LIFESTYLE

CEWE, un fotolibro per ripercorrere l’itinerario delle vacanze

Con l’arrivo dell’estate pensiamo già alla meta delle nostre vacanze. Se alcuni dovranno aspettare ancora qualche settimana, molti, archiviati esami e lavoro, si stanno già godendo il sole, postando le prime, immancabili, immagini sui social. Smartphone, instagram e filtri alla mano, per dare sfogo alla propria creatività e, giorno dopo giorno, raccontare le proprie esperienze e luoghi visitati.

Forse non tutti sanno che da qualche tempo c’è un modo per farlo con originalità. La fotografia digitale ci ha senza dubbio dato quell’immediatezza che la pellicola analogica non aveva, eppure ci ha tolto, al tempo stesso, quel fascino senza tempo di sfogliare e toccare con le nostre mani le immagini che produciamo. Quelle dei nostri figli, dei posti in cui siamo stati, dei cuccioli che giocano al parco.

Se volete recuperare la sensazione di sfiorare con le vostre dita le immagini delle vacanze, mentre bevete gli ultimi mojito con gli amici, allora CEWE è quello che fa per voi.

Si tratta di un servizio di stampa on-line, che vi consente, tra l’altro, di creare e impaginare dei bellissimi fotolibri.

Oltre a tutte le immagini che desiderate, CEWE vi permette anche di poter includere nel vostro fotolibro anche delle mappe, per tracciare l’itinerario dei vostri viaggi, o semplicemente ricordare dove si trovava il ristorantino di quella cenetta speciale che non dimenticherete mai più.

Farlo è molto semplice. Grazie ad internet e a Google Maps, potrete infatti cercare i luoghi o gli indirizzi esatti dei posti che vi interessano. Sarà possibile selezionare con precisione l’area che vi interessa, zoomando su di una zona specifica o spostare e allineare la parte di cartina che desiderate.

Potrete scegliere tra diversi stili di rendering grafico, per mostrare un’intera città o anche i suoi rilievi e paesaggi circostanti. Dopo averla aggiunta al vostro fotolibro, potrete impaginarla come più vi piace all’interno della vostra composizione, muovendovi liberamente tra i margini delle pagine a vostra disposizione.

Grazie a questa nuova funzione, sarà così possibile ripercorrere quell’avventura on-the-road sulla Route66, tracciare la vostra Parigi-Dakar, ma anche ricordare i punti che avete visitato durante i vostri viaggi e vacanze.

Per creare e impaginare i vostri bellissimi album fotografici, CEWE mette a disposizione un software gratuito, facile ed intuitivo, che è possibile utilizzare da qualsiasi piattaforma: che si tratti di un PC, un tablet o persino uno smartphone, potrete così divertirvi a creare il vostro album comodamente dalla sdraio sotto al vostro ombrellone.

Se volete capire meglio come funziona, ecco un tutorial video:

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ART NEWS, LIFESTYLE

Bellagio, la perla del lago di Como tra natura, arte e bellezza

La perla del lago di Como. È così che un cartello stradale annuncia l’arrivo a Bellagio, piccolo comune sul lago di Como, puntinato da ville storiche.

E non appena arrivi, è facile capire anche perché. Bellagio è piccolo paesino che si arrampica alle falde di Monte San Primo, specchiandosi nelle acque del lago Lario.

Una piccola Amalfi o Portofino, ma nel cuore della Lombardia, altrettanto adorata da turisti stranieri che da sempre vengono a frotte per le vacanze o per un weekend, come nel film Un mese al lago di John Irvin, con una giovanissima Uma Thurman, che racconta il fascino di questi luoghi.

Il lungolago è costeggiato da locali storici, con tanto di gagliardetti e riconoscimenti ufficiali dalle diverse Associazioni, i quali sin dagli anni ’30 accolgono i villeggianti in rarefatte atmosfere che oggi definiremmo vintage. Come l’Hotel Villa Serbelloni che, con le sue cinque stelle lusso, è da oltre cento anni un vero e proprio punto di riferimento per turisti di passaggio e villeggianti abituali che vogliono sentirsi a contatto con la natura, tra le azzurre acque del lago di Como e le verdeggianti montagne alle spalle. Dotato anche di una piscina e di un beauty center, l’albergo è il luogo ideale per un cocktail a bordo piscina o ritagliarsi un momento di relax e benessere a contatto con la natura.

