ART NEWS

Ritrovata la testa dell’Afrodite di Doidalsas nel Parco di Ostia Antica

Come molti, ho trascorso il sabato sera a guardare Ulisse. Contrariamente a quanto il mio profilo instagram possa suggerire, il mio weekend l’ho trascorso in compagnia di Alberto Angela, che ha realizzato una bellissima puntata (prima di due) su Roma e sul sottosuolo romano. Nell’episodio, che vi linko qui nel caso ve lo foste perso, si faceva riferimento a quante sorprese può ancora riservare il sottosuolo.

A giudicare dalla scoperta di qualche giorno fa c’è da dire che è proprio vero.

Venerdì scorso è stata rinvenuta infatti una testa di Afrodite sepolta dal terreno all’interno del Parco Archeologico di Ostia Antica.

Immediatamente, data l’acconciatura dei capelli, si è pensato a Afrodite di Doidalsas o comunque ad una musa. A ipotizzarlo sono state le archeologhe Mariarosaria Barbera, direttrice del Parco, e Cinzia Morelli, senza escludere nessun’altra possibilità.

Se l’ipotesi fosse confermata, si tratterebbe dell’opera dello scultore del III secolo a.C., che avrebbe ritratto la dea al bagno, con capelli raccolti sulla sommità del capo e uno chignon appoggiato sulla nuca.

Potrebbe naturalmente trattarsi di una replica di età romana del celebre modello greco cui si è ispirato l’artista.

Il fortuito ritrovamento è avvenuto a seguito di ordinari lavori di manutenzione nei terreni di riporto di epoca post-classica.

Annunci
ART NEWS

Ritrovato a Casablanca un dipinto del Guercino, rubato in Italia nel 2014

Potrebbe presto ritornare a casa la Madonna coi santi Giovanni Evangelista e Gregorio Taumaturgo di Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino del 1639. Rubata in Italia nel 2014 dalla Chiesa di San Vincenzo a Modena, è stata ritrovata a Casablanca, in Marocco, dalla polizia giudiziaria locale.

A darne notizia è il sito lesiteinfo.com.

L'olio su tela del Guercino "Madonna coi santi Giovanni Evangelista e Gregorio Taumaturgo', datato 1639, in un'immagine tratta dal Web. Il furto notturno del dipinto, dal valore inestimabile, è stato scoperto alle 13 nella chiesa di San Vincenzo in corso Canalgrande a Modena. Era stata esposta fino a pochi giorni fa alla reggia di Venaria Reale di Torino. Il furto del quadro del Guercino dalla chiesa di San Vincenzo a Modena è certamente il più grave subito dal patrimonio artistico diocesano e cittadino negli ultimi decenni. ANSA - WEB +++EDITORIAL USE ONLY +++ NO SALES +++
“Madonna coi santi Giovanni Evangelista e Gregorio Taumaturgo”, 1639 olio su tela, Guercino

A dispetto delle sue notevoli dimensioni, 293 cm per 185 circa, il dipinto è stato portato in Africa, dove sarebbe rimasto finora, portato da tre ricettatori marocchini, uno dei quali avrebbe vissuto a lungo nel nostro paese. Come si legge dal sito francese, i tre avrebbero tentato di rivendere l’opera ad un imprenditore marocchino per 10.000.000 di dirham marocchini, quasi un milione di euro. Riconosciuto il valore dell’opera e la sua importanza, l’imprenditore ha subito denunciato i malviventi, che sono poi stati colti in flagranza di reato.

L’allarme dell’avvenuto furto modenese era stato immediatamente diramato in tutto il mondo, con la speranza di ritrovare quello che da molti è considerato uno dei capolavori dell’arte italiana. Oggi quella speranza ha trovato risposta nella città di Rabat.

Grandissima la sorpresa al ritrovamento della tela in un quartiere popolare della capitale del Marocco, dove probabilmente è stato nascosto per tutto questo tempo.

Sono in corso dunque le procedure di restituzione del dipinto da parte delle autorità marocchine all’Italia, grazie alla collaborazione dell’Ambasciata Italiana in Marocco.

ART NEWS

Rinvenuta a Luxor la tomba di uno scriba reale dei ramessidi

Le sabbie d’Egitto possono ancora riservare sorprese. Se pensavate che null’altro potesse essere ancora scoperto, resterete particolarmente sorpresi nel sapere che è stata rinvenuta una nuova tomba di uno “scriba reale” della dinastia dei ramessidi. A rivelarlo il ministero delle Antichità egiziane che, tiene a precisare, dice che il ritrovamento è del tutto casuale, avvenuto durante un’operazione di rastrellamento e pulizia dell’area. Nell’ambito di una missione tomb-of-ramesside-era-royal-scribe-uncovered-in-luxor-interno-internettualeegitto-giapponese, la scoperta è avvenuta sulla riva destra del Nilo, nella zona di El-Khokha. Jiro Kondo, capo della missione, ha definito molto importante questa scoperta, in quanto essa attesterebbe che in questa zona potrebbero esserci anche altre tombe di alti dignitari.

La tomba presenta delle bellissime decorazioni di affreschi e bassorilievi, e presenta, tra l’altro, una “barca solare con quattro babbuini che pregano davanti a una colonna” con geroglifici. Ci sono poi pitture di Iside e Osiride e di ‘sostenitori del proprietario della tomba’”.

Il complesso funerario è a forma di “T”, caratterizzato da un ingresso che precede un’anticamera e poi alla camera funeraria vera e propria.

