ART NEWS, INTERNATTUALE

Tutti pazzi per Napoli: dagli spot al cinema, ecco tutte le produzioni in città

È vero, ne ho parlato più volte, ma quando un fenomeno si ripete con così tanta continuità, significa che sta davvero succedendo qualcosa. Napoli, da qualche anno, sta vivendo un momento di grande fioritura mediatica: servizi fotografici, spot televisivi, cinema, fiction, e chi più ne ha più ne metta. Mai come negli ultimi anni c’è stata una così alta concentrazione per il capoluogo di partenope, che ha felicemente fatto da sfondo ad importanti prodotti italiani e, addirittura, internazionali.

Merito probabilmente di quel suo folclore che la rende tanto singolare e diversa dalle altre città del Bel Paese, eppure allo stesso tempo così riconoscibile agli occhi di tutto il mondo che la guarda con meraviglia e stupore.

Dai film d’autore alle commedie, dalla lunga serialità alla réclame, passando per gli shooting di riviste patinate sono tanti i luoghi di Napoli che stanno (ri)emergendo, trovando quella popolarità che dai Fratelli Lumière a Ferzan Özpetek, che lo scorso anno ha girato Napoli Velata, continua ad affascinare con i suoi castelli, le coste, i colori tipici della nostra terra.

Se la maison Dolce&Gabbana ha scelto il capoluogo campano per festeggiare il suo trentennale, quest’anno Domenico Dolce e Stefano Gabbana ritornano con il promo The art of seduction (L’arte della seduzione) per consolidare un sodalizio artistico iniziato ufficialmente con le celebrazioni del 2016, ma che già agli inizi degli anni 2000 aveva portato i due stilisti italiani a scegliere i faraglioni di Capri quale location d’eccezione per lo spot della fragranza Light Blue.

È il Parco della Gaiola il luogo deputato a rappresentare lo spirito della casa di moda, e l’allure di quell’italianità esportato da due stilisti in tutto il mondo.

Qualche anno fa invece è stata la volta delle produzioni RAI, che hanno portato in città I Bastardi di Pizzofalcone (serie tratta dagli omonimi romanzi di Maurizio De Giovanni), la fiction Sirene (sceneggiata da Ivan Cotroneo), Non dirlo al mio capo con Lino Guanciale e Vanessa Incontrada.

Sul fronte internazionale anche la nota serie Sense8, prodotta da Netflix, lo scorso anno aveva scelto Napoli per la sua seconda stagione.

Ma non sono soltanto gli scenari da cartolina di Napoli, quelli che affascinano il grande pubblico: giunta alla sua quarta stagione (ancora in produzione), la serie crime Gomorra, in onda dal 2014, ha fatto conoscere ai più anche la periferia di Napoli, Scampia, e le Vele sfondo delle faide camorristiche del clan dei Savastano, mentre sulle reti di stato è stata portata sugli schermi La cattura di Zagaria, capo clan dei Casalesi, nella seconda stagione di Sotto copertura con Alessandro Preziosi.

Poche settimane fa è stato il regista Alessandro D’Alatri a portare in TV la storia di Angela, figlia di un boss di Secondigliano, che coltiva il sogno di ballare, nel film In punta di piedi.

In queste settimane (e ve ne ho ampiamente parlato anche su instagram) il regista Saverio Costanzo sta girando la serie L’Amica Geniale, tratta dall’omonimo romanzo di Elena Ferrante, che ha portato per le strade e i vicoli di Napoli auto d’epoca e Lambrette.

Più di recente è stato Gianni Amelio a girare il premiatissimo La Tenerezza con Elio Germano e Micaela Ramazzotti, mentre ha voluto l’isola d’Ischia (che ritornerà anche in L’Amica Geniale) il regista Gabriele Muccino per A casa tutti bene, film corale che ha portato in città i più importanti attori del panorama cinematografico italiano contemporaneo.

Non solo D&G. Anche la maison del compianto Hubert de Givenchy aveva scelto Napoli e i suoi scorci per un spot pubblicitario e alcuni servizi promozionali del marchio, che aveva voluto le luci e le ombre dei vicoli del centro storico.

Ma non è solo il patinato mondo della moda che ha scelto Napoli. Marchi come CRAI e Ferrero Rocher, hanno scelto (tra le tante) anche la città di Napoli, il lungomare e le sue piazze monumentali, per ambientare i loro spot, in una dicotomia nord/sud che bene ne ha enfatizzato le sue bellezze.

Pochi giorni fa vi ho invece parlato di Carpisa e del suo bellissimo spot ambientato nel Chiostro di Santa Chiara con il Premio Oscar spagnolo Penelope Cruz.

Sempre nel 2016 anche il divulgatore Alberto Angela ha scelto Napoli quale protagonista di una puntata del suo noto programma Ulisse – Il piacere della scoperta, parlando delle sue bellezze e dei suoi misteri, realizzando un record di oltre due milioni di telespettatori nella prima serata di RaiTre.