Qui tutto è Italia e italianità, a cominciare dai nomi dei negozi e delle botteghe che rimandano ad altre città come Florence (Firenze). E così non è difficile vedere delle autentiche porcellane di Capodimonte qui, nel profondo nord, o scorgere in vetrina bellissime ceramiche di Caltagirone. Ma comprendo che, come in tante altre località turistiche, tutto è dettato dall’esigenza di offrire un sunto della produzione artigianale del nostro paese allo straniero che varca gli italici confini per una vacanza.

Bellagio, Lago di Como, lungolago – foto @marianocervone

In questi luoghi, di questa stagione, il profumo dell’Oleandro in fiore si confonde con quello salmastro del lago, ed è impossibile resistere alla tentazione di osservare i traghetti che portano i passeggeri da una sponda all’altra, collegando Bellagio alle località limitrofe di Varenna e Menaggio, gustando uno Spritz all’aria aperta.

Bar Sanremo. Un’altra località italiana. Il mio preferito.

Apprezzai già lo scorso inverno i suoi interni in legno, gustando brioche e cioccolata calda, ma d’estate il suo pergolato naturale, in pieno contatto con la natura, tra anatre, anatroccoli e qualche inaspettato visitatore alato che con coraggio cinguetta al tavolo dei clienti elemosinando qualche briciola. Un’esperienza che rigenera l’anima, e che rende giustizia al nome Happy Hour, perché sì, è questa la vera felicità.

Nell’area comasca è imprescindibile gustare un buon riso in cagnone e pesce persico. Un piatto tipico, dove il riso è bollito in modo che i chicchi di riso siano gonfi, ma ben staccati l’uno dall’altro, condito con burro e formaggio, e accompagnato da uno squisito pesce persico, fritto in burro e salvia. Una tipica ricetta nord-occidentale, che qui si fa elegante e sofisticata nell’impiattamento, con un retrogusto quasi orientale, nella disposizione del riso che fa da letto al pesce, creando uno squisito mix di sapori. Ho accompagnato questo piatto con un buon vino bianco, una falanghina, che rimanda invece ai sapori della mia terra e ai vigneti del beneventano.

riso in cagnone e pesce persico – foto @marianocervone

L’ho provato a La Limonaia, un suggestivo ristorante, di recente ristrutturazione, che affaccia su di un piccolo specchio d’acqua, il lago Pusiano, tanto caratteristico e bello quanto un po’ asincrono e lento nel servizio, con ordinazioni che possono impiegare anche trenta minuti per arrivare al tavolo e il rischio di costringere la metà dei commensali a guardare mangiare chi ha fatto una scelta diversa che fortuitamente arriva prima.

Un vero e proprio must per gli amanti dell’arte e della natura a Bellagio è Villa Melzi. Una dimora storica, appartenente alla famiglia Melzi d’Eril, costruita dall’architetto Giocondo Albertolli agli inizi del XIX secolo, secondo il gusto neoclassico.

Il parco è divenuto negli anni un vero e proprio orto botanico grazie ad una varietà di piante e specie che qui sul lago hanno trovato un secondo habitat naturale. Giunchi di bambù si alternano al gusto orientale, consentendo di passeggiare tra gli aceri rossi del giardino giapponese e le statue di chiara ispirazione egizia degli esterni.

Sorprese, scherzi, giochi ottici, ma anche una statuaria neoclassica che racconta dell’amore di Dante e Beatrice e dei tanti uomini e donne che hanno abitato la casa e passeggiato nei giardini con le loro storie e i loro segreti.

Villa Melzi d’Eril, Bellagio – foto @marianocervone

Vale senza dubbio la pena pagare un biglietto di ingresso tutto sommato basso, appena 6,5 €, se consideriamo le tante attrazioni all’interno dei giardini. Dalle calde serre, all’ex aranciera, oggi sala espositiva di reperti greci e di età napoleonica, finendo con la Cappella-oratorio e le bellissime sculture di Benzoni e Comolli che, come per il giardino, la adornano.

Lungo i viali anche un capanno di tipo polinesiano, che dà brio al movimento del giardino, per una sorprendente e fresca atmosfera tropicale.

Bellagio può regalare un soggiorno tra natura, arte e bellezza che conclude degnamente il mio percorso in una località tutta da scoprire.

Segui il mio reportage fotografico su instagram.

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Bagno Elena, dal 1840 la belle époque nel cuore della baia di Napoli

Il Bagno Elena è uno storico complesso balneare napoletano, nato nel 1840 col nome di “Bagni marini” su di un lembo di spiaggia che già nel ‘700 fu scenario della storia d’amore clandestina tra l’Ammiraglio Horatio Nelson e la bella Lady Hamilton, moglie dell’ambasciatore inglese Sir William Hamilton.

