ART NEWS

Gallerie degli Uffizi a Firenze, il biglietto aumenta del 60%

Dal 1 marzo 2018 entrare alle Gallerie degli Uffizi costerà 20 euro a fronte degli attuali 8.

A quanto pare il noto museo fiorentino sta cambiando il sistema tariffario, con biglietti più cari nella stagione più alta e l’introduzione di tessere nominative annuali, che partiranno questo settembre.

Il piano è stato presentato ieri dal direttore delle Gallerie, Eike Schmidt. Dal prossimo anno una visita al museo da marzo a ottobre costerà il 60% in più, mentre da novembre a febbraio il biglietto costerà 12, oltre il 30% dell’attuale ticket.

A questi prezzi va aggiunto il sovrapprezzo di 4,50 € per l’accesso alle mostre.

Invariati invece i 4 euro per i costi di prenotazione.

Il direttore asserisce che questo sistema servirà a gestire meglio i flussi, sia tra le singole strutture che fra i periodi dell’anno.

Secondo un comunicato del Ministero dei Beni Culturali, gli Uffizi nel 2016 sono ancora al terzo posto, dopo il Colosseo e Pompei, dei musei italiani più visitati, con oltre 2.000.000 di visitatori l’anno.

I giornali parlano di questa nuova strategia museale come di una “rivoluzione fiorentina”, ma lo è davvero o soltanto un’involuzione che porta ad una cultura più elitaria?

Un aumento del costo del biglietto nella stagione alta rappresenta certo un maggior introito per il museo, ma è senza dubbio una pistola alla tempia del visitatore che accorre a Firenze, città d’Arte italiana per antonomasia, per apprezzarne le sue innumerevoli bellezze e opere in primavera estate.

Da qualche anno sono tante le gratuità introdotte per quanti vogliono avvicinarsi al mondo dell’arte: da 18APP, bonus per i neo-diciottenni che possono spendere anche nei musei statali, all’ingresso gratuito per gli insegnanti che, oltre a 500 € l’anno da spendere in cultura, possono così entrare nei musei del nostro paese senza pagare, senza contare gli studenti delle accademie e delle facoltà artistiche. Se a tutto questo aggiungiamo anche le prime domeniche del mese con ingresso gratuito per tutti, sarà facile capire quanto lo Stato stia investendo e abbia già investito affinché i cittadini possano avvicinarsi con più facilità al mondo dell’arte e della cultura.

Se il motivo di questo aumento è un maggior incremento delle entrate per le Gallerie degli Uffizi, non poteva il MiBACT attingere dalle casse dell’erario, eliminando qualche “gratuità extra” aggiunta di recente, anziché permettere questo esponenziale aumento del ticket d’entrata?

Se consideriamo un pagamento d’ingresso di circa 6 € (facendo una media approssimativa tra ticket interi e riduzioni) e lo confrontiamo con il dato reso disponibile dallo stesso sito dei beni culturali, possiamo stimare per gli Uffizi un guadagno lordo di circa 12.000.000 di euro l’anno, cifra che, sebbene del tutto arbitraria e totalmente approssimativa, non tiene comunque conto di stime e ricavi del bookshop, con la vendita di cataloghi, gadget e souvenir, e l’onerosa caffetteria/ristorante.

Un uomo sui trenta, precario, mediamente realizzato, che vuole regalare un weekend a Firenze alla propria metà, coetanea e senza sconti, si ritroverà così a pagare 40 euro per il solo accesso alle Gallerie, escluse mostre temporanee al loro interno, e cioè il costo di un pernottamento in un B&B tre stelle, o due coperti in un ristorante gourmet, incidendo del 20% sul viaggio e soggiorno.

Se lo scopo di tale aumento è quello di ridurre il contatto con le opere da parte di troppi calori, effluvi, polveri e pulviscoli epiteliali allora la mission è senza dubbio raggiunta; ma se la speranza è quella che un così alto e improvviso rincaro dei prezzi lasci inalterato il rapporto degli italiani con l’arte e le gallerie fiorentine, fallisce tragicamente.

