ART NEWS, INTERNATTUALE

Tutti pazzi per Napoli: dagli spot al cinema, ecco tutte le produzioni in città

È vero, ne ho parlato più volte, ma quando un fenomeno si ripete con così tanta continuità, significa che sta davvero succedendo qualcosa. Napoli, da qualche anno, sta vivendo un momento di grande fioritura mediatica: servizi fotografici, spot televisivi, cinema, fiction, e chi più ne ha più ne metta. Mai come negli ultimi anni c’è stata una così alta concentrazione per il capoluogo di partenope, che ha felicemente fatto da sfondo ad importanti prodotti italiani e, addirittura, internazionali.

Merito probabilmente di quel suo folclore che la rende tanto singolare e diversa dalle altre città del Bel Paese, eppure allo stesso tempo così riconoscibile agli occhi di tutto il mondo che la guarda con meraviglia e stupore.

Dai film d’autore alle commedie, dalla lunga serialità alla réclame, passando per gli shooting di riviste patinate sono tanti i luoghi di Napoli che stanno (ri)emergendo, trovando quella popolarità che dai Fratelli Lumière a Ferzan Özpetek, che lo scorso anno ha girato Napoli Velata, continua ad affascinare con i suoi castelli, le coste, i colori tipici della nostra terra.

Se la maison Dolce&Gabbana ha scelto il capoluogo campano per festeggiare il suo trentennale, quest’anno Domenico Dolce e Stefano Gabbana ritornano con il promo The art of seduction (L’arte della seduzione) per consolidare un sodalizio artistico iniziato ufficialmente con le celebrazioni del 2016, ma che già agli inizi degli anni 2000 aveva portato i due stilisti italiani a scegliere i faraglioni di Capri quale location d’eccezione per lo spot della fragranza Light Blue.

È il Parco della Gaiola il luogo deputato a rappresentare lo spirito della casa di moda, e l’allure di quell’italianità esportato da due stilisti in tutto il mondo.

Qualche anno fa invece è stata la volta delle produzioni RAI, che hanno portato in città I Bastardi di Pizzofalcone (serie tratta dagli omonimi romanzi di Maurizio De Giovanni), la fiction Sirene (sceneggiata da Ivan Cotroneo), Non dirlo al mio capo con Lino Guanciale e Vanessa Incontrada.

Sul fronte internazionale anche la nota serie Sense8, prodotta da Netflix, lo scorso anno aveva scelto Napoli per la sua seconda stagione.

Ma non sono soltanto gli scenari da cartolina di Napoli, quelli che affascinano il grande pubblico: giunta alla sua quarta stagione (ancora in produzione), la serie crime Gomorra, in onda dal 2014, ha fatto conoscere ai più anche la periferia di Napoli, Scampia, e le Vele sfondo delle faide camorristiche del clan dei Savastano, mentre sulle reti di stato è stata portata sugli schermi La cattura di Zagaria, capo clan dei Casalesi, nella seconda stagione di Sotto copertura con Alessandro Preziosi.

Poche settimane fa è stato il regista Alessandro D’Alatri a portare in TV la storia di Angela, figlia di un boss di Secondigliano, che coltiva il sogno di ballare, nel film In punta di piedi.

In queste settimane (e ve ne ho ampiamente parlato anche su instagram) il regista Saverio Costanzo sta girando la serie L’Amica Geniale, tratta dall’omonimo romanzo di Elena Ferrante, che ha portato per le strade e i vicoli di Napoli auto d’epoca e Lambrette.

Più di recente è stato Gianni Amelio a girare il premiatissimo La Tenerezza con Elio Germano e Micaela Ramazzotti, mentre ha voluto l’isola d’Ischia (che ritornerà anche in L’Amica Geniale) il regista Gabriele Muccino per A casa tutti bene, film corale che ha portato in città i più importanti attori del panorama cinematografico italiano contemporaneo.

Non solo D&G. Anche la maison del compianto Hubert de Givenchy aveva scelto Napoli e i suoi scorci per un spot pubblicitario e alcuni servizi promozionali del marchio, che aveva voluto le luci e le ombre dei vicoli del centro storico.

Ma non è solo il patinato mondo della moda che ha scelto Napoli. Marchi come CRAI e Ferrero Rocher, hanno scelto (tra le tante) anche la città di Napoli, il lungomare e le sue piazze monumentali, per ambientare i loro spot, in una dicotomia nord/sud che bene ne ha enfatizzato le sue bellezze.

