CINEMA, LIBRI

Napoli protagonista della serie tratta da “L’Amica geniale” di Elena Ferrante

Probabilmente i suoi libri hanno destato scalpore più per la sua identità di scrittrice, nascosta ai più, che per la trama in sé. Sto parlando di Elena Ferrante, che dal 2011 ad oggi è in testa alle classifiche di vendita di tutto il mondo con la saga de L’Amica geniale (edizioni e/o), senza tuttavia aver mai rivelato il suo vero nome.

Divisa in due parti, infanzia e adolescenza, la storia dei romanzi percorre la vita di due bambine, le due amiche Elena Greco e Raffaella Cerullo, che inizia nella Napoli dei primi anni ’50. L’una povera, figlia di un umile calzolaio, costretta ad interrompere gli studi; l’altra, Elena, figlia di un usciere comunale, riesce invece ad arrivare fino al liceo. Entrambe le ragazzine si mostrano insofferenti alle regole del “rione” in cui vivono, e spesso le loro vite si ritroveranno ad intrecciarsi fino al matrimonio di Lila, Raffaella, che chiude il primo capitolo della quadrilogia letteraria.

La copertina del libro “L’amica geniale” di Elena Ferrante

A far da contorno alle vicende delle due protagoniste, tanti scorci e usanze di Napoli, che nel volume, sin dalla copertina, si fa quasi silenziosa terza protagonista, dalle miserie del dopoguerra fino ad una timida ripresa economica negli anni del boom, vessata dalla malavita organizzata.

Un racconto che si fa quello di una intera città, e che diventerà una serie televisiva. Lo annuncia oggi l’ANSA, sulle cui pagine si legge che si sono aperti i casting a Napoli per ricercare le due bambine protagoniste della serie che sarà diretta da Saverio Costanzo.

L’inizio delle riprese è previsto per questa estate. Le location non sono ancora state confermate dalla Film Commission Campania, che si augura possano svolgersi tutte a Napoli, e se ciò dovesse trovare conferma, il capoluogo partenopeo si trasformerà in un vero e proprio set a cielo aperto quest’anno, poiché protagonista anche delle riprese di Napoli Velata, il nuovo film che il regista Ferzan Ozpetek inizierà a girare subito dopo la promozione di Rosso Istanbul ora nelle sale.

Titolo internazionale di quest’opera è The Neapolitan Novels, prodotta dalla Fandango e Wildside insieme ad altri partner stranieri.

Ad occuparsi dei casting sarà Laura Muccino che, come cognome suggerisce, è sorella dei ben più noti Muccino registi, e che in questi giorni sarà alla ricerca delle bambine che daranno il volto alle protagoniste del romanzo.

Un progetto di ampio respiro che è riuscito a destare l’attenzione anche delle autorevoli pagine del New York Times dal quale si apprende che la serie si suddividerà in quattro stagioni, così come i volumi della Ferrante, ogni stagione consterà di otto episodi, per un totale di trentadue puntate da cinquanta minuti ciascuna, e coprirà un arco temporale che va dal secondo dopoguerra agli inizi degli anni 2000.

Insieme a Francesco Piccolo e Laura Paolucci ci sarebbe anche la misteriosa Elena Ferrante a collaborare alla stesura della sceneggiatura.

Ancora poco si sa sulla messa in onda dello sceneggiato, che potrebbe arrivare sugli schermi Rai già nel 2018, e rappresenterebbe per Napoli una delle più grandi produzioni degli ultimi anni.

Un’ottima cosa per Napoli, reduce dal successo della fiction poliziesca I Bastardi di Pizzofalcone, che ha battezzato il turismo “cinematografico” alla volta delle location che hanno fatto da sfondo alle avventure del commissario Lojacono e i suoi agenti.

Con questa nuova produzione, che sarà trasmessa anche all’estero, potrebbe incrementarsi il turismo nella città di Partenope, che torna ad essere grande protagonista di arte, cultura, letteratura e cinema.

