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La Cattedrale di Pozzuoli, avveniristico Tempio di Augusto sopravvissuto alle fiamme

La Cattedrale di Pozzuoli è oggi un amalgama di fede, arte e, sì, anche tecnologia. Distrutto da un disastroso incendio nel 1964, questo luogo di culto è risorto letteralmente dalle sue ceneri come l’Araba Fenice.

Chi mi segue sui miei canali social, e instagram in particolare, se ne sarà già accorto: questa estate sono stato a Pozzuoli, e non potevo non fare un salto nello storico Rione Terra, per vedere questo avveniristico luogo, a metà strada tra una chiesa e un tempio.

Sì, perché se c’è un lato “positivo” in un incendio che ha divorato parte della originaria struttura barocca, è quello di aver riportato alla luce l’antico Tempio di Augusto, su cui è stata costruita in epoca successiva la cattedrale.

La cattedrale sorge oggi sulla sommità del Rione Terra, e con molta probabilità rappresentava la parte più alta dell’antica Puteoli, che portò i greci a costruirvi un Capitolium della città, tempio dedicato alla Triade Capitolina Giove, Giunone, Minerva più volte rimaneggiato e riedificato fino all’età Augustea.

Il tempio fu costruito per volere di Lucio Calpurnio che volle dedicarlo all’Imperatore Augusto, come si evince da una iscrizione, che incaricò l’architetto Lucio Cocceio Aucto, probabilmente nel 194 a.C.

In età augustea i puteolani decisero di dedicare il tempio al patrono, Procolo, tra la fine del V e gli inizi del VI secolo.

È nel XVII secolo che la cattedrale comincia ad assumere le connotazioni architettoniche che ancora si intravedono. Durante l’età della controriforma il vescovo Martín de León y Cárdenas volle adeguarlo ai nuovi dettami, incaricando l’architetto Bartolomeo Picchiatti con la consulenza artistica di Cosimo Fanzago. Un intervento che si concluse nel 1647.

Artemisia Gentileschi, San Gennaro nell’Anfiteatro di Pozzuoli

Il duomo, secondo il nascente gusto barocco, fu arricchito di tele che narravano la vita della città, tra cui gli episodi della vita di San Gennaro che qui trovò la morte, ad opera della pittrice Artemisia Gentileschi, che lo ritrae proprio nell’Anfiteatro di Pozzuoli mentre doma le bestie che avrebbero invece dovuto divorarlo. Ma sono tanti i pittori degni di nota che fanno di questo luogo un vero e proprio museo e scrigno di opere d’arte.

Un grande incendio si sviluppò dal tetto in legno in incannucciato durante la notte tra il 16 e il 17 maggio del 1964, generando un calore tale che calcinò persino i muri.

Le tele ivi custodite furono portate per sicurezza nel Museo di Capodimonte e nel Museo di San Martino a Napoli. Ma se l’incendio rappresentò una pagina triste della storia dell’arte, esso consentì di vedere e scoprire la struttura originaria del tempio, che si pensava demolita per far spazio all’odierna cattedrale.

Oggi grazie ad una futuristica visione architettonica antico, moderno e contemporaneo convivono in un edificio che accosta grandi vetrate, che provano a restituire l’idea dell’antico tempio augusteo, e le colonne corinzie in parte stuccate che fuoriescono dalle pareti della cattedrale.

In parte musealizzata, oggi è rappresenta uno dei restauri più suggestivi e meglio riusciti al mondo, con passerelle in vetro che consentono di scorgere l’originaria struttura augusea, in parte ancora coperta, e la magnificenza di una cattedrale che, come San Gennaro con le belve nell’anfiteatro, sopravvive ancora a dispetto delle fiamme che lo divorarono più di mezzo secolo fa.

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Un’ultima cena da 1 milione di euro da Eataly per Leonardo Da Vinci

Fondata nel 2004, la catena Eataly si è trasformata in poco più di dieci anni in un vero e proprio punto di riferimento nell’Italia e nel mondo per la vendita e somministrazione di prodotti alimentari squisitamente italiani. Molto più di un semplice ristorante-supermaket, ma un rappresentante di quella italianità culinaria di alta qualità. Dalla prima apertura a Torino, i suoi punti vendita si dislocano oggi da nord a sud del nostro paese: da Milano a Bari, passando per Forlì (dove ho avuto la possibilità di fotografare la bellissima piazza Saffi) a Roma. Ma i suoi store hanno varcato anche i confini, dal Giappone al Brasile, dalla Danimarca alla Turchia, solcando persino i mari con ben due ristoranti di bordo sulle prestigiose navi da crociera Costa Divina e Costa Preziosa.