Ed è proprio l’arte e la cultura napoletana la protagonista di questo primo trimestre del 2018: il Museo Archeologico Nazionale di Napoli (protagonista anche negli ultimi anni di non poche produzioni) è stato scelto persino come location del videoclip di Sufjan Stevens, colonna sonora del film Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino.

Moda, cinema, pubblicità, ma anche food. Sì, perché persino i programmi di cucina hanno voluto Napoli. In principio, da oltreoceano, è stata la nota chef statunitense Giada De Laurentis (nipote di Dino e Silvana Mangano) che per la prima  stagione di Giada in Italy ha scelto la costiera Amalfitana (e Napoli) per il suo programma di cucina.

La nostra Benedetta Parodi ha invece ambientato alcune puntate a Napoli, portando persino i casting nell’emiciclo vanvitelliano di Piazza Dante, arrivando alla Sonrisa, più nota ormai come Castello delle Cerimonie, per una puntata speciale con il compianto Don Antonio.

Ultimo, solo in ordine cronologico, lo chef Damiano Carrara che, in coppia con Katia Follesa, ha inaugurato la prima edizione di Cake Star – Pasticcerie in sfida, in una puntata dove sono state le note bakery napoletane Carbone, Napolitano e Poppella a contendersi il titolo di miglior pasticceria della città.

Napoli sta vivendo un momento di grande fioritura, mostrando orgogliosamente al mondo la sua arte, la sua bellezza, la sua cultura.

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CINEMA

I David di Donatello parlano napoletano. Boom di nomination per Napoli

David di Donatello, gli Oscar del cinema italiano, quest’anno parlano napoletano. C’è molto della mia città nella cerimonia che Carlo Conti ha riportato nella prima serata di raiuno. E sono particolarmente orgoglioso di sapere che per il ritorno sulle reti di Stato di questi prestigiosi awards italiani ci sia molto di una città, Napoli, che negli ultimi anni tanto si è data, e si sta dando, alla fiction e, soprattutto, al cinema del nostro Paese, con produzioni importanti come I Bastardi di PizzofalconeSireneIn punta di piedi (visto di recente), ma anche Napoli Velata di Ozpetek, che tanto ha colto del centro storico, con un thriller sospeso tra credenza popolare e esoterismo. Ed è proprio il film del regista turco-italiano uno dei film che ha conquistato il maggior numero di nomination. Sono ben 11 le statuette che potrebbe portare a casa, tra cui miglior regia, migliori attori protagonisti, per Giovanna Mezzogiorno (attrice tra l’altro napoletana) e Alessandro Borghi, e non protagonisti.

Alessandro Borghi in Napoli velata (2017)

A detenere il record di candidature è però Ammore e Malavita con Serena Rossi, per la regia di Manetti Bros, che ha collezionato ben 15 nomination, tra cui quella di miglior film dell’anno.

Nomination a miglior film anche a La Tenerezza, il film che il regista Gianni Amelio ha ambientato (manco a dirlo) a Napoli, con Micaela Ramazzotti e Elio Germano.

Tanti anche gli attori partenopei che si sono aggiudicati una candidatura quest’anno: dalla già citata Giovanna Mezzogiorno a Peppe Barra, passando per Carlo Buccirosso e Valeria Golino.

Gatta Cenerentola (2017) – locandina

Non poteva mancare Gatta Cenerentola, il cartoon-musicale tutto napoletano, che ha sapientemente riletto la favola di Giambattista Basile, ispirandosi all’opera teatrale di Roberto De Simone, in gara tra l’altro agli Oscar 2018 del 4 marzo come miglior film d’animazione.

Bene anche per musicisti e compositori, le cui colonne sonore hanno ottenuto delle candidature, tra le quali quella di Pasquale Catalano per Napoli VelataAntonio Fresa per Gatta Cenerentola.

Un’edizione, questa, che vede la presenza dei partenopei anche nelle categorie tecniche, quelle dedicate agli addetti ai lavori, tra cui quella per i migliori costumi di Daniela Salernitano.

È un bel riconoscimento, non solo cinematografico, per il lavoro dei partenopei che hanno dimostrato e continuano a dimostrare di essere altamente competitivi e poter offrire tanto non solo sul piano nazionale, ma anche sul fronte internazionale portando un po’ di quella cultura, squisitamente partenopea, nel dorato mondo di Hollywood.

Intenso e misterioso, Napoli Velata potrebbe rivelare non poche sorprese, con un cast che ha sapientemente incarnato un’oscura borghesia napoletana, e i colori, i suoi e le tradizioni della città che ha fatto da sfondo a questo thriller.

Più intimo e psicologico La Tenerezza (in cui recita tra l’altro proprio Giovanna Mezzogiorno) che affronta un non facile rapporto padre-figlia in una Napoli che invece sembra appena abbozzata.

Mentre Gatta Cenerentola ha dimostrato che i produttori partenopei non hanno nulla da invidiare nemmeno a Walt Disney.