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ART NEWS

Van Gogh: a Capodimonte i quadri “ritrovati” fino al 26 febbraio

Un’occasione davvero unica, quella del pubblico napoletano, per ammirare ben due dipinti di Van Gogh, ospiti del Museo di Capodimonte, a Napoli appunto, fino al prossimo 26 febbraio. Si tratta di due opere ritrovate dalla Guardia di Finanza e dalla Procura di Napoli in un covo della camorra nel settembre del 2016: «Siamo estremamente soddisfatti che le opere vengano esposte nella città dove sono state ritrovate, per celebrare il loro sicuro salvataggio – ha commentato Axel Rüger, direttore Museo di Van Gogh di Amsterdam cui i due dipinti appartengono – mettendo a disposizione le opere in primis per i napoletani, abbiamo voluto esprimere tutta la nostra gratitudine alla vostra Città e Regione, all’Italia e alle autorità italiane, specialmente la Guardia di Finanza e la Procura, e siamo anche immensamente grati ai nostri colleghi del Museo di Capodimonte».

Un modo dunque per ringraziare proprio quella città che indebitamente e inconsapevolmente le ha forse trattenute per ben quattordici anni, quando il 7 dicembre del 2002, due uomini si introducono nel museo di Amsterdam e rubano le opere.

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Mangiatori di patate, 1885

Si tratta di Spiaggia di Scheveningen prima di una tempesta del 1882 e Una congregazione lascia la chiesa riformata di Nuenen datato 1884-85. Opere di straordinaria importanza per comprendere il percorso artistico del maestro olandese, ancora distante dai variopinti colori delle opere di età matura, influenzato dal seicento nordico e da una vocazione frustrata di evangelizzatore. Van Gogh si esprime con una pittura di nero realismo, che arriverà all’apice con i Mangiatori di Patate.

spiaggia-di-scheveningen-prima-di-una-tempesta-1882-capodimonte-napoli-internettualeSpiaggia di Scheveningen prima di una tempesta è il solo lavoro dell’artista che risale al suo soggiorno all’Aia. Importante in quanto consiste in un ritorno alla pittura da parte di Vincent, dopo aver trascorso i precedenti anni dedito esclusivamente al disegno, nonché una delle due sole vedute marine dipinte in quel periodo.

una-congregazione-lascia-la-chiesa-riformata-di-nuenen-1884-van-gogh-capodimonte-napoli-internettualeUna congregazione lascia la chiesa riformata di Nuenen è invece il solo dipinto dell’artista che conserva ancora il telaio originale. Un’opera intima, legata al ricordo e agli affetti familiari. Il quadro infatti era stato dipinto per la madre nel 1884. La tela infatti ritrae la chiesa dove il padre di Van Gogh era stato pastore.

Inizialmente il dipinto raffigurava una figura isolata di un contadino, sostituito successivamente da un gruppo di fedeli in primo piano e delle foglie brune sugli alberi per riprodurre e restituire un’atmosfera più autunnale.

«Un’iniziativa – dice soddisfatto il direttore di Capodimonte, Sylvain Bellenger – che lancia un messaggio positivo, di speranza e riscatto importante per la Campania ma rivolto a tutti, cittadini e turisti».

MUSICA

Ecco “le migliori” di Mina e Celentano

Mina e Celentano ritornano con Le migliori. A quasi vent’anni dal loro primo album di duetti, era il 1998 quando uscì Mina Celentano, la Tigre di Cremona e il Molleggiato presentano questo secondo lavoro discografico in tandem, che, tra indiscrezioni e rinvii, i fan hanno aspettato oltre un anno. Niente paperini questa volta, nessuna versione cartoon simil fumetto-Disney. I due cantanti ci mettono la faccia, e poco importa se è frutto di Photoshop, perché lo fanno a loro istrionico e ironico modo, un po’ provocatorio, apparendo in copertina a metà strada tra mannequin e entraineuse. Sì, perché è probabilmente questo il senso di quest’album. Come “prostitute” musicali, le dodici nuove canzoni del disco devono essere di tutti e andare con tutti. Dev’essere questo il messaggio che segretamente lega copertina e titolo, trasformandosi in colpo di genio. E a giudicare da un primo ascolto la mission è decisamente riuscita.

