TELEVISIONE

Tutankhamon, mini-serie sulla scoperta della tomba del Faraone-bambino su Focus TV

In un panorama televisivo sempre più frammentato e competitivo, anche FOCUS, canale-costola del magazine scientifico più famoso d’Italia, ha deciso di dedicare la sua programmazione ad una produzione non prettamente di divulgazione. Succederà lunedì 22 e martedì 23 maggio in prima serata, quando il canale del gruppo Discovery Italia trasmetterà la mini-serie Tutankhamon, kolossal in quattro puntate su di una delle scoperte archeologiche più importanti del XX secolo, la scoperta della tomba del famosissimo faraone bambino.

Diretto da Peter Webber, regista tra gli altri de La ragazza con l’orecchino di perla, lo sceneggiato arriva nel nostro paese in prima TV dopo il successo che ha riscontrato in Gran Bretagna, con una media di sei milioni di telespettatori per episodio sul canale Itv.

Sam Neill, Max Irons, and Amy Wren in Tutankhamun (2016)

Presentata in anteprima al Museo Egizio di Torino, la mini-serie è ambientata tra le sabbie e le rovine della Valle dei Re, in Egitto, e vede protagonista il giovane e fascinoso Max Irons, classe ’85, figlio del noto attore Jeremy, nei

Catherine Steadman in Tutankhamun (2016)

panni dell’archeologo  Howard Carter, affiancato da Sam Neill, veterano di pellicole-avventura e noto al grande pubblico per il suo ruolo di paleontologo in Jurassic Park, che qui invece interpreta il mecenate Lord Carnarvon. I due saranno affiancati dalla giovanissima Amy Wren, che interpreta la figlia di Carnarvon, Evelyn, mentre l’attrice Catherine Steadman interpreta la giovane Maggie.

Una serie che si propone di essere avvincente e che racconterà una pagina importante di storia dell’archeologia. L’appuntamento quindi è fissato per lunedì 22 alle ore 21.15 sul canale 56 del digitale terrestre con i primi due episodi della serie.

TELEVISIONE

Le piccole grandi bugie di Nicole Kidman e Reese Witherspoon

A metà tra mistery e dramma, con qualche tocco di humor nero, è arrivato anche in Italia Big Little Lies, Piccole grandi bugie, nuova mini-serie di Sky Atlantic HD che vede il debutto televisivo di Nicole Kidman e Reese Witherspoon. Le due attrici premio Oscar, oltre che volti, sono anche le produttrici di questo serial in onda sul canale americano HBO.

Insieme alle due interpreti ritroviamo Shailene Woodley, protagonista di Colpa delle Stelle e della serie sci-fi cinematografica Divergent, e la candidata all’Oscar Laura Dern.

Ispirato al romanzo omonimo di Liane Moriarty, edito in Italia da Mondadori, il telefilm si apre con un misterioso omicidio e un’indagine in corso.

Premetto di non aver letto il romanzo, anzi, di non averne neppure mai sentito parlare a dispetto delle sei milioni di copie vendute in tutto il mondo, quindi non so quanto il telefilm sia fedele alle pagine del libro, ma ho amato ogni singola caratterizzazione dei personaggi.

Un cast di tutto rispetto, che porta sul piccolo schermo equilibri e drammi delle relazioni inter-familiari di tre donne molto diverse tra loro: Celeste (la Kidman) è una bellissima donna sui cinquanta sposata con un uomo più giovane, Madeline (Witherspoon) che soffre la crescita delle sue figlie accanto alla compagna dell’ex marito, e infine Jane (Woodley), madre single con un misterioso passato alle spalle.

Leggo dal web che la sostanziale differenza tra il romanzo e la produzione televisiva è l’ambientazione: Australia per il primo, Monterey in California la seconda.

Gli episodi sono tutti diretti dal regista canadese Jean-Marc Vallée, che tra i suoi successi annovera anche l’intenso e pluripremiata pellicola Dallas Buyers Club.

Nicole Kidman in Big Little Lies (2017)

Questa produzione conferma l’inversione di tendenza cui assistiamo da qualche anno. È sempre più sottile infatti la linea di demarcazione tra cinema e buona televisione, e sono sempre di più i premi Oscar votati al piccolo schermo per produzioni di nicchia o lunga serialità. In principio fu Meryl Streep che nel 2003 ritornò alla televisione per Angels in America, poi fu la volta di Glenn Close con The Shield, Kathy Bates in Harry’s Law e ancora Jessica Lange con American Horror Story, sono sempre di più gli attori e le attrici che alternano o preferiscono con nonchalance il tubo catodico. Merito, forse, della qualità sempre più alta, di una maggiore libertà, di un pubblico ben più ampio per un rilancio della propria immagine.

La prossima sarà Susan Sarandon che proprio accanto alla Lange reciterà in Feud, antologica che farà rivivere il mito della rivalità tra Bette Davis e Joan Crawford, portando in TV anche Catherine Zeta-Jones.

Laura Dern, Reese Witherspoon, and Shailene Woodley in Big Little Lies (2017)

Big Little Lies ha un respiro autorale, ma non stanca lo spettatore con pause o silenzi esasperanti e esasperati.