Non c’era brand migliore dunque per finanziare il restauro de L’ultima cena, opera del 1498 del maestro Leonardo Da Vinci.

Ne parlo con piacere non soltanto come cliente convinto e contento di un brand che rende grande l’Italia nel mondo, esaltando ed esportando i suoi saperi e sapori, ma anche, e forse soprattutto, da appassionato di storia dell’arte, che è felice di sapere che la catena di Oscar Farinetti destinerà ben 1 milione di euro al recupero di un’opera che, per sua stessa natura, ha sempre subito un po’ troppo l’incuria del tempo.

I bombardamenti della seconda guerra mondiale distrussero parzialmente il refettorio del convento Domenicano di Santa Maria delle Grazie a Milano dove l’opera si trova, la quale miracolosamente si salvò, protetta appena da una cresta di volta, restando alla mercé degli agenti atmosferici per giorni.

L’affresco, di 460 cm per 880, è stato dipinto con tempera grassa, il suo ultimo restauro risale ormai al 1977.

Eataly è il solo privato a far parte di questa grande operazione di recupero, che intende donare al capolavoro di Da Vinci almeno cinquecento anni in più, puntando ad aumentare il quasi mezzo milione di visitatori l’anno, con una media di 1300 visitatori al giorno che, involontariamente, contribuiscono al suo deterioramento portando particelle e polveri nell’ambiente in cui si trova.

Un restauro, questo, che si propone di guardare anche alle nuove tecnologie, e che permetterà l’introduzione di 10 metri cubi di aria pulita, contro gli attuali 3500, all’interno del refettorio.

La conclusione di questi lavori, già iniziati, è prevista per il 2019, anno in cui coinciderà anche il cinquecentenario dalla morte del grande maestro del rinascimento italiano.

Anche il Ministero dei Beni Culturali stanzierà 1.200.000 euro in tre anni: «Questo restauro avviene con risorse pubbliche e con un impegno del privato – ha commentato il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini – segno che un passo avanti è stato fatto anche in settori dove in Italia siamo più indietro».

Questa sinergia infatti mostra quanto il ministro della cultura continui ad incentivare e promuovere la cooperazione, tra due settori, quello pubblico e quello privato, apparentemente lontani, per la salvaguardia del nostro patrimonio storico-artstico: «Credo sia giusto per un’azienda mettere a disposizione una parte dei propri ricavi per un progetto così. Lo facciamo non perché vogliamo vendere di più – fa subito eco Oscar Farinetti – almeno per i prossimi 500 anni l’umanità non si perderà questa cena».

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La Basilica di San Benedetto a Norcia messa in “gabbia”

A quasi un mese dalla terribile scossa di terremoto che ha colpito nuovamente il Centro Italia, a Norcia, piccolo comune nella provincia di Perugia, si pensa non soltanto al benessere dei cittadini sopravvissuti al sisma, ma anche al recupero delle sue prestigiose opere d’arte. A cominciare dalla Basilica di San Benedetto, gravemente distrutta dalla scossa dello scorso 26 e 30 ottobre.

Oggi alle ore 12 sono cominciati i lavori della messa in sicurezza della facciata superstite e parte della cosiddetta “vela”. È stata infatti costruita una “gabbia”, una grande struttura di tubi innocenti alta circa 18 metri, che avrà il compito di garantire l’equilibrio alle parti dell’imponente struttura che ancora sono rimaste in piedi.

Secondo la leggenda la Basilica sorge dov’era la casa natale dei Santi Benedetto e Scolastica, nati nel 480 d.C. A farne menzione è lo stesso Gregorio Magno nella sua opera i Dialoghi. Elevata a rango di Basilica da Papa Paolo VI nel 1968, dagli anni 2000 essa è sede della comunità monastica maschile benedettina Maria Sedes Sapientiae.

L’attuale nucleo del complesso ecclesiastico risale al XIII secolo, quando l’impianto fu notevolmente ampliato.