mina-celentano-le-migliori-album-cover-copertina-recensione-internettualeAnticipato dalla spagnoleggiante Amami qualche settimana fa, l’album è uscito ieri, ed è subito una sorpresa. Sì, perché se il lead-single strizzava l’occhio a quella radiofonica strategia commerciale, gli altri brani invece sono la naturale evoluzione di due percorsi musicali che ritornano ad intersecarsi. Se il brano Acqua e sale era specchio fedele degli anni ’90, con Le migliori Mina e Celentano si rinnovano, pur restando fedeli a sé stessi.

E loro, che hanno cantato alcune tra le più belle canzoni d’amore della musica italiana, non potevano che celebrare ancora questo nobile sentimento anche in nuovo lavoro, come dimostrano le ballad È l’amore, Se mi ami davvero, Ti lascio amore, in cui i due interpreti giocano con il ritmo, i vocoder, le influenze latineggianti e velati omaggi alla canzone italiana.

Un album che non ha paura di sperimentare, sfociando persino nel reggae travolgente di Ma che ci faccio qui. Bellissima la rarefatta ballad Sono le tre.

Formula che vince insomma non si cambia: come nel loro primo lavoro insieme anche in questo album trovano posto delle tracce soliste, in cui vengono fuori le loro anime. La voce di denuncia di Celentano ritrova il tema della guerra ne Il bambino col fucile, cantando gli orrori dei bambini-soldato. Temi, questi, che sono stato il filo conduttore dell’artista dei suoi ultimi concerti all’Arena di Verona.

Mina invece ritrova la sua vena un po’ malinconica, che da Veleno (2002) caratterizza la sua voce e la sofferenza di testi che parlano di amori spesso tormentati, con il brano Quando la smetterò, in cui la voce è nuda, scevra da artifizi elettronici, accompagnata solo dal pianoforte.

Bellissimi gli ultimi duetti che chiudono una tracklist perfetta: Come un diamante nascosto nella neve, brano dal ritornello orecchiabile, ma dal testo non banale, e il remix di Prisencolinensinainciusol, omaggio ad un grande successo di Celentano del 1972, in cui Adriano parodiava l’allora nascente moda della musica angloamericana con una lingua inventata, che qui incontra la produzione di Benny Benassi e il featuring d’eccezione di Mina.

Ma aspettate a fiondarvi a comprarlo. Secondo alcune indiscrezioni, l’album potrebbe avere a breve una seconda edizione natalizia, che includerà due nuovi inediti, forse due brani composti da Caparezza e Giuliano Sangiorgi, oltre che al primo album di duetti del 1998.

Con questo lavoro i due cantanti italiani hanno dimostrato alle nuove generazioni che si può essere musicalmente all’avanguardia e al tempo stesso sperimentare nuovi sound senza per questo snaturarsi, con la classe, e forse la consapevolezza, di essere due numeri uno che, non paghi di aver già fatto la storia della musica, hanno ancora voglia di riscriverla.

LIBRI

Yeong-hye, la donna che vuole diventare una pianta

La vegetariana«Yeong-hye è una donna che si vuole trasformare in una pianta e rifiuta la razza umana». È così che Han Kang, raggiunta dall’agenzia italiana ANSA, parla del suo romanzo, La Vegetariana, edito in Italia da Adelphi, nella traduzione di Milena Zemira Ciccimarra.

Il libro, scelto tra ben 155 lavori editoriali, ha vinto il Man Booker International Prize 2016, per la sua “potenza e originalità indimenticabili”, raggiungendo con successo anche il nostro Paese.

