LIFESTYLE

Milano Fashion Week: Donatella Versace fa la storia ricordando il fratello Gianni

È una sfilata celebrativa quella della maison Versace, conclusasi poche ore fa durante la Milano Fashion Week. Non solo e non tanto per la voce di Donatella Versace che ha accompagnato i capi della stagione SS2018, ripetendo in loop “Gianni, this is for you”, Gianni, questo è per te, tra trance-track e musica techno durante il catwalk per ricordare il fratello scomparso, ma anche e soprattutto per una collezione, quella primavera/estate del prossimo anno, che ha saputo declinare in chiave moderna i capi cult della casa della Medusa, quelli creati negli anni tra gli anni ’80 e ’90 dall’estro di Gianni Versace, capostipite della fortunata casa di moda. I modelli sono qui riproposti in un mix di continuità e innovazione che non annoia e che, in tempi di revival televisivi e reboot cinematografici, non invecchia, ma cavalca sapientemente l’onda della nostalgia degli anni ’90.

Dal mitico chiodo borchiato, il giacchetto di pelle nera con le effigi della maison italiana, alle famosissime stampe technicolor, dalle fantasie barocche e animalier allo stile un po’ pop-art con la testa di Marilyn e James Dean, forse i modelli a mio avviso meno riusciti, finendo con i giubbetti in denim.

Una collezione dove i bianchi e i neri sono accostati a colori vivaci, a tratti fluo, ma anche tanto oro, riuscendo a cogliere l’essenza di un ventennio fa della casa di moda italiana, riportando in passerella lo spirito dell’amato e compianto Gianni Versace, morto prematuramente a cinquant’anni, assassinato il 15 luglio del 1997 nella sua villa a Miami.

Bella Hadid, sulla passerella per Versace

Versace riscopre così le sue radici, puntando su modelli iconici e su tessuti che hanno contribuito a portare lo stile italiano nel mondo, permettendo alla maison di affermarsi a livello globale nell’industria del fashion.

Kaia Gerber, figlia di Cindy Crawford sulla passerella per Versace

Ma la sfilata è stata anche un ideale passaggio di testimone dalle vecchie alle nuove generazione della passerella, che trovano affermazione sulle riviste di moda. Tra le modelle infatti i volti noti, anzi famosissimi, di alcune delle top del momento, come Gigi Hadid figlia della top model Yolanda Hadid, tra le più attese a questa settimana della moda milanese, ma anche la bellissima e giovanissima Kaia Gerber, figlia (quasi clone) di Cindy Crawford.

E a chiudere quella che è stata una sfilata pressoché perfetta, destinata ad entrare negli annali della storia, c’era proprio lei, mamma Cindy, insieme alle sue colleghe super top degli anni ’90, Claudia Schiffer, Naomi Campbell, Helena Christensen e Carla Bruni, vere e proprie divinità nell’olimpo della moda, fasciate come dee in abiti di maglia metallica dorata, capo cult della maison, che con Donatella hanno chiuso questo quadro moda che fa la storia, celebrando degnamente la figura di un indimenticato Gianni.

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LIFESTYLE

Drunknmunky, il nuovo must have della stagione

Se Gabbani ha sdoganato la scimmia nuda che balla all’ultimo Festival di Sanremo, quella di DrunknMunky ha scelto invece di essere una scimmia ubriaca, di vita forse.

Sì, perché lo slogan di questo brand è BE RILEVANT, sii rilevante. Non presuntuosamente importante o migliore, ma rilevante. Di rilievo. Di chi si fa notare, ma con discrezione. È così che mi sono sentito quando ho indossato le mie Boston Classic Navy-Gray la prima volta, cogliendo appieno l’essenza di questo motto.

le mie nuove DrunknMunky Boston Classic Navy-Gray

Quando calzo le mie scarpe quasi non le sento tanto sono comode e leggere, il che ha del prodigioso se si considera che me le hanno spedite per posta e non le avevo mai provate prima, ma che conferma che acquistarle anche attraverso il loro sito ufficiale, www.drunknmunky.it, si può. Ed è davvero ampio il loro sito web, con una scelta che spazia per contenuti e forme, passando con nonchalance dalle scarpe all’abbigliamento.

