ART NEWS, TELEVISIONE

Sirene: i luoghi a Napoli dove è stata girata la fiction di raiuno

Tra malintesi, magie e risate, andrà in onda questa sera la prima puntata di Sirene, nuova fiction rai che terrà compagnia i telespettatori di raiuno ancora per altre cinque serate. Le sirene Yara, Marica, Irene e Daria sono arrivate sulla terraferma alla ricerca di Ares, ultimo dei tritoni, promesso sposo di Yara, scappato dai fondali marini per fuggire il dispotismo della fidanzata e rifarsi una nuova vita da essere umano.

A fare da sfondo a questa serie ideata da Ivan Cotroneo, Napoli, città delle sirene per antonomasia, i cui natali sarebbero dati, secondo la leggenda, proprio dalla morte della mitica sirena Partenope.

E quella che vediamo è una Napoli da cartolina, che si presenta al pubblico della prima rete di stato in tutto il suo splendore: solare, positiva, ma al tempo stesso folcloristica e colorata, diversa dai temi cupi con cui viene spesso raccontata in serie poliziesche o di camorra.

Tanti gli scenari da cartolina che avrete sicuramente riconosciuto, dal Maschio Angioino a Castel dell’Ovo, dal Lungomare Caracciolo (dove Yara incontra per la prima volta Salvatore) ai tanti vicoli della città, ma anche Piazza del Gesù e il suo obelisco dedicato all’Immacolata, la Chiesa del Gesù Nuovo e i suoi diamanti in pietra e la Chiesa di Santa Chiara.

Ma per chi non è napoletano o non è mai venuto a Napoli, sarà stato difficile riconoscere alcuni angoli e luoghi meno noti, e allora eccoli, per chi ama il turismo cinematografico a caccia di set e della suggestione che solo il piccolo e grande schermo sanno farci provare.

Luca Argentero all’interno della stazione della Linea1 Toledo

Progettata dall’architetto spagnolo Óscar Tusquets, la stazione della metropolitana di Toledo è stata definita da molti giornali la stazione più bella d’Europa. La sua architettura è un inno al mare e, naturalmente, alla città di Napoli, caratterizzata dai colori della terra che cedono il posto a quelli marini, seguendo l’esatto livello del mare, quasi a fare immergere virtualmente il viaggiatore nelle acque della città di Partenope. È in questa stazione che Salvatore lascia la prima di tante ragazze.

Piazza Bellini, Napoli (alle spalle l’odierna Biblioteca Brau della Federico II)

I suoi alunni di Pallavolo invece lo aspettano in Piazza Bellini. Benché non sia particolarmente nota, questa piazza è apparsa anche in film come Matrimonio all’Italiana del 1964, con Sofia Loren e Marcello Mastroianni. Il palazzo

Piazza Bellini, dal film Matrimonio all’Italiana del 1964 con Sofia Loren

rosso che s’intravede con il suo monumentale scalone è Complesso di Sant’Antonio delle Monache a Port’Alba struttura conventuale XVI secolo, oggi sede della Biblioteca della Facoltà di Lettere della Federico II. Quello che nella serie è il suo interno, in realtà è invece è

Luca Argentero, nel portico del Chiostro di San Marcellino a Napoli

l’interno di un’altra struttura: il Chiostro dei Santi Marcellino e Festo, datato 1565, i cui ambienti si dividono tra la sede del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università Federico II e quella del Museo di Paleontologia di Napoli e i rispettivi musei universitari, di cui ho anche parlato in precedenza.

cortile/palestra del Liceo Vittorio Emanuele II a Napoli

La palestra dove invece si allenano i ragazzi è la palestra all’aperto del Liceo Classico Vittorio Emanuele II, il cui emiciclo costituisce la ben più notta Piazza Dante.

le quattro protagoniste in Via Calabritto a Napoli

Sbarcate a Napoli, le quattro sirene passeggiano per le Via Calabritto/Piazza dei Martiri, centro nevralgico dello shopping di lusso, dove si trova la boutique dove le quattro entrano.

