TELEVISIONE

I programmi rai del prossimo autunno: tra scivoloni, nuovi format e cambi di conduzione

Mentre programmiamo le partenze e le vacanze, in casa RAI si pensa già a cosa ci aspetterà al nostro rientro. Sono tantissimi i cambiamenti per la stagione 2018/2019, che vede volti nuovi, sostituzioni, format originale e qualche scivolone.

Sì, perché primo fra tutti gli sbagli che poteva commettere mamma RAI, quello di affidare a Flavio InsinnaL’eredità”, non solo televisiva, ma morale, di Fabrizio Frizzi. Il conduttore, al centro di una controversia per alcune intercettazioni non proprio lusinghiere in cui insultava e mancava di rispetto quegli stessi concorrenti che gli valevano share televisivi, dal prossimo autunno affiancherà le professoresse ereditando, è proprio il caso di dirlo, paradossalmente il timore del quiz-show di raiuno, condotto finora da uno dei volti più gentili e garbati. Un vero affronto per un conduttore, Frizzi, cui non sono stati riconosciuti i giusti meriti in vita, né adesso sono tributati i giusti e doverosi onori postumi.

Ma Insinna non è certo l’unico sbaglio commesso, a parer mio, dalla rete di stato, che ha riconfermato Claudio Baglioni a condurre anche il prossimo Festival di Sanremo. Dopo l’esperienza dello scorso anno, in cui i cantanti in gara sembravano quasi fare da supporter ad un best of del cantautore romano, Baglioni ritornerà a cantare… pardon, presentare la kermesse musicale. E se gli ascolti lo hanno premiato, poco è rimasto musicalmente di un festival molto basso di cui non ricordiamo nemmeno le canzoni.

Sono tanti gli spettacoli musicali su cui si punterà il prossimo anno: da Andrea Bocelli all’Arena di Verona, in cui duetterà con alcuni ospiti proponendo brani del suo nuovo album, , allo stesso Baglioni che in settembre festeggerà i 50 anni di carriera.

La rai sembra voler puntare soprattutto sulla qualità dei suoi contenuti, e così su raiuno arriverà un nuovo spettacolo di Roberto Bolle, mentre pare che Ulisse (deo gratias!) di Alberto Angela, diventato un vero e proprio cult, approderà in pianta stabile sulla rete ammiraglia.

Tra i giri di walzer quello di Antonella Clerici, che cede, questa volta volontariamente, il posto a La prova del cuoco a Elisa Isoardi, per andare a ripescare un successo della TV in bianco e nero, Portobello.

Anche su raidue si cambia: Caterina Balivo ritorna su raiuno con un format nuovo, Vieni da me, dopo una fortunatissima parentesi a Detto Fatto sulla seconda rete, che dal prossimo anno sarà invece condotto dall’attrice pugliese Bianca Guaccero.

Il successo de Il Paradiso delle Signore cambia personaggi e diventa una vera e propria soap, che accompagnerà i telespettatori fino a La Vita in Diretta, dove arriva per la prima volta Tiberio Timperi al fianco di Francesca Fialdini al suo secondo anno.

Da qualche tempo volto Mediaset, Mara Venier è pronta finalmente a ritornare a casa, dove riprende le redini della “sua” Domenica In, storico cavallo di battaglia della conduttrice veneziana, che mancava da ben quattro anni.

Marco Liorni e Cristina Parodi, un tempo co-conduttori de La Vita in Diretta, si passeranno il testimone il sabato pomeriggio con due programmi originali, rispettivamente con Italia Sì e La prima volta.

Sul fronte sport la rai ha acquistato i diritti della Champions, insieme alla TIM Cup e alla Nazionale di calcio.

Tra le conferme, quelli che sono diventati veri e propri evergreen seguiti da tutti: Che tempo che fa e Tale e quale show.

Uno dei fronti più interessanti è senza dubbio quello delle fiction: nonostante le controversie e le critiche scatenate sul web dalla prima stagione, arriva il secondo capitolo della co-produzione internazionale I Medici, che quest’anno vede anche l’ingresso nel cast di Alessandra Mastronardi; ve ne ho parlato fino allo sfinimento, questo autunno/prossimo anno arriva anche L’Amica Geniale, serie in otto episodi ambientata a Napoli, tratta dal primo romanzo dell’omonima quadrilogia di romanzi di Elena Ferrante. Mentre per gli affezionati, ci sarà anche Non dirlo al mio capo 2 e I Bastardi di Pizzofalcone, dalla serie di romanzi di Maurizio de Giovanni.

