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Il 25 e 26 marzo tornano le Giornate FAI: i luoghi da scoprire a Napoli

È un traguardo importante quello delle Giornate FAI di quest’anno, che giungono al loro venticinquesimo anniversario, festeggiando, come di consueto, la primavera appena iniziata.

Sono tanti gli appuntamenti che il prossimo weekend, il 25 e il 26 marzo, porteranno i tesserati e non alla scoperta di nuovi luoghi da tutelare, ricercando al contempo nuovi sostenitori di questa nobile associazione che dal 1975 contribuisce, senza scopi di lucro, a salvaguardare il patrimonio artistico-culturale e ambientale italiano.

Un tempo per lo più appannaggio del nord Italia, oggi sono tantissimi i luoghi del cuore FAI dislocati in tutta la penisola. Tanti i vantaggi per i soci, che possono beneficiare di sconti e convenzioni anche in altre strutture e realtà culturali di tutto il Paese.

Le Giornate di Primavera del FAI sono un appuntamento irrinunciabile per chi vuole conoscere meglio il territorio, ma anche nuovi paesaggi e monumenti da valorizzare.

Come il Museo Civico Gaetano Filangieri. Fondato nel 1882 dal Principe di Satriano, Gaetano Filangieri, il museo ha sede nello storico Palazzo Como risalente al XV secolo, che rappresenta una rara testimonianza a Napoli dell’architettura rinascimentale. Un tripudio di manufatti, che vanno dalle maioliche a alle porcellane, passando per mobili, dipinti e stoffe, raccontano la città, seguendo un criterio e un gusto espositivo squisitamente ottocentesco.

È invece un mio luogo del cuore quello del Chiostro dei Santi San Marcellino e Festo e dell’omonima Chiesa, cui sono da sempre particolarmente legato. Un complesso conventuale del VII secolo che è oggi sede dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, e i bellissimi (non mi stancherò mai di dirlo) musei di scienze naturali, quello di Paleontologia, Zoologia, Antropologia e Mineralogia. Bellissima la decorazione interna ad opera di Vanvitelli e uno straordinario pavimento maiolicato, dove oggi si trova il museo di paleontologia, ad opera della bottega della famiglia Massa, la stessa del Chiostro di Santa Chiara.

Le Giornate di Primavera di quest’anno saranno anche l’occasione per scoprire il Conservatorio di Musica di San Pietro a Majella, a due passi dal centro storico della città, il Museo della Ceramica Duca di Martina, con una bellissima collezione, tra le tante, di porcellane cinesi, all’interno della Villa Floridiana al Vomero e i laboratori artistici del Teatro San Carlo.

In Piazzetta Sant’Andrea delle Dame sarà possibile visitare l’omonimo complesso monastico fondato da quattro nobildonne nel 1584, figlie del notaio Pascandolo, che lo fecero costruire a spese della propria famiglia.

Ma le Giornate del FAI sono anche un’occasione unica, ed esclusiva per tutti i soci, di visitare luoghi come la bellissima Villa Rosebery, uno dei massimi esempi di architettura neoclassica a Napoli, con vista sul mare, noché una delle residenze del Presidente della Repubblica Italiana.

I tesserati FAI potranno vedere anche il Parco Letterario di Nisida, ricordando, nel suggestivo isolotto scrittori classici come Omero, con una visita da “Ciceroni in erba”: saranno gli studenti dei licei  “Duca degli Abruzzi”, “Galilei”, “Gentileschi”, “Sannazaro”, “Umberto I” a guidare infatti i visitatori alla scoperta delle bellezze naturali e letterarie del parco.

Infine voglio segnalare un altro ingresso esclusivo per i possessori di una tessera FAI, quello del Castel Capuano, anche noto come Tribunale della Vicaria a Napoli, manco a dirlo in Via Tribunali, risalente al XVI secolo. Durante la dominazione dei Viceré a Napoli, fu adattato alla nuova funzione di tribunale, eliminando tutte quelle strutture squisitamente militari, per rendero un luogo adatto ad ospitare il Sacro Regio Consiglio, la regia Camera della Sommaria, la Gran Corte Civile e Criminale della Vicaria e il tribunale della Zecca.

Per una lista completa di tutti i luoghi aperti durante questo weekend non solo a Napoli e in Campania, ma in tutta Italia, vi rimando al sito ufficiale:

www.giornatefai.it

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LIFESTYLE

MAZZ il migliore “Babbà” della città di Napoli

Napoli: mare, pizza e mandolino. Chi va in vacanza nel capoluogo partenopeo sa bene che sono questi i tre elementi che più di tutto caratterizzano la città, al pari della sua arte e della sua storia millenaria, che sin dagli antichi greci e romani, passando per gli Angioini e i Borbone, ne ha decretato l’ascesa e la caduta come capitale del Regno delle Due Sicilie. Scenari, sapori, suoni. Ma Napoli è anche, e forse soprattutto, il Babà, al punto che Marisa Laurito, gli tributò una canzone, Il babà è una cosa seria, sul palco del Festival di Sanremo nel 1989.

Di origine polacca, il babka ponczowa diventa baba con i cuochi francesi per poi diventare “babbà” con i pasticceri napoletani. Si tratta di un dolce da forno a pasta lievitata con lievito di birra, bagnato con del rum.

L’invenzione risalirebbe dunque al re polacco Stanislao Leszczyński, suocero di Luigi XV di Francia, il quale, essendo privo di denti, aveva problemi a mangiare dolci come il gugelhupf, che trovava troppo asciutto, ammorbidendolo con del vino ungherese, il Tokaj, e con dello sciroppo.

Il nome deriverebbe sarebbe dovuto alla somiglianza con le tipiche gonne a campana a pieghe delle signore anziane, babka. La tipica forma a fungo invece è dovuta al pasticciere francese Nicolas Stohrer.

Del tutto casuale l’aggiunta del liquore, secondo un’altra storia sulle origini, che vorrebbe che il re, di pessimo carattere, avesse scagliato il dolce contro una credenza rompendo una bottiglia di rum che lo avrebbe bagnato e, assaggiandolo, lo avesse trovato squisito. Oggi il babà è bagnato da sciroppo di zucchero, rum, o altri liquori come il limoncello, tipico liquore della tradizione napoletana.

Tra i posti per assaggiarlo nel capoluogo partenopeo, Mazz è senza dubbio il migliore, non solo, e non soltanto, per lo squisito gusto del babà, punta dell’iceberg di un’intera pasticceria di produzione propria, ma anche per l’affascinante atmosfera bohémien, in una perfetta sintesi tra locale dalle linee moderne e caffè letterario parigino. All’interno della sala infatti volumi della tradizione partenopea a disposizione di chi trascorre qualche ora nel cuore del centro storico della città, assaggiandone, e gustandone appieno il suo sapore.

Sito in Via Tribunali, 359, Mazz, dal napoletano, significa “culo” inteso come fortuna, è l’ideale per ritagliarsi, anche in vista delle vacanze pasquali, un momento di piacere o la pausa migliore in un giorno di vacanza nella città.