Pochi giorni fa vi ho invece parlato di Carpisa e del suo bellissimo spot ambientato nel Chiostro di Santa Chiara con il Premio Oscar spagnolo Penelope Cruz.

Sempre nel 2016 anche il divulgatore Alberto Angela ha scelto Napoli quale protagonista di una puntata del suo noto programma Ulisse – Il piacere della scoperta, parlando delle sue bellezze e dei suoi misteri, realizzando un record di oltre due milioni di telespettatori nella prima serata di RaiTre.

Ed è proprio l’arte e la cultura napoletana la protagonista di questo primo trimestre del 2018: il Museo Archeologico Nazionale di Napoli (protagonista anche negli ultimi anni di non poche produzioni) è stato scelto persino come location del videoclip di Sufjan Stevens, colonna sonora del film Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino.

Moda, cinema, pubblicità, ma anche food. Sì, perché persino i programmi di cucina hanno voluto Napoli. In principio, da oltreoceano, è stata la nota chef statunitense Giada De Laurentis (nipote di Dino e Silvana Mangano) che per la prima  stagione di Giada in Italy ha scelto la costiera Amalfitana (e Napoli) per il suo programma di cucina.

La nostra Benedetta Parodi ha invece ambientato alcune puntate a Napoli, portando persino i casting nell’emiciclo vanvitelliano di Piazza Dante, arrivando alla Sonrisa, più nota ormai come Castello delle Cerimonie, per una puntata speciale con il compianto Don Antonio.

Ultimo, solo in ordine cronologico, lo chef Damiano Carrara che, in coppia con Katia Follesa, ha inaugurato la prima edizione di Cake Star – Pasticcerie in sfida, in una puntata dove sono state le note bakery napoletane Carbone, Napolitano e Poppella a contendersi il titolo di miglior pasticceria della città.

Napoli sta vivendo un momento di grande fioritura, mostrando orgogliosamente al mondo la sua arte, la sua bellezza, la sua cultura.

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INTERNATTUALE

Lo spot Buondì Motta avveniristico come un’opera di Maurizio Cattelan

Ha suscitato molte polemiche in queste ore, sul web e non solo, lo spot Buondì Motta, in cui la mamma protagonista del promo “muore” colpita da un meteorite.

La scena è naturalmente surreale e ironica: una bambina chiede alla mamma una colazione che sia golosa e leggera, e la mamma, a metà tra un cartoon e il serial statunitense Desperate Housewives con tanto di perle al collo, le dice che non esiste, aggiungendo: “possa un asteroide colpirmi, se esiste!”. Immediata, come in tutte le farse, la caduta del masso satellitare che prende in pieno la donna, suscitando, almeno per me è stato così, l’ilarità dei telespettatori.

Uno spot semplice, se vogliamo banale, vagamente irriverente, efficace, benché non propriamente originale. Sì, perché la trovata meteorite, che apparentemente sembra lo sketch di una commedia all’italiana anni ’80, affonda le sue radici addirittura nell’arte contemporanea.

Già nel 1999 infatti il padovano Maurizio Cattelan, noto artista contemporaneo, aveva creato una scultura, a grandezza naturale, di Papa Giovanni Paolo II disteso a terra colpito proprio da un asteroide, intitolata La nona ora.

Maurizio Cattelan e l’opera “La nona ora”

Il papa indossa i paramenti sacri ed è presumibilmente colpito durante una processione. L’opera naturalmente suscitò non poche polemiche, e per rispetto dell’autorevole figura di Wojtyła, e per la dissacrazione dell’immagine della Chiesa che rappresentava. Tuttavia fu inclusa in una collettiva dal titolo, manco a dirlo, Apocalypse, ed esposta alla Royal Academy di Londra e successivamente a Varsavia.

Se a “morire” sotto il masso fosse stata una suocera impicciona, una nonna goffa, un marito stralunato, sarebbe stata più divertente perché deontologicamente corretta? O quella della mamma per noi italiani, spesso considerati proprio “mammoni” e “bamboccioni”, è ancora una figura troppo matronale per essere dissacrata, seppur senza alcun intento di oltraggio, nel goliardico spot di una merendina?

