MUSICA

Romina Falconi: «Troppa prudenza impedisce le emozioni. Evitate la paura, pure della felicità»

Quando contatto Romina Falconi la prima volta, lo faccio su twitter. Le invio un messaggio diretto e la risposta arriva dopo qualche ora. Non ha bisogno di social media manager, Romina, non ha bisogno di quel filtro perfetto che fa apparire tutto un po’ finto on-line, messo lì, in posa. I croissant al mattino con le peonie, l’abito griffato, le foto truccata in accappatoio, il tweet giusto. Oggi tutte giocano a fare le fashion blogger, persino le cantanti o le attrici, ma Romina no, è diversa dalle altre. I fan lo avevano capito già quando, dopo la partecipazione a X Factor, in controtendenza, rifiutò un contratto con la SonyMusic: «Più che un rifiuto ad un contratto Sony è stato più un “ehi ragazzi, mi avete fatto firmare questo contratto per il talent, ora che non sono più nel programma, liberatemi che ho bisogno di pensare a me”» precisa.

Oggi Romina ritorna a due anni dal suo primo album, Certi sogni si fanno attraverso un filo d’odio, compendio di un lavoro in tre parti pubblicato in altrettanti momenti nel 2014 come EP.

Ma in questi due anni la Falconi non se n’è stata in panciolle o soltanto rinchiusa nello studio di registrazione a preparare questo lavoro, ma ha inciso il brano Who Is Afraid of Gender? con il cantante Immanuel Casto, che è diventato l’inno del Gay Pride 2016.

Romina Falconi sulla copertina del singolo “Cadono Saponette”

Il suo nuovo lavoro si intitola Cadono saponette, come il primo brano da cui è tratto, e che in un mix di suoni elettronici e internazionali, presenta in modo moderno, e forse un po’ alternativo, l’eterno dilemma dell’amore.

Qual è lo spirito con cui presenti “Cadono saponette”?

«Sicuramente molto maturo. In Cadono Saponette affronto un male comune e lo faccio usando una figura retorica in modo ironico. Il “bicchiere mezzo vuoto” promette un futuro meno scioccante (quando ti aspetti il peggio e arriva una bella notizia non puoi che goderne) ​​ ​ma la troppa prudenza impedisce di vivere davvero ogni benedetta emozione. In questa canzone c’è molto di me: le mie origini popolari, il mio modo di rendere tutto leggero anche se c’è un fondo di amaro… il grottesco è il vestito che mi calza meglio. Bisogna evitare di avere paura, pure della felicità».

Questo brano è un po’ la prosecuzione ideale di “Il mio prossimo amore”, un amore bello, ma di cui diffidi: com’è cambiato il tuo rapporto con l’amore e quanto di questo brano riflettete la tua vita amorosa?

«Sono un’ottima amica ma una pessima amante. Mi salva la complicità che instauro con il partner: io non sono brava a fare la mogliettina, diciamo che il mio partner si ritrova a convivere con il suO migliore amicO. Ho la fortuna di essere stata molto amata e di aver amato tanto. ​ La cosa che mi interessa di più quando scrivo è immortalare un momento. Non mi importa chi ha ragione e chi torto: amo trattare situazioni difficili e dare voce ai sentimenti taciuti. Nei miei brani non sto a fare morali o a chiedere la pace nel mondo; a me importa solo il preludio delle situazioni, spiegare che l’incazzatura è umana quanto l’innamoramento. Nessuno deve sentirsi solo; facile dire: amo l’amore (semo boni tutti), preferisco più dire che l’amore, quando è Amore, può essere bellissimo ma può anche devastarti.

Col senno di poi siamo bravi tutti a dire “cosa è meglio fare”, è “il prima” che non viene molto raccontato nella musica pop. Tutto quello che scrivo ha qualcosa di me, è molto più facile parlare di qualcosa che ho vissuto, anche solo per un momento»

Pur cantando canzoni d’amore, non sei mai stata una cantante da rima “cuore amore”, ma hai sempre usato immagini forti, proprio come in questo caso, “cadono saponette” come in un carcere…

«​Sono nata a Torpignattara, quartiere malfamato ma estremamente affascinante. Vedi di tutto dalle mie parti, ma guai a far sentire solo qualcuno. Il senso di fratellanza che ho visto nella mia “Piccola Parigi”, poche volte l’ho visto in giro. Le immagini forti danno un senso preciso, non puoi chiedere ad una come me di censurare quella cruda naturalezza nell’esporre le cose, perché perderei l’ottanta per cento della mia essenza. Ho fatto una scelta tempo fa: mi sono promessa di cantare solo quello che mi rappresenta sul serio ed è bellissimo sapere che molte persone, lì fuori, mi amino esattamente per come sono. La libertà è un valore immenso per quelli come me, costa cara ma vale la pena rischiare. Non è mai la retorica a salvarci, al massimo ci salva Nietzsche, Henry Miller, Pasolini e Troisi…».