L’Italia non garantisce un’economia tale ai propri cittadini da lasciarli liberi di spendere 20 euro senza rimpianti o ansie da quarta settimana del mese.

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Al Museo del Bargello a Firenze una mostra sulle porcellane Richard Ginori

Nata per volontà del marchese Carlo Ginori nel 1735, l’omonima fabbrica di prestigiose porcellane sorse in una villa di sua proprietà a Doccia (oggi Sesto Fiorentino), trasformandosi in breve tempo in una delle più raffinate manifatture europee. I discendenti del marchese continueranno ad occuparsene fino al 1896, quando il marchio si fonderà con la milanese Richard, dando origine a quella che oggi è Richard Ginori.

Maniffattura di Doccia (Gaspero Bruschi).Venere dei Medici (dall’antico), porcellana

Una lavorazione di pregio, con decorazioni e disegni originali che troveranno la massima espressione nelle decorazioni pittoriche “a veduta”, ad opera del fiorentino Ferdinando Ammannati, già pittore nella Reale Fabbrica di Re Ferdinando di Borbone, il quale trasferirà a Doccia il gusto neoclassico appreso e apprezzato a Napoli.

Famose le decorazioni con le vedute tipiche del tempo: dalle rovine di Pompei che caratterizzarono l’arte nella metà del ‘700 alternandosi a scene mitologiche, alla raffigurazione di piazze e palazzi di Napoli, Roma e del territorio toscano in genere.

Chi mi conosce sa che amo particolarmente questa fabbrica, a mio avviso tra le più raffinate e belle d’Italia, non solo per la sua produzione ormai storica, ma anche per le porcellane contemporanee dall’intramontabile gusto classico. Oggi alcune di quelle creazioni di pregio sono visibili all’interno del Museo di Capodimonte a Napoli, ma sono felice di segnalare una bellissima iniziativa culturale.

Il Museo Nazionale del Bargello a Firenze inaugurerà il prossimo maggio una mostra sulle statue di porcellana prodotte a Doccia. La fabbrica della bellezza. La manifattura Ginori e il suo popolo di statue, questo il titolo, è la prima rassegna in Italia che pone al centro il noto marchio.

Dal 18 maggio fino al prossimo 1 ottobre 2017 i visitatori potranno ammirare la produzione di sculture prodotte nel primo periodo, che dialogheranno così con le collezioni permanenti del museo, ma anche con una serie di cere, terrecotte e bronzi che le hanno ispirate e ne hanno fatto da modello per la loro realizzazione.

Il percorso si articola in due principali nuclei, che racconteranno la storia di questa fabbrica, la sua nascita e la formazione e la trasformazione di una invenzione di scultura in porcellana.

Ma la mostra non ha soltanto un ruolo culturale, ma anche il compito sociale di porre l’accento sul Museo di Doccia, chiuso dal maggio del 2014, e tentare di scuotere l’opinione pubblica non solo dei i fiorentini, ma di tutti i visitatori, affinché riscoprano il valore di un orgoglio tutto italiano.

ART NEWS

Bill Viola: “Rinascimento Elettronico” a Palazzo Strozzi a Firenze fino al 23 luglio

Un fuoco. Una videoinstallazione di un grande incendio, i cui crepitii si propagano in tutta la sala, e per un momento Palazzo Strozzi sembra bruciare davvero. Non poteva che iniziare così la mostra di Bill Viola, Rinascimento Elettronico, a Firenze fino al 23 luglio 2017, dove sono stato ospite durante il mio soggiorno fiorentino

Una performance di Phil Esposito, proveniente dallo studio dell’artista, che si lascia idealmente divorare dalle fiamme, diventando egli stesso fuoco. Un fuoco che è passione, un fuoco che è purificazione, un fuoco che è luce, morte, rinascita, rinascimento.

Fuoco, che si trasforma in acqua dall’altra parte della sala, dove specularmente è proiettato un video dove tutto invece è travolto dall’acqua. L’acqua, l’elemento principe nella video-art di Viola, con cui si misurerà sin dai primi esordi alla fine degli anni ’70.