ART NEWS

Sala nuova per la “Tomba del Tuffatore” nel Museo di Paestum

Il tuffatore dell’omonima tomba ritorna finalmente a casa. Dopo essere stato parte della mostra itinerante Mito e Natura che l’ha portato da Milano a Napoli, il noto affresco, stacco di una tomba a cassa magnogreca datata tra il 480 e il 470 a.C., sarà nuovamente esposto nell’originario Museo Archeologico di Paestum in una rinnovata sala dedicata a Mario Napoli, che l’ha scoperta nel 1968 a Tempa del prete, a pochi chilometri da Paestum.

A darne notizia un emozionato direttore del museo, Gabriel Zuchtriegel, che in merito a questo restauro ha detto: «Esprime la nostra filosofia che ci guiderà per i prossimi anni».

Una filosofica spending review, che aborra grossi e costosi interventi di restauro, a vantaggio di una “riqualificazione del ricchissimo patrimonio archeologico, architettonico e artistico che abbiamo” dice Zuchtriegel.

La ristrutturazione della sala Napoli infatti è avvenuta grazie alla donazione di 25.000 euro da parte di un privato, Antonio Palmieri, della tenuta Vannullo.

La tomba del tuffatore al museo di PaestumLa tomba del tuffatore consta di alcune lastre calcaree in travertino locale, interconnesse al momento del ritrovamento e opportunamente staccate. Il pavimento invece era costituito dello stesso basamento roccioso di cui è fatta la tomba.

La raffigurazione di questa cassa funeraria ricorda molto quella dei crateri a figure rosse greci, ritraendo, sulle pareti lunghe, degli uomini con delle kylikes in mano, distesi sulle tipiche klinai, durante un simposio, un tradizionale banchetto greco. Altri invece impugnano degli strumenti musicali e sono intenti a rallegrare i commensali.

Tomba del Tuffatore, dal profilo instagram @marianocervone
Tomba del Tuffatore, dal profilo instagram @marianocervone

Il noto tuffatore, un virile uomo nudo ritratto nell’atto di lanciarsi in acqua, rappresenta la copertura. Fortissima la valenza simbolica, metafora di un trapasso ultraterreno. La stessa piattaforma da cui si lancia l’uomo della tomba rappresenterebbe le colonne di Ercole, confine dello scibile umano, che termina là dove comincia l’ignoto del mondo dei morti.

Un’opera squisitamente locale, che risente tuttavia dell’influenza greca, nelle fattezze esotiche degli uomini che la animano, la cui somiglianza si fa lampante se si confronta quest’opera con la Tomba della Caccia e della Pesca di Tarquinia.

Il nuovo allestimento della Tomba del Tuffatore vedrà l’affiancamento della cosiddetta Tomba delle Palmette, scoperta tempo fa, ma ancora oggetto di studi.

ART NEWS

Una mummia di 2700 anni rinvenuta in una antica tomba egizia

Se pensavate che le sabbie dell’Egitto non potessero offrire nient’altro, di sicuro resterete sorpresi e felici di sapere che è stata ritrovata in questi giorni una mummia con un interessante corredo. Ad annunciarlo il ministro delle Antichità Egiziane Mamdouh el Damati, che specifica si tratti del sarcofago di un sacerdote risalente alla XXII dinastia, vecchia di 2700 anni, rinvenuto nella tomba del vizir e viceré del Faraone Amenhotep III, tra il 1391 e il 1353 a.C., Amenhotep-Huy. Funzionario del dio egizio Amon Ra, è stato rinvenuto sulla riva ovest di Luxor. Un rinvenimento davvero eccezionale che, tiene a precisare il ministro, è in buono stato, era nascosto da pietre, ed è stato ritrovato in una buca tra le rocce.

Soldan Eid, direttore del dipartimento delle Antichità dell’Alto Egitto, ci descrive il sarcofago, dicendo che si tratta di un sarcofago in legno stuccato e dipinto, e mostra un uomo con il classico klaft egizio, parrucca tripartita, e una corona di fiori, nastri colorati e una barba posticcia. Il petto dell’uomo è decorato con una collana. Le mani incrociate sul petto, che stringono due steli di papiri. Immancabili i geroglifici sull’antica cassa, che arreca anche dei dipinti raffiguranti l’uomo intento a portare offerte a Anubi e Hathor.

ART NEWS

Il ritrovamento di una antica domus arcaica ridisegna la mappa di Roma antica

Una importante scoperta nel cuore di Roma potrebbe ridefinire l’antica mappa della città. Sul colle del Quirinale, all’interno del Palazzo Canevari, ex istituto Geologico che si trova tra Via Veneto e la Stazione Termini, è stata rinvenuta una struttura rettangolare che consterebbe di due ambienti poggiati su di uno zoccolo di blocchi di tufo, preceduti da un portico che si apre su di uno dei lati lunghi. Probabilmente si tratta di resti di una domus arcaica risalente agli inizi del VI secolo a.C.

Il grandioso rinvenimento è stato fatto questa estate durante uno scavo archeologico preventivo nel palazzo ad opera della Sovrintendenza, la portata di questa scoperta è tale da essere definita una delle più importanti degli ultimi anni, non soltanto per l’ottimo stato di conservazione del sito, ma anche perché contribuisce a ridisegnare la mappa della Roma antica tra il VI e il V secolo a.C.: fino ad oggi infatti si riteneva che questa parte della città fosse utilizzata soltanto come necropoli, escludendone l’uso abitativo.

Questo ritrovamento è coevo alle mura serviane.

Oggi il Palazzo Canevari è di proprietà della Cassa dei Depositi e dei Prestiti che, insieme all’acquisizione dell’immobile, si è fatta carico anche degli oneri riguardanti gli scavi archeologici. Già dodici anni fa circa, nel 2003, il palazzo era stato oggetto di indagine archeologica per verificare la presenza di reperti antichi nel sottosuolo, e soltanto dieci anni più tardi, nel 2013, furono rinvenuti i resti di un tempio databile intorno al V secolo a.C. circa.