Nella carriera c’è il rifiuto di un contratto con la SonyMusic…

«Più che un rifiuto, è stato più un “ehi ragazzi, mi avete fatto firmare questo contratto per il talent, ora che non sono più nel programma, liberatemi che ho bisogno di pensare a me”. Loro, bravissimi, mi hanno lasciata andare. Fare tutto di corsa, cavalcare l’onda dell’esposizione mediatica mi fa un po’ paura. Ho voluto partire da zero, dallo studio, canzoni da arrangiare e un concept da curare piano piano. Ho sempre stimato artisti che hanno creato fondamenta solide grazie ad un lavoro certosino, fatto di sacrifici e studi».

“Il pessimismo in amore è una fortuna”: un’arma di difesa?

«Ci sono tre tipi di persone: quelle che non fanno molti sforzi, ma ottengono il massimo dalla vita; quelle che “a volte va male e a volte va bene”, la maggioranza; e quelli che dicono “ecco qui: ora cade la saponetta e la devo raccogliere”. Io, neanche a dirlo, sono in questa categoria, di quelli che devono sudarsi tutto, grati per le piccole gioie che arrivano, piano piano sia chiaro. Non è sfortuna, è proprio una vita da film di Tarantino, una vita “viva”. Quando ti aspetti il bicchiere mezzo vuoto, difficilmente resti deluso. Sicuramente è una difesa, ma in quel testo esorto principalente me stessa a lasciarmi andare di più».

Spesso nei tuoi brani parli diversità, lo scorso anno con Who is afraid of gener? hai cantato con Immanuel Casto l’Inno del Gay Pride 2016: quanto ha ancora bisogno l’Italia di trattare questi argomenti?

«L’Italia ha fatto grandi passi avanti, ma se penso a quello che volevamo davvero… c’è ancora tanta strada da fare. Un po’ è la mentalità e un po’ il fatto che se internet è “sul pezzo”, la tv generalista non è così avanti come sembra. Come ho cantato insieme a Casto: “vogliono farci vivere nell’oscurità, chi è il vero mostro?”. Penso che sia fondamentale nelle canzoni, nei film e nell’arte in generale, insistere. Il minimo che possiamo fare è rendere questo paese migliore per le future generazioni».

Sulla copertina del tuo album Certi sogni si fanno attraverso un filo d’odio, ti sei fatta fotografare con una mannaia: in tempi di violenza sulle donne, quanto è importante un’immagine del genere e quanto ancora deve battersi una donna per i suoi diritti?

«Quella copertina è il mio orgoglio. Il senso era: “ci saranno robe crude, la copertina già dice tutto. Femmina fuori, muratore dentro: eccomi. Ho conosciuto e vissuto con donne succubi dei loro uomini. Non ho avuto un’infanzia facile, ma grazie a mia madre sono diventata una leonessa e se vedo l’accenno di un maltrattamento per strada sono capace di diventare un coccodrillo. Lo scenario, a mio parere, è il seguente: riviste femminili che molto spesso ci fanno sentire dei cessi orrendi. “Parità… parità…” e poi ancora ci sono donne che crescono con la consapevolezza che è l’uomo a portare i pantaloni, donne che insegnano alle loro figlie che lo scopo della vita è assecondare i mariti, i quali hanno il potere e il diritto di fare tutto. Su facebook uomini insulsi si permettono di dire frasi come “la donna lo stupro all’inizio lo vive male, poi durante l’atto si abitua…”. Parliamo di musica? Una casa discografica famosa, di cui preferisco non fare il nome, non mi ha accettato perché “Romina, si vede troppo che hai un sesso”. Non ne capivo il senso, poi ho capito che in quell’etichetta, gli artisti sembrano abbastanza asessuati. Pariamo di quanta libertà aveva una cantante negli anni ’80 e quanta invece ne ha adesso. Non voglio annoiarti, ma stiamo messi maluccio… da PornHub alla clausura, trovi di tutto su internet, ma nella musica non è possibile avere una via di mezzo. Alle giovanissime consiglio: amate, studiate, fare le casalinghe coi figli, le donne in carriera, le puttane, le caste, purché sia una scelta vostra. Io sono diventata l’ometto che avrei voluto sposare, ma mi va bene così».