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ART NEWS

Notte d’Arte a Napoli. Ecco tutti gli eventi da non perdere

È un appuntamento che sa già di tradizione quello della Notte d’Arte a Napoli, che prosegue la consuetudine di visite notturne di monumenti e poli museali. Una notte bianca dell’arte insomma con visite gratuite o a prezzi ridotti.

Il centro storico del capoluogo partenopeo prende vita fino a notte inoltrata, aprendo le porte dei suoi gioielli architettonici ed artistici. Mostre, musei, palazzi storici e tanti altri attrattori animeranno le strade di Via Tribunali, di San Gregorio ArmenoSan Biagio dei Librai e Spaccanapoli.

Organizzato dalla II Municipalità in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune, l’evento è la giusta occasione per visitare luoghi della cultura della città con biglietti ridotti e, spesso, visite guidate che, complice l’incanto della notte, parleranno di racconti, favole e leggende. È questo il tema che accompagnerà la città di Napoli durante questo periodo di festività natalizie.

Tra gli appuntamenti da non perdere, vi suggerisco quello del Museo della Follia, la mostra curata da Vittorio Sgarbi (di cui vi ho ampiamente parlato qui), e che dalle ore 18.00 sarà visibile al costo di 7 € anziché il prezzo intero 12. Un’occasione particolarmente conveniente che vi porterà lungo un percorso della mente, della genialità e della follia umana che dal XIX secolo di Goya arriverà all’arte contemporanea di Cesare Inzerillo con un’opera simbolo di questa prestigiosa rassegna, passando, come promette il sottotitolo della mostra per Maradona, vera e propria divinità della fede calcistica nella città di Partenope e non solo.

Da segnalare anche la Cappella San Severo, con il suo bellissimo Cristo Velato, che consente l’accesso ad un costo di soli 3 €, per lasciarsi affascinare dalle leggende di Raimondo De Sangro, principe di Sansevero, e dalle straordinarie opere contenute all’interno di questo suggestivo monumento che è un vero e proprio scrigno massonico-esoterico.

Il Complesso di San Domenico Maggiore apre le porte al suo pubblico con lo spettacolo de Il Piccolo Regno Incantato (costo 5€) per farsi ammaliare da un percorso favolistico.

Durante la Notte d’Arte potrete ammirare anche il bellissimo, quanto famoso, maiolicato del Complesso di Santa Chiara, che applica il biglietto ridotto per tutti di soli 4,5 €. Un’esclusiva notturna, che porterà i visitatori attraverso i colori vivaci dell’iconico chiostro, le cui maioliche sono opera della bottega Massa.

Se invece amate addentrarvi nella leggenda che trascende i confini della storia, allora dovrete dirigervi a Santa Maria La Nova che, ad un costo di 3€, vi consentirà la visita a tutto il complesso, dove potrete ammirare quella che, si dice, sia la tomba del vero Conte Dracula.

Se a Chiese e luoghi di culto preferite invece dimore e palazzi storici, l’itinerario di quest’anno vede i portoni aperti anche di molti edifici noti nella città di Napoli, a cominciare dal Liceo Classico Vittorio Emanuele II, il cui emiciclo caratterizza la nota Piazza Dante, che dalle ore 20.30 fino alle 22.30 aprirà gli spazi della sua Biblioteca Storica e del Museo di Fisica e Storia Naturale; più dinamica la visita del Liceo Antonio Genovesi che alle ore 18.00 e alle ore 20.00 organizza performance e un concerto (“Ventinove e trenta“) degli stessi studenti.

Sempre dalle ore 18.00 fino a mezzanotte Palazzo Venezia (in Via Benedetto Croce) oltre al complesso e al giardino pensile che vi suggerisco caldamente di visitare, offre un percorso sull’artigianato locale.