Ammore e Malavita è senza dubbio il film che con il suo en plein di nomination e consensi potrebbe portare a casa, e a Napoli, il maggior numero di statuette. Ma per scoprirlo dobbiamo attendere ancora fino al prossimo 21 marzo, giorno di primavera, quando potremo vedere la cerimonia di consegna dei premi in diretta su raiuno.

ART NEWS, LIFESTYLE

La “rivoluzionaria” prima di Andrea Chénier alla Scala il 7 dicembre a Milano

Dopo il Duomo, il secondo simbolo di Milano è senza dubbio il Teatro Alla Scala. Inaugurato il 3 agosto del 1778, ha preso il nome dalla Chiesa di Santa Maria Alla Scala che fu demolita per far posto a quello che divenne il Nuovo Regio Ducal Teatro alla Scala.

È impossibile andare a Milano e non passare davanti a questo teatro, sognando di vedere un’opera o, ancor di più, di andare alla prima il 7 dicembre, giorno in cui il capoluogo lombardo festeggia Sant’Ambrogio, inaugurando la nuova stagione.

Ho già parlato qui della stagione teatrale 2017/2018, ma la prima di quest’anno si preannuncia già “rivoluzionaria”. Rivoluzionaria innanzitutto per l’opera che è stata scelta per aprire la stagione operistica, l’Andrea Chénier di Umberto Giordano, con la direzione di Riccardo Chailly e la regia di Mario Martone, che racconta gli anni della rivoluzione francese e del terrore.

la soprano Anna Netrebko e il tenore Yusif Eyvazov

Ad interpretare i protagonisti Maddalena di Coigny e Andrea Chénier ci sono Anna Netrebko e il marito Yusif Eyvazov, che ben sapranno imprimere il loro amore e la loro passione nei personaggi che interpretano e cui daranno corpo e voce. È la prima volta che una coppia nella vita recita anche sul palcoscenico.

Se per Anna Netrebko è la prima volta in coppia con suo marito, questa non è la sua prima scaligera, e ritorna sul palcoscenico del famoso teatro milanese dopo il grande successo del 7 dicembre del 2015 con Giovanna D’Arco.

Per Yusif Eyvazof invece è la prima “prima” alla Scala: «Grande emozione, grande responsabilità. Paura tanta! Per me ancora più emozionante è recitare e cantare con mia moglie. C’è più complicità, l’amore è vero, il bacio è vero. Più di così?» ha detto in merito a questo suo debutto.

Le scene di Margherita Palli, i costumi di Ursula Parzak, le luci di Pasquale Mari, la coreografia di Daniela Schiavone.

Tra le curiosità di questa messa in opera la ghigliottina, usata già dal regista Martone nel film Noi Credevamo.

Rivoluzionaria è considerata anche l’opera di Giordano, presentata per la prima volta nel 1896 con un linguaggio assolutamente innovativo ai tempi che tanto si rifà anche ai nostri Verdi e Puccini.

Andrea Chénier alla Scala, foto dalle prove

Un’altra rivoluzione quest’anno è quella della RAI. La TV di Stato, dopo il successo dello scorso anno con Madama Butterfly vista in media da 2milioni 650 mila spettatori, ha deciso di trasmettere la prima su RAI1 a cura di Rai Cultura della Rete 1. La messa in onda vedrà la conduzione di Milly Carlucci e Antonio Di Bella, grazie ad una diretta che vedrà il dispiego di ben 12 telecamere in alta definizione, 40 microfoni tra la buca dell’orchestra e il palcoscenico, 20 radiomicrofoni per i solisti e il coro. Imponente lo staff di oltre 50 persone, tra cameramen, microfonisti e tecnici per le tre ore di trasmissione.

Ma queste non sono le sole rivoluzioni. Per espressa volontà di Chailly non ci saranno né interruzioni, né applausi al termine delle sei arie dell’opera: «Ma non perché l’ho voluto io – dice il Maestro – Io sono solo portatore della volontà di Giordano. E ho chiesto che l’opera venga eseguita come tale, per sottolineare la bellezza di una continuità assoluta».

ART NEWS, TELEVISIONE

Sirene: i luoghi a Napoli dove è stata girata la fiction di raiuno

Tra malintesi, magie e risate, andrà in onda questa sera la prima puntata di Sirene, nuova fiction rai che terrà compagnia i telespettatori di raiuno ancora per altre cinque serate. Le sirene Yara, Marica, Irene e Daria sono arrivate sulla terraferma alla ricerca di Ares, ultimo dei tritoni, promesso sposo di Yara, scappato dai fondali marini per fuggire il dispotismo della fidanzata e rifarsi una nuova vita da essere umano.

A fare da sfondo a questa serie ideata da Ivan Cotroneo, Napoli, città delle sirene per antonomasia, i cui natali sarebbero dati, secondo la leggenda, proprio dalla morte della mitica sirena Partenope.

