica per una nuova guerra mondiale?

Abbiamo paura della libertà altrui e, in un momento storico in cui dovremmo temere soprattutto l’odio, ci preoccupiamo invece di combattere l’Amore. L’amore “diverso”, quello “arcobaleno”, quello tra persone dello stesso sesso, come se, attribuirgli un’etichetta, lo rendesse meno importante di un qualsiasi altro amore.

Katie Couric (photo credit: Andrew Eccles) (photo credit: Andrew Eccles)
Katie Couric (photo credit: Andrew Eccles) (photo credit: Andrew Eccles)

A raccontare questa rivoluzione di genere ci penserà questa sera il canale satellitare National Geographic alle ore 20.55 con il programma Gender, la rivoluzione. Condotto dalla giornalista americana Katie Couric, si tratterà di un viaggio di oltre due ore in cui si cercherà di comprendere meglio il concetto di sessualità “fluida”: agender, transgender, androgini, genderfluid, genderqueer, intersex, transessuali. Termini, a volte neologismi, sconosciuti ai più nel loro reale significato, che ne fanno uso quasi ed esclusivamente dispregiativo ignari dei mondi che rappresentano davvero.

Proverà a spiegarli la Couric grazie anche all’aiuto di medici, scienziati, sociologi, ma anche famiglie, illustrando allo spettatore, e ai tanti scettici che ancora non sono convinti, che il mondo non si divide soltanto in maschi e femmine.

TELEVISIONE

Se la RAI ci insegna a maltrattare i monumenti…

Dallo scorso 16 novembre su Rai4 va in onda il programma Monument Crew. Quattro appuntamenti per altrettante settimane per sdoganare in TV la disciplina del Parkour attraverso un gruppo di ragazzi. Se lo show rai ha avuto il merito di far conoscere agli italiani uno “sport” nato in Francia negli anni ’90, che consiste nel proseguire sul proprio percorso saltando gli ostacoli che si incontrano lungo il proprio cammino (generalmente) urbano, le intenzioni falliscono miseramente quando questo non è più un vero e proprio contesto urbano, ma un ambiente storico-artistico svilito come mero trampolino di lancio. Sì, perché se il parkour è anche un processo di meditazione che dovrebbe insegnare a non arrendersi, nelle puntate in onda nella prima serata della quarta rete di stato, è soltanto un susseguirsi stanco di salti e acrobazie intervallati da spiegazioni fondamentalmente tecniche.

monument-crew-rai4-recensione-video-frame-foto-roll-puntate-internettualeLo show si è trasformato in un gruppo di teppistelli autorizzati che saltano (letteralmente) da un monumento all’altro, come il Castel dell’Ovo di Napoli o i Sassi di Matera, generando soltanto l’idolatria da parte dei giovani e un processo di emulazione di un modello comportamentale sbagliato atto soltanto a danneggiare i monumenti, depauperati della propria storia e del proprio valore artistico, che qui sono considerati soltanto come ostacolo da saltare.

Nel corso delle puntate infatti non c’è un reale fine educativo, né un vago tentativo di ripercorrere quantomeno la storia delle città o dei monumenti che i ragazzi intendono utilizzare.

monument-crew-rai4-recensione-video-frame-foto-napoli-puntate-internettualeIl gruppo non fa nemmeno il minimo sforzo di tacitare o almeno nascondere la propria ignoranza, con il solo beato desiderio di saltare su qualcosa di cui probabilmente non conoscono nemmeno il reale valore e artistico e materiale.

Monument Crew non ha il senso del racconto, di una vera narrazione che possa tenere incollato il telespettatore allo schermo: i ragazzi vagano per le strade delle città senza una meta, senza uno scopo, cercando soltanto il monumento di turno da calpestare.

È svilente per un napoletano vedere il Castel dell’Ovo usato come una piattaforma di tuffi e, come italiano, guardare i sassi di Matera, Capitale della Cultura 2019, scenario di pellicole come La Passione di Cristo, considerati solo da un punto di vista metrico.