Ribattezzato Bagno Elena nel 1899, in onore della moglie del futuro re d’Italia, Vittorio Emanuele III, la piccola baia diventa un vero e proprio luogo di culto, non soltanto per i napoletani, ma anche per personalità di spicco quali Oscar Wilde, Richard Wagner, Massimo Gorki.

Il lido riesce a preservare la sua eleganza dagli attacchi bellici della prima guerra mondiale, continuando a rappresentare uno scorcio di quella Napoli fuori dal tempo che ancora ha voglia di guardare all’orizzonte e sognare circondata dalla composizione architettonica degli aristocratici palazzi di Via Posillipo.

Bagno Elena Palazzo Donn'Anna vista alto - internettualeIl complesso sorge all’interno di una piccola baia con uno dei panorami più suggestivi della città, a ridosso del seicentesco Palazzo Donn’Anna, che fa da sfondo a questo angolo di paradiso nella sua maestosa decadenza.

Dal secondo dopo guerra il lido diventerà salotto degli intellettuali dell’epoca, da drammaturgo Eduardo De Filippo a Domenico Rea, passando per il principe della risata, Totò.

Oggi il Bagno Elena resta un vero e proprio punto di riferimento per i napoletani in città e per i turisti che vogliono bagnarsi nelle acque della sirena Partenope, e ritrovarsi parte di quella cartulina ‘e Napule dalla quale, come nella canzone di De Luca del 1927, si vede Mergellina.

Dal pontile del lido, riservato solo ai tesserati, la vista del Castel dell’Ovo stagliato sulla sinuosa silhouette del Vesuvio assume un sapore esclusivo, una sensazione di benessere, pace e tranquillità che ti accompagna per tutta la permanenza, mentre ascolti in lontananza le voci dei bambini che giocano sul bagnasciuga e si tuffano dalla piattaforma, una piccola floating piers la definiremmo oggi, in cui, questa volta, il capolavoro d’arte contemporanea è il panorama circostante.

Bagno Elena vista pontile estate 2016 - internettualeAccarezzati dalla fresca brezza marina, si ha la sensazione di trovarsi sul ponte di una nave da crociera, dove una scaletta ci consente di immergerci direttamente nel blu delle acque di Napoli.

Attraversa la storia della città, il Bagno Elena, che con le sue foto storiche, pubblicate sul proprio sito, ci mostra quanto sia cambiata la società negli usi e, è proprio il caso di dirlo, nei costumi, anche quelli da bagno. Dalle cuffie per capelli e le mise castigate, ai primi “scandalosi” bikini, passando dalla morigerata suddivisione in uomini e donne ai primi bagni misti, arrivando agli anni più recenti, quelli delle “villeggiature” e di chi in città arrivava dopo un viaggio dalla lontana provincia, fino ad oggi, e ai topless delle signore napoletane che non disdegnano un’abbronzatura integrale sulla pelle.

Bagno Elena ristorante pontile estate 2016 - internettualeElegante il bar sul pontile, per gustare freschi aperitivi al sole, dove è possibile assaggiare dei saporiti piatti di pesce e frutti di mare, al riparo della suggestiva pergola, ma anche piatti più semplici, ma altrettanto gustosi, nel ricchissimo menù della tavola calda del lido.

Il Bagno Elena è riuscito negli anni nella non facile impresa di creare l’atmosfera che amalgama armonicamente quel senso di esclusività e lusso, ma non per questo proibitivo, incarnando così la meta ideale delle vostre vacanze.

Per maggiori informazioni:

www.bagnoelena.it

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Capri: ecco cosa vedere almeno una volta sull’Isola dell’Amore

Una visita a Capri deve rigorosamente iniziare con un viaggio a bordo di un traghetto Caremar.

In piena atmosfera anni ’70 – ’80, i battelli Caremar sono quelli della traversata “lenta”. Un’ora e mezza per passare dalle acque scure di Napoli del Molo Porta Di Massa a quelle limpide dei fondali in pietra capresi, che con il caratteristico colore azzurro-turchese hanno fatto la fortuna e la fama dell’Isola sin dalla notte dei tempi. Non è un caso infatti che l’Imperatore Tiberio la scelse quale dimora, quando decise di allontanarsi da Roma, né che glamour e arte passeggino fianco a fianco per le stradine dell’isola, tra vetrine di corallo e glicini in fior. Era così che la cantava Claudio Villa in un noto brano del 1949, che ancora oggi rappresenta la fedele fotografia di un mondo altro.