Sei mai stata vittima di un abuso, nell’accezione più ampia del termine, pensiamo anche allo stalking…

«Assolutamente sì, e il problema è che dopo una violenza pensi di stare tu nel torto. Non basta solo dire “donne, ragazze, ragazzi, denunciate!” perché in certi momenti so per certo che a malapena hai la forza di tirare avanti. È importante dire anche alla famiglia, agli amici più stretti di tenere gli occhi aperti perché le violenze sono più frequenti di quanto possiamo credere. La violenza psicologica è ancora più subdola quindi occhi stra-aperti. Lo stalking? Così com’è, questa legge non è abbastanza secondo me».

Il tuo è un sound british, americano, ma i testi riflettono un vissuto importante: quanto è difficile esporsi e perché senti l’esigenza di farlo?

«Quando scrivo non penso mai al livello di esposizione. Non penso mai neanche se un brano è pubblicabile o meno, perché se avessi quel pensiero costante non riuscirei a scrivere neanche una sola parola. Sapere che mi sto esponendo troppo mi bloccherebbe. Invece la scrivo, la canto, la pre-produco, faccio sentire la canzone alle persone più fidate e chiedo il loro parere. Dalle reazioni capisco cosa fare. Scrivo continuamente sono una pessima coinquilina perché mi isolo in cucina o in camera e se non fosse per gli altri mi dimenticherei pure di mangiare. Faccio questa vita da quando ho 15 anni, se oggi facessi un altro lavoro comunque leggerei tantissimo per poi scrivere canzoni. Una volta è stato esilarante: il giorno dell’uscita dell’EP mi chiama il mio manager e mi dice: “con Stupida Pazza si nota molto il disprezzo che hai per te stessa a volte…” e ho risposto: “Cazzo, è vero!”. Non ci avevo pensato, capisci? Sono stata mesi a cambiarla, a scegliere il suono delle parole e solo poche ore prima del lancio mi sono accorta di tutto quel mea culpa. Che voi fa’, sono un macello…».

Quali sono i prossimi progetti e le sorprese che ci riservi entro l’anno e quali le date per vederti di persona?

«Spero di cantare a Lucca uno di questi giorni del Lucca Comics and Games, dovremmo riuscire ad organizzare tutto per bene. Sto preparando un disco, la cui uscita è prevista per il 2018, con dei musicisti pazzeschi: Gary Novak e Reggie Hamilton e con i miei meravigliosi produttori: Maximilian Rio, pronto a tutto, ormai mi sopporta ore e ore, e Marco Zangirolami che è una delle persone più concrete e geniali che abbia mai conosciuto. La Freak & Chic (etichetta della cantante, ndr), oltre ad essere la factory creativa che ogni artista meriterebbe, è diventata da un anno anche la mia società (mi hanno fatto socia!!!) e mi accompagna passo passo facendomi sentire al sicuro».

Un sogno nel cassetto che ancora vuoi realizzare…

«Sentire una mia canzone in un film, nel disco nuovo ci sono due canzoni lente, con archi e timpani, sarebbe un’esperienza incredibile».

Qui il link per ascoltare il nuovo brano su Spotify.

Annunci
Uncategorized

Ipnotizzati dagli smartphone come automi: il cartoon di Moby che fa riflettere

Navigando su facebook ho visto un video in bianco e nero cui faceva da colonna sonora un brano del film Il favoloso mondo di Amélie del 2001, Comptine d’un autre été: L’après-midi. Affascinato da questo cortometraggio ho voluto saperne di più, ed ho scoperto che si tratta in realtà del videoclip di Are You Lost In The World Like Me?, dell’artista americano Moby featuring The Void Pacific Choir, primo estratto dall’album These Systems Are Failing.

Un progetto di denuncia, che in realtà non ha riscosso molto successo, arenandosi nella parte centrale di molte classifiche e passando quasi totalmente inosservato.

E dire che il video avrebbe dovuto invece attirare molta attenzione: disegnato come un cartoon in bianco e nero degli anni ’40, il videoclip vede una società letteralmente ipnotizzata dagli smartphone. Uomini e donne che camminano come automi con lo sguardo assorto da un display di poco più di cinque pollici.

Una fotografia (è proprio il caso di dirlo) dei vizi che (in)consciamente fanno ormai parte del nostro vivere quotidiano.Se nel Medioevo al poeta-vate Dante bastava un solo sguardo per interagire per le strade di Firenze con la sua Beatrice, oggi gli risulterebbe più difficile, poiché probabilmente entrambi avrebbero gli occhi bassi sul telefono per controllare notifiche e social.