E quella che vediamo è una Napoli da cartolina, che si presenta al pubblico della prima rete di stato in tutto il suo splendore: solare, positiva, ma al tempo stesso folcloristica e colorata, diversa dai temi cupi con cui viene spesso raccontata in serie poliziesche o di camorra.

Tanti gli scenari da cartolina che avrete sicuramente riconosciuto, dal Maschio Angioino a Castel dell’Ovo, dal Lungomare Caracciolo (dove Yara incontra per la prima volta Salvatore) ai tanti vicoli della città, ma anche Piazza del Gesù e il suo obelisco dedicato all’Immacolata, la Chiesa del Gesù Nuovo e i suoi diamanti in pietra e la Chiesa di Santa Chiara.

Ma per chi non è napoletano o non è mai venuto a Napoli, sarà stato difficile riconoscere alcuni angoli e luoghi meno noti, e allora eccoli, per chi ama il turismo cinematografico a caccia di set e della suggestione che solo il piccolo e grande schermo sanno farci provare.

Luca Argentero all’interno della stazione della Linea1 Toledo

Progettata dall’architetto spagnolo Óscar Tusquets, la stazione della metropolitana di Toledo è stata definita da molti giornali la stazione più bella d’Europa. La sua architettura è un inno al mare e, naturalmente, alla città di Napoli, caratterizzata dai colori della terra che cedono il posto a quelli marini, seguendo l’esatto livello del mare, quasi a fare immergere virtualmente il viaggiatore nelle acque della città di Partenope. È in questa stazione che Salvatore lascia la prima di tante ragazze.

Piazza Bellini, Napoli (alle spalle l’odierna Biblioteca Brau della Federico II)

I suoi alunni di Pallavolo invece lo aspettano in Piazza Bellini. Benché non sia particolarmente nota, questa piazza è apparsa anche in film come Matrimonio all’Italiana del 1964, con Sofia Loren e Marcello Mastroianni. Il palazzo

Piazza Bellini, dal film Matrimonio all’Italiana del 1964 con Sofia Loren

rosso che s’intravede con il suo monumentale scalone è Complesso di Sant’Antonio delle Monache a Port’Alba struttura conventuale XVI secolo, oggi sede della Biblioteca della Facoltà di Lettere della Federico II. Quello che nella serie è il suo interno, in realtà è invece è

Luca Argentero, nel portico del Chiostro di San Marcellino a Napoli

l’interno di un’altra struttura: il Chiostro dei Santi Marcellino e Festo, datato 1565, i cui ambienti si dividono tra la sede del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università Federico II e quella del Museo di Paleontologia di Napoli e i rispettivi musei universitari, di cui ho anche parlato in precedenza.

cortile/palestra del Liceo Vittorio Emanuele II a Napoli

La palestra dove invece si allenano i ragazzi è la palestra all’aperto del Liceo Classico Vittorio Emanuele II, il cui emiciclo costituisce la ben più notta Piazza Dante.

le quattro protagoniste in Via Calabritto a Napoli

Sbarcate a Napoli, le quattro sirene passeggiano per le Via Calabritto/Piazza dei Martiri, centro nevralgico dello shopping di lusso, dove si trova la boutique dove le quattro entrano.

una sala del MANN, Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Nella serie vedremo anche il Museo Archeologico Nazionale di Napoli che, con questa, raggiunge (per ora) quota tre nelle produzioni che l’hanno scelto come set: già Ferzan Ozpetek infatti ha girato questa estate delle scene per Napoli Velata, mentre Michael Hoffman e Kevin Spacey vi hanno girato qualche settimana fa alcune scene del film Netflix su Gore Vidal.

la veduta di Villa Rocca Matilde/Villa Lauro, sulla collina di Posillipo a Napoli

La casa di Salvatore (Luca Argentero), nella quale avrebbe realizzato un B&B, è invece Villa Rocca Matilde, storica dimora ottocentesca sulla collina di Posillipo, a strapiombo sul mare, che nel marzo del 1882 ospitò tra gli altri Giuseppe Garibaldi e la sua famiglia. Ultimo proprietario fu Achille Lauro, che diede il suo nome alla magione che è appunto conosciuta anche come Villa Lauro.

Valentina Bellè all’interno del Teatro San Carlo di Napoli

Non mancherà il Museo di Capodimonte e le sue colorate sale e il Teatro San Carlo. Insomma, se le sirene secondo Omero incantavano gli uomini con il loro canto, sono decisamente state conquistate da Napoli, dalla sua storia, dalla sua bellezza.

TELEVISIONE

Napoli protagonista di “Sirene”, dal 26 ottobre alle 21.10 su raiuno

Valentina Bellè, interprete della Sirena Yara

Andrà in onda domani, giovedì 26 ottobre, nella prima serata di RaiUno, la fiction Sirene. E me ne sentirete parlare spesso, non solo perché è uno dei pochi soggetti fantasy che finisce prepotentemente nella prima serata della prima rete di stato, ma anche perché è completamente ambientato a Napoli, la mia città, e allora, se vorrete (e potete anche scrivere o commentare in seguito) vi svelerò anche quali sono i luoghi in cui è stata girata, per scoprire l’arte e i luoghi dietro la storia.

