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The Florence Experiment, a Palazzo Strozzi a Firenze fino al prossimo 26 agosto

The Florence Experiment, l’esperimento fiorentino, è il nuovo must delle mostre, se siete a Firenze. A Palazzo Strozzi dallo scorso 19 aprile, questa interessante rassegna terrà banco, con una monumentale installazione, fino al prossimo 26 agosto.

Si tratta di due enormi scivoli in acciaio, che richiamano un filamento di DNA, posti al centro del cortile del noto palazzo rinascimentale, che si propone di coniugare arte e scienza.

Ad opera di  Carsten Höller e dello scienziato Stefano Mancuso, la site-specific si propone di studiare l’interazione tra piante e esseri umani.

Curato da Arturo Galansino, il progetto, cui il pubblico è chiamato a partecipare, si articola in due parti: la prima vede protagonisti gli iconici scivoli, The Florence Experiment Slides, al centro del cortile. Alti venti metri, i visitatori, armati di dovute precauzioni, possono così lanciarsi in una rapida discesa.

A campione sarà data al pubblico una piantina di fagiolo, con la quale lanciarsi.

La seconda parte invece vede l’allestimento di due piccole sale cinematografiche in cui sono rispettivamente proiettate clip di film dell’orrore o film comici.

La paura o il divertimento dei visitatori, producono dei composti chimici volatili diversi che, attraverso i condotti di areazione, sono trasportati sulla facciata, dove altre piante sono state collocate, verificando l’influenza che ha sulla loro crescita.

Non potevo dunque lasciarmi perdere l’occasione di prendere parte a questo esperimento, non foss’altro che per l’importanza della scienza o, più semplicemente, quella di sentirmi un ragazzino in questo parco del divertimento dell’arte.

Entro in biglietteria, e dopo aver preso i ticket, mi fanno un timbro al polso come in un parco giochi. Impossibile non diffondere felicità nell’aria in questa atmosfera gioviale, dove l’arte si fa interazione e i visitatori parte integrante di questa grande installazione.

Fatico a scivolare, quando d’un tratto mi sento letteralmente risucchiato dalla gravità, e in pochi secondi percorro questa divertente discesa alta venti metri.

Giunto al momento delle salette cinematografiche, scelto d’impulso quella dei film comici, ma quando mi ritrovo la faccia di Checco Zalone,

io, alla fine della prima parte di questo esperimento

penso di aver erroneamente scelto i film dell’orrore. Fortuna che la media delle risate è alzata da pietre miliari come A qualcuno piace caldo, e da un simpatico siparietto di Tony Curtis e Jack Lemmon.

Tra i film dell’orrore c’è Il Silezio degli InnocentiThe Ring e un sacco di altre pellicole molto splatter. La mia paura per queste scene di sangue più che dell’horror, influenzerà sicuramente sulla crescita delle povere piantine, costrette ad assorbire il mio senso di disgusto e disagio, unito alle poche risate delle clip comiche. Spero solo che la vista di Marilyn possa compensare tutto il resto e aiutarle a crescere più felici.

Insomma, The Florence Experiment è un esperimento di cui forse non sapremo mai il risultato, ma di cui tutti, per il bene dell’arte, della scienza o per il semplice gusto di divertirsi, vogliamo farne assolutamente parte.

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INTERNATTUALE

Ecco perché tutti sono ossessionati da “Pokémon Go”

Pokémon Go. Tutti ne parlano, tutti ne sono ossessionati. Ma perché?

Nati a fine anni ’90 come cartone animato, fanno il debutto (italiano s’intende) come anime sulle reti Mediaset. Un successo inarrestabile che porterà negli anni Pikachu e i suoi piccoli amici combattenti zoomorfi persino al cinema. Non potevano mancare i giochi naturalmente. Per Game Boy Color, l’allora consolle del momento, con la versione Pokémon Blue e Pokémon Rossa.

Pokémon Go logo - internettualeNel mondo Pokémon, ogni personaggio della saga ha uno specifico potere che corrisponde al suo “tipo”. E così un pokémon acquatico come una tartaruga avrà il potere dell’acqua.

Da luglio, dopo le release per le varie consolle a pagamento, è uscito Pokémon Go, primo della sua generazione per smartphone. Immediato il successo di quest’app che ha letteralmente ossessionato la generazione di quasi-trentenni.

Il gioco si fa social. Il giocatore ha a sua disposizione un Pokemon, tra Bulbasaur, Charmander e Squirtle. Nel corso dell’esperienza di gioco il player può incontrare e catturare altri Pokemon selvatici che si scontrano in apposite palestre. È possibile ottenere la Poké Ball e altri strumenti ricorrendo alle monete del gioco o acquistandoli all’interno del market dell’app.

Realizzato da Niatic in collaborazione con Game Freak, The Pokémon Company e Nintendo, per iOS e Android, il gioco utilizza la particolare tecnica della realtà aumentata, proiettando, attraverso il GPS, i nostri piccoli amici intorno al mondo che ci circonda, per un’esperienza di gioco ancora più reale.

Ma perché tutto questo successo?

Senza dubbio l’effetto nostalgia gioca gran parte del ruolo, facendo rivivere ai fan della saga la loro infanzia, di quando a otto anni erano ossessionati con il franchise animato. La nostalgia, secondo gli esperti, può essere molto potente per una nuova, ma al tempo stesso familiare esperienza.

«Nel momento in cui è in atto l’effetto nostalgia e evoca emozioni positive, il nostro cervello può sostituire la domanda “Mi rende felice?” con “È un buon gioco?”» ha spiegato il Dottor Jamie Madigan a Time.com.

La nostalgia dunque ha una potente influenza su tutta la cultura pop, come evidenziano anche i sequel e i reboot al cinema questa estate. Questo capita perché generalmente sono associati con sensazioni positive, e aiuta le persone a sentirsi più vicine le une alle altre condividendo ricordi.

La stessa parola nostalgia, dal greco nostos, ritorno a casa, e algos, dolore, letteralmente significa “dolore del ritorno”, e indica una sorta di “malattia di casa”, la disperata voglia, da parte di ognuno, in tempi nefasti come questi, di sentirsi al sicuro nella casa dei propri ricordi.