Due facce della stessa medaglia, due aspetti del ciclo vitale: l’acqua e il fuoco, componenti essenziali, e talvolta devastatrici, della vita stessa dell’Uomo.

Bellissimo il dialogo dell’artista italo-americano con la Visitazione di Carmignano del Pontormo, che con i suoi video al rallenty che si ripetono in loop, sembrano riportare in vita il dipinto cinquecentesco, facendoci riflettere sul vento che gonfia le vesti delle donne ritratte dal pittore italiano, e al contempo ci restituisce un’idea fedele dei gesti, i sorrisi, le espressioni che il maestro della videoarte traspone in una indefinita contemporaneità.

Sorprende Il Sentiero, che mostra degli uomini e delle donne attraversare un bosco percorrendo in silenzio lo stesso cammino che, idealmente, si ritrova a percorrere anche il visitatore stesso per spostarsi nell’altra sala, quasi a diventare tutt’uno con l’arte di Viola.

Viola. Un cognome, che tradisce l’origine italiana del maestro americano. Viola, come il colore di una città, Firenze, cui questa mostra è intrinsecamente legata.

Il Rinascimento Elettronico di Viola è davvero un nuovo Rinascimento, contemporaneo, forte, che pone l’uomo al centro del suo lavoro, e che oggi come all’ora continua a far riflettere. Il raffronto con Andrea Di Bartolo pone l’accento proprio sul tempo e la spiritualità, con l’alternarsi delle stagioni, in una giornata, quella della stanza di Caterina che, metaforicamente, diventa la vita intera di ognuno di noi.

L’apice di questo percorso di storia dell’arte contemporanea è probabilmente il confronto con Masolino da Panicale, Cristo in Pietà, che nella versione di Bill diventa un’Emersione, che qui si fa manifesto dell’intera rassegna. Cristo che emerge dal sepolcro come un inerme eroe greco sconfitto in battaglia: diafano, indifeso, nudo, che tuttavia non vuole essere scabroso o scandalistico. Accanto a lui una Maria e una novella Maddalena, archetipi di quei legami incondizionati che derivano dal sangue e dall’amore.

Nella videoarte di Bill Viola la realtà è sospesa, a tratti stravolta e capovolta, ma resta intatta la sua forza di comunicazione.

Lungo il percorso museale trovano posto anche le opere più vecchie dell’artista, quelle su nastro, fino alle moderne tecnologie dell’alta definizione e dei pannelli LED.

La mostra, come nuova moda museale impone, presenta diverse appendici in giro per Firenze, negli Uffizi, ma anche nel Museo del Duomo, dove Viola incontra la Maddalena Penitente di Donatello, e ci mostra una donna, che spiritualmente ne eredita il ruolo, che nella forza dell’acqua ritrova quella catarsi, che alla fine di questo straordinario percorso diventa anche quella del visitatore stesso.

ART NEWS, LIFESTYLE

Un weekend sotto il sole di Firenze

Avete presente il film con Raoul Bova e Diane Lane, Sotto il sole della Toscana? Ecco, proprio quello, dove loro si innamorano tra colline e cipressi. Dimenticatelo. Perché oltre i verdeggianti panorami bucolici c’è molto di più.

Non so che idea avessi di Firenze prima. Forse, scorgendola ogni volta solo attraverso il finestrino di un treno, accompagnata da quei caratteristici colori giallo-verde che scorrono dietro il vetro, dagli alberi che tracciano la terra battuta, me l’ero immaginata un po’ così: una piccola cittadina dai tetti rossi incastonata nella natura. Buon cibo, quei sapori tipici del centro Italia, dove il gusto selvatico della cacciagione è accompagnato dal sapore corposo di un buon vino rosso.

la ribollita della trattoria il Contadino, a Firenze – (instagram @marianocervone)

È così che è iniziato il mio viaggio. Chi mi segue su instagram, già sa che ho trascorso il mio ultimo weekend nella città di Dante, e il mio primo amore non poteva che essere la Ribollita. Un piatto povero della tradizione italiana, fatto con pane raffermo e verdure, ma denso come un risotto, ricco e saporito, che mi ha conquistato al primo assaggio.