È un quadro inglorioso quello che dipinge Moby in questo suo lavoro discografico. Samo perennemente proiettati in un altrove che non corrisponde mai al luogo in cui ci troviamo, preferiamo spesso la presenza virtuale a quella reale degli amici con cui possiamo interagire, mentre le nostre emozioni diventano sempre meno sentite e più sintetiche, attraverso lo sterile uso di emojii che non riescono nemmeno lontanamente ad esprimere agli stati d’animo che veramente proviamo.

Tavole sempre più silenziose e sguardi fissi sui nostri onnipresenti dispositivi mobili: conversazioni via chat, selfie per (di)mostrare di essere felici, mentre siamo spesso più impegnati a fotografare una cena piuttosto che a guastarla davvero.

«Ti sei perduto in questo mondo come me?» si chiede arrabbiato un Moby, che diventa un bambino innocente dall’aria smarrita in questo suo cortometraggio.

Siamo più interessati a catturare il momento che non a viverlo pienamente.

Io stesso, qualche settimana fa, giunto per la prima volta nel Teatro San Carlo di Napoli, ho immediatamente avuto l’istinto di alzare lo smartphone e fotografarlo. Non ci ero mai stato e anziché godere della ricchezza di quel luogo, volevo fare qualche scatto. E anche dopo averlo visto incantato per qualche minuto, non ho resistito all’irrefrenabile impulso di “prenderne” un pezzo, pregustando già il momento in cui l’avrei condiviso sui miei canali social.

Facebook, instagram, twitter. Nella clip non c’è uno specifico riferimento ai social-networks, eppure sono proprio questi, inutile prendersi in giro, che hanno cambiato la nostra forma mentis, e ci danno la sensazione che “se non ci sei (on-line, s’intende), non esisti”.

Vite grigie, vacanze da incubo, e persone comuni con un filtro e qualche ritocco possono trasformarsi in vite da copertina, panorami da sogno, bellezze da calendario.

Realtà e finzione spesso si sovrappongono, così come la superficialità con cui scegliamo i nostri partner, passando dal romantico corteggiamento in voga fino alla fine del secolo scorso ad una sorta di casting on-line dove facilmente si passa al candidato successivo, basandosi esclusivamente su di una mera selezione estetica.

In pochi minuti Moby riesce ad affrontare anche il tema del bullismo, mostrando come un momento di divertimento può trasformarsi il giorno seguente in un motivo di scherno caricato on-line, calunnia contemporanea, di rossiniana memoria, che vola come un venticello di smartphone in smartphone.Un senso di solitudine, di vuoto e sconforto sta inghiottendo la nostra società come un buco nero. Persino Cenerentola, in questo nuovo immaginario collettivo, ha appeso le scarpette di cristallo al chiodo e passale sue giornate probabilmente a giocare a Candy Crash, mentre i genitori in sala parto sono più intenti a trasmettere in diretta il momento della nascita che non a godere dell’irripetibile momento di prendere in braccio il proprio figlio e ascoltare il pianto di chi indifeso viene alla vita.

Ogni cosa diventa un pretesto per fotografare, registrare, condividere, eppure ciò che riesce a generare un interesse telematico, paradossalmente crea indifferenza nella vita vera.

MUSICA

Lady Gaga pubblica “Perfect Illusion” e ricorda molto un’altra hit di Madonna

È destinato a far discutere Perfect Illusion, nuovo attesissimo singolo di Lady Gaga, che ritorna a due anni da Applause e da un album, ARTPOP, che aveva un po’ tradito le aspettative di vendita.

Ma in questi due anni Miss Germanotta non se n’è rimasta in panciolle, e nel frattempo ha portato a casa un Grammy Awards come Best Traditional Vocal Album, incidendo un disco, Cheek to Cheek, in coppia con Tony Bennett, e addirittura una nomination agli Oscar come miglior canzone per il brano Til it happens to you, colonna sonora del documentario The Hunting Ground, che parla della violenza sessuale nei campus universitari americani. Ma in questi anni Lady Gaga ha trovato anche il tempo di recitare in serie TV cult come American Horror Story: Hotel, vincendo per il suo ruolo un Golden Globe come miglior attrice in una serie televisiva.

Perfect Illusion arriva dunque dopo due anni di silenzio, musicali, e un periodo ugualmente ricco, riportandoci quella Gaga-cantante che tutti abbiamo imparato a conoscere in questi anni.