DrunknMunky è un brand di prim’ordine nella produzione dello urban style, con un vasto universo di modelli e colori, abbracciando tanto gli uomini che le donne, arrivando ai bambini.

Stile fresco, moderno, che può fare la gioia dei giovanissimi fino ad abbracciare un pubblico più ampio.

È bello anche da vedere il logo della sinuosa scimmia stilizzata sulla parte esteriore della scarpa o sagomato sotto la suola, donando un movimento a tutta la linea della scarpa.

il logo DrunknMunky
a spasso per Napoli con le mie DrunknMunky

Ho passeggiato con le mie Monky tutto il giorno per le strade di Napoli, e mi sono sentito libero come su di un prato a piedi nudi. Grazie a queste scarpe ho attirato non soltanto l’occhio dei più attenti alle mode, che me le hanno subito invidiate, ma anche di chi ha notato il confort di sentirmi liberamente me stesso, a mio agio.

Comode, su misura per me. Scarpe che non soltanto sono belle da vedere, ma confortevoli da indossare e, moda a parte, credo sia anche questa l’arma vincente di un brand che ha fatto della sua mission stile e qualità.

DrunknMunky è un brand che qualsiasi fashionblogger non può permettersi di non indossare, suggerire, stilizzare nei propri outfit. Con i suoi materiali sempre più tecnologici, tecniche avanzate di produzione come la termosaldatura e le sperimentazioni grafiche, DrunknMunky ha creato una collezione che coniuga qualità e moda, con un total look deciso, che include anche colorati capi di abbigliamento, di carattere. Scarpe che sono già un must di stagione, per tutti coloro che vogliono essere cool, ma, soprattutto, relevant.

www.drunknmunky.it

ART NEWS

L’Art Déco, l’amore per il lusso e la modernità in mostra a Sogliano al Rubicone

per BROWSER e DESK queste tre foto titolo L'Art Deco' nella collezione Parenti
Vogue, Collezione Parenti

Dopo Caravaggio, la moda museale del momento è sicuramente l’Art Déco. Sono ben due, tutte in territorio romagnolo, le rassegne dedicate allo stile che negli anni ’20 ha segnato un’epoca, rappresentando, ancora oggi, una fonte di ispirazione per architetti e artisti di ogni decennio a venire.

Fino al prossimo 16 luglio, al Museo di Arte PoveraSogliano al Rubicone (in provincia di Forlì-Cesena), sarà infatti possibile ammirare Art Deco nella collezione Parenti. Moda e pubblicità nell’epoca dorata successiva al Liberty, questo il titolo della rassegna che mette insieme l’ampia Collezione Parenti, oltre 300 opere.

Sono molto legato a questi luoghi, chi mi segue su instagram lo sa bene.

Lavori grafici dal tratto inconfondibile, che raccontano una smodata passione per il lusso, una ricerca estetica del bello, esprimendo la gioia per la vita e la voglia di godersela in quelli che erano gli anni ruggenti, che ambivano soprattutto alla modernità. Automobili certo, ma anche abiti dal taglio moderno, per donne che iniziavano ad emanciparsi dal semplice ruolo di mogli e madri, ma anche una velata ricerca di sensualità e piacere.

art-deco-museo-di-arte-povera-sogliano-al-rubicone-internettualeLa mostra incontra un’altra importante rassegna su questo stile, quella dei  Musei di San Domenico a Forlì fino al prossimo 18 giugno.

All’interno di Palazzo Marcosanti i visitatori potranno ammirare le opere allestite, che raccontano la fioritura di una creatività che si diffuse presto in tutta Europa, e che in Italia ebbe una notevole influenza non soltanto negli stili architettonici, ma anche nelle arti decorative e nell’industria, rappresentando un germe di quello che fu la fioritura del design italiano.