E se invece preferite, tempo permettendo, l’atmosfera delle luminarie delle feste e degli artisti di strada, c’è La notte del Nilo, a cura di Mutua Studentesca, con spettacoli e performance che vanno da Largo Banchi Nuovi al Borgo degli Orefici, passando per Via Bellini e le Scale di San Giuseppe dei Nudi. Particolarmente suggestiva la visita guidata Tour delle Streghe a cura dell’Associazione Leucosia, con partenza dalle mura greche di Piazza Bellini (questo evento ha un costo di 5€ con prenotazione obbligatoria al numero 348 5507974).

Una Notte d’Arte particolarmente ricca quella del 2017, per vivere la magia dei racconti, delle favole e delle leggende che da sempre fanno parte della storia di Napoli.

INTERNATTUALE

Instagram: da Forbes i dieci migliori consigli per aumentare la visibilità e i follower

Come si fa ad avere successo su instagram?

In un momento storico in cui il lavoro ristagna, è internet la vera gallina dalle uova d’oro. Sono in molti infatti a domandarsi come avere successo on-line. YouTube, blog, facebook sono i social deputati a cercare fortuna e fama, con la speranza di riuscire a incanalare il giusto flusso di follower. Tra i più gettonati instagram, il social dedicato alle sole fotografie, che si è trasformato negli anni nel vero alleato di fotografi e fashion blogger. Qui in molti provano a trovare la popolarità postando le proprie immagini, provando, puntualmente, quel senso di frustrazione e impotenza che arriva quando la propria immagine staziona intorno ad una decina scarsa di like.

Per coloro che hanno avuto la fortuna di iscriversi agli albori del 2010, anno di nascita del noto social network, le cose erano molto più facili. I diversi algoritmi e la poca diffusione sui soli utenti iOS (ovvero iPhone) ha fatto sì che i “pochi” profili potessero accrescere immediatamente di popolarità, ricevendo un bel po’ di like e follower.

Dall’aprile del 2012, quando instagram si è aperto anche ad Android, le cose son un po’ cambiate. Gli utenti erano circa 25.000.000 e riuscire a farsi notare era un po’ più complicato.

Non bastavano più le classiche foto di gattini e tramonti: instagram si è trasformato in una piattaforma con del potenziale.

Oggi gli iscritti sono circa 300.000.000 con una media di 95.000.000 di foto condivise al giorno. Difficile dunque in un oceano fotografico come questo riuscire a catturare l’attenzione dei tanti.

Cominciamo subito col dire che non esiste una formula magica. Diffidate dunque da video, tutorial, trucchi ed espedienti vari. Ma sfatiamo subito un altro mito: le sole foto belle da sole non bastano.

In molti infatti dicono che bastino delle belle foto a creare un naturale engagement con il vostro profilo. Se fosse vero, i fotografi professionisti allora avrebbero tutti una corsia preferenziale. La verità è che molti profili oggi COMPRANO un pacchetto di utenti e di like dai BOT.

instagressUno dei più noti è instagress, sito attraverso il quale è possibile sottoscrivere un pacchetto in abbonamento, automatizzando commenti, like e follow su hashtag o geolocalizzazioni precise. È questo il “robot” che lavora al vostro posto facendo girare il vostro profilo. Sì, perché si stima che ogni cento like ci siano sei nuovi utenti in più che decidono di seguirvi.

Ma abbonamenti a parte, quali sono le “tecniche” per avere una maggiore visibilità?

La prima regola è non postare foto altrui. Se condividete la foto di Mario Testino o di Bar Rafaeli augurandovi che il loro nome apporti un maggior flusso sul vostro profilo, vi sbagliate. La prima regola è quella di essere originali: uno scorcio, una strada, una via, persino un banalissimo caffè, purché vostri, saranno senza dubbio più efficaci della foto rubata da internet e condivisa per puro amore o spirito di emulazione.

NO a gattini. Il gattino può apportare un po’ di like in un singolo post, ma se il vostro profilo è costellato di gatti alla lunga stancherà e anche i seguaci che avete conquistato vi “defolloweranno”.