Ma andiamo con ordine.

La fiction è stata scritta da Ivan Cotroneo, sceneggiatore e regista napoletano, che molti conoscono per la sua collaborazione con Ozpetek (ha realizzato Mine Vaganti) e per i successi di Tutti pazzi per Amore, Una grande famiglia e Un’altra vita.

La storia è quella di quattro sirene che giungono a Napoli per ritrovare l’ultimo dei tritoni che, a quanto pare, è sbarcato proprio nel golfo del capoluogo partenopeo. Da qui tutta una serie di tragicomiche avventure che coinvolgono le protagoniste di questa serie in sei puntate.

Maria Pia Calzone, nella serie interpreta la sirena Marica

Loro sono Valentina Bellè, Maria Pia Calzone, Denise Tanucci e Rosy Franzese, madri, figlie, sorelle che partono unite alla conquista della terraferma. Ad aspettarle ci sarà il sorriso travolgente di Luca Argentero e degli umani di cui diffidano.

Ma la serie vede anche la partecipazione straordinaria di Ornella Muti, nelle vesti di zia Ingrid, Sirena Regina pluricentenaria scappata da Napoli per Miami ma che ritornerà in aiuto della nipote.

E quale ambientazione migliore se non Napoli, città della mitica sirena Partenope? Con le sue strade, i suoi monumenti e il suo riconoscibilissimo profilo si fa perfetta di interprete silenziosa di stati d’animo e rocambolesche avventure.

Nell’episodio di domani sera, la bella Valentina Bellè, che interpreta la sirena Yara, abbandona il mare per andare alla ricerca di Ares, ultimo tritone del Mediterraneo nonché suo promesso sposo che, stanco del carattere dispotico della fidanzata, si rifugia a Napoli e diventa famoso come nuotatore in una squadra di pallavolo di serie B di nome Gegè De Simone. È a lui che è affidata la prosecuzione della specie.

Arrivata a Napoli, Yara si imbatte invece per caso in Salvatore (Luca Argentero) giovane di bell’aspetto molto corteggiato dalle ragazze, ma che non ha mai conosciuto il vero amore. Sarà lui l’inconsapevole guida di questo strambo mondo degli umani.

Sì, perché la serie è un omaggio a classici come Splash – una Sirena a Manatthan, e proprio come nel film di Ron Howard del 1984, fuori dall’acqua le sirene hanno gambe come donne normali, che ritornano code di pesce a contatto con l’acqua.

Una storia, questa, che attraverso il fantastico parla anche di diversità, nell’accezione più ampia del termine, e che riflette una società : «L’idea di Sirene nasce dalla volontà di raccontare il nostro quotidiano (amori, avventure, amicizie, fissazioni e manie, ma anche discriminazioni e paure) con occhi “altri”, cioè con lo sguardo di qualcuno che potesse conoscere poco o nulla di noi umani – ha detto Cotroneo – Per parlare di differenze e di inclusione, di rispetto dell’altro e di quanto in definitiva si possa veramente amare chi è diverso da te, così diverso da respirare con le branchie invece che con i polmoni».

TELEVISIONE

Sirene, da novembre su raiuno la nuova fiction ambientata a Napoli

Si intitola Sirene, ed è la nuova fiction su cui la rai punta tutto. Lo sceneggiato è un fantasy intriso di mistero, che si distacca dai soliti drammi e saghe familiari cui siamo abituati, e ci porta in un genere e una tematica decisamente inedite per una produzione della TV di Stato.

Dopo Non dirlo al mio capo, dove era uno scenario appena accennato, e I Bastardi di Pizzofalcone, in cui invece era una silenziosa protagonista, sono davvero molto felice che a fare ancora una volta da sfondo a quello che possiamo definire un vero e proprio “esperimento” della televisione sarà la città di Napoli.

E quale città migliore, se non quella della mitica Sirena Partenope per questa produzione? Secondo una leggenda di origine greca, infatti, quella che sarebbe stata la più bella sirena del golfo avrebbe trovato la morte dove oggi sorge il Castel dell’Ovo, intravisto tra l’altro nel teaser in questi giorni.

Sirene, dal sito Cross Production

La trama ruoterà intorno alla sparizione di un tritone, ultimo esemplare di maschio in una società di sirene per lo più matriarcale. Alla sua ricerca partiranno la promessa sposa Yara, insieme alla madre e a due sorelle. Sbarcheranno a Napoli, e si lasceranno conquistare dagli esseri umani.

Molto interessante il cast, che vede tra i protagonisti anche Luca Argentero e Ornella Muti, ma tanti volti noti come l’attore Massimiliano Gallo, Maria Pia Calzone.