una sala del MANN, Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Nella serie vedremo anche il Museo Archeologico Nazionale di Napoli che, con questa, raggiunge (per ora) quota tre nelle produzioni che l’hanno scelto come set: già Ferzan Ozpetek infatti ha girato questa estate delle scene per Napoli Velata, mentre Michael Hoffman e Kevin Spacey vi hanno girato qualche settimana fa alcune scene del film Netflix su Gore Vidal.

la veduta di Villa Rocca Matilde/Villa Lauro, sulla collina di Posillipo a Napoli

La casa di Salvatore (Luca Argentero), nella quale avrebbe realizzato un B&B, è invece Villa Rocca Matilde, storica dimora ottocentesca sulla collina di Posillipo, a strapiombo sul mare, che nel marzo del 1882 ospitò tra gli altri Giuseppe Garibaldi e la sua famiglia. Ultimo proprietario fu Achille Lauro, che diede il suo nome alla magione che è appunto conosciuta anche come Villa Lauro.

Valentina Bellè all’interno del Teatro San Carlo di Napoli

Non mancherà il Museo di Capodimonte e le sue colorate sale e il Teatro San Carlo. Insomma, se le sirene secondo Omero incantavano gli uomini con il loro canto, sono decisamente state conquistate da Napoli, dalla sua storia, dalla sua bellezza.

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TELEVISIONE

Tutankhamon, mini-serie sulla scoperta della tomba del Faraone-bambino su Focus TV

In un panorama televisivo sempre più frammentato e competitivo, anche FOCUS, canale-costola del magazine scientifico più famoso d’Italia, ha deciso di dedicare la sua programmazione ad una produzione non prettamente di divulgazione. Succederà lunedì 22 e martedì 23 maggio in prima serata, quando il canale del gruppo Discovery Italia trasmetterà la mini-serie Tutankhamon, kolossal in quattro puntate su di una delle scoperte archeologiche più importanti del XX secolo, la scoperta della tomba del famosissimo faraone bambino.

Diretto da Peter Webber, regista tra gli altri de La ragazza con l’orecchino di perla, lo sceneggiato arriva nel nostro paese in prima TV dopo il successo che ha riscontrato in Gran Bretagna, con una media di sei milioni di telespettatori per episodio sul canale Itv.

Sam Neill, Max Irons, and Amy Wren in Tutankhamun (2016)

Presentata in anteprima al Museo Egizio di Torino, la mini-serie è ambientata tra le sabbie e le rovine della Valle dei Re, in Egitto, e vede protagonista il giovane e fascinoso Max Irons, classe ’85, figlio del noto attore Jeremy, nei

Catherine Steadman in Tutankhamun (2016)

panni dell’archeologo  Howard Carter, affiancato da Sam Neill, veterano di pellicole-avventura e noto al grande pubblico per il suo ruolo di paleontologo in Jurassic Park, che qui invece interpreta il mecenate Lord Carnarvon. I due saranno affiancati dalla giovanissima Amy Wren, che interpreta la figlia di Carnarvon, Evelyn, mentre l’attrice Catherine Steadman interpreta la giovane Maggie.

Una serie che si propone di essere avvincente e che racconterà una pagina importante di storia dell’archeologia. L’appuntamento quindi è fissato per lunedì 22 alle ore 21.15 sul canale 56 del digitale terrestre con i primi due episodi della serie.

TELEVISIONE

Le piccole grandi bugie di Nicole Kidman e Reese Witherspoon

A metà tra mistery e dramma, con qualche tocco di humor nero, è arrivato anche in Italia Big Little Lies, Piccole grandi bugie, nuova mini-serie di Sky Atlantic HD che vede il debutto televisivo di Nicole Kidman e Reese Witherspoon. Le due attrici premio Oscar, oltre che volti, sono anche le produttrici di questo serial in onda sul canale americano HBO.