NO a selfie selvaggi. A meno che voi non siate Mariano Di Vaio in Armani o Belen Rodriguez a Formentera, è inutile postare un vostro selfie ogni tre ore per dire cosa state facendo, sperando che la vostra faccia abbagliata da filtri sia notata.

instagram app LG telefonia - internettualeQualche consiglio per tentare di incrementare il proprio traffico arriva dalla rivista di economia e finanza statunitense Forbes che ha svelato 50 tips. Ecco i dieci migliori:

  1. Usare degli hashtag di scambio. È probabilmente la prima regola, quella di ricorrere agli ormai consueti #FF, #instafollow, #l4l, #tagforlikes e #followback per far capire agli utenti che like e follow saranno ricambiati (e ricambiateli).
  2. Mettete like alle foto degli altri utenti, interagendo. Neil Patel ha infatti stimato che ogni 100 like ci sono più di sei nuovi utenti che vi seguono.
  3. Mettete almeno 100 like al giorno random. Secondo una stima approssimativa, sono 6.1 utenti in più ogni cento mi piace che mettete.
  4. Utilizzare gli hashtag più usati per risalire nella ricerca come #love, #instagood, #tbt and #photooftheday
  5. Il sito americano consiglia di postare alle 2 del mattino o 5 del pomeriggio; in Italia gli orari migliori sono le 14.00 e le 19.00
  6. Molti sottovalutano il potere delle didascalie, ma una bella descrizione della vostra immagine più riuscire a creare engagement più di un hashtag. Includete anche qualche domanda per creare interazione.
  7. Postate di domenica. Il sito di economia e finanza consiglia la domenica come giorno per avere una maggiore visibilità; mentre le immagini postate il mercoledì creano molto più engagement.
  8. Siate consistenti. È inutile postare mille immagini che non hanno nessuno scopo se non quello di condividere l’ennesimo inutile selfie o foto fatta per caso. Fate capire che i follower contano per voi, postando cose interessanti da vedere.
  9. Seguite le persone suggerite, seguite quelle con interessi comuni ai vostri, condividete il vostro profilo sui vostri canali social. Fate rete. Si tratta di un social, quindi social(izzate).
  10. Non eccedete con i filtri: se sono stati proprio i filtri ad aver fatto la fortuna di instagram all’inizio, oggi, paradossalmente, in controtendenza pare che siano proprio le foto senza filtri quelle che creano un maggior interesse.
INTERNATTUALE

Università: il 66% dei programmi dei corsi supera la soglia dei 12 CFU

Introdotti nel sistema universitario nel 1999 con il D.M. 509/99, i CFU, credito formativo universitario, sono l’unità di misura della difficoltà, o mole di studio, per ogni singolo esame. Ogni facoltà infatti consente di sostenere la tesi di laurea, o esame finale, al raggiungimento medio di 180 CFU che, a seconda del corso di studio, si suddividono in un indeterminato numero di esami da sostenere.

Ma se l’introduzione dei crediti rappresentava l’adeguamento di un mondo formativo che si evolve insieme ad un’Europa che cambia, sostituendo di fatto il concetto antiquato di “annualità” e “semestralità”, così non era stato per il numero di esami da sostenere e, a dispetto dell’introduzione dei corsi di laurea triennale (o laurea breve), per alcune facoltà sono rimasti letteralmente invariati dal vecchio sistema, oscillando intorno ai 42 esami con un credito formativo per ogni singolo esame molto basso che si aggirava da 4 a, addirittura, 2 CFU al massimo.

Dalla Guida dello Studente ufficiale compare la spiegazione in dettaglio di cosa rappresenti effettivamente 1 CFU, dove si legge che esso è pari a 25 ore di lavoro, il che significava poterli acquisire anche attraverso attività di laboratorio o di tirocinio.

Poco male, dunque, avranno pensato gli studenti, considerando facile o comunque fattibile in un paio di settimane di studio un esame da 4 CFU.

Ma i CFU misurano davvero l’effettivo carico di lavoro richiesto allo studente?

Secondo la Guida dello Studente le ore di lavoro sarebbero mediamente ripartite in un rapporto di 1 a 4: per ogni cinque ore di lezione, esercitazioni, seminari, laboratorio ne dovrebbero corrispondere 20 di studio individuale. Per tanto ad ogni ora in classe ne comporterà 5 di studio a casa.