LIFESTYLE

E. Marinella lancia “Archivio”, la nuova collezione di cravatte vintage

Nato nel 1914 da Eugenio Marinella a Napoli, l’omonimo brand di cravatte artigianali, E. Marinella, si è trasformato in breve tempo in un vero e proprio must per i gentiluomini dell’aristocrazia partenopea, esportando il proprio stile in tutto il mondo dalla bottega in Piazza Vittoria a Napoli. Oggi allo storico negozio nella città del sole, si affiancano altri cinque monomarca nel mondo, da Milano a Londra, da Lugano a Tokyo, e con reparti in store che varcano l’oceano, fino ad arrivare negli Stati Uniti, attraversando tutto il vecchio continente.

Lo stile di Marinella era fortemente influenzato dalle tendenze della moda uomo britannica. Nel tempo però l’assunzione di artigiani camiciai parigini, ha permesso al marchio di insegnare le proprie tecniche di produzione del suo modello.

Dal 1999 è Maurizio Marinella a tenere il timone di un’azienda che oggi è un vero marchio di lusso della moda uomo mondiale, che vede il suo centro operativo ancora oggi sorgere sulla Riviera di Chiaia di Napoli.

e-marinella-cravatte-collezione-archivio-2016-internettualeSono tanti i politici e gli uomini illustri e regnanti che hanno indossato e indossano creazioni Marinella: dall’ex Presidente degli Stati Uniti Bill Clinton a Silvio Berlusconi, da Gianni Agnelli alle teste coronate come Carlo d’Inghilterra, il Re Juan Carlos di Spagna o il Principe Alberto di Monaco.

Non solo cravatte. Oggi la linea-uomo Marinella comprenda borse, orologi, colonia, accessori e gemelli per vestire un uomo che esige la qualità dell’artigianato che si evolve senza dimenticare le proprie origini, e aggiungendo, ad un universo popolato solo da uomini, accessori, profumi, sciarpe e borse anche per la donna che, al pari del suo uomo, sogna di indossare lo stile, squisitamente napoletano, di un’opera d’arte che si fa moda senza tempo.

Oggi Marinella riscopre le proprie origini, lanciando una nuova linea di cravatte realizzata con fantasie vintage che vanno dagli anni ’30 al 1980, rinvenute nell’archivio di Napoli. È da qui che nasce la collezione ARCHIVIO, che è indaga il recupero dei materiali dell’antica boutique napoletana, realizzando veri e propri oggetti di culto da indossare e collezionare.

Marinella lancia questa nuova collezione con uno spot su YouTube che è un vero inno alle proprie origini, al barocco e ad una città, Napoli, che ha portato con orgoglio nel mondo.

Stampate su seta lavorata a mano, le fantasie sono state rinvenute da Maurizio Marinella in uno dei suoi viaggi in Inghilterra, dove suo nonno Eugenio e poi suo padre Luigi si recavano personalmente per scegliere fantasie e tessuti con cui erano realizzate camicie e cravatte: «È stato commovente trovare questo tesoro nascosto, una testimonianza tangibile della nostra lunga tradizione – ha raccontato Maurizio – non ho potuto fare altro che utilizzare queste fantasie per dar vita ad una collezione unica ed irripetibile, un vero must per gli amanti della moda e del vintage».

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Ecco perché “Dolce & Gabbana” (non) ama Napoli

Il loro hashtag da qualche tempo è #DGLovesNaples, ovvero Dolce & Gabbana ama Napoli, ma non è vero. Per celebrare il suo trentennale la nota maison italiana ha deciso di festeggiare nel centro storico del capoluogo partenopeo, organizzando party e sfilate delle nuove collezioni e confermando la presenza di cinquecento selezionatissimi VIP, da Madonna a Sophia Loren, per un’allure ancora più esclusivo e glamour.

Un evento senza precedenti partito ieri, giovedì 7 luglio, e che si concluderà domenica 10. Per l’occasione il duo della moda siciliano più famoso al mondo ha voluto il Museo Villa Pignatelli, la zona dei Decumani, quella di San Gregorio Armeno e San Biagio dei Librai, il Castel dell’Ovo e Borgo Marinari e il noto Bagno Elena a ridosso del maestoso Palazzo Donn’Anna. Location suggestive, a metà tra barocco, storia e italianità in perfetta linea con lo stile D&G e con la nuova collezione che, dicono, è un omaggio a Sophia Loren, tesimonial D&G e madrina d’eccezione dell’evento, e alla stessa Napoli.