Protagonista la giovane Valentina Bellè, già Lucrezia nella discussa fiction I Medici.

«Esistono solo due posti sulla terra dove sirene e tritoni possono vivere, uno è New York, l’altro è… Napoli! Sirene è una commedia sentimentale in cui il mare e la terra vengono coinvolti nella battaglia più antica del mondo, quella tra maschi e femmine. Le sirene sono arrivate sulla terra per dare un futuro alla propria specie e incantare gli uomini con la propria magia, ma saranno i maschi napoletani in realtà a conquistarle con la loro passionalità» è con queste parole che la Cross Production presenta la serie sceneggiata da Ivan Cotroneo e Monica Rametta.

Dodici episodi da cinquanta minuti ciascuno, per la regia di un altro napoletano, Davide Marengo, che ci terranno compagnia nella prima serata di RaiUno a partire, secondo tvserial.it, dal prossimo 21 novembre.

MUSICA, TELEVISIONE

Ecco com’è andata la prima serata di Sanremo 2017

Il Festival di Sanremo è uno dei pochi fenomeni di costume del nostro paese al pari della notte degli Oscar per gli Stati Uniti. Dopo un periodo buio, la kermesse della canzone italiana è ritornata in auge anche tra quella fetta di pubblico più difficile da conquistare, i giovani, che sembrano apprezzare sempre più quello che per molti addetti ai lavori è una vera e propria “liturgia televisiva”. Merito dei talent, che ogni anno sfornano vincitori e potenziali nuovi concorrenti, merito, forse, anche dei social, che con quel senso di aggregazione e scherno si trasformano nel virtuale luogo di incontro dove (s)parlare e parodiare concorrenti, canzoni e conduttori.

Anche quest’anno Carlo Conti, giunto al suo terzo festival, ha cercato di imprimere la propria impronta sull’oltre mezzo secolo di tradizione festivaliera. Il noto conduttore televisivo ha infatti eliminato le storiche vallette. Se per le edizioni precedenti aveva voluto accanto a sé le vincitrici della gara, Arisa e Emma Marrone, e lo scorso anno ha invece scelto Rocío Muñoz Morales, quest’anno ha invece preferito una collega di prim’ordine e, anziché andare a rovistare nella fucina di talenti rai, ha scelto provocatoriamente prendere in prestito dalla rivale Mediaset Maria De Filippi.

Un matrimonio, questo, che sembra non funzionare, e che ha inconsciamente trasformato le oltre tre ore di diretta del festival in un surrogato di C’è posta per te, al punto che qualcuno (io per primo) ha lanciato su twitter l’hashtag #CeSanremoPerTe.

Maria De Filippi è un po’ ingessata nel suo ruolo di conduttrice defilata, avvezza ad una asettica presentazione dei protagonisti che, con le loro storie, animano i suoi programmi televisivi. Ad ogni artista il telespettatore a casa quasi si aspettava la consegna della posta con tanto di portalettere in bicicletta.

Durante la prima serata sono state presentati i primi undici brani, pochi per una serata che li ha spalmati tra promo contro il bullismo, encomi per le squadre di soccorso di terremoti e valanghe e qualche ospite. Il momento di maggior brio è arrivato dal cantante latino Ricky Martin, che in pochi minuti ha saputo condensare il meglio del suo repertorio facendo ballare tutti.

A cinquant’anni dalla sua morte, Tiziano Ferro, super ospite della serata, ha reso omaggio a Luigi Tenco, storpiando “Mi sono innamorato di te”, al punto da far dubitare se si trattasse di un ricordo musicale o un modo per far rivoltare nella tomba il compianto cantante scomparso nel 1967.

elodie-tutta-colpa-mia-sanremo-2017-prima-serata-internettualeTra le critiche più feroci del web quella alle sopracciglia di Elodie: troppo folte come quelle di Elio per alcuni, che dimenticano che è più facile trovare acqua su Marte che un bulbo pilifero nelle sopracciglia della Tatangelo. Ed è proprio Tutta colpa mia di Elodie uno dei migliori brani della serata, che ricorda, nell’interpretazione, un’intensità che ha ricordato a molti Mia Martini.

fiorella-mannoia-che-sia-benedetta-sanremo-2017-internettualeBellissimo il brano di Fiorella Mannoia, Che sia benedetta, scritto per lei da Amara in difesa dell’amore per la vita, che tuttavia mi ha ricordato un altro pezzo sanremese, Accidenti a te, che Fiordaliso portò sul palco dell’Ariston nel 2002, e quasi dispiace si questa assonanza che getta un’ombra su uno dei ritorni più attesi e sentiti di questa edizione.

L’amletica domanda della serata è senza dubbio stata per Al Bano, del quale forse non resterà la canzone, ma la curiosità di sapere se il brano è per l’ex moglie Romina Power o la sedicente compagna Loredana Lecciso.