Ho scoperto per caso la Trattoria Il Contadino, nei pressi di Santa Maria Novella. TripAdvisor dice che ha il miglior rapporto qualità/prezzo. Diffido sempre un po’ da quanto c’è scritto nelle recensioni, e invece devo dire che è assolutamente vero. L’ambiente è piccolo, intimo, ma abbastanza largo da non stare accalcati gli uni sugli altri come in molti locali moderni, che non garantiscono nemmeno il minimo spazio vitale per una intima conversazione a due. I camerieri simpatici, il menù è ricco, composto per lo più, e non poteva essere altrimenti, da piatti tipici fiorentini, il che mi ha spinto a ritornarci anche una seconda volta. Alla mia gustosa Ribollita, ho fatto seguire una bistecchina di maiale davvero ottima, accompagnata da un contorno di piselli, pancetta e cipolle e, naturalmente, del buon vino della casa. Ma ho avuto modo di assaporare anche delle buonissime tagliatelle con carne di cinghiale, seguite da un buonissimo Peposo all’Impruneta, paese tipico delle colline toscane da cui prende il nome, a base di vitello, con grani di pepe nero e cotto nel vino. Davvero delizioso.

Firenze è piccola, contenuta, una città a misura d’uomo, punteggiata da caffè storici come Scudieri, dove l’antichità di questo bar, nato nel 1939, la si percepisce sin dagli arredi, ed è un obbligo morale per un visitatore prendere almeno un caffè in questo locale, godendosi il sole caldo di una mattina di marzo.

È probabilmente questo il periodo migliore per scoprire la città e i suoi monumenti, quando il freddo comincia a cedere il passo ai primi cieli tersi della primavera.

il Campanile di Giotto, dalla Cupola di Brunelleschi (instagram @marianocervone)

Il mio soggiorno fiorentino è stato a metà tra percorso di storia dell’arte ed excursus interiore, dove ogni gradino fatto, era parte di una ascensione non solo turistica, ma spirituale. Grazie ad un biglietto cumulativo, ho infatti percorso i gradini che mi hanno portato sulla cuspide della Cupola del Brunelleschi prima, dove ho avuto Firenze ai miei piedi, vincendo persino il mio senso di vertigine, e il Campanile di Giotto poi. Un’esperienza quasi mistica, che aveva un retrogusto del Cammino di Santiago; uno di quei percorsi in cui ti ritrovi quasi corpo a corpo con la gente, in comunione con il mondo intero, attraverso piccoli gradini secolari, cunicoli stretti, il panorama, la luce. È la luce, in una straordinaria giornata di primavera in anticipo, quella che mi ha avvolto, ripagandomi della fatica delle scale, degli spazi angusti, del caldo. La luce, che ti mostra un lato inedito della città, dall’alto, a contatto con il vento, a contatto con il sole, a contatto con te stesso.

Curiosa l’usanza beneaugurale di inserire una monetina nella bocca del porcellino (in realtà cinghiale) dell’omonima Fontana del Porcellino, sotto la loggia del Mercato Nuovo di Firenze. Datata 1633, ad opera di Pietro Tacca, secondo la leggenda per ricevere il buon auspicio la moneta, una volta rilasciata deve cadere nella grata ai piedi del cinghiale dove scorre l’acqua: se la oltrepassa, la fortuna è assicurata.

David di Michelangelo, Gallerie dell’Accademia (instagram @marianocervone)

Nell’immaginario collettivo la statua del David di Michelangelo si trova agli Uffizi. In realtà è alle Gallerie dell’Accademia, che ho visitato, spezzando un po’ il fiato con un percorso museale. Ho ammirato anche io l’archetipo di quella ieratica virilità rinascimentale che ha oscurato persino la perfezione della statuaria greca. Ma le Gallerie dell’Accademia sono una rivelazione, con la bellissima gipsoteca di monumenti funerari o celebrativi, e le languide donne ritratte in una pudica e maliziosa nudità.