Capri Taxi - internettuale
Capri, Taxi

È a bordo di un battello fumoso che ha inizio questo viaggio verso un’altra epoca, dove i TAXI hanno ancora il fascino di vecchie auto decapottabili FIAT dai colori sgargianti. Si respira l’aria salina del mare, mista a quella caliginosa della nave. Si comincia a familiarizzare con i volti degli altri passeggeri, persone che sull’isola ci andranno per un solo giorno o una vacanza, tra la brezza della nave in movimento e le strida dei gabbiani attirati dalle sirene che annunciano la partenza.

Capri veduta terrazza - internettualeIl personale di bordo è discreto, impercettibile, se si esclude la sola convalida del biglietto all’imbarco. La traversata è un piacere per i sensi: ci si sente appagati osservando la costa napoletana che si allontana, la sagoma rossa del faro del Molo Beverello, la statua di San Gennaro che sembra salutare i passanti che vanno e vengono dal porto della città.

E se si desidera appagare anche il proprio palato, è possibile farlo in perfetto stile napoletano, gustando uno squisito caffè Toraldo al bar di bordo, osservando il mare dalle ampie finestre.

Particolarmente estiva la schiera di divanetti sotto coperta, dalle nuance fredde che vanno dal blu cobalto al turchese, disseminata su di una moquette dello stesso colore tipica degli anni ’80.

A terra Capri è caos, colori, creatività. Tassì che chiamano a gran voce, autobus affollati, code per la funicolare. La gente si confonde tra i negozi di souvenir e le strade che portano alla mitica piazzetta, icona dell’isola in tutto il mondo.
Capri orologio - internettualeBisogna camminare per quasi un chilometro in salita, se si decide di escludere la Funicolare, inerpicandosi tra le stradine scoscese dell’isola, quelle delle ville dalle porte colorate e dai giardini dal gusto esotico, per arrivare a Piazza Umberto, la “piazzetta”, come la chiamano tutti, vera icona dell’isola in tutto il mondo, con i suoi ombrelloni, i tavolini dei caffè alla moda e le piccole boutique dei grandi brand del lusso.

Giardini di Augusto Capri maioliche - internettuale
I Giardini di Augusto, maioliche

Se a Capri tutto è lusso e proibitivo, vedere i Faraglioni, scoglioni nel mare vero monumento naturale, non è mai stato così economico: basta proseguire verso i Giardini di Augusto, e per un solo euro si avrà tutta l’isola ai propri piedi.

Capri Via Krupp - internettuale
Via Krupp, Capri

Dedicati suggestivamente all’Imperatore romano, la creazione di questo piccolo parco cittadino risale in realtà al XX secolo, quando Friedrich Alfred Krupp acquista il terreno con l’intenzione, mai realizzata, di costruirvi una villa. Oggi i giardini offrono un vero e proprio compendio di tutta la flora dell’isola, e ne consentono una visione a 360 gradi: dagli imponenti Faraglioni, stagliati nel mare, alle spiagge e gli yatch, passando per la sinuosa Via Krupp, che ancora porta il nome dell’industriale tedesco che dà ad un’altra spiaggia dell’isola su Marina Piccola.

Le botteghe delle porcellane dipinte a mano sono una gioia per gli occhi: dalle vivaci e variopinte ceramiche di Vietri, a quelle opache e calde di Caltagirone, passando per le finissime creazioni di Capodimonte, ci si può perdere avvolti dalle forme e i colori di queste straordinarie opere d’arte.

Se invece siede preda della “sindrome di Proust” e, come lo scrittore con le sue amate madeleine, volete ricordare Capri attraverso il suo profumo, allora una fragranza Carthusia è la scelta giusta. Secondo la storia della maison di profumi capresi, nel 1948 il Priore della Certosa di San Giacomo, su licenza del Papa, ritrova le vecchie formule dei profumi, svelandole ad un chimico piemontese che fondò un piccolo laboratorio che, in onore della Certosa, chiamò appunto Carthusia. Se la tradizione e il logo liberty creato da Mario Laboccetta sono rimaste invariate, Carthusia ha saputo evolversi nel tempo, diventando un’azienda competitiva, e trasformandosi in un brand che, memore delle sue origini, continua ad innovarsi nel segno della contemporaneità.