Noioso il comico Maurizio Crozza che all’“applausi” in teatro richiedeva forse anche un “ridere” in sovrimpressione per capire davvero quando fosse il momento di farlo: battute politiche stantie e forzature che non sono riuscite nemmeno a strappare un semplice sorriso di simpatia o circostanza, facendoci rimpiangere il genio con cui Virginia Raffaeli ci ha piacevolmente intrattenuti lo scorso anno.

Insomma le idee geniali di Carlo stanno giungendo, è proprio il caso di dirlo, alla resa dei “Conti”, e forse per il presentatore de L’eredità è giunto il momento di abbandonare la nave e, prima che affondi, lasciare il ricordo di un’ultima traversata.

CINEMA, INTERNATTUALE

La vera storia del cane che ha ispirato il film “Hachiko”

Hachiko vero - internettualeÈ probabilmente uno dei più noti film di Richard Gere e senza dubbio uno delle più commoventi pellicole della storia del cinema. Stiamo parlando di Hachiko, film del 2009 che narra la storia del Professor Parker Wilson, docente di musica, che adotta un cucciolo di shiba inu trovato per caso in stazione nonostante il parere contrario di sua moglie. L’uomo instaura con il cane un legame profondo, al punto che il cane aspetterà ogni giorno il suo padrone alla stazione di ritorno da lavoro, cosa che continuerà a fare anche dopo la morte di quest’ultimo per ben nove anni, fino alla sua morte. Commuovendo il mondo e attirando l’attenzione dei media.

Il film con l’attore di Pretty Woman, si ispira in realtà sì ad una storia vera, ma successa in Giappone. Il vero Hachikō, era infatti un cane di razza Akita, molto simile a quella del film che, come il suo omologo cinematografico, è diventato molto famoso negli anni ’30 per la sua straordinaria fedeltà al professor Hidesaburō Ueno, continuando ad aspettarlo alla stazione di Shibuya, a Tokyo, dove il professore si recava per andare a lavoro e dove, come nella pellicola, continuò a recarsi, aspettandolo invano, anche dopo la sua morte per nove anni.

La sua storia aveva già ispirato ai tempi libri e film, e la sua presenza in stazione divenne un simbolo di fedeltà e lealtà, al punto da tributargli, alla sua morte, una statua, fusa durante la seconda guerra mondiale e rifatta nuovamente, visibile ancora oggi.

hachiko statua giappone - internettualeLa scultura fu realizzata nel 1934 da Teru Andu, che dedicò all’animale una statua di bronzo con le sue sembianze, mentre un’altra fu posta nella stazione di Ōdate, alla cui inaugurazione era presente anche il cane.

Il nome del cane deriva dalla parola giapponese Hachi, che significa letteralmente otto, numero considerato beneaugurale. Il suffisso è una sorta di vezzeggiativo. Il cane era anche conosciuto con il nome di Chūken Hachikō, letteralmente fedele Hachikō.

Hachiko morì, profeticamente, proprio il giorno 8, nel marzo del 1934. Il cane, affetto di filariarsi, aveva undici anni al momento della morte. Il suo corpo fu trovato in una stradina nei pressi di quella stazione dove continuò ad attendere il suo padrone.

La notizia ebbe molta eco tra la comunità nipponica, commossa e dispiaciuta per quella triste storia senza un lieto fine, ottenendo addirittura le prime pagine delle testate dell’epoca e indicendo un giorno di lutto nazionale per commemorarlo, e ricordare così questa fedeltà che ha superato persino il confine della morte.

Hachiko_funeral - internettuale

MUSICA, TELEVISIONE

Laura Pausini, tre prime serate su raiuno e di Sanremo dice: «Mi piacerebbe»

Laura Pausini non è più la timida ragazza di Solarolo, che, con una giacca troppo grande per la sua età e i suoi sogni, vinceva il Festival di Sanremo nel ’93. Laura Pausini è oggi una donna matura e sicura di sé, che non rinuncia alle cose cui tiene davvero, come la figlia Paola, avuta dopo una lunga, forse insperata, attesa, come quella carriera, oggi ventennale, uguale a nessun’altra, che l’ha portata in giro per il mondo, proprio lei, unica italiana di un paesello che è oggi star cosmopolita. Lo dimostra la sua musica, quella di Simili, diversa dagli esordi, a metà strada tra ballad e danze caraibiche, strizzando l’occhio al mercato, quello latino, che per primo l’ha scoperta.  Lo dimostrano anche le sue ospitate in televisione, quella spagnola, dove la cantante si diverte nello scoprire nuovi talenti come coach/giudice dei talent più in voga, con fare da diva un po’ stylish.