Il singolo anticipa un album, ancora senza titolo, la cui pubblicazione pare sia prevista per il 2017, e per la quale, secondo le prime indiscrezioni, dovremo ancora aspettare il lancio di altri due brani nei prossimi mesi prima dell’uscita.

lady-gaga-perfect-illusion-single-cover-internettualePerfect Illusion inaugura una nuova Gaga-Era, come anticipato dalla stessa artista più volte nelle passate settimane. Più rock, aggressiva, meno pop e forse vagamente meno dance.

Eppure come già fu per Born this way, ad oggi la hit di maggior successo dell’artista di origine italiana, anche Perfect Illusion risente, forse un po’ troppo, dell’indiretta influenza di Madonna.

Se Bortn this way infatti ricordava a primo impatto Express Yourself, riprendendone le note e il significato, Perfect Illusion, che parla di un amore finito, di questa “perfetta illusione” in linea con gli amori estivi finiti agli inizi di settembre, ricorda invece già nelle prime note del ritornello quella Papa don’t preach del 1986, in cui Madge cantava il delicato, quanto peraltro attualissimo, tema della gravidanza adolescenziale e dell’aborto.

Non sono mancante le prime reazioni sui forum di musica che hanno immediatamente notato l’assonanza, dividendo il popolo della rete, e dei fan, tra chi non vuole assolutamente notare il plagio, o l’omaggio a seconda dei punti di vista, e chi pensa che siano assolutamente identiche.

Insomma che Germanotta abbia rieditato in chiave rock un vecchio successo di Miss Ciccone o no, ai fan poco importa. Lady Gaga è finalmente tornata, ma noi speriamo che nel suo prossimo album oltre questa perfetta illusione, è proprio il caso di dirlo, ci sia molto di più.

MUSICA

ZHU pubblica “Generationwhy”, la colonna sonora perfetta per i party di fine estate

Ancora poco noto nel nostro paese, ZHU, classe 1989, è un promettente cantante, musicista e produttore discografico statunitense. Dopo aver riscosso un notevole successo con il singolo Faded nel 2014, torna adesso con l’album d’esordio Generationwhy per Columbia Records.

Quattordici tracce elettroniche, con influenze anni ’70 e ’80 soprattutto, a metà tra pezzi strumentali e brani cantati, che rappresentano la perfetta colonna sonora per l’estate o per un party in piscina. Lo si intuisce dal sound, a tratti lounge, di brani come Palm of my hand, in cui il produttore cino-americano cita Samba pa ti di Santana, rivisitandola in un onirico piano che si fonde con i sintetizzatori e le vocalist, rimandando addirittura a Enigma nel parlato in francese e in un sax di fondo che ci fa viaggiare fino agli anni ’90.

Un sound ballabile, che ti fa venire voglia d’estate, di luccichii e aperitivi, come i brani Numb, Money o In the morning, il cui testo è una citazione del brano Touch me del 2001 del DJ portoghese Rui da Silva.

È colta invece la citazione dell’intro che riportano le parole e la voce della poetessa americana Maya Angelou.

Ricorda quasi un pezzo da backstage di haute couture o uno spot per la bella stagione la titletrack Generationwhy, dal ritornello orecchiabile, il messaggio chiaro, we are people of this generation, apparteniamo a questa generazione, e l’arrangiamento di grande impatto che molto mutua dagli anni ’80.

Sensuale e fresco il brano Good life, così come il ballabile Hometown Girl, tra i pochi brani interamente cantato con l’uncredited di Jaymes Young.

ZHU è un produttore aperto alla collaborazione, che nei suoi pezzi non disdegna i cori di Nikola Rachelle Bedingfield per il pezzo Reaching.

Pezzi deep-house, ipnotici, con influenze e forme musicali che si fondono in un unico album omogeneo ma non per questo noioso.

MUSICA

Christina Aguilera canta per le vittime di Orlando nell’inedito “Change”

Da sempre molto vicina al mondo LGBT, Christina Aguilera rompe il silenzio e, a quattro anni dal suo ultimo album di inediti, pubblica il singolo Change, cambiamento, in download su iTunes da oggi. Un brano che la stessa Aguilera vuole dedicare alle vittime del PULSE di Orlando, noto locale gay della Florida dove quasi una settimana fa un folle omofobo, forse legato al fondamentalismo islamico, ha esploso dei colpi uccidendo cinquanta persone e ferendone altrettante: «La terribile tragedia di Orlando continua a pesare fortemente sulla mia testa – dice la cantante nel comunicato – prego con tutto il mio cuore per le vittime e le loro famiglie. Come molti altri, voglio anch’io aiutare ad essere parte di quel cambiamento di cui questo mondo ha bisogno per essere un posto bellissimo dove l’umanità si può amare appassionatamente e liberamente».