Oggi dell’importante struttura perugina restano soltanto la facciata e l’abside. Il corpo centrale è stato per lo più distrutto dal crollo dell’adiacente campanile che ha travolto la chiesa riducendola ad un cumulo di macerie.

gabbia-basilica-san-benedetto-norcia1L’importante opera di manutenzione e recupero è stata realizzata in appena un mese e mezzo dall’accaduto, a pochi metri di distanza dalle stesse macerie dell’antica basilica di origine Medievale.

A collocare questa struttura tubolare a ridosso della facciata sarà una grande gru, già collocata a Piazza San Benedetto.

Il responsabile del nucleo interventi, Luca Nassi, ha detto ad ANSA: «Ci sarà in pratica – ha aggiunto – una unica struttura che abbraccerà la facciata sui due lati impedendo qualsiasi movimento. A quel punto sarà possibile rimuovere in sicurezza i detriti e le macerie della basilica».

A tenere salda la struttura saranno due piattaforme in cemento realizzate a ridosso del sagrato della basilica.

I finanziamenti per questa importante operazione di recupero storico-artistico e culturale sono del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali.

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Il mistero del Cristo Risorto di Piero Della Francesca

Nelle sue avventurose trame Dan Brown immagina sempre misteri intorno a note opere d’arte. Qualche volta però la realtà può superare di gran lunga la fantasia, e anche un dipinto come quello di Piero Della Francesca, a oltre cinque secoli dalla sua creazione, può riservare ancora sorprese.

Se credevamo di sapere tutto sulla Resurrezione, che troneggia su di una parete del Sala dei Conservatori della Residenza, antico palazzo del governo e oggi sede del Museo Civico di Sansepolcro, oggi invece dobbiamo decisamente ricrederci.

Il Cristo che risorge dalla Tomba in tutta la sua gloria sarebbe stato dipinto altrove.

A darne notizia Cecilia Frosinini, direttore del settore Conservazione Dipinti Murali dell’Opificio Pietre Dure di Firenze e responsabile del progetto di restauro, la quale dalle pagine ANSA spiega che si tratterebbe “di un trasporto a massello, probabilmente il primo in età moderna, realizzato peraltro con una tecnica diversa da quella che conoscevamo e che poi impiegò il Vasari”.

Se lo stacco sembra certo, ancora oscura resta invece l’originaria collocazione dell’affresco.

Avviato due anni fa grazie ai fondi del comune di Sansepolcro, e ai finanziamenti privati di Aldo Osti, ex dirigente della Buitoni oggi in pensione, che ha donato ben 100.000 euro per il recupero dell’opera, il restauro ha riportato alla luce un’altra pagina di storia dell’arte ancora da scrivere.

Il recupero dell’opera di restauro però ben lungi dall’essere finito. Se i colori hanno già ritrovato la loro originaria brillantezza raccontata dal Vasari, grazie agli interventi di Paola Ilaria Mariotti e Umberto Senserini, il restauro si concluderà soltanto entro il 2017.

piero-della-francesca-resurrection-resurrezione-mistero-giallo-2016-restauro-internettualeIn una scena contemporanea all’artista, si eleva Cristo con una bandiera. Nel dipinto compare anche un ritratto dello stesso Piero, che si raffigura dormiente ai piedi del sepolcro immaginato come una tomba medievale in pietra, connesso direttamente alla divinità proprio dall’asta che regge. Con lui altri tre uomini addormentati, simbolo di una umanità sopita in attesa della resurrezione del Signore.

Curioso il paesaggio alle spalle di Gesù, che nella parte sinistra si presenta in una versione invernale, in quello a destra invece florido e rigoglioso, a simboleggiare il passaggio dalla morte, l’inverno, alla vita, l’estate, il momento in cui la natura è al massimo del suo splendore.

Quella della collocazione però non è la sola scoperta fatta. Grazie a questo intervento infatti si può oggi affermare che non si tratta di un affresco, bensì di tecnica mista, molto particolare, in cui l’artista alternava la cosiddetta tecnica “a fresco” con l’utilizzo di colori secchi sulla parete. Secondo gli esperti, Piero Della Francesca, grande sperimentatore del suo tempo, sarebbe ricorso a questo espediente per ottenere un effetto pittorico più vicino alla tavola.

Nel frattempo gli studiosi stanno scandagliando gli archivi e le fonti bibliografiche alla ricerca di qualche informazione che possa risolvere questo nuovo giallo di storia dell’arte.