ragazzi che aspettano il tramonto sulle scale di Piazzale Michelangelo a Firenze

Dopo l’ampia parentesi culturale di monumenti e opere fiorentine, ho proseguito il mio giro con quello che è forse un cliché del turista a Firenze: Piazzale Michelangelo, il colle dal quale si può godere di una vista su tutta Firenze. Un’esperienza sensoriale bellissima. Aspettare che il sole si inchini alla Cupola, al Campanile a Palazzo Vecchio, allungando le ombre e colorando d’arancio il panorama circostante. Sono rimasto colpito dal numero di persone che erano lì ad aspettare che il sole calasse, a scattarsi foto a farsi selfie. Tanti i turisti che hanno aspettato il crepuscolo scandendo il tempo con bicchieri di vino o di birra, acquistati dagli ambulanti all’ombra del David di bronzo che troneggia al centro della piazza. Anch’io non ho potuto esimermi dal voler portare a casa un personale scatto del tramonto, ma l’ho fatto catturando anche quella folla di amici e fidanzatini felici, che mi hanno trasmesso la frizzantina aria dell’attesa.

Nascita di Venere, Gallerie degli Uffizi (instagram @marianocervone)

Se il giorno prima ho aspettato che il sole tramontasse sulla città, la mattina seguente la mia visita è iniziata con la visita alle Gallerie degli Uffizi (il consiglio è quello di prenotare il biglietto on-line. C’è un sovrapprezzo di 4€, ma risparmierete ore di fila e di attesa). Non avevo mai riflettuto su perché si chiamano “gallerie”, e solo percorrendole ho capito. Due corridoi, gallerie, che percorrono tutta la storia italiana, adornate di statue classiche.

Entrare negli Uffizi è come sfogliare un volume di storia dell’arte. Un’ampia pagina della cultura italiana che va da Giotto a Caravaggio, passando per Botticelli e Leonardo. Qui è racchiusa la vera Arte italiana, che trova il più straordinario compimento in quella Primavera e Venere diventate icone capaci di catalizzare l’attenzione di centinaia di visitatori che attoniti osservano la loro maestosità. Sì perché forse quelli del Botticelli sono dipinti la cui fama non tradisce le aspettative. Ma sono tanti gli artisti, prevalentemente toscani, che hanno fatto scuola, influenzando pittori di ogni epoca e nazione.

Per uno studente di storia dell’arte è un’emozione unica trovarsi faccia a faccia con quelle opere che ha visto soltanto sui libri, la materializzazione di un sogno che trova negli Uffizi il più completo compimento.

Ponte Vecchio a Firenze (instagram @marianocervone)

Un suggerimento: Ponte Vecchio visitatelo anche di notte. Le botteghe orafe, con i loro stipiti e porte in legno, sono davvero molto suggestive.

Tra le esperienze gastronomiche da fare, per un turista alla scoperta di Firenze, quella del gelato Buontalenti è un must. Nato, secondo la leggenda, ad opera di Bernando Buontalenti, architetto alla corte dei medici con la passione per la cucina, che lo avrebbe inventato nel ‘500 in occasione del banchetto nuziale di Maria de’ Medici, dando così origine alla nota crema fiorentina a base di zabaione e frutta.

Ultima tappa, per me, è stato il Museo del Duomo, un modo per finire così come ho iniziato, fatto però in un secondo momento. Approfittando della durata di 48ore dalla prima vidimazione del biglietto acquistato on-line, ho deciso di riservarmi per il mio ultimo giorno di permanenza, la visita al Museo del Duomo di Firenze. Una sorpresa, una rivelazione dove antico e contemporaneo coesistono in uno spazio sospeso tra passato e futuro. Bellissima la ricostruzione della facciata originale del Duomo all’interno del museo, dove le sculture originali, preservate dall’incuria del tempo, ritrovano le originarie collocazioni, offrendo ai visitatori una luminosa visione.

Museo del Duomo di Firenze

L’architettura del museo dialoga con la vera Cupola del Brunelleschi, che si mostra inquadrata da un lucernario e alla terrazza, con un allestimento davvero suggestivo avveniristico. Scenica la musealizzazione delle porte del battistero ad opera di Lorenzo Ghiberti e Andrea Pisano, il cui oro risplende in tutta la magnificenza di un viaggio che mi è rimasto nel cuore, e che conquisterà chiunque voglia intraprenderlo.