Ma Dolce e Gabbana amano davvero Napoli o questa è solo una strategia di marketing per un ritorno d’immagine della casa di moda messa un po’ in ombra da scandali finanziari e dichiarazioni sopra le righe sulla famiglia tradizionale?

Domenico Dolce e Stefano Gabbana celebrano Napoli, è vero: si fanno foto e selfie con gli artigiani della città e gli abitanti di quel quartiere che anche loro hanno deciso di “abitare” per qualche giorno, eppure, fermati da telecamere e giornalisti, sembrano non aver molto da dire a quella Napoli e su quella Napoli cui tanto dicono di essersi ispirati, se non un banalissimo e forse anche un po’ imbarazzato “Forza Napoli!”.

Passeggiano per le strade della città in mezzo a quella gente che hanno deciso di tagliare letteralmente fuori dal loro evento.

Un microorganismo che si insedia e rifiuta l’osmosi. Durante questi quattro giorni infatti le strade di Napoli sono blindatissime, con la sola eccezione dei residenti. Passanti e persino turisti non avranno la possibilità di scoprire e visitare quella Napoli che magari potrebbero vedere una sola volta nella loro vita. A cosa valgono dunque gli agenti preposti in lingua straniera per spiegar loro cosa sta succedendo? La verità è che un NO resta tale, in qualsiasi lingua, e che Dolce e Gabbana (non) ama Napoli.

Dolce e Gabbana ama Napoli, la ama come grandiosa location, ma preferisce tenere i suoi abitanti fuori, lontani, estranei ad un evento che in qualche modo non riguarda i napoletani, ma solo la loro città.

Dolce e Gabbana Napoli - internettualeGli stessi negozianti delle zone interessate si domandano a cosa serve restar aperti se non vi saranno passanti e turisti proprio in alta stagione ad acquistare la loro merce, annusando il mero scopo scenografico della presenza delle loro botteghe all’interno di questo grande carrozzone mediatico.

Dolce e Gabbana Napoli 2016 - internettualeCerto, per Napoli c’è lo charme, il ritorno di un’immagine a metà strada tra Mangia Prega Ama e La Grande Bellezza e la moda italiana che prepotentemente ne fa, per quattro giorni, una delle capitali dell’haute couture. Ma ci si chiede se tanta esposizione gioverà davvero in futuro al turismo di una città la cui amministrazione, elargendo il lauto dono della concessione gratuita del proprio suolo, non si cura né dei suoi residenti, né tanto meno di chi è già turista e dunque ospite del capoluogo. Mentre resta il fatto che questo anniversario è un evento di D&G e per gli illustrissimi ospiti di D&G, senza eccezioni. Incuranti persino di poter rovinare quel solo, unico, irripetibile “giorno più bello” alle tante ragazze che si sposeranno in questi giorni e che tradizionalmente vanno in Via Partenope, quella di Castel dell’Ovo e del lungomare per intenderci, a immortalare il loro amore e quel giorno del “Sì” che ricorderanno invece come giorno del NO, quello della libertà negata di potersi immortalare in una, se non LA zona più bella della città, in quel castello dal fascino antico, su quell’azzurro del mare, con il Vesuvio alle spalle. I napoletani insomma sono stranieri chiusi fuori dalla propria casa come ospiti indesiderati per quell’amore che Dolce & Gabbana prova per Napoli.

CINEMA

The Neon Demon, il patinato film sulla moda che riuscirà a farti rabbrividire

Si intitola The Neon Demon il nuovo film di Nicolas Winding Refn, dall’8 giugno in sala per Koch Media, che prova a raccontare l’efferato mondo della moda. Sì, perché se quello dell’haute couture è come un mitologico canto delle sirene che continua ad ammaliare con il suo glamour, può, come la Medusa, pietrificare e uccidere, nel nome di un ideale ricerca di bellezza e perfezione che non ha fine. È per questo che il film del regista danese, con protagonista la bella Elle Fanning (già vista in Maleficent), oscilla tra quadri patinati e splatter da horror, scatenando le critiche e i fischi in sala alla scorsa presentazione al Festival di Cannes.