Christina Aguilera Change 2016 single cover - iternettualeIl pezzo è una ballad scritta dalla stessa Aguilera in collaborazione con Fancy Hagood e Flo Reutter che ne è anche produttore. Il brano si muove sulla falsariga di Stay with me di Sam Smith, ma poco importa. Il 100% dei ricavati delle vendite infatti andranno al National Compassion Fund beneficenza alle vittime e ai loro familiari rimasti coinvolti nella sparatoria di Orlando al Pulse.

Capelli rossi e un sound più acustico. La Aguilera cambia immagine e nonostante il brano non rappresenti (ancora) il lancio del suo attesissimo disco, si prepara in qualche modo a ritornare, e lo fa schierandosi dalla parte dell’uguaglianza: «Viviamo in un mondo di diversità, in un mondo di infinite possibilità – continua – in un mondo dove l’espressione di ognuno è qualcosa che va celebrata. E continuo a chiedermi come, persone così piene d’amore, possano essere prese da così tanto odio».

Cita Mandela Christina Aguilera nella presentazione di questo brano e di questo evento particolarmente sentito, e dice che nessun uomo è nato per odiare gli altri e, in chiusura, aggiunge: «Noi tutti abbiamo la possibilità di scegliere di difendere l’amore, incoraggiare l’individualità e fare la differenza per gli altri, siamo tutti nella medesima situazione, come un’unica persona, uniti nell’amore»

Per maggiori informazioni:

nationalcompassionfund.org

MUSICA

“Dangerous Woman” di Ariana Grande è il miglior disco del 2016: ecco perché

Ariana Grande Dangerous Woman album cover - internettualeSi intitola Dangerous Woman, in uscita domani, il nuovo album di Ariana Grande, che torna con questa nuova raccolta di inediti a due anni dal successo di My Everything. Anticipato dal singolo Focus, quando ancora il progetto si chiamava Moonlight, il disco è stato ribattezzato in corso d’opera prendendo il nome dalla titletrack lanciata come singolo lo scorso marzo. Perché è proprio questo che la cantante di origini italiane adesso vuole dimostrare di essere ai suoi fan, una donna pericolosa. Donna sì, perché alla soglia dei ventitré anni vuole uscire dall’orbita delle teen idol, per tentare di proiettarsi nel firmamento delle artiste che contano davvero. E le premesse in questo nuovo lavoro ci sono tutte, non solo perché la Grande, spesso paragonata a Mariah Carey, è una delle migliori voci emergenti, ma anche, e forse soprattutto, perché Dangerous Woman è senza dubbio l’album della svolta, quello della maturità artistica di cui il disco precedente era solo il preludio.

Quaranta minuti di musica che si suddividono nelle quindici tracce della Deluxe Edition, che spaziano dal Pop all’R&B. Ad aprire il disco c’è proprio la ballad Moonlight, calda, avvolgente, sofisticata, ma probabilmente non abbastanza aggressiva e per questo relegata a mera traccia, che tuttavia con il suo ritornello orecchiabile arriva al primo ascolto.

È in brani R&B come Let me love you (in coppia con Lil Wayne), o quelli che strizzano l’occhio al pop, come Be Alright, che è impossibile non pensare, ascoltandola, alla Mariah degli anni ’90, con suadente voce in falsetto e cori che accompagnano un ritmo irresistibile. Ma è in brani come Into you che la vera Ariana viene fuori.

Prodotto, tra gli altri, dal Re Mida della musica statunitense, Max Martin, il disco trova il suo apice in uno dei pezzi migliori del disco, Leave me Lonely, in cui l’artista sfodera la potenza della sua voce limpida, duettando con la voce graffiante di Macy Gray.

La sensualissima in Touch it, in chiusura, è la chiara dimostrazione che Ariana pericolosa lo è davvero, ma, soprattutto che è una donna che sa mettersi in gioco e vincere. Dangerous Woman è infatti un florilegio di potenziali singoli, con brani di altissima qualità che ne fanno uno degli album migliori del 2016, e di Ariana (la) Grande erede di Mariah Carey.

MUSICA

Beyoncé pubblica a sorpresa l’album LEMONADE

Ci sono artisti cui, superata una certa soglia, non interessa più occhieggiare al successo commerciale, ma la loro carriera si trasforma in un percorso, magari in tono minore, di ricerca, sperimentazione, qualità. È quello che ha fatto Beyoncé Knowles che, dopo Grammy e milioni di dischi venduti, nemmeno si preoccupa di annunciare con largo anticipo l’uscita dei suoi nuovi lavori, ma li pubblica all’improvviso su iTunes richiamando ugualmente una grande attenzione mediatica. L’ha fatto due anni fa con il suo album omonimo, facendo della copertina total black con il suo nome stagliato sopra in rosa una vera icona, lo ha rifatto oggi con LEMONADE, progetto discografico ambizioso, anticipato soltanto da un evento in onda ieri sulla HBO.