È raggiante la Whitherspoon nel ruolo un po’ nevrotico di mamma dell’alta borghesia, così come la Kidman, un po’ prigioniera nel ruolo di invidiata donna perfetta, che dietro le apparenze nasconde l’ombra della violenza domestica. Era difficile per la giovane Shailene riuscire a brillare accanto a due star come la Kidman e la Whiterspoon, eppure la giovane attrice riesce a ritagliarsi i suoi momenti, nonostante il suo sia un ruolo solo in superficie dimesso e di secondo piano.

Il telefilm indaga i rapporti dell’animo umano, quelli interpersonali, la famiglia, l’amore, l’amicizia tra donne.

Senza ansie, né smanie da puntata successiva, Big Little Lies riesce comunque a incuriosire il lettore che non vede l’ora di scoprire, nei prossimi episodi, chi sia l’assassino e chi la vittima, a chi appartenga la verità e a chi queste piccole grandi bugie.

CINEMA, TELEVISIONE

Il giovane Papa di Paolo Sorrentino. Ecco com’è davvero The Young Pope

the-young-pope-2016-poster-internettualePortare la vita di un Papa sul piccolo schermo non era facile. Portarne una di un Papa inventato, dopo aver vinto un Oscar, lo era ancora meno. Eppure il regista Paolo Sorrentino è riuscito nell’impresa. Dopo La Giovinezza, con un cast di stelle da Michael Caine a Jane Fonda, il regista de La Grande Bellezza ritorna a Roma per raccontare la vita di Papa Pio XIII, immaginario pontefice statunitense che in giovane età si ritrova a guidare la comunità cristiana. È questa a grandi linee la trama di The Young Pope, serial già cult andato in onda per la prima volta ieri su Sky Atlantic HD e Sky Cinema, e che vede nel cast nomi come Jude Law, nel ruolo di Papa Belardo, e Diane Keaton in quelli di Suor Mary.

Il serial di Sorrentino è una coproduzione internazionale, con HBO, che, al contrario di ciò che è stato qualche giorno fa per I Medici su RaiUno, dove gli attori stranieri erano di fatto una sorta di specchietto per le allodole, riesce a mutuare dalle produzioni statunitensi tecnica, dialoghi, atmosfere, personaggi. Suor Mary infatti ricorda vagamente la Suor Jude di Jessica Lange nel telefilm American Horror Story. Un personaggio forte, che fuma, che indossa t-shirt come un’adolescente, e della quale s’intravede ancora, sotto il velo, la bellezza di una giovinezza che comincia a sfiorire.

the-young-pope-2016-internettualeIl protagonista invece è uguale a nessun altro personaggio ecclesiastico visto finora al cinema o in TV. Nulla ha a che vedere con i pontefici del Sorriso, del Saluto o della Misericordia cui ci hanno abituato i biopic televisivi. Lenny è un Papa che vuole riportare soprattutto l’autorevolezza di una Chiesa che deve affrontare i problemi del XXI secolo. E così infatti esige di essere chiamato Santità, di mantenere distanze formali con i membri del suo staff e di dare ordini a destra e a manca. Rigido, intelligente, astuto. Un Papa, questo, che ricorda più un politico che un pontefice, e Jude Law riesce a incarnarne l’ambiguità e l’ambivalenza perfettamente.

Con Law tutta una serie di nomi, anche italiani, che danno vita ad una storia che si preannuncia già interessante. Come Silvio Orlando, il Cardinal Voiello, diviso tra fede per Dio e quella per la sua squadra del cuore, il Napoli. È a lui che il regista partenopeo ha affidato un ruolo a tratti caricaturale, che porta brio e folklore in una produzione che nulla ha da invidiare a quelle estere.

Bellissima la fotografia e l’ambientazione. Se il Vaticano infatti aveva prevedibilmente negato i permessi di girare nei propri luoghi la storia di un Papa e di una Chiesa controversa, Sorrentino non s’è perso d’animo e ha letteralmente ricostruito il Vaticano negli studi di Cinecittà, unendo coerentemente e sapientemente luoghi diversi per riprodurre una fedelissima Città del Vaticano.

E unico, The Young Pope, lo è davvero. Nessun regista e nessuna produzione infatti aveva mai affrontato il tema religioso inventandosi un Papa così fuori dagli schemi. Sorrentino cavalca felicemente questo filone televisivo e fa con la Chiesa ciò che House of Cards e Scandal fanno con la Casa Bianca o The Royals fa con la Corona inglese: inventa una realtà parallela, distorta ma non per questo meno inverosimile e rende reale l’ipotesi di un Capo Spirituale più umano che divino, che guida la Chiesa con l’arroganza di chi si crede Dio in persona e il dubbio di chi teme di essere soltanto un qualsiasi altro essere umano.