La storia è quella di Jesse, giovanissima modella, che muove i primi passi nel mondo glam di sfilate e servizi fotografici, scatenando l’invidia di colleghe più “anziane” che avvertono l’avanzare del tempo e temono la concorrenza, questo ricambio generazionale, che si fa vorace e violento, come un vortice che risucchia e rigetta tutto velocemente.

The Neon Demon Elle Fanning scene - internettualeLa metafora della storia di Dorian Gray, il ragazzo che fa un patto col diavolo lasciando invecchiare un quadro al suo posto, applicata alla moda, è questo il tema intorno al quale ruota il film, “La terrificante consapevolezza che oggi il mondo intero ruota intorno alla bellezza” dice il regista.

Con la Fanning tutto un cast di attori straordinari: da Keanu Reeves a Karl Glusman, da Jena Malone a Bella Heathcote, passando per Abby Lee e Christina Hendricks.

E poco importa se la pellicola è stata accolta con freddezza dalla platea del festival del cinema: «L’opera d’arte suscita reazioni. Se non fosse così non sarei qui a perdere tempo, farei altro» dice Refn.

Un po’ Lynch di Mulholland Drive un po’ Showgirl di Paul Verhoeven, The Neon Demon però non è una critica verso il mondo della moda, ma vuole porre l’accento sull’idea di bellezza e giovinezza e su quanto oggi si è disposti a spingersi per ottenerle.

E di alcune scene, spesso cruente e splatter, affiancate a quelle idealmente perfette nella forma e nella composizione estetica Refn dice: «oggi la morte e la bellezza sono artificiali, si ritrovano insieme con la rivoluzione digitale».

INTERNATTUALE

Professione “fashion blogger”, quando il ridicolo supera il buon gusto

Tra le professioni più ambite di oggi, quella di fashion blogger è senza dubbio la più gettonata. Se fino a qualche anno fa le bambine si divertivano a vestire le Barbie, oggi invece si credono tutte Chiara Ferragni, e con un semplice account instagram credono di lanciare mode e tendenze. Per alcune, come Valentina Nappi, il successo è assicurato. Tra la derisione del web e chi invece si fida del suo gusto la popolarità è stata quasi immediata.

Ma la maggior parte anziché seguirla la moda sembra piuttosto subirla barbaramente, ed il passo da fashion viber a fashion victim è decisamente breve.

A cominciare dalle ragazze che, credendosi la nuova Kate Middleton di turno, indossano ampi cappelli a falda larga, girando per le vie della città come ad un matrimonio all’inglese, con maxi bag finto-griffate e la falcata da Virginia-Raffaele-che-imita-Belene; ree inconsapevoli di un dubbio gusto e di un’Italia servile che finisce col seguirle come pecore al pascolo.

Ma quello del fashion blogger non è un mestiere ad appannaggio femminile. Sono tanti infatti i ragazzi che si credono il nuovo Mariano Di Vaio e, complici un amico ed una reflex, posano languidi in scatti simil Gabriel-Garko-per-Max sponsorizzando prodotti sul web come novelli Giorgio Mastrota.

I milanesi sono quelli che tallonano gli eventi del fashion seguendoli dall’esterno e, appostati fuori come paparazzi disperati, ne parlano sui propri blog come una Kim Kardashian dal tappeto rosso.

Passano le loro giornate a parlare di concept, “concetto!”, o editoriale e fingono di cogliere con fare da manquenne l’essenza di servizi che in realtà nemmeno comprendono.

Provano ad interpretare gusti e tendenze delle sfilate e, senza capirci realmente molto, ripropongono stancamente outfit spesso ridicoli cui provano a dare un senso col filtro “amaro” di instagram. Allure british, aria alternativa, faccia un po’ nauseata e la firma su qualche giornale locale per sentirsi subito Anna Wintour, pronti a deridere tutti quelli “senza carattere” che si vestono “normale” o sono “anonimi”. Sì, perché loro sono eccentrici, ma con carattere, e non importa se sono una via di mezzo tra Anna Dello Russo e Lady Gaga e che la sola persona che hanno realmente vestito è la mamma a Natale quando le hanno consigliato il rossetto corallo, perché loro la moda la fanno e la prossima tendenza arriverà dai loro blog.