Insieme alle due interpreti ritroviamo Shailene Woodley, protagonista di Colpa delle Stelle e della serie sci-fi cinematografica Divergent, e la candidata all’Oscar Laura Dern.

Ispirato al romanzo omonimo di Liane Moriarty, edito in Italia da Mondadori, il telefilm si apre con un misterioso omicidio e un’indagine in corso.

Premetto di non aver letto il romanzo, anzi, di non averne neppure mai sentito parlare a dispetto delle sei milioni di copie vendute in tutto il mondo, quindi non so quanto il telefilm sia fedele alle pagine del libro, ma ho amato ogni singola caratterizzazione dei personaggi.

Un cast di tutto rispetto, che porta sul piccolo schermo equilibri e drammi delle relazioni inter-familiari di tre donne molto diverse tra loro: Celeste (la Kidman) è una bellissima donna sui cinquanta sposata con un uomo più giovane, Madeline (Witherspoon) che soffre la crescita delle sue figlie accanto alla compagna dell’ex marito, e infine Jane (Woodley), madre single con un misterioso passato alle spalle.

Leggo dal web che la sostanziale differenza tra il romanzo e la produzione televisiva è l’ambientazione: Australia per il primo, Monterey in California la seconda.

Gli episodi sono tutti diretti dal regista canadese Jean-Marc Vallée, che tra i suoi successi annovera anche l’intenso e pluripremiata pellicola Dallas Buyers Club.

Nicole Kidman in Big Little Lies (2017)

Questa produzione conferma l’inversione di tendenza cui assistiamo da qualche anno. È sempre più sottile infatti la linea di demarcazione tra cinema e buona televisione, e sono sempre di più i premi Oscar votati al piccolo schermo per produzioni di nicchia o lunga serialità. In principio fu Meryl Streep che nel 2003 ritornò alla televisione per Angels in America, poi fu la volta di Glenn Close con The Shield, Kathy Bates in Harry’s Law e ancora Jessica Lange con American Horror Story, sono sempre di più gli attori e le attrici che alternano o preferiscono con nonchalance il tubo catodico. Merito, forse, della qualità sempre più alta, di una maggiore libertà, di un pubblico ben più ampio per un rilancio della propria immagine.

La prossima sarà Susan Sarandon che proprio accanto alla Lange reciterà in Feud, antologica che farà rivivere il mito della rivalità tra Bette Davis e Joan Crawford, portando in TV anche Catherine Zeta-Jones.

Laura Dern, Reese Witherspoon, and Shailene Woodley in Big Little Lies (2017)

Big Little Lies ha un respiro autorale, ma non stanca lo spettatore con pause o silenzi esasperanti e esasperati.

È raggiante la Whitherspoon nel ruolo un po’ nevrotico di mamma dell’alta borghesia, così come la Kidman, un po’ prigioniera nel ruolo di invidiata donna perfetta, che dietro le apparenze nasconde l’ombra della violenza domestica. Era difficile per la giovane Shailene riuscire a brillare accanto a due star come la Kidman e la Whiterspoon, eppure la giovane attrice riesce a ritagliarsi i suoi momenti, nonostante il suo sia un ruolo solo in superficie dimesso e di secondo piano.

Il telefilm indaga i rapporti dell’animo umano, quelli interpersonali, la famiglia, l’amore, l’amicizia tra donne.

Senza ansie, né smanie da puntata successiva, Big Little Lies riesce comunque a incuriosire il lettore che non vede l’ora di scoprire, nei prossimi episodi, chi sia l’assassino e chi la vittima, a chi appartenga la verità e a chi queste piccole grandi bugie.

CINEMA, LIBRI

Napoli protagonista della serie tratta da “L’Amica geniale” di Elena Ferrante

Probabilmente i suoi libri hanno destato scalpore più per la sua identità di scrittrice, nascosta ai più, che per la trama in sé. Sto parlando di Elena Ferrante, che dal 2011 ad oggi è in testa alle classifiche di vendita di tutto il mondo con la saga de L’Amica geniale (edizioni e/o), senza tuttavia aver mai rivelato il suo vero nome.