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La scalinata di Piazza di Spagna ritrova l’antico splendore grazie a Bulgari

In occasione della Milano Fashion Week, è giusto parlare di quanto la moda faccia bene anche all’arte. Se da secoli questa è fonte di ispirazione per gli stilisti di tutto il mondo che, dalle Sorelle Fontana a Moschino, si sono spesso ispirati a celebri opere e personaggi del passato per le loro creazioni, in alcuni casi hanno saputo restituire quanto la storia dell’arte abbia saputo donar loro. E così, dopo Fendi, che ha ridato nuova luce alla Fontana di Trevi, celebrandovi i 90 anni della maison con una sfilata sull’acqua dopo averne finanziato il restauro, un’altra importante casa di monda, Bulgari, ha invece reso possibile il restauro di un altro luogo simbolo della capitale romana, Trinità dei Monti.

Celebre negli anni ’90-2000 per le sfilate di moda in televisione e le fiction rai, la scalinata di Piazza di Spagna a Roma collega la Chiesa di Trinità dei Monti all’ambasciata borbonica spagnola cui la piazza deve il nome.

Commissionata dal cardinale de Tencin, viene inaugurata da Papa Benedetto XIII in occasione del Giubileo del 1725.

Il disegno è ad opera di Francesco De Sanctis, architetto del tardo barocco romano che immaginò una teoria di scale intervallate da terrazze fiorite, riccamente addobbate con fiori a partire dalla primavera di ogni anno.

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Audrey Hepburn a Piazza di Spagna in “Vacanze Romane”, 1953

Scenario di film memorabili come Vacanze Romane con Audrey Hepburn del 1953, risponde alla moda architettonica del tempo, con una profonda prospettiva che culmina in quinte monumentali.

Restaurata già nel 1995, oggi la scalinata ritrova il suo antico splendore grazie ad un restauro costato 1,5 milioni di euro, stanziati dalla maison Bulgari. Di un bianco travertino abbagliante “va preservata da ulteriori situazioni che possano causare danni” dice la neo sindaco Virginia Raggi, la quale vuole vietare fortemente i bivacchi, spesso causa di degrado e sporcizia per luoghi pubblici e monumenti.

All’inaugurazione della riapertura della scala erano presenti l’AD della casa di moda Jean-Christophe Babin, Nicola Bulgari, il Sovrintendente capitolino ai Beni culturali Claudio Parisi Presicce.

E se in città come Napoli i finanziamenti stanziati dai privati in cambio di pubblicità ancora faticano a decollare del tutto, tra ritardi e sponsor che continuano a cambiare a vantaggio delle sole ditte d’appalto, a Roma questa sembra ormai una felice realtà che consente, in questo caso alla moda, di contribuire a rendere più belle quelle città che spesso fanno da sfondo a creazioni uniche e senza tempo.

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Il restauro del Ponte di Chiaia a Napoli, tra ritardi e affissioni pubblicitarie

Ponte di Chiaia a Napoli 2011 - internettualeCostruito dall’architetto Domenico Fontana nella prima metà del XVII secolo, il Ponte di Chiaia, che collega Piazza del Plebiscito a Napoli con il litorale, è oggi il simbolo del quartiere San Ferdinando. La zona, oggi tra le più belle e suggestive del capoluogo partenopeo, a ridosso dei Quartieri Spagnoli, cominciò a popolarsi quando per ordine di Ferdinando IV fu abbattuta l’omonima Porta di Chiaia, lasciando il posto, alla fine dell’800 Via dei Mille. Il ponte è opera della volontà del viceré Manuel de Acevedo y Zúñiga, Conte di Monterey, da cui inizialmente prende il nome, per collegare la collina di Pizzofalcone con quella delle Mortelle.

Il ponte fu oggetto di restauro già alla fine dell’800 secondo le direttive di Orazio Angelini che lo adeguò al nuovo stile neoclassico. Sul lato che dà verso Piazza Trieste e Trento il ponte, come un vero e proprio arco trionfale, presenta dei fregi in marmo di Tito Angelini e Gennaro Calì, mentre quello che dà verso Piazza dei Martiri vede la raffigurazione di due cavalli opera di Tommaso Arnoud. Dopo l’Unità lo Stemma dei Borbone viene sostituito da quello dei Savoia.