Il disco dell’ex Destiny’s Child infatti è un nuovo progetto visuale, che va al di là dei videoclip abbinati alle sue tracce come nel precedente lavoro, e si fa vero e proprio percorso visionario e visivo, tramutandosi in un film, il cui filo conduttore è la sua passione per la musica e la voglia di rimettersi in gioco.

LEMONADE è un album fondamentalmente un album dall’impianto R&B, ma non monotono, che spazia sapientemente dai toni un po’ vintage delle tracce d’apertura quali Pray you catch me e l’orecchiabile Hold up, passando ai virtuosismi vocali di Sorry.

Un disco che non disdegna suoni nuovi, acustici, come mostra il cauntrieggiante Daddy Lessons.

Tredici tracce in cui Queen Bey si diverte, anche con sound un po’ lounge, come Love Drought.

Il disco, come l’ultimo lavoro di Rihanna, è edito dalla Tidal, etichetta discografica del marito Jay-Z di cui Beyoncé fa parte. E di RiRi ne riprende l’impianto, lasciando le ballad in chiusura. Bellissima Sandcastles, in cui Beyoncé esprime al massimo la sua voce calda, Forward accompagnata dal piano.

In chiusura Formation, singolo di lancio di questo lavoro musicale atipico, che insieme a Freedom e All Night rappresentano i brani più sperimentali di un disco che non deluderà i fan dell’artista.

MUSICA

ADELE spiazza tutti i suoi fan e dice: «“25” sarà l’ultimo»

E se è lei in persona a dirlo c’è da crederci. Ad un solo giorno dal lancio dell’attesissimo singolo Hello, la cantante di Someone like you infatti durante un’intervista a ET ha parlato del suo prossimo disco, 25, spiazzando tutto con la sua decisione: questo lavoro infatti sarà il suo ultimo album a portare la sua età.

«Avevo già 20 anni quando uscì “19”, 23 all’uscita di “21” e adesso ho 27 anni e ne sono orgogliosa – ha detto ai microfoni di Zane Lowe – ma ha smesso di piacermi quando ero ancora venticinquenne».

Proprio lei, che numerava i dischi come i primi profumi di Chanel, adesso ha voglia di una svolta. 25 è stato così battezzato perché la cantante aveva esattamente venticinque anni quando ha iniziato le prime sessioni di registrazione in studio, ma, a poco meno di un mese dall’uscita di questo terzo capitolo discografico (che vedrà la luce il 20 novembre), la cantante sembra già concentrata sul suo prossimo lavoro e ha già in mente qualche titolo.

«Credo che questa sarà l’ultimo con la mia età – ha aggiunto – probabilmente sbaglio nel fare questa scelta, ma sento che ci sono stati così grandi cambiamenti in me negli ultimi due anni».

Dal 2011 infatti la vita di Adele è completamente cambiata: da artista emergente si è trasformata in uno dei grandi nomi della musica mondiale, vincendo ben sei Grammy in una sola notte e, nel 2013, un Oscar per il brano Skyfall, tema principale dell’omonimo James Bond con Daniel Craig. Nel 2012 inoltre Adele è diventata mamma, e ciò ha senza dubbio portato un senso di maggior maturità all’artista: «Io sento come se il modo di sentire me stessa sia forse come io mi sentirò sempre adesso… ho cambiato opinione su alcune cose, sono cambiati i sentimenti per me stessa, altre persone e altra roba – ha aggiunto l’artista – ma io sento come se l’idea di continuare a chiamare gli album ancora con la mia età, i miei anni, sia come mostrare una fotografia di come stia andando avanti la mia vita solo in quel momento, lì per lì».

Insomma se fama, successo e maternità sono senza dubbio un grande cambiamento nella vita della cantante, non è cambiato il suo modo di sentire e percepire il mondo che la circonda: «Mi sento come se non ci sia molto altro che cambierà profondamente in me, d’ora in poi – e, a sorpresa, svela come potrebbe chiamarsi il prossimo album – credo che il prossimo possa chiamarsi probabilmente ADELE. Davvero, non sto scherzando».

D’altronde se persino Chanel a cominciato a chiamare i profumi per nome, non c’è motivo che non possa farlo anche Adele con i suoi dischi.