Divisa in due parti, infanzia e adolescenza, la storia dei romanzi percorre la vita di due bambine, le due amiche Elena Greco e Raffaella Cerullo, che inizia nella Napoli dei primi anni ’50. L’una povera, figlia di un umile calzolaio, costretta ad interrompere gli studi; l’altra, Elena, figlia di un usciere comunale, riesce invece ad arrivare fino al liceo. Entrambe le ragazzine si mostrano insofferenti alle regole del “rione” in cui vivono, e spesso le loro vite si ritroveranno ad intrecciarsi fino al matrimonio di Lila, Raffaella, che chiude il primo capitolo della quadrilogia letteraria.

La copertina del libro “L’amica geniale” di Elena Ferrante

A far da contorno alle vicende delle due protagoniste, tanti scorci e usanze di Napoli, che nel volume, sin dalla copertina, si fa quasi silenziosa terza protagonista, dalle miserie del dopoguerra fino ad una timida ripresa economica negli anni del boom, vessata dalla malavita organizzata.

Un racconto che si fa quello di una intera città, e che diventerà una serie televisiva. Lo annuncia oggi l’ANSA, sulle cui pagine si legge che si sono aperti i casting a Napoli per ricercare le due bambine protagoniste della serie che sarà diretta da Saverio Costanzo.

L’inizio delle riprese è previsto per questa estate. Le location non sono ancora state confermate dalla Film Commission Campania, che si augura possano svolgersi tutte a Napoli, e se ciò dovesse trovare conferma, il capoluogo partenopeo si trasformerà in un vero e proprio set a cielo aperto quest’anno, poiché protagonista anche delle riprese di Napoli Velata, il nuovo film che il regista Ferzan Ozpetek inizierà a girare subito dopo la promozione di Rosso Istanbul ora nelle sale.

Titolo internazionale di quest’opera è The Neapolitan Novels, prodotta dalla Fandango e Wildside insieme ad altri partner stranieri.

Ad occuparsi dei casting sarà Laura Muccino che, come cognome suggerisce, è sorella dei ben più noti Muccino registi, e che in questi giorni sarà alla ricerca delle bambine che daranno il volto alle protagoniste del romanzo.

Un progetto di ampio respiro che è riuscito a destare l’attenzione anche delle autorevoli pagine del New York Times dal quale si apprende che la serie si suddividerà in quattro stagioni, così come i volumi della Ferrante, ogni stagione consterà di otto episodi, per un totale di trentadue puntate da cinquanta minuti ciascuna, e coprirà un arco temporale che va dal secondo dopoguerra agli inizi degli anni 2000.

Insieme a Francesco Piccolo e Laura Paolucci ci sarebbe anche la misteriosa Elena Ferrante a collaborare alla stesura della sceneggiatura.

Ancora poco si sa sulla messa in onda dello sceneggiato, che potrebbe arrivare sugli schermi Rai già nel 2018, e rappresenterebbe per Napoli una delle più grandi produzioni degli ultimi anni.

Un’ottima cosa per Napoli, reduce dal successo della fiction poliziesca I Bastardi di Pizzofalcone, che ha battezzato il turismo “cinematografico” alla volta delle location che hanno fatto da sfondo alle avventure del commissario Lojacono e i suoi agenti.

Con questa nuova produzione, che sarà trasmessa anche all’estero, potrebbe incrementarsi il turismo nella città di Partenope, che torna ad essere grande protagonista di arte, cultura, letteratura e cinema.