ART NEWS, LIFESTYLE

Arts of Italy, la capsule collection di OVS per salvare il patrimonio italiano

Moda e arte da sempre dimorano fianco a fianco. Sin dalla notte dei tempi, il mondo sartoriale ha sempre guardato con occhio attento alla pittura, scultura e, sì, talvolta addirittura all’architettura. Stilisti e designer si sono lasciati ispirare negli anni dal mondo dell’arte, diventandone parte e, al contempo, (nuova) espressione. Lo sapevano bene le Sorelle Fontana negli anni ’50, antesignane del fashion che per la loro prima collezione avevano trovato linfa vitale in colori e forme dell’arte rinascimentale. Ispirando negli anni a venire altri creatori della moda internazionale. Ultimo nome ad aggiungersi ai cultori dell’arte è il marchio italiano OVS, che ha ideato e creato una capsule collection, con la supervisione di Davide Rampello, il quale insieme al suo team ha selezionato le opere cui ispirarsi per questa linea a sostegno dell’iniziativa Arts of Italy. Un progetto di sensibilizzazione e tutela del patrimonio artistico del nostro paese e della sua valorizzazione.

Il brand, reinterpretando alcuni capolavori musivi italiani, ha creato nuove texture, forme e stampe alla moda, certo, ma dal sapore classico. E così i mosaici della Cattedrale di Salerno si trasformano in motivo policromo per gonne e abiti ondeggianti, o rosone in pietra della Chiesa di San Pietro di Tuscania diventa la trama di un raffinato pizzo macramè. Una collezione per la donna, ma anche per l’uomo, con colori più caldi e meno vivaci della Casa romana di Spoleto, mentre le prospettive barocche della cupola di Sant’Ivo alla Sapienza di Roma si ripetono all’infinito sulle t-shirt dall’attitude street.

La collezione sarà messa in vendita dal prossimo 20 maggio solo in alcuni store selezionati del gruppo, mentre dal 19 sarà possibile acquistarla sul portale internet ovs.it

Parte del ricavato andrà a finanziare i restauri dei capolavori dell’arte italiana che l’hanno ispirata: «Il progetto Arts of Italy è nato dal desiderio di porgere un omaggio alla bellezza che incontriamo ogni giorno nelle piazze, nelle chiese, nei paesaggi italiani – ha detto Stefano Beraldo, amministratore delegato di OVS – L’idea di cercare spunti creativi nelle opere d’arte ha appassionato subito il nostro team di designer. Ho chiesto al mio amico Davide Rampello la supervisione artistica, per garantire un percorso di grande qualità».

A dare sostegno non solo alla campagna pubblicitaria, ma una vera e propria sensibilizzazione per l’arte, alcuni volti noti del mondo del cinema, della letteratura, dell’arte contemporanea, della moda catturati dall’obiettivo di Pierpaolo Ferrari: dalla scrittrice Chiara Gamberale all’attrice Margareth Madé, dal critico Achille Bonito Oliva alla stilista Marta Ferri, passando per il compositore Giovanni Allevi che dirigerà in anteprima mondiale la sua cantata sacra “Sotto lo stesso cielo” per soli, coro e orchestra, in un concerto speciale per lanciare il progetto Arts of Italy il prossimo 4 maggio all’Auditorium di Milano, portando sul palcoscenico oltre 100 musicisti.

Ma il progetto si fa anche social, permettendo di farne parte con l’hashtag #OVSArtsOfItaly e un videocontest: chiunque infatti potrà girare un filmato che racconti la “sua” bellezza italiana.

I primi tre classificati, selezionati da una giuria di esperti, tra cui anche Davide Rampello, Gaetano Pesce e Achille Bonito Oliva, riceveranno un premio in denaro e vedranno il loro cortometraggio proiettato in occasione della prossima edizione della Mostra del cinema di Venezia. Successivamente, attraverso un’operazione di crowdfunding fino alla fine dell’anno, si raccoglieranno fondi destinati a recuperare, restaurare, valorizzare le opere raccontate nei video.