«In Corea – spiega la scrittrice all’agenzia di stampa – essere vegetariani è considerato strano, non è molto frequente» tuttavia, prosegue la scrittrice coreana «non è considerata invece una cosa strana quella di trasformarsi in qualcosa di diverso da un essere umano. Si può essere stati un uccello nella vita precedente e ci si chiede cosa si potrà essere nella vita futura. Nel caso di Yeong-hye la situazione è differente perché lei vuole trasformarsi in un’altra cosa rispetto a quello che è nella sua vita adesso».

La sua protagonista è una donna comune, una moglie rispettosa ed ubbidiente, di una persona comune. Una di quelle tipiche donne da cui, leggendo, quasi non ci si aspetta nulla.

L’embrione del cambiamento si insinua nella mente di Yeong-hye dopo aver fatto uno strano sogno di sangue e boschi scuri. Da quel momento la donna non mangia carne e si rifiuta di cucinarla, nutrendosi di soli vegetali.

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Han Kang, foto del New York Times, maggio 2016

Leggendo le pagine della Kang, realtà e finzione si mescolano in un mondo indefinito dove è difficile distinguere ciò che è vero da ciò che invece è frutto dell’immaginazione. Yeong-hye si immerge lentamente in un mondo onirico, e il lettore con lei, allontanandosi pian piano dalla realtà.

È terribile la reazione del marito all’astrazione mentale e fisica della donna, che arriva fino al sadismo sessuale.

Un libro fatto di fiaba e sogni, che Han Kang, 46 anni, ci descrive in tre atti: «C’è un racconto breve coreano, non una fiaba, che parla di un uomo che torna a casa e si trova davanti a una miriade di piante e fiori e parla con loro, cerca attraverso questo contatto la pace interiore. Ma è l’universo onirico a essere determinante. Anche nella terza sezione la narratrice, che è la sorella della protagonista, fa riferimento al sogno e al fatto che occorrerà risvegliarsi».

La Kang ritornerà in libreria, sempre per Adelphi, con Human Acts che uscirà nel 2018. Nel frattempo la scrittrice prosegue il suo lavoro di ricerca, introspezione, scrittura, lavorando su di un trittico incentrato su persone alla ricerca della propria dignità nel mondo contemporaneo.

Figlia dello scrittore Han Seungwon, la Kang è molto sensibile all’attuale condizione degli artisti nella Corea del Sud: «È venuta alla luce una lista nera di artisti, scrittori, registi, controllati dal governo, che si oppongono all’attuale regime. È stato un vero shock. Ci vorrà molto tempo perché cambi qualcosa».

MUSICA

Lady Gaga pubblica “Perfect Illusion” e ricorda molto un’altra hit di Madonna

È destinato a far discutere Perfect Illusion, nuovo attesissimo singolo di Lady Gaga, che ritorna a due anni da Applause e da un album, ARTPOP, che aveva un po’ tradito le aspettative di vendita.

Ma in questi due anni Miss Germanotta non se n’è rimasta in panciolle, e nel frattempo ha portato a casa un Grammy Awards come Best Traditional Vocal Album, incidendo un disco, Cheek to Cheek, in coppia con Tony Bennett, e addirittura una nomination agli Oscar come miglior canzone per il brano Til it happens to you, colonna sonora del documentario The Hunting Ground, che parla della violenza sessuale nei campus universitari americani. Ma in questi anni Lady Gaga ha trovato anche il tempo di recitare in serie TV cult come American Horror Story: Hotel, vincendo per il suo ruolo un Golden Globe come miglior attrice in una serie televisiva.

Perfect Illusion arriva dunque dopo due anni di silenzio, musicali, e un periodo ugualmente ricco, riportandoci quella Gaga-cantante che tutti abbiamo imparato a conoscere in questi anni.