ART NEWS

Il Corridoio Vasariano riapre al pubblico fino al prossimo 30 novembre

Riapre da oggi, fino al prossimo 30 novembre, Ponte Vecchio a Firenze. Il percorso, che unisce gli Uffizi con Palazzo Pitti, fu costruito per volere di Cosimo de’ Medici nel 1565 e realizzato dall’architetto Giorgio Vasari. Si tratta di un passaggio sopraelevato attraverso il quale i granduchi volevano raggiungere in totale privacy e sicurezza il palazzo del governo dalla loro residenza, incerti dell’appoggio del popolo al nuovo Duca e al nuovo sistema di governo, che abolì di fatto la Repubblica fiorentina.

Sul Ponte Vecchio si svolgeva il vecchio mercato della carne, spostato a vantaggio delle botteghe orafe, che ancora oggi occupano il ponte, per evitare che cattivi odori investissero i granduchi al loro passaggio.

corridoio-vasariano-firenze-aperto-2016-internettualeSopra il Ponte Vecchio si aprono una serie di ampie finestre che danno sull’Arno, in direzione Ponte Santa Maria Trinita. Negli anni ’40, esattamente nel 1938, in vista di una visita di Adolf Hitler, Mussolini ne fa realizzare altre due. Secondo la leggenda, il Führer sarebbe rimasto così colpito dalla vista, che fu probabilmente la ragione per cui il ponte, a differenza di tutti gli altri ponti della città, fu risparmiato dalla distruzione. Fu per questo motivo il solo punto di attraversamento nord-sud di Firenze.

Il lungo corridoio attraversa anche la facciata di Santa Felicita. Grazie ad un balcone, protetto da sguardi indiscreti da una fitta cancellata, i granduchi potevano assistere anche alla messa senza per questo doversi mescolare tra il popolo.

Il corridoio fa parte della Galleria degli Uffizi. Al suo interno trova posto la più ampia collezione di autoritratti del Seicento e del Settecento, culminando nel Giardino di Boboli presso la Grotta del Buontalenti.

A causa della sua ristrettezza, per preservare le opere ivi esposte, ma anche in vista di mancanza di uscite di sicurezza, la visita al corridoio sarà possibile solo seguendo una serie di tassativi, come il numero massimo di visitatori per gruppo non superiore a 22, accompagnatori esclusi, più due unità appositamente formate in casi di incendio, per un massimo di persone all’interno del corridoio che non superi le 88 persone incluse il personale. Per tali ragioni pare che l’accesso sia inibito a persone con difficoltà motorie.

ART NEWS, CINEMA

“Firenze e gli Uffizi in 3D/4k” al cinema. Inno alla bellezza

FIRENZE E GLI UFFIZI 3D/4K ? VIAGGIO NEL CUORE DEL RINASCIMENTO

Arte e nuove tecnologie continuano ad intrecciarsi per la gioia di quanti hanno voglia di scoprire il bello, e così dopo lo straordinario successo al cinema lo scorso anno con Musei Vaticani 3D, suggestivo documentario alla scoperta dei più grandi capolavori di musei romani visibili anche in tre dimensioni, arriva quest’anno Firenze e gli Uffizi in 3D/4k. Prodotto ancora una volta da Sky 3D, il documentario è stato presentato in anteprima mondiale ieri nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio nel capoluogo Toscano. Il documentario, che uscirà in 240 sale cinematografiche italiane il 3, 4 e 5 novembre, percorre un ideale giro turistico nella cittadina toscana che va da Palazzo Vecchio alla Galleria degli Uffizi, passando per il Museo del Bargello alla Galleria dell’Accademia.

Una visione che quest’anno si avvale non solo della straordinaria profondità del 3D cinematografico, ma anche dell’altissima risoluzione del 4k, per una visione delle opere senza precedenti, alla scoperta di artisti come Tiziano, Botticelli, Caravaggio, Raffaello: «Non è un film – ha commentato il sindaco di Firenze, Dario Nardella – ma è un inno alla bellezza».