LIFESTYLE

La mia esperienza con iliad

Qualche settimana fa nella metropolitana di Milano, avevo visto la strabiliante offerta di iliad, nuovo gestore di telefonia mobile, che si propone di conquistare una buona fetta di mercato italiano con una proposta, come direbbe il padrino, che non possiamo rifiutare: 5,99 € (poco sotto la soglia dei 6 € al mese) per minuti e SMS illimitati, e 30 GB di internet in 4G. Per sempre.

Sul per sempre avrei qualche riserva, d’altronde tante volte Wind-Infostrada ha promosso e promesso offerte a tempo indeterminato, per poi cambiarle in ultimo adducendo colpe e responsabilità a normative che cambiano. Ma, dando per scontato che sia davvero “per sempre”, l’incognita, a questo punto, che ha afflitto, e che continua ad affliggere molti, era ed è naturalmente la ricezione. D’accordo, il prezzo è sicuramente concorrenziale, e in vista del recente rincaro dopo la presa in giro delle tariffe a 28 giorni, rappresenta di certo un motivo in più per fare un tentativo.

Con questo spirito e tali premesse, ho cercato un po’ di informazioni su Google, scoprendo che si tratta di un operatore francese nato nel 1990, e che ha deciso di investire oltre un miliardo di euro nelle telecomunicazioni italiane, a seguito della fusione Wind-Tre e della conseguente dismissione di alcune antenne con relative frequenze, diventando di fatto il nostro quarto operatore di telefonia mobile.

Dal sito, www.iliad.it, la copertura del territorio sembra per lo più totale. Fatta eccezione per alcune zone montuose, la cui cattiva ricezione è quasi fisiologica per tutti gli operatori, l’Italia sembra per coperta.

Trattandosi, almeno per ora, di un gestore “virtuale”, ovvero senza negozi fisici, ma con chioschetti elettronici e una piattaforma on-line, mi sono affidato direttamente alla seconda. Su www.iliad.it ho compilato, seguendo delle chiarissime istruzioni, il form per ottenere la portabilità gratuita del mio numero telefonico, pagando 5,99 € per il primo mese e soli 9.99 € per la sola carta SIM, già sagomata in diverse misure da adattare a qualsiasi dispositivo o smartphone.

In appena tre giorni un corriere Bartolini mi ha consegnato la scheda, con un foglio di benvenuto che mi diceva che da quel momento potevo richiederne l’attivazione on-line dalla mia area personale, con l’account e la password ottenuti al momento della registrazione sul sito.

Un SMS (che in realtà personalmente non ho ricevuto) avverte della richiesta di attivazione, da quel momento bisogna aspettare.

Non è passato molto dal lunedì pomeriggio al giovedì mattina (oggi, 28 giugno 2018), giorno in cui la mia vecchia scheda SIM ha smesso di funzionare per lasciare spazio al mio nuovo gestore.

iliad. Il mio iPhone può così parlare non soltanto in Italia con tutti i telefoni fissi e mobili, ma anche verso i fissi di mezzo mondo, e verso fissi e mobili di Alaska, Canada, USA e Hawai. Insomma, bisogna essere proprio sfigati per non avere almeno un Paese straniero di proprio interesse incluso già nel pacchetto.

Ma come se non bastasse, con iliad ritornano tanti servizi cui avevamo imparato a rinunciare a causa dell’introduzione del sovrapprezzo, e che qui ritornano completamente gratuiti: la segreteria telefonica (che personalmente non ho mai utilizzato) mi richiami, nessun prezzo di scatto alla risposta, nessun extra per il piano tariffario, hotspot (che molti operatori fanno pagare) il controllo del credito residui (ecco, qui bisogna memorizzare e familiarizzare con un po’ di numeri) e la disattivazione di tutti i servizi a pagamento.