Adesso Laura è pronta a ritornare in televisione, quella italiana questa volta, quella di quel suo paese che ha avuto bisogno del suo successo all’estero per riscoprirla anche in patria. Era successo lo scorso anno per una sola serata per celebrare vent’anni di una meravigliosa carriera, succederà da domani sera, 1 aprile, per tre prime serate in diretta su RaiUno. Ma questa volta non sarà un One Woman Show, insieme a Laura c’è lei, Paola Cortellesi, attrice e comica, vero cavallo di razza della televisione e del grande schermo, per un Two Women Show. Tanti gli ospiti e le sorprese per uno spettacolo che vuole ricordare i grandi varietà italiani del passato, quelli di Mina e di Raffaella Carrà negli anni ’70, quelli di Milleluci e Fantastico.

Tanti gli ospiti della prima puntata da Andrea Bocelli a Marco Mengoni, da Noemi a Raoul Bova, passando per Fabio De Luigi e, dice il direttore artistico Giampiero Solari, “una grande sorpresa”: «Ospiti che non si limiteranno a fare promozione ma si metteranno in gioco con noi» dicono le due padrone di casa, per uno spettacolo ricco di sketch, monologhi, performance, (s)punti di riflessione.

E su di una possibile conduzione di quel Festival che l’ha vista trionfare vent’anni fa la Pausini dice: «Mi piacerebbe, ma penso che sia molto impegnativo per le critiche che si ricevono. Io non reggo molto quelle assurde o inventate, poi vado nei social network e rispondo».

INTERNATTUALE, MUSICA

Lo straordinario discorso di Ezio Bosso a Sanremo 2016: «La musica come la vita si può fare in un solo modo, insieme»

Ezio Bosso, torinese, classe 1971, è un pianista, compositore e direttore d’orchestra italiano affetto da SLA, Sclerosi laterale amiotrofica, che lo costringe in carrozzina, ad una disarticolazione motoria e difficoltà verbale. Malattia che, nonostante tutto, non gli ha impedito di affermarsi come musicista in tutto il mondo, portando la sua musica nei teatri più importanti, o firmare colonne sonore per registi come Gabriele Salvatores.

Ieri Bosso è stato invitato sul palco dell’Ariston da Carlo Conti quale ospite della seconda serata del Festival di Sanremo: «Quando ero ragazzino – dice il pianista con grande emozione – tutti i giorni, io andavo al conservatorio, e una signora mi diceva “aspetto di vederti a Sanremo!” e io le dicevo “Signora, NO. Io non canto”. Magari adesso lì che dice “l’avevo detto!”».

Il mondo ha bisogno di musica, lo incalza Carlo Conti, dando il là, è il caso di dirlo, a Bosso, per un discorso che ha letteralmente commosso gli italiani: «La musica siamo noi – dice il pianista con una gioia nel cuore e gli occhi che gli brillano – la musica è una fortuna che condividiamo. Noi mettiamo le mani, ma ci insegna la cosa più importante che esiste, ascoltare. La musica è una vera magia, infatti, sapete che non a caso i direttori hanno la bacchetta, come i maghi».

Ci mette passione Ezio in quelle parole che pronuncia con difficoltà e con tutta la voglia di testimoniare l’amore per la vita: «La musica mi ha dato il dono dell’ubiquità – prosegue, raccontando il prodigio delle sette note – perché la musica che ho scritto è a Londra e la fa un bravo direttore con il balletto più importante del mondo e io sono anche qui. La musica è una fortuna, e soprattutto, come diceva il grande maestro Claudio Abbado, è la nostra vera terapia».

Il suo primo album, uscito da qualche mese, si intitola La Dodicesima Stanza, perché, secondo una antica teoria, dodici sono le stanze della nostra vita: «Se noi uomini siamo brutti perché tendiamo a dare per scontato le cose belle – dice in merito a questo lavoro discografico – le stanze sono una cosa che abbiamo inventato noi, per proteggerci, gli diamo nomi, numeri… ce l’abbiamo tutti una stanza che non ci piace, in cui entriamo. Il nome originale della canzone è la “stanza” perché i trovatori non facevano canzoni, ma stanze» dice il compositore, scherzando anche sulla parentesi “SuperQuark”, con quell’umorismo di chi ha sete di vita.

«A me piace curiosare ed esplorare quello che diamo per scontato – dice – e ho trovato questa cosa bellissima. Io ho iniziato, succede a tanti che hanno… [riferendosi all’introspezione dovuta alla malattia] ma a tutti. Dentro o fuori, una stanza che è buia, è cupa, è piccola. E lì ho incontrato questa teoria che dice che noi non siamo una linea [piatta, ndr] ma siamo dodici stanze. Nell’ultima, che non è ultima, perché si cambiano, ricordiamo la prima. Perché quando nasciamo non la possiamo ricordare, perché non vediamo appena nati. Ma lì la ricordiamo, e siamo pronti a ricominciare, e quindi siamo liberi».

Un momento di altissima televisione, un esempio di un uomo straordinario, che ha dato al mondo una lezione di vita e il dono stesso della vita. È da persone così, da Uomini come Ezio Bosso che dovremmo imparare tutti, ognuno, l’arte di saper essere felici e amare quest’avventura straordinaria chiamata semplicemente vita.