TELEVISIONE

“Stranger Things”, su Netflix un serial già cult tra fantascienza e paranormale

Un po’ Spielberg, un po’ Lynch, un po’ Stephen King. Stranger Things, nuova produzione della piattaforma Netflix, è un vero omaggio agli anni ’90, e ai grandi maestri del brivido, del cinema, della televisione, della letteratura. La serie è diventata subito cult in poche settimane, un po’ per le atmosfere cupe di Hawkins, immaginaria cittadina dell’Indiana, sulla falsariga di Twin Peaks, un po’ perché segna l’esordio in televisione di Winona Ryder, attrice votata esclusivamente al cinema sin dagli inizi.

Il film ruota intorno al dodicenne Will Byers, la cui misteriosa scomparsa mette in agitazione l’intera comunità, a cominciare dallo sceriffo Hopper, cui dà il volto l’attore David Harbour. Immediate le ricerche, anche con iniziative personali dei migliori amici del ragazzo, che durante la ricerca si imbattono in “Undici”, ragazzina taciturna dalle straordinarie capacità telecinetiche ricercata da un pericoloso gruppo di uomini.

Stranger Things Netflix - internettualeMolto mutua da E.T. L’Extraterrestre, e da pellicole come Stand by me – ricordo di un’estate. Sono gli stessi creatori, Matt e Ross Duffer a dire di essersi ispirati ai classici del cinema, seguendo un sottilissimo fil-rouge sospeso tra fantascienza e paranormale.

Come nuovo trend televisivo impone, il serial, in otto puntate, è la fedele ricostruzione di un’epoca, il 1983, che viene interamente restituita negli usi, nei costumi e persino nella colonna sonora con brani originali anni ’80 e del decennio precedente anche. Tutto rimanda ad un momento lontano, ma abbastanza vicino da generare un magnetico effetto nostalgia, che dà allo spettatore la sensazione di aver scoperto un tesoro televisivo di trent’anni fa.

Bravissima Winona Ryder, che segna con questo ruolo un punto di rottura, non soltanto tra il cinema e la televisione, ma anche tra i ruoli da dolce-innocentina con cui l’abbiamo conosciuta, entrando ora nella complessa psiche di una madre disperata, disposta a credere e combattere contro qualsiasi cosa pur di riportare il proprio bambino a casa, in un thriller seriale che si fa a tratti horror, infittendosi sempre di più puntata dopo puntata.

LIFESTYLE

Scream Queens, la serie horror-chic americana che sta spopolando anche in Italia

Cruento, politicamente scorretto, un po’ volgare e glamour. Sono questi gli aggettivi che probabilmente meglio descrivono Scream Queens, nuovo serial del network statunitense FOX, trasmesso per ora solo in patria, ma già diventato un vero e proprio fenomeno virale anche nel nostro paese, con tanto di trend topic sui social come twitter. A metà strada tra Scream, Pretty Little Liars, Gossip Girl e Desperate Housewives, la serie vede protagonista Emma Roberts, nipote della più nota attrice Julia, nelle vesti della perfida Chanel Oberlin, ricca e viziata presidentessa di una confraternita studentesca, la KKT, disposta a tutto pur di non perdere la popolarità e la sua supremazia di “ape regina” tra le ragazze del campus universitario, che si scontra con l’ambiziosa e ambigua Decano Munsch (interpretata da Jamie Lee Curtis) e la sua minaccia di far chiudere la congregazione. A questo si aggiungono una serie di morti violente all’interno del college, ad opera di un misterioso serial killer che minaccia la piccola comunità universitaria, collegate all’insabbiamento della morte di una consorella, avvenuta vent’anni prima mentre aveva partorito un bambino in una vasca da bagno durante un party. Ma non ci sono maschere bianche e blog o lettere scarlatte, l’assassino si nasconde dietro la maschera del “Diavolo Rosso”.

Creata da Ryan Murphy, già padre di serie come Popular e American Horror Story, questa nuova serie antologica (i personaggi e la trama cambieranno di stagione in stagione) è un perfetto mix “dramedy”, alternando dramma e commedia all’orrore, a tratti splatter, di alcune scene. Tanti i volti noti intorno alla Roberts, dal cameo di Ariana Grande a Nick Jonas, fino a Lea Michele (Glee) e Abigail Breslin (Little Miss Sunshine).

Benché lo spettatore sia incuriosito dallo scoprire chi c’è dietro la maschera dell’assassino, il mistero sembra quasi lasciato sullo sfondo di vicende sociali e piccoli poteri, per la conquista di un regno fatto di superficialità, popolarità e, novità della generazione del nuovo millennio, ostentazione sui social. Sì, perché i protagonisti non disdegnano riferimenti a instagram, twitter e facebook, dimostrando che il più delle volte ciò che conta davvero è apparire. E non è un caso se il guardaroba di Chanel farebbe invidia persino alle protagoniste del più trendy Sex and the City, mentre la smodata ambizione senza un reale talento, se non la ricchezza, fanno da filo conduttore in tutti gli episodi. Il personaggio di Chanel Oberlin è la naturale evoluzione di tutte quelle “Queen Bee” che da Cher Horowitz (Ragazze a Beverly Hills, del 1995) a Regina George (Mean Girl, del 2004) passando per Blair Waldorf (Gossip Girl, 2007), animano da anni il grande e piccolo schermo e, a dispetto della loro dispotica perfidia, ci conquistano con il loro fascino, la bellezza, l’immagine.