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Elefante danneggiato in Piazza della Minerva a Roma, Gian Lorenzo Bernini

Il programma è il tentativo di una televisione stanca che paradossalmente vuole adesso somigliare ad un canale YouTube, dove i video, spesso sensazionalistici, sono fatti per calamitare lo spettatore allo schermo, al di là dell’etica, del valore, dell’utilità. Non si tratta di un naturale processo di influenza tra media, ma dell’esperimento fallito di veicolare un linguaggio, quello web, in un mondo, quello televisivo, i cui contenuti dovrebbero avere, rispetto ad un video virale che circola in rete, un maggior controllo di qualità e, in una rete di stato, anche di servizio pubblico.

Non basta il “gergo parkour” e qualche parola distratta in inglese per nobilitare uno show che di fatto andrebbe cancellato dai palinsesti, e non basta nemmeno scrivere in sovrimpressione che “saltare sui monumenti senza autorizzazione è vietato”, perché farlo dovrebbe esserlo SEMPRE, altrimenti è inutile poi stupirsi che vengano danneggiate opere quali quelle del Bernini a Roma, se poi la televisione italiana continua ad essere una cattiva maestra.

INTERNATTUALE

Il referendum costituzionale è come un quesito alla cieca di “Tira e Molla” con Bonolis

Vent’anni fa Paolo Bonolis conduceva sulle reti Mediaset il programma “Tira e Molla”, che andava in onda nel preserale di Canale 5 prima della messa in onda del TG. Quelli della mia generazione lo ricorderanno bene: il game show del Biscione nella fase finale a premi prevedeva che i concorrenti rispondessero a turno a delle domande che gli sottoponeva il conduttore, il quale offriva o sottraeva loro premi, mentre loro però ascoltavano musica a volume alto in cuffia. Alla fine del quesito una luce intermittente diceva gli diceva quando gridare a squarcia gola il “Sì” o il “NO” con cui, inconsapevolmente, si accettava o rifiutava il premio o l’inganno.

Una questione di pura fortuna, in cui talento, intuito e conoscenza non c’entravano assolutamente nulla, con grande divertimento degli italiani a casa che si divertivano a guardare fortune e sventure degli ignari concorrenti della serata.

Oggi quei concorrenti al buio siamo tutti noi. Sì, perché sul referendum costituzionale di domenica 4 dicembre2016, siamo completamente disinformati, se non attraverso quei politici che girano di trasmissione in trasmissione e, come sorridenti tele-imbonitori, spiegano soltanto i benefici e le qualità del “prodotto-referendario” che vogliono cercare di vendere al popolo italiano, come un medicinale miracoloso che non ha alcuna controindicazione, senza nemmeno quella vocina che, a velocità accelerata, ci raccomanda alla fine di ogni spot farmaceutico di leggere attentamente il foglietto illustrativo perché può provocare effetti indesiderati.

Se siete correttamente informati e pienamente consapevoli di quali e quanti cambiamenti potrebbe apportare questo referendum alla Carta Costituzionale Italiana, allora, con tutta la mia ammirazione, e anche un po’ di invidia per aver perfettamente compreso un testo così complesso, allora potrete votare a cuor leggero. Ma se il vostro è un voto di puro appoggio al partito per cui simpatizzate, poiché vi fidate di un politico piuttosto che dell’altro, l’esperienza mi insegna che, come nei contratti, è proprio nelle clausole scritte in piccolo e poco sponsorizzate che si nasconde l’inganno, e se non avete letto con i vostri occhi un corpo legislativo delicato quanto importante, allora è molto meglio non approvare.

Pretendere di conoscere cosa comporterà questo referendum per il nostro Paese soltanto attraverso il racconto “fantastico” che ne fanno i politici che l’hanno ideato, è come illudersi di conoscere Lev Tolstoj soltanto per aver visto le trasposizioni cinematografico-televisive delle sue opere letterarie.

referendum-costituzionale-4-dicembre-2016-internettualeÈ ridicolo informare i cittadini su di un referendum che potremmo definire storico per l’Italia, solo poche settimane prima della data del voto, con dibattiti di approfondimento che spesso sfociano nella lite, atti a generare soltanto ulteriore confusione, senza una reale informazioni su TUTTI i cambiamenti che l’approvazione referendaria comporterebbe se vincesse il Sì.