MUSICA

Adele is back: l’artista britannica pubblica oggi il singolo “Hello”

#AdeleIsBack è questo l’hashtag più utilizzato dalla rete dei social. L’attesa è finita, la cantante britannica Adele ha finalmente rotto il silenzio a quattro anni dal suo ultimo album di inediti. Un ritorno molto atteso quello dell’artista, che in questi anni ha alzato il tiro vincendo addirittura un Oscar per Skyfall, tema musicale per l’omonimo James Bond del 2012. E se 25, questo il titolo dell’imminente lavoro discografico, ideale seguito di 21, rimandato più volte, uscirà ufficialmente soltanto il prossimo 20 novembre, la XL Recordings, nel frattempo, ha saputo accrescere l’attesa dei fan lasciando trapelare in rete nel 2014 degli “scarti” del secondo album dell’artista, You’ll never see me again, prodotta da Fraser T. Smith (lo stesso di Set fire to the rain) e Never gonna leave you, un uptempo e una ballad di grande impatto ed energia.

Qualche giorno fa a mandare letteralmente in visibilio i fan della cantante ci ha pensato un teaser di trenta secondi appena in uno spot durante l’intervallo di X Factor, Hello. Oggi il pezzo è ufficialmente in tutte le piattaforme digitali, da iTunes a Spotify e, contrariamente a quei pochi secondi già ascoltati, non è brano quasi acustico, ma una energica ballad in cui Adele è addirittura accompagnata da cori in sottofondo.

Nel pezzo Adele, vera regina degli struggimenti amorosi, chiama un vecchio amore, ripercorrendo quel viale di ricordi e nostalgia che, anche dopo anni, ognuno di noi ha percorso almeno una volta nella vita.

Postato su YouTube anche il video ufficiale che, sulla falsariga della hit Someone like you, è color seppia, girato tra una vecchia chiusa da anni, in cui l’artista fa una telefonata tra i ricordi, e una cabina telefonica (rigorosamente inglese) abbandonata tra i boschi.

Un pezzo insomma che lascia ben sperare per la direzione musicale di quello che è stato definito da Billboard uno degli album più attesi del 2015, e se questo è solo l’inizio, allora possiamo pur star certi che il meglio per Adele deve ancora venire. Benvenuta, Adele.

MUSICA

Laura Pausini, on-line l’anteprima del video di “Lato destro del cuore”

Laura Pausini - Lato destro del cuore singolo cover copertina internettuale

Dopo aver portato in tutto il mondo i suoi successi ri-arrangiati in tutte le salse e cantati in coppia con tante star internazionali, Laura Pausini, a quattro anni dall’album INEDITO, è ritornata con il singolo Lato destro del cuore, brano che anticipa l’uscita del nuovo lavoro SIMILI. Come tutti i brani e gli album della cantante, il pezzo ha un suo omologo spagnolo, Lado derecho del corazón, per un lavoro che avrà anche una distribuzione internazionale e, in particolare, nei paesi dell’America Latina, dove Laura è molto nota, e dove il suo album si intitolerà invece SIMILARES.

Dopo i successi di Tra te e il mare e Vivimi, a firmare di nuovo un brano per la Pausini c’è l’inconfondibile stile del cantante (e amico) Biagio Antonacci, che ha scritto, ancora una volta, una ballad in perfetta linea con lo stile “pausiniano”. Ci sono tutti gli elementi cui i fan di Laura sono ormai abituati da tempo, ma qualcosa nel cuore, o forse è meglio dire, nel “lato destro del cuore”, della cantante romagnola è decisamente cambiato. Madre di una bambina e compagna del chitarrista e compositore Paolo Carta, Laura Pausini appare adesso decisamente più positiva, e anche quando in un suo brano, come questo, si percepisce appena la malinconia, è contrapposta ad un chiaro messaggio di speranza e, soprattutto, di amore. Non più dunque storie adolescenziali finite male o troppo presto, non più struggimenti d’animo e tormenti. Laura Pausini è oggi una donna forte, che, apparentemente, ha tutto, e vuole trasmettere il suo messaggio di speranza e positività anche ai suoi fan che ascoltano i nuovi brani.

La Warner Bros Italia ha postato on-line il making of del videoclip, in cui Laura compare molto più stilosa e fashion degli anni scorsi.

Più sentita l’interpretazione dell’artista che canta di pancia e non solo di voce. Laura Pausini è diventata un’interprete matura, che imprime le emozioni della propria vita nei testi cui dà voce, e ci riesce perfettamente.