Sono oltre 18 i metri di altezza per 13 di larghezza, per questa imponente struttura fatta di muratura, marmo, intonaco.

Dal 2014, come si legge dal sito del Comune di Napoli, è partito il progetto Monumentando Napoli, un investimento di 3,5 milioni di euro per 27 monumenti della città, attraverso l’aiuto di sponsor che, in cambio delle loro affissioni, si impegnavano a contribuire in toto o in parte ai lavori di restauro delle opere interessate.

Monumento ai Caduti del Mare Colonna Spezzata Belen - internettuale
dal profilo instagram di Belen Rodriguez in data 25 Aprile 2015

È stato così che grazie a Jadea, e a Belen Rodriguez di cui era testimonial, la Colonna Spezzata, Monumento ai Caduti del Mare in Piazza Vittoria, ha ritrovato l’antico splendore, tra lo scalpore di chi guardava con diffidenza le foto della showgirl argentina e dei tanti fan accorsi per vederne la gigantografia, che per oltre cinque mesi ha letteralmente preso il posto del monumento. Ufficialmente 76.000 €, a scomputo dei 60 giorni previsti sono occorsi invece più di cinque mesi. Il periodo possiamo orientativamente desumerlo dall’account instagram della stessa Belen Rodriguez, che in data 24 aprile 2015 posta una foto della sua gigantografia a Mergellina e in data 25 settembre posta invece l’inaugurazione dell’avvenuto restauro.

Ma se quelli della “Colonna Spezzata” e di altri monumenti hanno trovato, seppur tra tante traversie e ritardi, una comunque degna conclusione, così non può dirsi per quelli del Ponte di Chiaia che, a fronte di 265.000 € previsti e 240 giorni di lavori di restauro stimati, continuano a (non) perdurare da oltre un anno, con un continuo ricambio degli sponsor affissi che vanno da Dorabella all’attuale Nacshua.

Ponte di Chiaia Napoli Agosto lato piazza Vittoria 2016 - internettualeI lavori per il ponte iniziano, o sarebbero dovuti iniziare, nell’agosto del 2015, quando vengono affissi i manifesti pubblicitari della Uno Outdoor Srl, ditta aggiudicataria dei lavori di restauro.

Alla data del 12 giugno 2016 i lavori di restauro di fatto non sono ancora iniziati, mentre il Ponte di Chiaia ha più volte visto cambiare i brand dei manifesti promozionali che ne dovrebbero dovuto garantire il recupero. Ma se il ponte non ha goduto di alcun intervento, gli sponsor invece hanno già beneficiato di oltre un anno di introiti pubblicitari.

Chi guadagna sul Ponte di Chiaia - manifestoCome si legge dai documenti messi a disposizione sul sito del Comune di Napoli, le analisi di degrado del ponte annoverano delle macchie, depositi superficiali, patine, patine biologiche, incrostazioni, alterazioni cromatiche, distacchi di intonaco. Danni superficiali, non strutturali, dovuti essenzialmente al naturale invecchiamento del monumento, che avrebbero impiegato meno di un anno, mentre fino al prossimo aprile 2017, nuova data di consegna del ponte, saranno esattamente due anni, ventiquattro mesi, 730 giorni, quasi seicento giorni in più del previsto. Mentre i commercianti della zona attoniti continuano a domandarsi: “Chi ci guadagna sul Ponte di Chiaia?”.

È giusto che la cultura, e l’Italia, entri in un’ottica più imprenditoriale per l’amministrazione dei propri beni, spingendo anche i privati ad investire in cambio di introiti pubblicitari e altri vantaggi, ma questo non deve trasformarsi in una strategia di marketing, un escamotage per vendere spazi di affissione in luoghi di prestigio a svantaggio dei monumenti stessi che dovrebbero essere oggetto di tutela e no di scambio.

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Arts of Italy, la capsule collection di OVS per salvare il patrimonio italiano

Moda e arte da sempre dimorano fianco a fianco. Sin dalla notte dei tempi, il mondo sartoriale ha sempre guardato con occhio attento alla pittura, scultura e, sì, talvolta addirittura all’architettura. Stilisti e designer si sono lasciati ispirare negli anni dal mondo dell’arte, diventandone parte e, al contempo, (nuova) espressione. Lo sapevano bene le Sorelle Fontana negli anni ’50, antesignane del fashion che per la loro prima collezione avevano trovato linfa vitale in colori e forme dell’arte rinascimentale. Ispirando negli anni a venire altri creatori della moda internazionale. Ultimo nome ad aggiungersi ai cultori dell’arte è il marchio italiano OVS, che ha ideato e creato una capsule collection, con la supervisione di Davide Rampello, il quale insieme al suo team ha selezionato le opere cui ispirarsi per questa linea a sostegno dell’iniziativa Arts of Italy. Un progetto di sensibilizzazione e tutela del patrimonio artistico del nostro paese e della sua valorizzazione.