Tra i falsi miti propinati come promotori per l’approvazione di questo referendum, c’è quello di rendere l’iter legislativo più snello e veloce. Molte delle leggi dello stato italiano sono state approvate in media in due settimane, a dispetto del bicameralismo che questo referendum dice di abolire, e di fatto invece camufferà non soltanto con un senato che non sarà più elettivo, e dunque su cui i cittadini non avranno alcuna voce in capitolo, ma con un ristretto gruppo di senatori che continuerà a mantenere questo meccanismo bicamerale su alcune imprecisate e non sponsorizzate leggi.

La Costituzione Italiana, il cui titolo V in materia di autonomia regionale era già stato sottoposto a revisione costituzionale senza successo nel 2001, è stata scritta dai padri fondatori per delineare i principi fondamentali di tutela dei diritti dell’uomo e, in particolare, del cittadino italiano. Principi che dal 1947 nella loro generica forma si sono perfettamente adattati ai tempi che cambiano, e continuano a rappresentare, ancora oggi, per il popolo italiano, a quasi settant’anni dalla sua stesura, una fondamentale garanzia inalienabile.

Tutto questo clamore referendario, i dibattiti in TV, le opinioni sui giornali di chi aborra o approva, gli endorsement di chi è vicino all’uno o all’altro, non sono altro che quella musica in cuffia a volume alto con cui i politici ci tengono di fatto lontano dalla lettura diretta del testo da approvare.

Approvare qualcosa che di fatto non si conosce, non ci rende meno ingenui di quei concorrenti divertenti e divertiti che nel 1996 gridavano “Sì” o “No” all’offerta di Bonolis senza conoscerne la domanda.

INTERNATTUALE, TELEVISIONE

Miss Italia, storia della fine di un anacronistico sogno italiano

Nato quasi ottant’anni fa da un’idea di Dino Villani poco prima della seconda guerra mondiale, come “5000 lire per un Sorriso”, ha cambiato nell’era post-bellica pelle e nome in Miss Italia, passando dalle ragazze che inviavano foto con il loro sorriso migliore nella speranza di vincere un premio in denaro a vero e proprio concorso di bellezza con sgambettanti Miss in costume con lo storico patron Enzo Mirigliani.

Dalla fine degli anni ’70 arriva la televisione, con le prime immagini a colori. Negli anni ’80 e ’90 è un vero e proprio fenomeno di culto, incollando allo schermo milioni di telespettatori per diverse serate: due, tre, seguitissime, al pari del Festival di Sanremo, per scoprire chi sarà la più bella del Bel Paese.

Una reginetta certo, ma anche una ragazza dotata di grazia ed eleganza. Eleganza sì, come quel titolo coniato ad hoc per una giovanissima Sophia Loren, considerata, ai tempi, troppo procace per vincere.

Sono tante le dive e le starlette del mondo del cinema e dello spettacolo passate negli anni dalla passerella di Miss Italia. Sin dai tempi in cui la ricerca della più bella cominciava bonariamente dalle spiagge, tra le bagnanti che provavano per gioco a cambiar vita in una estate qualsiasi.

Agli inizi degli anni 2000 Miss Italia è un vero e proprio impero. Sono ben quattro le serate in televisione, con un esercito di ragazze pronte ad iscriversi e combattere ogni anno per la corona, rigorosamente firmata Miluna, di più bella d’Italia.

“Per te Miss Italia continua”. È questa la formula canonica pronunciata dall’allora conduttore Carlo Conti, diventata un vero e proprio modo di dire italiano, per un programma e un concorso entrato nella mente e nel cuore degli italiani.

Si può tagliare quasi a metà la vita di questo concorso, il cui declino inizia nel 2007, con quella che è una chiacchieratissima edizione, quella in cui a vincere sarà Silvia Battisti. Troppo magra, dicono i giornalisti, alzando un polverone mediatico su di una velata ricerca di una bellezza che spesso fa rima con magrezza.

Prese le redini del concorso dal 2003, Patrizia Mirigliani, figlia di Enzo, è l’orgogliosa matriarca che risponde alle critiche inserendo nel 2011 il titolo di Miss Curvy, forte di nuovi brand per taglie oversize disposti a sponsorizzare il concorso.