CINEMA, TELEVISIONE

Il giovane Papa di Paolo Sorrentino. Ecco com’è davvero The Young Pope

the-young-pope-2016-poster-internettualePortare la vita di un Papa sul piccolo schermo non era facile. Portarne una di un Papa inventato, dopo aver vinto un Oscar, lo era ancora meno. Eppure il regista Paolo Sorrentino è riuscito nell’impresa. Dopo La Giovinezza, con un cast di stelle da Michael Caine a Jane Fonda, il regista de La Grande Bellezza ritorna a Roma per raccontare la vita di Papa Pio XIII, immaginario pontefice statunitense che in giovane età si ritrova a guidare la comunità cristiana. È questa a grandi linee la trama di The Young Pope, serial già cult andato in onda per la prima volta ieri su Sky Atlantic HD e Sky Cinema, e che vede nel cast nomi come Jude Law, nel ruolo di Papa Belardo, e Diane Keaton in quelli di Suor Mary.

Il serial di Sorrentino è una coproduzione internazionale, con HBO, che, al contrario di ciò che è stato qualche giorno fa per I Medici su RaiUno, dove gli attori stranieri erano di fatto una sorta di specchietto per le allodole, riesce a mutuare dalle produzioni statunitensi tecnica, dialoghi, atmosfere, personaggi. Suor Mary infatti ricorda vagamente la Suor Jude di Jessica Lange nel telefilm American Horror Story. Un personaggio forte, che fuma, che indossa t-shirt come un’adolescente, e della quale s’intravede ancora, sotto il velo, la bellezza di una giovinezza che comincia a sfiorire.

the-young-pope-2016-internettualeIl protagonista invece è uguale a nessun altro personaggio ecclesiastico visto finora al cinema o in TV. Nulla ha a che vedere con i pontefici del Sorriso, del Saluto o della Misericordia cui ci hanno abituato i biopic televisivi. Lenny è un Papa che vuole riportare soprattutto l’autorevolezza di una Chiesa che deve affrontare i problemi del XXI secolo. E così infatti esige di essere chiamato Santità, di mantenere distanze formali con i membri del suo staff e di dare ordini a destra e a manca. Rigido, intelligente, astuto. Un Papa, questo, che ricorda più un politico che un pontefice, e Jude Law riesce a incarnarne l’ambiguità e l’ambivalenza perfettamente.

Con Law tutta una serie di nomi, anche italiani, che danno vita ad una storia che si preannuncia già interessante. Come Silvio Orlando, il Cardinal Voiello, diviso tra fede per Dio e quella per la sua squadra del cuore, il Napoli. È a lui che il regista partenopeo ha affidato un ruolo a tratti caricaturale, che porta brio e folklore in una produzione che nulla ha da invidiare a quelle estere.

Bellissima la fotografia e l’ambientazione. Se il Vaticano infatti aveva prevedibilmente negato i permessi di girare nei propri luoghi la storia di un Papa e di una Chiesa controversa, Sorrentino non s’è perso d’animo e ha letteralmente ricostruito il Vaticano negli studi di Cinecittà, unendo coerentemente e sapientemente luoghi diversi per riprodurre una fedelissima Città del Vaticano.

E unico, The Young Pope, lo è davvero. Nessun regista e nessuna produzione infatti aveva mai affrontato il tema religioso inventandosi un Papa così fuori dagli schemi. Sorrentino cavalca felicemente questo filone televisivo e fa con la Chiesa ciò che House of Cards e Scandal fanno con la Casa Bianca o The Royals fa con la Corona inglese: inventa una realtà parallela, distorta ma non per questo meno inverosimile e rende reale l’ipotesi di un Capo Spirituale più umano che divino, che guida la Chiesa con l’arroganza di chi si crede Dio in persona e il dubbio di chi teme di essere soltanto un qualsiasi altro essere umano.

TELEVISIONE

“Stranger Things”, su Netflix un serial già cult tra fantascienza e paranormale

Un po’ Spielberg, un po’ Lynch, un po’ Stephen King. Stranger Things, nuova produzione della piattaforma Netflix, è un vero omaggio agli anni ’90, e ai grandi maestri del brivido, del cinema, della televisione, della letteratura. La serie è diventata subito cult in poche settimane, un po’ per le atmosfere cupe di Hawkins, immaginaria cittadina dell’Indiana, sulla falsariga di Twin Peaks, un po’ perché segna l’esordio in televisione di Winona Ryder, attrice votata esclusivamente al cinema sin dagli inizi.