Il singolo anticipa un album, ancora senza titolo, la cui pubblicazione pare sia prevista per il 2017, e per la quale, secondo le prime indiscrezioni, dovremo ancora aspettare il lancio di altri due brani nei prossimi mesi prima dell’uscita.

lady-gaga-perfect-illusion-single-cover-internettualePerfect Illusion inaugura una nuova Gaga-Era, come anticipato dalla stessa artista più volte nelle passate settimane. Più rock, aggressiva, meno pop e forse vagamente meno dance.

Eppure come già fu per Born this way, ad oggi la hit di maggior successo dell’artista di origine italiana, anche Perfect Illusion risente, forse un po’ troppo, dell’indiretta influenza di Madonna.

Se Bortn this way infatti ricordava a primo impatto Express Yourself, riprendendone le note e il significato, Perfect Illusion, che parla di un amore finito, di questa “perfetta illusione” in linea con gli amori estivi finiti agli inizi di settembre, ricorda invece già nelle prime note del ritornello quella Papa don’t preach del 1986, in cui Madge cantava il delicato, quanto peraltro attualissimo, tema della gravidanza adolescenziale e dell’aborto.

Non sono mancante le prime reazioni sui forum di musica che hanno immediatamente notato l’assonanza, dividendo il popolo della rete, e dei fan, tra chi non vuole assolutamente notare il plagio, o l’omaggio a seconda dei punti di vista, e chi pensa che siano assolutamente identiche.

Insomma che Germanotta abbia rieditato in chiave rock un vecchio successo di Miss Ciccone o no, ai fan poco importa. Lady Gaga è finalmente tornata, ma noi speriamo che nel suo prossimo album oltre questa perfetta illusione, è proprio il caso di dirlo, ci sia molto di più.

MUSICA

ZHU pubblica “Generationwhy”, la colonna sonora perfetta per i party di fine estate

Ancora poco noto nel nostro paese, ZHU, classe 1989, è un promettente cantante, musicista e produttore discografico statunitense. Dopo aver riscosso un notevole successo con il singolo Faded nel 2014, torna adesso con l’album d’esordio Generationwhy per Columbia Records.

Quattordici tracce elettroniche, con influenze anni ’70 e ’80 soprattutto, a metà tra pezzi strumentali e brani cantati, che rappresentano la perfetta colonna sonora per l’estate o per un party in piscina. Lo si intuisce dal sound, a tratti lounge, di brani come Palm of my hand, in cui il produttore cino-americano cita Samba pa ti di Santana, rivisitandola in un onirico piano che si fonde con i sintetizzatori e le vocalist, rimandando addirittura a Enigma nel parlato in francese e in un sax di fondo che ci fa viaggiare fino agli anni ’90.

Un sound ballabile, che ti fa venire voglia d’estate, di luccichii e aperitivi, come i brani Numb, Money o In the morning, il cui testo è una citazione del brano Touch me del 2001 del DJ portoghese Rui da Silva.

È colta invece la citazione dell’intro che riportano le parole e la voce della poetessa americana Maya Angelou.

Ricorda quasi un pezzo da backstage di haute couture o uno spot per la bella stagione la titletrack Generationwhy, dal ritornello orecchiabile, il messaggio chiaro, we are people of this generation, apparteniamo a questa generazione, e l’arrangiamento di grande impatto che molto mutua dagli anni ’80.

Sensuale e fresco il brano Good life, così come il ballabile Hometown Girl, tra i pochi brani interamente cantato con l’uncredited di Jaymes Young.

ZHU è un produttore aperto alla collaborazione, che nei suoi pezzi non disdegna i cori di Nikola Rachelle Bedingfield per il pezzo Reaching.

Pezzi deep-house, ipnotici, con influenze e forme musicali che si fondono in un unico album omogeneo ma non per questo noioso.