Il brand, reinterpretando alcuni capolavori musivi italiani, ha creato nuove texture, forme e stampe alla moda, certo, ma dal sapore classico. E così i mosaici della Cattedrale di Salerno si trasformano in motivo policromo per gonne e abiti ondeggianti, o rosone in pietra della Chiesa di San Pietro di Tuscania diventa la trama di un raffinato pizzo macramè. Una collezione per la donna, ma anche per l’uomo, con colori più caldi e meno vivaci della Casa romana di Spoleto, mentre le prospettive barocche della cupola di Sant’Ivo alla Sapienza di Roma si ripetono all’infinito sulle t-shirt dall’attitude street.

La collezione sarà messa in vendita dal prossimo 20 maggio solo in alcuni store selezionati del gruppo, mentre dal 19 sarà possibile acquistarla sul portale internet ovs.it

Parte del ricavato andrà a finanziare i restauri dei capolavori dell’arte italiana che l’hanno ispirata: «Il progetto Arts of Italy è nato dal desiderio di porgere un omaggio alla bellezza che incontriamo ogni giorno nelle piazze, nelle chiese, nei paesaggi italiani – ha detto Stefano Beraldo, amministratore delegato di OVS – L’idea di cercare spunti creativi nelle opere d’arte ha appassionato subito il nostro team di designer. Ho chiesto al mio amico Davide Rampello la supervisione artistica, per garantire un percorso di grande qualità».

A dare sostegno non solo alla campagna pubblicitaria, ma una vera e propria sensibilizzazione per l’arte, alcuni volti noti del mondo del cinema, della letteratura, dell’arte contemporanea, della moda catturati dall’obiettivo di Pierpaolo Ferrari: dalla scrittrice Chiara Gamberale all’attrice Margareth Madé, dal critico Achille Bonito Oliva alla stilista Marta Ferri, passando per il compositore Giovanni Allevi che dirigerà in anteprima mondiale la sua cantata sacra “Sotto lo stesso cielo” per soli, coro e orchestra, in un concerto speciale per lanciare il progetto Arts of Italy il prossimo 4 maggio all’Auditorium di Milano, portando sul palcoscenico oltre 100 musicisti.

Ma il progetto si fa anche social, permettendo di farne parte con l’hashtag #OVSArtsOfItaly e un videocontest: chiunque infatti potrà girare un filmato che racconti la “sua” bellezza italiana.

I primi tre classificati, selezionati da una giuria di esperti, tra cui anche Davide Rampello, Gaetano Pesce e Achille Bonito Oliva, riceveranno un premio in denaro e vedranno il loro cortometraggio proiettato in occasione della prossima edizione della Mostra del cinema di Venezia. Successivamente, attraverso un’operazione di crowdfunding fino alla fine dell’anno, si raccoglieranno fondi destinati a recuperare, restaurare, valorizzare le opere raccontate nei video.

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La Fontana di Trevi ritorna all’antico splendore grazie a Fendi

È uno dei luoghi simbolo di Roma. Celebrata spesso dal cinema, dalle commedie di Totò a La Dolce Vita di Federico Fellini con l’iconica scena di Anita Ekberg, la Fontana di Trevi ritorna finalmente a splendere dopo quasi un anno di lavoro di restauro. 516 giorni e 26 professionisti per riportare la nota fontana romana agli antichi fasti e alla purezza del marmo delle sue imponenti sculture.

A dispetto della passerella con un numero limitato di persone, negli ultimi 17 mesi di chiusura il monumento ha avuto circa 3 milioni di visitatori. Il restauro è avvenuto grazie ad uno dei più prestigiosi marchi della moda italiana, FENDI, che ha finanziato l’opera.

La fontana sarà ufficialmente presentata al pubblico il prossimo 3 novembre, giorno dell’inaugurazione.