Ottima la ricezione a Napoli, sia per la linea voce che internet. Ho già effettuato alcune chiamate a Napoli e da Napoli. Chiara la ricezione, segnale ottimo e più che ottimale per fare brevi o lunghe conversazioni.

Anche la navigazione sembra non risentire di particolari problemi. Ho testato alcune app, in particolare, con da iPhone: instagram in primis, ma anche facebook, più una navigazione on-line ed è tutto molto scorrevole e veloce.

L’offerta è valida però soltanto per 1MILIONE di utenti. Ad oggi non sappiamo, una volta concluso il lancio, quali saranno le prossime offerte e in che modo iliad resterà sul mercato. Tuttavia con questo ingresso trionfale e una campagna che punta soprattutto sul risparmio, è facile capire perché l’hashtag utilizzato sia #Rivoluzioneiliad e come qualsiasi rivoluzione è impossibile non sentire il forte richiamo di cambiamento.

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ART NEWS

Gallerie degli Uffizi a Firenze, il biglietto aumenta del 60%

Dal 1 marzo 2018 entrare alle Gallerie degli Uffizi costerà 20 euro a fronte degli attuali 8.

A quanto pare il noto museo fiorentino sta cambiando il sistema tariffario, con biglietti più cari nella stagione più alta e l’introduzione di tessere nominative annuali, che partiranno questo settembre.

Il piano è stato presentato ieri dal direttore delle Gallerie, Eike Schmidt. Dal prossimo anno una visita al museo da marzo a ottobre costerà il 60% in più, mentre da novembre a febbraio il biglietto costerà 12, oltre il 30% dell’attuale ticket.

A questi prezzi va aggiunto il sovrapprezzo di 4,50 € per l’accesso alle mostre.

Invariati invece i 4 euro per i costi di prenotazione.

Il direttore asserisce che questo sistema servirà a gestire meglio i flussi, sia tra le singole strutture che fra i periodi dell’anno.

Secondo un comunicato del Ministero dei Beni Culturali, gli Uffizi nel 2016 sono ancora al terzo posto, dopo il Colosseo e Pompei, dei musei italiani più visitati, con oltre 2.000.000 di visitatori l’anno.

I giornali parlano di questa nuova strategia museale come di una “rivoluzione fiorentina”, ma lo è davvero o soltanto un’involuzione che porta ad una cultura più elitaria?

Un aumento del costo del biglietto nella stagione alta rappresenta certo un maggior introito per il museo, ma è senza dubbio una pistola alla tempia del visitatore che accorre a Firenze, città d’Arte italiana per antonomasia, per apprezzarne le sue innumerevoli bellezze e opere in primavera estate.

Da qualche anno sono tante le gratuità introdotte per quanti vogliono avvicinarsi al mondo dell’arte: da 18APP, bonus per i neo-diciottenni che possono spendere anche nei musei statali, all’ingresso gratuito per gli insegnanti che, oltre a 500 € l’anno da spendere in cultura, possono così entrare nei musei del nostro paese senza pagare, senza contare gli studenti delle accademie e delle facoltà artistiche. Se a tutto questo aggiungiamo anche le prime domeniche del mese con ingresso gratuito per tutti, sarà facile capire quanto lo Stato stia investendo e abbia già investito affinché i cittadini possano avvicinarsi con più facilità al mondo dell’arte e della cultura.

Se il motivo di questo aumento è un maggior incremento delle entrate per le Gallerie degli Uffizi, non poteva il MiBACT attingere dalle casse dell’erario, eliminando qualche “gratuità extra” aggiunta di recente, anziché permettere questo esponenziale aumento del ticket d’entrata?

Se consideriamo un pagamento d’ingresso di circa 6 € (facendo una media approssimativa tra ticket interi e riduzioni) e lo confrontiamo con il dato reso disponibile dallo stesso sito dei beni culturali, possiamo stimare per gli Uffizi un guadagno lordo di circa 12.000.000 di euro l’anno, cifra che, sebbene del tutto arbitraria e totalmente approssimativa, non tiene comunque conto di stime e ricavi del bookshop, con la vendita di cataloghi, gadget e souvenir, e l’onerosa caffetteria/ristorante.