Con il definitivo aggiornamento delle lauree triennali dagli originari 40-e-passa esami agli attuali 20 dei corsi di studio, si hanno ora esami che in media oscilleranno tra i 6 e i 12 crediti formativi. Per ogni esame dunque gli studenti dovranno lavorare per circa 150/300 ore di cui 30 o 60 di formazione con il docente.

In una giornata di 24ore, escludendo 8 ore di sonno per un benessere psicofisico ideale, e eliminandone altre sei per necessità fisiologiche e di altro tipo, restando in media 10 ore buone di studio al giorno, e dunque un esame da 12 crediti richiederebbe circa 24 giorni effettivi di lavoro, studiandoci per gran parte della giornata.

Se si calcola una media di capacità di studio di circa 30 pagine al giorno, conferendo per assurdo la stessa difficoltà ad ogni tipologia di materia, lo stesso esame da 12 crediti dovrebbe oscillare intorno alle 720 pagine totali, comprese di eventuali dispense, monografie o “parti speciali”, per consentirne lo studio in poco meno di un mese.

Applicando questa tabella di calcolo, crediti per esame, pagine da studiare, ore di studio previste e ore di studio effettive, sono andato a verificare i programmi della facoltà di Archeologia e Storia delle Arti dell’Università agli Studi Federico II, dal sito ufficiale del Dipartimento degli Studi Umanistici, reperendo invece il numero di pagine dei testi da studiare dalla descrizione fisica dei libri dal servizio OPAC o siti come libreriauniversitaria.it.

Avvalendomi della Guida dello Studente 2015/2016, disponibile in PDF, escludendo gli insegnamenti che non riportavano i programmi, ho scoperto che: su 12 programmi osservati, sono soltanto 4 i corsi che si tengono largamente al di sotto della media di pagine stimate per esame (720). Due i corsi da 12 CFU che si aggirano intorno alle 500 pagine (con un risparmio di 220 pagine), mentre sono poco più di 300 quelle per i due da 6 CFU.

Sono ben 8 invece i corsi di studio da 12 CFU che superano largamente la stima (del tutto approssimativa, certo) di 720, superando, spesso più del doppio le pagine totali da studiare, con programmi che sfiorano addirittura le 1500 pagine complessive.

Se si considera che questo è un semplice calcolo statistico, che non tiene conto delle peculiari difficoltà di ogni singolo esame (date da ricordare, nomi da memorizzare, conoscenze pregresse da acquisire), sarà facile comprendere come il 66% dei corsi supera anche più del 206% il numero di pagine che è umanamente possibile studiare in 240 ore, i cui giorni (24) sono stati ricavati calcolando un’alta media di ore di studio (10) escludendo tutte le altre attività di uno studente ivi compresa la vita sociale e le uscite.

A queste difficoltà puramente statistiche, vanno aggiunte varianti di professori troppo esigenti, bocciature, problemi personali e/o familiari che possono fortemente incidere sulla propria carriera universitaria.

È dunque una conseguenza quasi fisiologica per molti degli studenti, che oltre allo studio hanno anche altre attività lavorative e/o sociali, finire tra i 700.000 fuori corso, non riuscendo a completare il percorso di studio entro i tempi stabiliti.

Premesso che è giusto, oltre che doveroso, per gli Atenei italiani formare delle persone che abbiano un livello di conoscenza e preparazione, non solo culturale, altamente competitivo per gli standard europei. Va detto però che bisognerebbe entrare nell’ottica del “sapere fare” e non solo in quella del sapere, e che per alcune nozioni è giusto che si continuino a consultare i libri, anziché apprenderle da uno sterile studio mnemonico che andrà comunque via col tempo. Occorrerebbero dunque programmi più concentrati e snelli. Gli studenti e futuri laureati non devono invecchiare sui libri giungendo sul mercato del lavoro in età avanzata, ma dovrebbero apprendere velocemente quegli strumenti necessari per sapere esattamente come e dove reperire le informazioni che gli servono per essere lavoratori migliori del domani.