LIBRI

Paulo Coelho racconta Mata Hari nel suo nuovo romanzo “La Spia”

È uno degli autori più amati di sempre. Da L’Alchimista a Veronika decide di morire i suoi romanzi sono diventati dei veri classici della letteratura contemporanea. Sto parlando di Paulo Coelho, lo scrittore brasiliano più tradotto al mondo che torna adesso in libreria con la sua ultima fatica letteraria, dal titolo La Spia, dedicato alla figura di Mata Hari. E già ci fa respirare, sin dalla copertina con il profilo della donna in eleganti e sfarzose vesti, la rivoluzionaria atmosfera francese d’inizio ‘900 della danzatrice e noto agente segreto cui questo romanzo è liberamente ispirato.

Il libro infatti, in prima persona, parte da quella che sarebbe l’ultima lettera scritta dalla Hari una settimana prima della sua esecuzione. “Sono pronta”. Queste le ultime parole della donna che, rifiutando di farsi bendare, preferì guardare con coraggio il suo plotone di esecuzione.

“Una delle prime femministe” è così che ne parla Coelho, che spiazza i suoi fan, tracciando un profilo di questo suo nuovo personaggio letterario sul quale ha dovuto lavorare molto: «Mi sono ritrovato con una montagna di documenti in mano ma anche con una domanda: “cosa scrisse Mata Hari in queste lettere? E come era finita in mezzo a tante trappole, ordite da amici e nemici?”».

Un viaggio che parte dalla curiosità dell’autore di scoprire di più su questa donna che con le sue grazie ha sedotto gli uomini più potenti e influenti della guerra mondiale, si è ribellata a moralismi e costumi dell’epoca, pagando le sue scelte a caro prezzo ma con coerente orgoglio, mai pentita, paga del fatto di aver vissuto.

Paulo Coelho Mata Hari Museum - internettualeEd è straordinariamente moderna la figura di questa donna che nella sua vita annovera la perdita di un figlio, forse avvelenato, e il divorzio dal marito, il capitano Rudolph Mac Leod, dal quale divorziò perdendo la custodia dell’altra figlia, Jeanne Louise detta Non, per sbarcare il lunario a Parigi con il nome di Lady Mac Leod. Qui inizia come modella di un pittore, e qualche piccolo ingaggio. Ma il successo sembra non sorriderle subito, e non si esclude che la donna possa essersi prostituita per sopravvivere prima di diventare l’amante del barone Henri de Marguérie, grazie al quale entra in contatto con l’aristocrazia del tempo, cominciando ad esibirsi nelle case dei nobili francesi in occasione di feste mondane. Durante una delle sue performance venne notata dall’industriale e collezionista d’oggetti d’arte orientale monsieur Guimet, che le chiede di esibirsi nei saloni del suo museo dove custodiva i suoi oggetti d’arte. È qui che la giovane Margaretha Geertruida Zelle, questo il suo vero nome, viene artisticamente ribattezzata Mata Hari, dal malese, letteralmente occhio dell’alba, e dunque per traslato Sole. Il successo fu tale che la donna cominciò ad esibirsi nelle più esclusive case degli aristocratici del tempo, nonché in famosi locali quali il Moulin Rouge, il Trocadéro, il Café des Nations.

La consacrazione arriva nel 1905 con una esibizione che farà la storia all’Olympia di Parigi, e che la porterà in tour anche in Spagna.

Ai giornali che iniziavano ad interessarsi a lei raccontava mezze verità e molte menzogne, costruendo un personaggio volitivo, dal fascino esotico, di cui lei stessa, forse restò vittima.

«Paulo non ha mai scritto lo stesso romanzo, e ogni volta ha avuto il coraggio di cambiare, restando, così, sempre fedele a se stesso. Mi sembra, tuttavia, che ci sia un filo rosso: ha sempre raccontato donne esuberanti, controverse, ma straordinariamente libere» ha detto Elisabetta Sgarbi, che è riuscita a strappare Coelho a Bompiani e a portarlo sulla sua “nave”, la sua casa editrice, La nave di Teseo che lo pubblicherà per l’Italia il prossimo 10 novembre: «Il suo nuovo romanzo, “La spia”, è l’esaltazione di questo aspetto, attraverso una figura storica, Mata Hari. E il riferimento alla verità storica rende il romanzo, se possibile, ancora più capace di incidere in un mondo che alle donne deve maggior rispetto».