La critica si è spesso spesa a favore di quell’incompresa comicità italiana, del nostro cinema, di quell’avanguardia che ha rivalutato e in alcuni casi riabilitato i B movie che oggi sono considerati dei veri e propri cult. Eppure dimostriamo di essere un paese così retrogrado che si scandalizza ancora dinanzi ad una pubblicità avveniristica come questa che ha saputo invece catturare l’attenzione dello spettatore divertendo, e al tempo stesso promuovendo il prodotto, senza innescare l’effetto-noia che porta alla smania da zapping.

Questa polemica è paradossale se si considera che proprio in queste ore c’è un altro spot che ha suscitato le ire del web: sto parlando di Dolce&Gabbana The One, promo che vede protagonisti la bella Emilia Clarke e Kit Harington, noti volti del serial Il Trono di Spade, passeggiare per le strade di Napoli sulle note del brano del ’56 di Carosone, Tu vuo’ fa’ l’americano. A dire di molti l’Italia è sempre rappresentata con l’ormai usurato cliché pizza-mandolino, come un paesino folcloristico quanto antiprogressista degli anni ’50.

Ma alla luce di tanto clamore per il Buondì Motta, non c’è da stupirsi allora se siamo visti come provinciali un po’ naif e bigotti, rimasti fermi all’epoca dello spaghetti-western.

INTERNATTUALE

Il bellissimo spot di una compagnia araba contro il terrorismo

Non sono mai abbastanza i messaggi di pace in tempi di guerra come i nostri, e non sono mai troppi quelli che arrivano proprio là, dove non te lo aspetti. A far parlare molto di sé in queste ore lo spot di Zain Group, società di Telecomunicazioni nata in Kuwait nel 1983, che ha prodotto un advertisement contro la guerra.

Fatto in stile “operetta”, lo spot di circa tre minuti vede protagonista un kamikaze intento a testimoniare Allah facendosi esplodere con una cintura.

Immediata la risposta di musulmani che, intonando una canzone che si fa coro, dicono che Dio è soprattutto amore, e che se devono convincere l’altro ad abbracciare il proprio credo religioso che sia per pacifico convincimento e non per costrizione.

Uno spot che aiuta a riflettere, e mostra un islam non necessariamente violento e estremista come lo immaginiamo erroneamente tutti, ma composto da una comunità aperta al dialogo e pronta ad accettare la diversità religiosa.

Bellissimo lo slogan principale che incita a pregare e diffondere la propria religione per AMORE e non per terrore.

Ecco il video completo:

TELEVISIONE

Ecco la storia dietro lo spot TIM che sta facendo impazzire l’Italia

spot-tim-justsomemotion-parov-stelar-all-night-pubblicita-video-2017-internettualeDallo scorso gennaio il nuovo spot TIM sta facendo impazzire l’Italia. Merito di una coreografia irresistibile e di un brioso brano orecchiabile, a metà tra dance, pop e jazz. Gli italiani stanno scoprendo solo adesso All night di Pavor Stelar. Tanto rumore per nulla? Forse.

Sì, perché il jingle è una traccia di The Princess, album del 2012 dell’artista di un musicista austriaco, di cui non ha realizzato nemmeno un videoclip.

un frame del video di JustSomeMotion caricato su YouTube nel 2013
un frame del video di JustSomeMotion caricato su YouTube nel 2013

Il pezzo infatti è diventato virale in rete con un video del ballerino JustSomeMotion, lo stesso che, con grande fantasia, hanno ingaggiato i pubblicitari della TIM per ripetere la medesima identica coreografia (e anche la stessa ambientazione) caricata su YouTube nel 2013 dal ballerino e arrivata, ad oggi, a oltre 32milioni di visualizzazioni.

canzone-pubblicita-paco-rabanne-eau-my-gold-agosto-2014-internettualeMa il brano era già stato scoperto, già ai tempi con notevole ritardo, da un altro brand. Nel 2014 infatti Paco Robanne volle farne una soundtrack per l’AD della fragranza Eau My Gold, in cui una modella si immerge flessuosa in una coppa di champagne gigante. Ai tempi, complice forse, una campagna meno aggressiva e concentrata fondamentalmente nei soli periodi delle feste, nessuno l’aveva notato, ignorando il pezzo e una coreografia che già cominciava a macinare le prime visualizzazioni.