Un uomo sui trenta, precario, mediamente realizzato, che vuole regalare un weekend a Firenze alla propria metà, coetanea e senza sconti, si ritroverà così a pagare 40 euro per il solo accesso alle Gallerie, escluse mostre temporanee al loro interno, e cioè il costo di un pernottamento in un B&B tre stelle, o due coperti in un ristorante gourmet, incidendo del 20% sul viaggio e soggiorno.

Se lo scopo di tale aumento è quello di ridurre il contatto con le opere da parte di troppi calori, effluvi, polveri e pulviscoli epiteliali allora la mission è senza dubbio raggiunta; ma se la speranza è quella che un così alto e improvviso rincaro dei prezzi lasci inalterato il rapporto degli italiani con l’arte e le gallerie fiorentine, fallisce tragicamente.

L’Italia non garantisce un’economia tale ai propri cittadini da lasciarli liberi di spendere 20 euro senza rimpianti o ansie da quarta settimana del mese.

INTERNATTUALE

Le alternative gratuite e non al Corno sul lungomare di Napoli per Natale 2017

Se pensavate che N’ALBERO fosse la cosa più brutta che potesse essere installata sul lungomare di Napoli per le festività, sappiate che al peggio non c’è mai fine. Per il Natale 2017, infatti, a raccogliere il testimone di una architettura già brutta, che voleva riprodurre un abete e invece sembrava la versione sgraziata di una pagoda cinese, arriverà quest’anno un corno rosso gigante alto circa 60 metri.

N’Albero, lungomare di Napoli (Natale 2016)

A creare questo nuovo (per fortuna temporaneo) orrore architettonico, sarà la stessa azienda che ha già partorito l’albero lo scorso anno, la Società Italstage, la quale ha risposto ad un bando pubblico del comune di Napoli, per arricchire l’offerta cultura ed artistica di Napoli (ce n’era proprio bisogno?), seguendo il tema “Napoli e la Scaramanzia”.

Un corno che dovrebbe essere largo circa 30 metri e la cui altezza garantirà una visibilità persino dall’isola di Capri (un vero enigma per i visitatori, dover scegliere tra la vista dei faraglioni al tramonto e un fallo che si erge verso il cielo di Napoli).

Il corno avrà una base rossa e, come per la precedente installazione lo scorso anno, sarà percorribile a piedi o in ascensore, con locali, ristoranti, spazi per eventi e, immancabili, le terrazze panoramiche da cui godere della vista del golfo.

Augurandoci che non ci sia un ritardo, come successe lo scorso anno per N’Albero, la cui inaugurazione era prevista per l’8 dicembre, l’Immacolata, e si protrasse di qualche giorno, il Corno dovrebbe vedere la luce tra ottobre (2017, s’intende) e restare fino a gennaio 2018, sperando che non venga di nuovo a qualche buontempone la “brillante” quanto inutile idea di farlo permanere fino alla festa della donna o, peggio, Pasqua 2018 che il prossimo anno cadrà il 1 aprile.

Già da settembre cittadini e visitatori potranno invece apprezzare (?) il posizionamento di 12 corni in giro per le strade della città, alti quasi tre metri ciascuno. I corni saranno di vetroresina e avranno l’apotropaico scopo di augurare la buona sorte a chiunque durante le feste.

Un progetto che non ha soltanto il beneplacito del Comune di Napoli, ma intorno al quale potrebbe ruotare tutto un programma di appuntamenti ed eventi sempre a tema scaramanzia.