INTERNATTUALE, MUSICA

MTV lascia la TV in chiaro: com’è cambiata la musica negli ultimi quindici anni

MTV, storica rete televisiva italiana dedicata alla musica, ha definitivamente abbandonato il digitale terrestre, spostandosi sulla piattaforma satellitare a pagamento Sky. E già c’è chi parla di svolta epocale, vedendo, in questo passaggio, la fine di un’Era e di un modo di fare musica fatto anche di emozioni e sensazioni.

Erano gli anni ’90, quelli delle Spice Girls e dei Backstreet Boys. Gli anni di Total Request Live in Piazza Duomo a Milano e quelli di Select con Daniele Bossari nel pomeriggio.

MTV Kris & Kris Rete A - internattualeLa mia generazione ancora se lo ricorda MTV Italia, la Music Television italiana, figlia di quella (programmazione) europea, che a metà anni ’90 andava in onda sulle frequenze di Rete A, mantenendo il doppio logo.

Non c’era YouTube né milioni di visualizzazione on-line. Erano gli anni in cui la musica passava esclusivamente dalla TV.

Non c’era crisi economica o spending review. Prima un videoclip poteva costare anche un milione di dollari, come Play di Jennifer Lopez, che se volevi guardarlo in anteprima dovevi aspettare la premiere in televisione, appuntandoti la data e l’ora esatta della messa in onda sul diario, tra un’interrogazione in latino e un compito di matematica.

Non esisteva lo streaming, né i siti news musicali on-line. Gli spettacoli di MTV, come la gloriosa edizione dei Video Music Awards del 2003, quando Madonna e Britney Spears si scambiarono un tenero bacio saffico, o quando, nel 2001, la Spears stupì tutti ballando con un serpente intorno al collo in una performance che è diventata icona della musica contemporanea.

Britney Spears Madonna Kiss - internettualeC’erano i Brand New notturni, con gli artisti emergenti e i videoclip esclusivi, quelli che li passava solo MTV prima di tutti, anche prima di VIVA, allora primo concorrente in chiaro del colosso musicale italiano.

Erano i tempi di Napster 1.0 e dei primi download illegali, degli mp3 e del Peer2Peer, che di lì a poco avrebbero giocoforza rivoluzionato la discografia e il diritto d’autore che stavano minando.

In poco più di un decennio il mondo della musica infatti è completamente cambiato. La musica non si acquista più nei negozi, ma comodamente a casa con carta di credito da iTunes. Non si aspetta più l’uscita fisica del compact disc, del singolo, degli Enhanced CD, quelli con i contenuti speciali che dovevi guardare dal Personal Computer.

Oggi ogni cantante ha il proprio canale YouTube, dove lancia i suoi videoclip, i backstage, i making of e le interviste esclusive. Non c’è più l’attesa. I video, una volta caricati, sono lì, nell’etere, e ognuno li guarda e può guardarli quando e dove vuole, dalle piattaforme più disparate: dal notebook allo smartphone, passando per i tablet e gli smartTV.

Persino la tiratura della certificazione dei riconoscimenti oro, platino e diamante è calata. Non si guarda più solo alla vendita dei dischi, ma all’eco mediatica che suscitano, agli ascolti sulle piattaforme streaming come Spotify, Apple Music e Deezer, alle visualizzazioni on-line, alle volte che vengono “Shazammati” con un app. Anche la musica si fa social. Non importa che si compri, ma che se ne parli. I maggiori introiti degli artisti, che spesso come Rihanna regalano in download gratuito le proprie opere, adesso arrivano dai contratti pubblicitari dei marchi del luxury e merchandising dei propri gadget o linee moda.

In un mondo sempre più globalizzato, dove la musica si propaga velocemente via internet come l’onda di uno tsunami, perde importanza l’emittente televisiva, che fa da sfondo solo a lounge bar e luoghi pubblici per clienti distratti che la guardano tra una chiacchiera e un drink in compagnia. Non stupisce dunque che, in questo panorama, MTV abbia perso il suo prestigio elitario e ha dovuto abbandonare la TV in chiaro, cedendo il posto al musicale VH1, che trasmette in rotazione successi di ieri e di oggi. Il suo logo tuttavia continuerà a rappresentare le tante emozioni di un’intera generazione di nostalgici cui mancheranno i grandi miti degli anni ’90.