L’ultimo desiderio di Mata Hari, dalla prigione di Parigi dove fu condannata, fu quello di avere carta e penna per scrivere, forse per riassumere quella sua vita vissuta pericolosamente che l’aveva portata dietro alle sbarre di una cella parigina in attesa della sua esecuzione capitale.

MUSICA

Christina Aguilera canta per le vittime di Orlando nell’inedito “Change”

Da sempre molto vicina al mondo LGBT, Christina Aguilera rompe il silenzio e, a quattro anni dal suo ultimo album di inediti, pubblica il singolo Change, cambiamento, in download su iTunes da oggi. Un brano che la stessa Aguilera vuole dedicare alle vittime del PULSE di Orlando, noto locale gay della Florida dove quasi una settimana fa un folle omofobo, forse legato al fondamentalismo islamico, ha esploso dei colpi uccidendo cinquanta persone e ferendone altrettante: «La terribile tragedia di Orlando continua a pesare fortemente sulla mia testa – dice la cantante nel comunicato – prego con tutto il mio cuore per le vittime e le loro famiglie. Come molti altri, voglio anch’io aiutare ad essere parte di quel cambiamento di cui questo mondo ha bisogno per essere un posto bellissimo dove l’umanità si può amare appassionatamente e liberamente».

Christina Aguilera Change 2016 single cover - iternettualeIl pezzo è una ballad scritta dalla stessa Aguilera in collaborazione con Fancy Hagood e Flo Reutter che ne è anche produttore. Il brano si muove sulla falsariga di Stay with me di Sam Smith, ma poco importa. Il 100% dei ricavati delle vendite infatti andranno al National Compassion Fund beneficenza alle vittime e ai loro familiari rimasti coinvolti nella sparatoria di Orlando al Pulse.

Capelli rossi e un sound più acustico. La Aguilera cambia immagine e nonostante il brano non rappresenti (ancora) il lancio del suo attesissimo disco, si prepara in qualche modo a ritornare, e lo fa schierandosi dalla parte dell’uguaglianza: «Viviamo in un mondo di diversità, in un mondo di infinite possibilità – continua – in un mondo dove l’espressione di ognuno è qualcosa che va celebrata. E continuo a chiedermi come, persone così piene d’amore, possano essere prese da così tanto odio».

Cita Mandela Christina Aguilera nella presentazione di questo brano e di questo evento particolarmente sentito, e dice che nessun uomo è nato per odiare gli altri e, in chiusura, aggiunge: «Noi tutti abbiamo la possibilità di scegliere di difendere l’amore, incoraggiare l’individualità e fare la differenza per gli altri, siamo tutti nella medesima situazione, come un’unica persona, uniti nell’amore»

Per maggiori informazioni:

nationalcompassionfund.org

MUSICA

Beyoncé pubblica a sorpresa l’album LEMONADE

Ci sono artisti cui, superata una certa soglia, non interessa più occhieggiare al successo commerciale, ma la loro carriera si trasforma in un percorso, magari in tono minore, di ricerca, sperimentazione, qualità. È quello che ha fatto Beyoncé Knowles che, dopo Grammy e milioni di dischi venduti, nemmeno si preoccupa di annunciare con largo anticipo l’uscita dei suoi nuovi lavori, ma li pubblica all’improvviso su iTunes richiamando ugualmente una grande attenzione mediatica. L’ha fatto due anni fa con il suo album omonimo, facendo della copertina total black con il suo nome stagliato sopra in rosa una vera icona, lo ha rifatto oggi con LEMONADE, progetto discografico ambizioso, anticipato soltanto da un evento in onda ieri sulla HBO.