Oggi, invece, merito di una rotazione pubblicitaria continua, TIM sembra aver scoperto un nuovo talento musicale, ma soprattutto coreografico, riproponendo quegli stessi movimenti che tanto hanno attirato l’attenzione sul web e insegnandoci che la fama, al di là del talento, arriva a volte solo grazie a una pubblicità costante.

Ecco il video su YouTube del 2013:

lo spot Paco Robanne del 2014:

lo spot TIM di quest’anno:

ART NEWS, LIFESTYLE

Arts of Italy, la capsule collection di OVS per salvare il patrimonio italiano

Moda e arte da sempre dimorano fianco a fianco. Sin dalla notte dei tempi, il mondo sartoriale ha sempre guardato con occhio attento alla pittura, scultura e, sì, talvolta addirittura all’architettura. Stilisti e designer si sono lasciati ispirare negli anni dal mondo dell’arte, diventandone parte e, al contempo, (nuova) espressione. Lo sapevano bene le Sorelle Fontana negli anni ’50, antesignane del fashion che per la loro prima collezione avevano trovato linfa vitale in colori e forme dell’arte rinascimentale. Ispirando negli anni a venire altri creatori della moda internazionale. Ultimo nome ad aggiungersi ai cultori dell’arte è il marchio italiano OVS, che ha ideato e creato una capsule collection, con la supervisione di Davide Rampello, il quale insieme al suo team ha selezionato le opere cui ispirarsi per questa linea a sostegno dell’iniziativa Arts of Italy. Un progetto di sensibilizzazione e tutela del patrimonio artistico del nostro paese e della sua valorizzazione.

Il brand, reinterpretando alcuni capolavori musivi italiani, ha creato nuove texture, forme e stampe alla moda, certo, ma dal sapore classico. E così i mosaici della Cattedrale di Salerno si trasformano in motivo policromo per gonne e abiti ondeggianti, o rosone in pietra della Chiesa di San Pietro di Tuscania diventa la trama di un raffinato pizzo macramè. Una collezione per la donna, ma anche per l’uomo, con colori più caldi e meno vivaci della Casa romana di Spoleto, mentre le prospettive barocche della cupola di Sant’Ivo alla Sapienza di Roma si ripetono all’infinito sulle t-shirt dall’attitude street.

La collezione sarà messa in vendita dal prossimo 20 maggio solo in alcuni store selezionati del gruppo, mentre dal 19 sarà possibile acquistarla sul portale internet ovs.it

Parte del ricavato andrà a finanziare i restauri dei capolavori dell’arte italiana che l’hanno ispirata: «Il progetto Arts of Italy è nato dal desiderio di porgere un omaggio alla bellezza che incontriamo ogni giorno nelle piazze, nelle chiese, nei paesaggi italiani – ha detto Stefano Beraldo, amministratore delegato di OVS – L’idea di cercare spunti creativi nelle opere d’arte ha appassionato subito il nostro team di designer. Ho chiesto al mio amico Davide Rampello la supervisione artistica, per garantire un percorso di grande qualità».

A dare sostegno non solo alla campagna pubblicitaria, ma una vera e propria sensibilizzazione per l’arte, alcuni volti noti del mondo del cinema, della letteratura, dell’arte contemporanea, della moda catturati dall’obiettivo di Pierpaolo Ferrari: dalla scrittrice Chiara Gamberale all’attrice Margareth Madé, dal critico Achille Bonito Oliva alla stilista Marta Ferri, passando per il compositore Giovanni Allevi che dirigerà in anteprima mondiale la sua cantata sacra “Sotto lo stesso cielo” per soli, coro e orchestra, in un concerto speciale per lanciare il progetto Arts of Italy il prossimo 4 maggio all’Auditorium di Milano, portando sul palcoscenico oltre 100 musicisti.

Ma il progetto si fa anche social, permettendo di farne parte con l’hashtag #OVSArtsOfItaly e un videocontest: chiunque infatti potrà girare un filmato che racconti la “sua” bellezza italiana.

I primi tre classificati, selezionati da una giuria di esperti, tra cui anche Davide Rampello, Gaetano Pesce e Achille Bonito Oliva, riceveranno un premio in denaro e vedranno il loro cortometraggio proiettato in occasione della prossima edizione della Mostra del cinema di Venezia. Successivamente, attraverso un’operazione di crowdfunding fino alla fine dell’anno, si raccoglieranno fondi destinati a recuperare, restaurare, valorizzare le opere raccontate nei video.