Vengono così abolite le taglie, così come venne abolita la frontiera delle misure seno-vita-fianchi nel 1990. Perché la bellezza non ha canoni precisi, lo suggeriscono anche capolavori dell’arte italiana dei grandi maestri rinascimentali. E, forse, non ha nemmeno tempo. Già il tempo. L’età minima per prendere parte al concorso diventa adesso la maggiore età, per esigenze televisive certo, e, per rimpolpare l’esercito delle (non più) giovanissime disposte a battersi per un titolo che perde smalto, si spere nelle più agée, in quelle trentenni che un tempo erano troppo “anziane” per partecipare e che hanno ritrovato da qualche anno la possibilità di diventare ancora Miss Italia.

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Rachele Risaliti, Miss Italia 2016 – dal sito missitalia.it

Ma tutto questo sembra non bastare. A dispetto dei nuovi regolamenti, le Miss Italia elette continuano ad essere giovani e magre. Come l’ultima, Rachele Risaliti, Miss Italia 2016. Toscana, classe 1995, ex ginnasta. Magra e giovanissima.

Se Miss Miss Italia ridefinisce la propria idea di bellezza, abolendo forme, misure e età, al pari passo di una società che cambia, sono le stesse ragazze a non voler più dimostrare di essere belle, ma anche brave. Allora ecco che nel primo decennio degli anni 2000 vengono introdotte prove di recitazione, di ballo e di canto. Le concorrenti si ritrovano a sfidarsi come in “Ciao Darwin”, scelte da un criterio del computer che favoriva le prime sorteggiate, alimentando ulteriori polemiche.

Si cerca disperatamente di dimostrare che le ragazze non sono soltanto belle, ma anche brave. Come la calabrese Stefania Bivone, aspirante cantante, che dopo il titolo di reginetta partecipa senza successo ai casting di Sanremo Lab.

Eliminati gli scontri come in un becero game-show, si tenta di portare il programma più vicino a quello dei talent, format in ascesa che tanto toglie al gusto di diventare Miss Italia, introducendo giudici che vogliono vedere lati-B e voti spesso mortificanti. È l’era di Milly Carlucci quella del 2009-2010, che ne fa una sorta di “Ballando con Miss Italia”: i numeri vengono eliminati e poi mestamente introdotti con il nome di codici, mentre l’attenzione, come nel suo programma di ballo, è tutta per i polemici giudici che puntano il dito contro le ragazze.

Il concorso che un tempo rappresentava non solo la più bella d’Italia, ma la fotografia di un paese che cambia, non riesce più a stare al passo, annaspa fino ai poco più di 900.000 telespettatori dello scorso anno, su ben due reti che lo trasmettono contemporaneamente.

L’ultima edizione, quella di quest’anno, è stata definita da molti su twitter “sagra della porchetta di Ariciccia”. Troppi sponsor ripetuti continuamente, una eliminazione selvaggia che sa di mattanza, per la quale i giudici, Raoul Bova e Mara Venier sentono addirittura il dovere di scusarsi quasi non condividendo il sistema di cui fanno parte, e lo svilimento della dignità della donna facendo pronunciare alle ragazze appena qualche frase imparata a memoria nel tentativo di racimolare voti e la simpatia del pubblico a casa e.

Si prova maldestramente a trasformare il contest in un talent show, tra polemiche sul concetto di bellezza e Miss dalle idee poco chiare, Miss Italia perde in poco più di un decennio la propria identità di programma e di ricerca. Ci si ostina a dover dimostrare che le neo-elette reginette di bellezza siano anche brave o intelligenti, quasi come se non bastassero le tante vincitrici o ex partecipanti che si sono poi laureate, che hanno vinto medaglie sportive o Oscar, che sono diventati volti della televisione o del cinema internazionale.

Miss Italia dimentica persino la propria storia, le proprie origini e ciò che ha rappresentato negli anni per milioni di ragazze, facendosi prendere dalla smania dell’audience e del cambiamento fino a rendersi irriconoscibile persino a sé stesso.

Se un tempo infatti si riproponeva di cercare semplicemente una ragazza acqua e sapone, oggi Miss Italia è la perfetta candidata per sedersi sul trono di Uomini&Donne, come ha dimostrato Clarissa Marchese, Miss Italia 2014, cui evidentemente non bastava la sola corona, voleva anche il trono. D’altronde, si sa, allo scettro Miss Italia aveva già rinunciato un bel po’ di tempo fa.