Capri Certosa di San Giacomo - internettuale
Certosa di San Giacomo, dai Giardini di Augusto

Tra gli edifici architettonici più famosi di Capri, la Certosa di San Giacomo è senza dubbio la più caratteristica. Costruita nella metà del 1300, grazie al Conte Giacomo Arcucci, è un edificio in stile romanico contraddistinto dalla clausura del monastero annesso. Grazie al benestare della Regina Giovanna, il monastero e i monaci certosini continuarono a godere dei propri privilegi nonostante le vicende che dal XIV al XVI secolo segnarono il Regno di Napoli.

Nel XIX secolo Giacchino Murat ne confisca tutti i beni e dopo la seconda guerra mondiale i canonici vengono allontanati. Dal 1975 è sede del museo dedicato a Karl Wilhelm Diefenbach, pittore morto sull’isola nel 1913.

Per gli amanti della storia dell’arte invece Villa Jovis sarà una tappa obbligata: situata sulla vetta del Monte Tiberio, si tratta di un’antica domus romana del I secolo, dove l’imperatore Tiberio continuò a governare l’Impero Romano per ben undici anni, facendo, di fatto, di questa piccola isola la guida dell’Impero Romano, e per noi posteri un luogo d’incanto che continua da secoli a farci sognare.

ART NEWS

Vespa, le foto delle avventure impossibili in 70 anni di mito italiano

È impossibile non pensare subito a lei ricordando il film Vacanze Romane con Audrey Hepburn. Nata nel 1946 è diventata in pochi anni il simbolo per antonomasia dell’italianità, celebrata dalla cinematografia internazionale che ne ha fatto vera e propria icona del nostro paese. Stiamo parlando della Vespa, celebre scooter della Piaggio che domani, 23 aprile, compirà 70 anni. Il suo nome, diventato famosissimo in tutto il mondo, fu probabilmente dato per caso dallo stesso imprenditore italiano Enrico Piaggio, il quale, guardando il motociclo 98 inventato dall’ingegnere Corradino D’Ascanio, avrebbe esclamato “Sembra una vespa!”, trovando delle analogie tra l’insetto e le forme della carrozzeria del motoveicolo visto dall’alto, ma anche per il rumore del motore, simile al ronzare del piccolo insetto alato.

Negli anni il suo successo è stato tale da essere considerato separatamente da tutti gli altri marchi appartenenti al gruppo Piaggio. La sua nascita infatti fu orientata dalla volontà di offrire un veicolo per tutti, che coniugasse la qualità ad un prezzo che ben si adattasse alle esigenze del secondo dopo guerra. Il prezzo, di 68.000 lire circa, avallato dalla possibilità di un pagamento rateale, permise agli italiani di spingersi verso una motorizzazione di massa, anticipando persino l’arrivo di un’altra grande protagonista del XX secolo, la Fiat 500.

Il suo design è stato, ed è, espressione del tempo che passa, ed ha saputo evolversi esprimendo un gusto, tutto italiano, diventato cult, e fa parte delle collezioni permanenti della Triennale Design Museum di Milano e del MoMA di New York.

A lei oggi il Museo Piaggio di Pontedera (a Pisa) dedica una mostra fotografica, per celebrare questo importante compleanno. Un’avventura lunga 70 anni, questo il titolo dell’esposizione che da oggi fino al prossimo 4 giugno ripercorre la storia dello scooter, non solo come mezzo di trasporto cittadino, immancabile nelle gite fuoriporta o le vacanze al mare, ma mostrandone l’anima da viaggiatore, che ha saputo farsi fedele compagna di viaggio di tanti giovani che l’hanno scelta come mezzo per attraversare terre lontane.

Mostra al museo Piaggio 'Un'avventura lunga 70 anni' per 70/o Vespa

Famose le imprese degli spagnoli Antonio Veciana e Santiago Guillén che girarono il mondo in 79 giorni, la mitica 150 con cui il giornalista Roberto Patrignani fece una spedizione Milano-Tokyo per le Olimpiadi in Giappone nel Mostra al museo Piaggio 'Un'avventura lunga 70 anni' per 70/o Vespa1964, o le PX dello scrittore Giorgio Bettinelli e dei suoi incredibili viaggi negli anni ’90 dall’Alaska al Sudafrica.

La rassegna è a cura di Enrico Agonigi, che ha messo insieme anche le testimonianze lasciate alla Fondazione Piaggio attraverso i suoi canali social, coinvolgendo anche i viaggiatori di oggi che sono protagonisti dell’esposizione: «l’intrepida protagonista delle avventure di un immenso numero di viaggiatori, e di molti esploratori che hanno affrontato vere e proprie imprese – dicono gli organizzatori – consolidando il forte senso di appartenenza di una comunità di globetrotter sempre più appassionata».