Da premettere che, come lo scorso anno, la mia posizione in merito a simili manifestazioni non cambia. Credo che cittadini e visitatori beneficerebbero molto di più di un trasporto pubblico decente, piuttosto che dell’ennesima festosa (e fastosa soprattutto) inutile iniziativa per arricchire un’offerta che, di per sé, è già abbastanza ricca. Napoli infatti conta oltre 600 chiese, di cui oltre 400 chiuse al pubblico. La città è già animata da (importantissimi) musei che vanno dall’Archeologia (il Museo Archeologico Nazionale di Napoli è tra i più prestigiosi al mondo) all’arte contemporanea (il MADRE, ma anche il Palazzo delle Arti a Napoli, il PAN), passando per il Museo di Capodimonte, vera e propria reggia e museo nel museo. Le collezioni napoletane vanno da Caravaggio, possiamo contarne ben tre in città (il Martirio di Sant’Orsola alle Gallerie d’Italia, la Flagellazione di Cristo a Capodimonte, le Sette Opere di Misericordia, tra i più bei dipinti del maestro, al Pio Monte della Misericordia) fino ad arrivare ad Andy Warhol. Contiamo opere uniche al mondo, come il Cristo Velato della Cappella Sansevero, mentre il centro storico della città è già stato riconosciuto come patrimonio dell’UNESCO.

Il Comune di Napoli, nella persona del nostro amato sindaco Luigi De Magistris, potrebbe dunque valorizzare e trovare fondi per tutta quella parte di “patrimonio sommerso” che la sua città già possiede, e di cui la parte visibile è soltanto la punta di un iceberg ben più grosso, anziché lanciarsi ogni anno (questo è il secondo) in iniziative per cercare solo di riempire gli occhi del pubblico e degli abitanti della città.

I napoletani avrebbero bisogno di sviluppare per la propria arte, l’architettura e la storia della città quello stesso senso civico, e di vera e propria devozione, che hanno per il Napoli e San Gennaro, riscoprendo il vero valore e significato di sentirsi napoletani tutto l’anno e non soltanto durante una partita o un miracolo, senza allontanarsi ulteriormente da un patrimonio unico al mondo con una iniziativa che tra l’altro li distanzia anche fisicamente da tutto ciò che Napoli può offrire.

Inoltre, prendendo come mero esempio la tariffazione di N’Albero, che aveva un biglietto standard di 8€, e immaginando che presumibilmente ci sarà un costo d’accesso anche per il Corno, ecco quali potrebbero essere le alternative (a pagamento e gratuite) che a Napoli già esistono da secoli e consentono di far godere i propri cittadini e i turisti di altrettanta magia e suggestione con panorami unici:

Il Castel dell’Ovo. Nel periodo invernale, che coincide generalmente con la disattivazione dell’ora legale, è aperto al pubblico dalle ore 9.00 alle ore 18.30 con ultimo accesso all’interno alle ore 17.45. Considerando che dal mese di novembre il sole tramonta intorno alle ore 17.00, sarà possibile godere di un fresco tramonto sul golfo di Napoli e, con una buona visibilità, anche della vista delle isole e di tutto il promontorio posillipino. Il prezzo? GRATIS.

Al Vomero invece c’è la Villa Floridiana, parco cittadino che costituiva i giardini della dimora del Duca di Martina, oggi prestigioso museo della ceramica. Anche qui l’ingresso al parco è gratuito, e l’affaccio consente di vedere una vista nella medesima direzione di quella che fu di N’Albero e che sarà invece del Corno. Orario di apertura al pubblico dalle 9.00 alle 18.30.

Se invece volete una vista a strapiombo sulla città, seguendo con lo sguardo la suggestiva Spaccanapoli, strada che tradizionalmente divide la città in due metà esatte, allora la vostra scelta sarà Castel Sant’Elmo. Situato su di una altura del Vomero, è aperto dalle ore 8.30 alle 19.30 e con un biglietto d’accesso di 5€, consente non soltanto la visita all’interno di una delle fortezze che domina dall’alto l’intera città, ma anche la vista di un panorama unico, facendo la gioia di chi vuole vedere il sole tramontare sulle Cupole di Napoli (in lontananza impossibile non notare quella di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta) e di chi ama i selfie con viste mozzafiato che, alle luci kitsch di un evento chiassoso, preferisce la silenziosa luce d’ambra del tramonto su una delle città più belle del mondo.