MUSICA

La ragazza dai capelli rosa: da “Amici 15” ecco chi è Elodie Di Patrizi

Un po’ Noemi, un po’ Emma, un po’ Mia Martini. È difficile classificare la voce di Elodie Di Patrizi, in arte solo Elodie, che ha stregato pubblico e critica dell’ultima edizione di Amici 15. Tanto impeccabile in italiano quanto sorprendente in lingua francese, che ha saputo regalare non poche emozioni con brani di qualità e mai scontati, che ha voluto interpretare nonostante non occhieggiassero al grande pubblico. E non poteva che andare a lei il premio della critica del programma di Maria De Filippi, seguito da quello di RTL 102.5 che ha decretato Un’Altra Vita, il brano scritto per lei da Fabrizio Moro, il miglior inedito di questa edizione del talent di Canale 5.

Capello à la maschietto rosa e viso pulito. La sua immagine ricorda un po’ il look della cantante Pink negli anni ’90, quella di There you go. Romana di nascita, Leccese di adozione, è stata per questo paragonata anche ad una Alessandra Amoroso-prima-maniera, che il programma della De Filippi invece l’ha vinto.

Elodie Un'Altra Vita EP cover disco - internettualeInfluenzata da interpreti jazz e soul come Nina Simone, si piazza al secondo posto del programma Mediaset, dietro il vincitore Sergio. Ma si sentirà ancora parlare di questa venticinquenne dai capelli rosa, che pubblica adesso Un’Altra Vita, l’EP che prende il titolo dal suo inedito nel quale trova posto anche un altro brano scritto per lei da Moro, Giorni spensierati.

Ed è proprio la vita il tema principale intorno al quale ruotano le otto tracce di questo lavoro discografico di debutto, che presenta al pubblico questa giovane interprete come cantante melodica, spesso emozionata e emozionante, che ritroviamo in Due anime perse e Le imperfezioni della vita. Brani che cantano la vita sì, ma anche l’amore.

Nelle tracce finali ricorda davvero la Amoroso, la cui impronta è chiara in Una strada infinita, La bellezza del mondo e, in chiusura, Tutto questo.

Elodie è per ora il “prodotto” seriale della macchina dei talent, che mescola in questo primo progetto msusicale melodia e testi déjà vu non particolarmente originali. Tuttavia, siamo pronti a scommetterci, la giovane leccese è un diamante grezzo pronto a liberarsi dell’involucro del talent che l’ha lanciata per affermarsi nel mondo della musica italiana… e non solo.

MUSICA, TELEVISIONE

Laura Pausini, tre prime serate su raiuno e di Sanremo dice: «Mi piacerebbe»

Laura Pausini non è più la timida ragazza di Solarolo, che, con una giacca troppo grande per la sua età e i suoi sogni, vinceva il Festival di Sanremo nel ’93. Laura Pausini è oggi una donna matura e sicura di sé, che non rinuncia alle cose cui tiene davvero, come la figlia Paola, avuta dopo una lunga, forse insperata, attesa, come quella carriera, oggi ventennale, uguale a nessun’altra, che l’ha portata in giro per il mondo, proprio lei, unica italiana di un paesello che è oggi star cosmopolita. Lo dimostra la sua musica, quella di Simili, diversa dagli esordi, a metà strada tra ballad e danze caraibiche, strizzando l’occhio al mercato, quello latino, che per primo l’ha scoperta.  Lo dimostrano anche le sue ospitate in televisione, quella spagnola, dove la cantante si diverte nello scoprire nuovi talenti come coach/giudice dei talent più in voga, con fare da diva un po’ stylish.

Adesso Laura è pronta a ritornare in televisione, quella italiana questa volta, quella di quel suo paese che ha avuto bisogno del suo successo all’estero per riscoprirla anche in patria. Era successo lo scorso anno per una sola serata per celebrare vent’anni di una meravigliosa carriera, succederà da domani sera, 1 aprile, per tre prime serate in diretta su RaiUno. Ma questa volta non sarà un One Woman Show, insieme a Laura c’è lei, Paola Cortellesi, attrice e comica, vero cavallo di razza della televisione e del grande schermo, per un Two Women Show. Tanti gli ospiti e le sorprese per uno spettacolo che vuole ricordare i grandi varietà italiani del passato, quelli di Mina e di Raffaella Carrà negli anni ’70, quelli di Milleluci e Fantastico.