Il film ruota intorno al dodicenne Will Byers, la cui misteriosa scomparsa mette in agitazione l’intera comunità, a cominciare dallo sceriffo Hopper, cui dà il volto l’attore David Harbour. Immediate le ricerche, anche con iniziative personali dei migliori amici del ragazzo, che durante la ricerca si imbattono in “Undici”, ragazzina taciturna dalle straordinarie capacità telecinetiche ricercata da un pericoloso gruppo di uomini.

Stranger Things Netflix - internettualeMolto mutua da E.T. L’Extraterrestre, e da pellicole come Stand by me – ricordo di un’estate. Sono gli stessi creatori, Matt e Ross Duffer a dire di essersi ispirati ai classici del cinema, seguendo un sottilissimo fil-rouge sospeso tra fantascienza e paranormale.

Come nuovo trend televisivo impone, il serial, in otto puntate, è la fedele ricostruzione di un’epoca, il 1983, che viene interamente restituita negli usi, nei costumi e persino nella colonna sonora con brani originali anni ’80 e del decennio precedente anche. Tutto rimanda ad un momento lontano, ma abbastanza vicino da generare un magnetico effetto nostalgia, che dà allo spettatore la sensazione di aver scoperto un tesoro televisivo di trent’anni fa.

Bravissima Winona Ryder, che segna con questo ruolo un punto di rottura, non soltanto tra il cinema e la televisione, ma anche tra i ruoli da dolce-innocentina con cui l’abbiamo conosciuta, entrando ora nella complessa psiche di una madre disperata, disposta a credere e combattere contro qualsiasi cosa pur di riportare il proprio bambino a casa, in un thriller seriale che si fa a tratti horror, infittendosi sempre di più puntata dopo puntata.

TELEVISIONE

Twin Peaks, da questa sera su Sky Atlantic HD le prime due stagioni in attesa del ritorno

Twin Peaks Laura Palmer - internettualeChi ha ucciso Laura Palmer? Era questa la domanda che si ponevano milioni di fan del mondo negli anni ’90 quando il serial Twin Peaks esordì sugli schermi statunitensi l’8 aprile del 1990, per giungere, un anno dopo, anche nel nostro paese con il titolo I Segreti di Twin Peaks.

Due stagioni, trenta episodi, che hanno tenuto gli spettatori inchiodati alla sedia che, insieme all’agente Cooper (un giovanissimo Kyle MacLachlan) volevano scoprire chi fosse l’assassino della giovane reginetta della scuola trovata morta avvolta in un sacco di plastica, mentre scoprivano le torbide vite della piccola cittadina americana alle pendici dei monti gemelli.

Era la stessa Laura Palmer che, in un sogno dell’agente di polizia, prometteva che si sarebbero rivisti tra 25 anni. Promessa mantenuta dai creatori originali della serie, lo sceneggiatore Mark Frost e il visionario regista David Lynch ai quali è bastato un semplice tweet sul ritorno della serie con una nuova serie inedita per mandare in fibrillazione i fan, che la attendevano dal brusco finale della seconda stagione.

Ed è un ritorno in pompa magna quello di questa terza, attesissima, serie, non solo per il tempo trascorso, ma anche, e forse soprattutto, per scoprire quei segreti di personaggi che sono entrati nel cuore di tutti e che hanno fatto di questo serial uno dei più importanti ed influenti del secolo scorso. Basti pensare alle tante altre serie tv che negli anni si sono ispirate: da Pretty Little Liars (che ha provato ad alzare il tiro) a Gossip Girl, declinato in chiave teen-chic, passando per il trash Scream Queens con Emma Roberts.

La serie ritornerà sugli schermi americani agli inizi del 2017 per il canale Showtime e nello stesso anno anche sui nostri in esclusiva per Sky Atlantic HD, che inizia a preparare i fan a questo ritorno da questa sera con una retrospettiva delle due stagioni originali: due episodi a sera in prima serata dalle ore 21.10.