Il disco dell’ex Destiny’s Child infatti è un nuovo progetto visuale, che va al di là dei videoclip abbinati alle sue tracce come nel precedente lavoro, e si fa vero e proprio percorso visionario e visivo, tramutandosi in un film, il cui filo conduttore è la sua passione per la musica e la voglia di rimettersi in gioco.

LEMONADE è un album fondamentalmente un album dall’impianto R&B, ma non monotono, che spazia sapientemente dai toni un po’ vintage delle tracce d’apertura quali Pray you catch me e l’orecchiabile Hold up, passando ai virtuosismi vocali di Sorry.

Un disco che non disdegna suoni nuovi, acustici, come mostra il cauntrieggiante Daddy Lessons.

Tredici tracce in cui Queen Bey si diverte, anche con sound un po’ lounge, come Love Drought.

Il disco, come l’ultimo lavoro di Rihanna, è edito dalla Tidal, etichetta discografica del marito Jay-Z di cui Beyoncé fa parte. E di RiRi ne riprende l’impianto, lasciando le ballad in chiusura. Bellissima Sandcastles, in cui Beyoncé esprime al massimo la sua voce calda, Forward accompagnata dal piano.

In chiusura Formation, singolo di lancio di questo lavoro musicale atipico, che insieme a Freedom e All Night rappresentano i brani più sperimentali di un disco che non deluderà i fan dell’artista.

MUSICA

ADELE è finalmente tornata con l’album “25”

A dispetto delle altre uscite discografiche, oggi tutti gli occhi, e le orecchie soprattutto, sono per lei, Adele, che ritorna dopo quattro anni di silenzio con l’album 25. Un nuovo numero, dopo il successo di “21” (ad oggi 30 milioni di copie vendute nel mondo), dà il titolo a questo lavoro discografico, ricordando ai fan l’età esatta della cantante delle prime fasi di scrittura e sessioni di registrazione del disco. Sì, perché per realizzarlo, Adele, oggi ventisettenne, ha lavorato ben due anni, trovando il tempo, nel 2013, di vincere anche un Oscar per Skyfall, tema sonoro dell’omonimo 007 con Daniel Craig.

Nessuno strafalcione, nessun “super-album”, ma undici nuovi pezzi di cui la cantante britannica è anche autrice. Anticipato dal singolo Hello, diventato subito uno dei migliori esordi del 2015 e per due settimane in cima alle classifiche di tutto il mondo, il terzo album da studio di Adele Laurie Blue Adkins, questo il nome completo, il disco, sulla falsariga del precedente, mixa sapientemente ballad a pezzi uptempo, per un risultato variegato, ma non per questo incoerente, come dimostra Send my love (to your new lover), che vede tra le firme anche il produttore Max Martin. Definita già l’ideale erede del brano Set rain to the fire, il pezzo I Miss You, scritto insieme a Paul Epworth, è cupo e potente, ricordando un po’ le atmosfere di Florence and The Machine.

Bellissima When we were young, che ripercorre il tema del tempo e della nostalgia degli anni felici, ascoltata on-line qualche giorno fa in una intensa versione live, così come Water under the bridge, unico brano ispirato all’ex storico cui è quasi completamente tributato “21”.

Ma è in chiusura che Adele dà il meglio di sé, con la ballad, in chiave acustica, Milion years ago, e la bellissima All I ask.

Ma se volete ascoltarlo, la sola strada sarà l’acquisto: come la sua collega Taylor Swift, la cantante britannica non ne consentirà lo streaming on-line su Spotify e simili, e immediata è stata la reazione dei fan che hanno subito gridato alla “snob!”, vedendo in questo gesto un vero e proprio voltafaccia.

E non è un caso se nei soli Stati Uniti ha toccato quota 3,6 milioni di copie di soli pre-order, 25 è la conferma di un talento, di una voce che canta il suo amore che è anche il nostro.