Tanti gli ospiti della prima puntata da Andrea Bocelli a Marco Mengoni, da Noemi a Raoul Bova, passando per Fabio De Luigi e, dice il direttore artistico Giampiero Solari, “una grande sorpresa”: «Ospiti che non si limiteranno a fare promozione ma si metteranno in gioco con noi» dicono le due padrone di casa, per uno spettacolo ricco di sketch, monologhi, performance, (s)punti di riflessione.

E su di una possibile conduzione di quel Festival che l’ha vista trionfare vent’anni fa la Pausini dice: «Mi piacerebbe, ma penso che sia molto impegnativo per le critiche che si ricevono. Io non reggo molto quelle assurde o inventate, poi vado nei social network e rispondo».

CINEMA

Festival di Cannes: Kirsten Stewart e tutti gli altri protagonisti della prossima edizione

Manca ancora qualche mese alla Croisette, ma a Cannes già si parla di concorrenti, potenziali vincitori, e fuori concorso per il festival del cinema più glamour. Le riviste per gli amanti del cinema, da Variety all’Hollywood Reporter, già parlano di film, registi e attori, che sfileranno sul tappeto rosso dall’11 al prossimo 22 maggio.

Sean Penn a Steven Spielberg, Oliver Stone, Pedro Almodovar sono soltanto alcuni dei nomi che arrivano dalle prime indiscrezioni.

Se bisognerà aspettare ancora il prossimo 14 aprile per la conferenza della presentazione ufficiale del programma, tra gli italiani in concorso invece si parla di Paolo Virzì, con La Pazza Gioia, Marco Bellocchio con Fai bei sogni, dal romanzo omonimo di Massimo Gramellini, Gabriele Muccino con Summertime, ma si parla anche di Indivisibile di Eduardo De Angelis, incentrato sulla storia di due sorelle siamesi, appunto, indivisibili.

Dagli Stati Uniti arrivano, fuori concorso, Oliver Stone con Snowden (con Joseph Gordon-Levitt), Money Monster con George Clooney, Julia Roberts, Jack O’Connell e Dominic West in una storia di mala-finanza.

Esordio alla regista per l’attore, già premio Oscar, Sean Penn, che potrebbe arrivare a Cannes con The Last Face, che vede protagonista, un’altra attrice premio Oscar nonché compagna dell’attore, Charlize Theron e il premio Oscar spagnolo Javier Bardem.

Secondo alcune indiscrezione pare quasi certa la presenza di Steven Spielberg con il film Il Gigante Gentile, mentre Pedro Almodovar arriverà con l’esilarante Julieta.

Potrebbe esserci anche il cineasta Terrence Malick che, a due anni dal suo To the wonder, ritorna con un documentario intitolato Voyage of Time, mentre Martin Scorsese potrebbe arrivare con Silence (attualmente in fase di post-produzione), che narra la persecuzione subita da due preti cattolici portoghesi nel Giappone del XVII secolo.

Poche le bandiere francesi. Se lo scorso anno i nostri cugini hanno partecipato con ben quattro film, la prossima edizione vedrebbe rappresentata la Francia con Slack Bay di Bruno Dumont, pellicola che vede protagoniste, tra gli altri, Juliette Binoche e Valeria Bruni Tedeschi (sorella dell’ex Premiere Dame Carla), e Frantz di Francois Ozon.

Tra gli altri film in concorso Nocturama, meglio noto come Paris is Happening, di Bertrand Bonello, mentre gli inglesi confidano molto in Florence Foster Jenkins, film che vede la tre-volte-premio-Oscar Meryl Streep interpretare magistralmente la vera storia di una nota cantante d’opera stonata.

L’ex vampira Kirsten Stewart, sempre più votata al cinema impegnato, arriva a Cannes con ben due film: Personal Shopper di Olivier Assayas e Cafè Society, film di Woody Allen con Jesse Eisenberg che aprirà, fuori concorso, questa già attesissima 69esima edizione del Festival.