Tanti i rumors intorno a questa produzione, tante le smentite e i colpi di scena che stanno catalizzando anche l’attenzione dei media e, tra annunci e smentite, sembra ormai certo il cast delle nuove reclute che andranno ad affiancarsi ai volti storici di TP: insieme a MacLachlan e Sherilyn Fenn-Laura Palmer, sono tanti gli attori noti che animeranno la cittadina di Twin Peaks, da Monica Bellucci a Jim Belushi, passando per Naomi Watts e Tim Roth.

Questa nuova stagione sarà anticipata dal libro The Secret History of Twin Peaks di Mark Frost, che racconta ai fan della serie cult, le storie dei suoi personaggi in questi venticinque anni di assenza, per provare ad ingannare l’attesa e provare a dare una risposta su chi è stato ad uccidere Laura Palmer.

LIFESTYLE

Scream Queens, la serie horror-chic americana che sta spopolando anche in Italia

Cruento, politicamente scorretto, un po’ volgare e glamour. Sono questi gli aggettivi che probabilmente meglio descrivono Scream Queens, nuovo serial del network statunitense FOX, trasmesso per ora solo in patria, ma già diventato un vero e proprio fenomeno virale anche nel nostro paese, con tanto di trend topic sui social come twitter. A metà strada tra Scream, Pretty Little Liars, Gossip Girl e Desperate Housewives, la serie vede protagonista Emma Roberts, nipote della più nota attrice Julia, nelle vesti della perfida Chanel Oberlin, ricca e viziata presidentessa di una confraternita studentesca, la KKT, disposta a tutto pur di non perdere la popolarità e la sua supremazia di “ape regina” tra le ragazze del campus universitario, che si scontra con l’ambiziosa e ambigua Decano Munsch (interpretata da Jamie Lee Curtis) e la sua minaccia di far chiudere la congregazione. A questo si aggiungono una serie di morti violente all’interno del college, ad opera di un misterioso serial killer che minaccia la piccola comunità universitaria, collegate all’insabbiamento della morte di una consorella, avvenuta vent’anni prima mentre aveva partorito un bambino in una vasca da bagno durante un party. Ma non ci sono maschere bianche e blog o lettere scarlatte, l’assassino si nasconde dietro la maschera del “Diavolo Rosso”.

Creata da Ryan Murphy, già padre di serie come Popular e American Horror Story, questa nuova serie antologica (i personaggi e la trama cambieranno di stagione in stagione) è un perfetto mix “dramedy”, alternando dramma e commedia all’orrore, a tratti splatter, di alcune scene. Tanti i volti noti intorno alla Roberts, dal cameo di Ariana Grande a Nick Jonas, fino a Lea Michele (Glee) e Abigail Breslin (Little Miss Sunshine).

Benché lo spettatore sia incuriosito dallo scoprire chi c’è dietro la maschera dell’assassino, il mistero sembra quasi lasciato sullo sfondo di vicende sociali e piccoli poteri, per la conquista di un regno fatto di superficialità, popolarità e, novità della generazione del nuovo millennio, ostentazione sui social. Sì, perché i protagonisti non disdegnano riferimenti a instagram, twitter e facebook, dimostrando che il più delle volte ciò che conta davvero è apparire. E non è un caso se il guardaroba di Chanel farebbe invidia persino alle protagoniste del più trendy Sex and the City, mentre la smodata ambizione senza un reale talento, se non la ricchezza, fanno da filo conduttore in tutti gli episodi. Il personaggio di Chanel Oberlin è la naturale evoluzione di tutte quelle “Queen Bee” che da Cher Horowitz (Ragazze a Beverly Hills, del 1995) a Regina George (Mean Girl, del 2004) passando per Blair Waldorf (Gossip Girl, 2007), animano da anni il grande e piccolo schermo e, a dispetto della loro dispotica perfidia, ci conquistano con il loro fascino, la bellezza, l’immagine.