INTERNATTUALE

TIM, attenti alle “connessioni pazze”

Rebranding che vai, nuove strategie che trovi. A quanto pare il gestore di telefonia mobile TIM non ha cambiato soltanto il logo, ma la considerazione dei propri clienti. Dopo aver acquisito il colosso di telefonia fissa Telecom Italia, il gestore pare aver cambiato politica in fatto di consumo dati dei suoi utenti. I suoi clienti più attenti probabilmente si saranno accorti da tempo che oltre alle loro tariffe per la navigazione in rete dei loro dispositivi mobili, si sono visti sottrarre delle somme aggiuntive dell’ammontare di 4€ per pochi infinitesimali secondi di connessione a cavallo del rinnovo della loro offerta.

 Fino a qualche mese fa, chiedendo informazioni al 119, gli operatori spiegavano che tale inconveniente poteva verificarsi tra un rinnovo di un’offerta e l’altro: in quel frangente che il telefono sarebbe “scoperto” dalla propria tariffa per il traffico dati, il computer applicherebbe il costo flat di 4€ anche se di fatto non consentirebbe comunque la fruizione della linea dati. Questo, dicevano, poteva verificarsi quando lo smartphone è collegato ad una rete Wi-Fi, accavallando così linee e tariffe.

Si trattava per lo più di una seccatura di poco conto, in quanto il costo, di quello che si presumeva un errore informatico, era interamente rimborsato e ri-addebitato sul proprio credito dagli operatori stesssi, i quali consigliavano, per evitare tale inconveniente di disattivare la connessione dati quando l’offerta avrebbe dovuto rinnovarsi. Altrimenti tale (ragionevole) distrazione sarebbe costata ai propri clienti 4€.

Da qualche tempo invece il gestore italiano sembra aver cambiato filosofia di pensiero, decidendo di non rimborsare più ai propri clienti i costi aggiuntivi delle “connessioni pazze”, ma solo, nel caso, di togliere il negativo dal loro conto.

Se infatti sul credito residuo ci sono circa 2,5 € e dovesse verificarsi una connessione per “errore”, all’utente in questione non saranno sottratti 4 euro, portando il saldo telefonico a -1,5 euro. In quel caso l’operatore telefonico potrà portare il credito a 0,01 cents, eliminando il solo negativo, senza alcun rimborso.

Pertanto se sul telefono aveve un credito residuo molto più alto che copre sia il rinnovo dell’offerta sia questo “errore” i 4€ non saranno rimborsati.

Se è vero che gli utenti sono responsabili dei propri smartphone, è altrettanto vero che finora tale evenienza non si era mai verificata, lasciando i clienti liberi di avere unitamente attiva sia linea dati che Wi-Fi senza alcun problema di sorta. Tale comportamento, da parte del gestore, denota una scarsa considerazione per i propri clienti che vedono così sottrarsi indebitamente il proprio denaro in cambio di niente, con il disagio di dover affrontare ulteriori costi di ricarica per coprire le proprie offerte voce/dati.

Se TIM impedisce ai propri clienti di fare telefonate quando il credito è zero, o staccando la chiamata in corso non appena il credito si esaurisce, con l’impossibilità, anche solo per errore, di effettuarne altre, perché non impedisce ancora agli smartphone di effettuare connessioni non coperte dal credito/offera anche, e soprattutto, se per una manciata di secondi?

Bisogna fare molta attenzione alla corretta gestione della propria rete per non incorrere in disguidi di rete che possono facilmente prosciugare il vostro conto telefonico, senza alcun vantaggio in cambio, nemmeno la connessione quantomeno giornaliera amaramente pagata.