ART NEWS, CINEMA

La vita e le opere di Caravaggio a febbraio al cinema in 8K

Siamo ormai abituati all’arte che arriva al cinema. Sono state tante, per fortuna, le opere che negli ultimi anni sono arrivate sul grande schermo: da Van Gogh a Raffaello, passando per i Musei Vaticani e le Basiliche Papali sono tante le pellicole che abbiamo ammirato, anche in 3D, facendoci virtualmente visitatori di musei, opere e artisti che altrimenti sarebbe stato impossibile vedere come non mai.

Alta definizione, immagini stereoscopiche e droni ci hanno restituito visioni inedite di luoghi e capolavori. Dopo il successo di Firenze e Gli Uffizi e Raffaello, il Principe delle Arti, dagli stessi creatori arriva adesso nelle sale Caravaggio – l’anima e il sangue.

Cappella Contarelli

Prodotta da Sky e da Magnitudo Film, la pellicola è dedicata ad uno degli artisti più controversi della storia dell’arte italiana, Michelangelo Merisi detto il Caravaggio.

Il film arriva a ridosso della chiusura della colossale mostra monografica sull’artista a Palazzo Reale a Milano, Dentro Caravaggio, il prossimo 19-20-21 febbraio su distribuzione Nexo Digital, giusto in tempo per mantenere ancora vivo l’interesse mediatico intorno all’oscura figura del pittore lombardo e cavalcare l’onda del successo di un’esposizione che ha già realizzato numeri da capogiro.

Ed è proprio ad uno dei nomi della mostra milanese, la curatrice Rossella Vodret, da cui il film attinge alcune consulenze d’arte e personali letture delle opere, avvalendosi dei più recenti studi fatti proprio in occasione dell’esposizione a Palazzo Reale.

Cena in Emmaus, durante le riprese

Ma la pellicola vede anche la partecipazione di uno dei massimi studiosi di Caravaggio, Claudio Strinati, che racconta la vita del Merisi in relazione alle sue opere. Troverà spazio anche l’intervento della Professoressa Mina Gregori, Presidente della Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi.

Un viaggio narrativo, ma anche e soprattutto introspettivo, che attraversa i principali luoghi dove l’artista ha operato nel corso della sua vita, spostando lo spettatore da Roma a Napoli, da Firenze a Milano, passando per Malta.

E non poteva di certo mancare le Sette Opere di Misericordia, al Pio Monte della Misericordia in Via Tribunali a Napoli che, ad oggi, è senza dubbio tra i dipinti più belli in assoluto che Caravaggio abbia mai realizzato, racchiudendo in un’unica tela tutte le opere della misericordia divina.

Il film ha ottenuto il Riconoscimento del MIBACT – Direzione Generale Cinema, il Patrocinio del Comune di Milano ed è stato realizzato in collaborazione con Palazzo Reale e con il Centro Televisivo Vaticano e con il supporto di Malta. I media partner sono radio RTL 102.5, Mymovies e ARTE.it.

Saranno 40 le opere dell’artista che rivivranno grazie alle nuove tecnologie e ad un girato, il primo in Italia, con risoluzione 8K, che restituirà quasi una vividezza tattile delle opere stesse.

Dopo il debutto in Italia il film sarà poi distribuito in tutto il mondo.

il cantautore Manuel Agnelli al doppiaggio

A dare voce all’io interiore dell’artista sarà Manuel Agnelli, frontman degli Afterhours nonché attuale giudice di X Factor, che si farà interprete delle emozioni e degli stati d’animo di Caravaggio.

Responsabile e direttore artistico del progetto per Sky è Cosetta Lagani. Produttore esecutivo per Magnitudo Film è Francesco Invernizzi. La sceneggiatura è di Laura Allievi e la regia è affidata a Jesus Garces Lambert, che ha firmato documentari per Sky e per importanti network televisivi internazionali, tra i quali National Geographic, BBC, ZDF, CBS, Arte.

Annunci
CINEMA

“Caccia al Tesoro”, l’omaggio dei Vanzina a Napoli. Dal 23 novembre al cinema

C’è una Napoli che ha voglia di essere raccontata, e che trascende lo stereotipo ormai logoro di camorra, o l’esasperata spettacolarizzazione di quel sistema criminale raccontato in Gomorra più votato allo share che alla verità. Ed è quella Napoli misterica che proverà a raccontare Ferzan Ozpetek in Napoli Velata (dal 28 dicembre al cinema), è la Napoli da cartolina nelle prime sere tv rai di Sirene di Ivan Cotroneo, ed è persino la Napoli della borghesia delittuosa de I Bastardi di Pizzofalcone.

Sono tante le serie e le produzioni che vedono protagonista Napoli, la mia città, e sono tante quelle che provano finalmente a raccontarne il folklore, la tradizione, la spiritualità, l’allegria che permea ogni singolo sanpietrino o vasolo delle sue strade.

Enrico e Carlo (D) Vanzina durante il photocall del film ”Caccia al Tesoro”, Roma, 21 novembre 2017. ANSA / ETTORE FERRARI

È questo che devono aver pensato i Enrico e Carlo Vanzina, quando hanno diretto Caccia al Tesoro, commedia degli equivoci sul tentativo di rubare il Tesoro di San Gennaro e che, sin dalla trama, inequivocabilmente ci riporta alla mente la commedia e la Napoli raccontata già dal regista Dino Risi nel 1966 in Operazione San Gennaro.

«Le citazioni sono in parte inconsce – hanno detto i due fratelli Vanzina all’ANSA – ma quello che veramente volevamo fare con questa ‘favola realista’ era raccontare Napoli al di là dei soliti stereotipi come la camorra, la droga e la disperazione».

Un film che, secondo i due registi italiani, prova proprio a concentrarsi su di una parte troppo spesso trascurata della città, quella “con il cuore che nessuno fa più vedere”.

Una foto di scena del film ‘Caccia al tesoro’, Roma, 21 novembre 2017

La pellicola, che arriva nelle sale domani, 23 novembre, per Medusa, esce in 350 copie, ed ha un cast davvero d’eccezione, a cominciare da una coppia ormai consolidata del cinema italiano, Vincenzo Salemme e Carlo Buccirosso, che i registi definiscono “un po’ i Totò e Peppino di oggi”.

Insieme a loro altre due bellissime attrici partenopee, Christiane Filangieri e Serena Rossi, ma anche l’attore comico Max Tortora.

Esilarante sin dalla trama che vede protagonista Domenico Greco (Salemme) attore teatrale di serie B, che vive a sbafo nella casa di sua cognata Rosetta (la Rossi), vedova di suo fratello. Il figlio di quest’ultima è gravemente malato di cuore, per salvarlo occorre un’operazione costosissima. Disperati pregano la statua del Santo patrono di Napoli, dalla quale sembra fuoriuscire una voce che li autorizzerebbe a rubare il tesoro per sopperire a questa necessità.

In quel momento però in chiesa c’è anche Ferdinando (Buccirosso) che avendo assistito alla scena ed essendo lì per chiedere anch’egli una grazia, pretende di entrare a far parte del colpo come socio.

Un film dunque che sin dall’inizio rende omaggio al grande Nino Manfredi, protagonista del film di Risi, con battute, situazioni e, naturalmente, location e che porterà la neo-banda di criminali in erba a girare in lungo e in largo il nostro paese e non solo, da Napoli passando per Torino e Cannes.

(da sinistra) Carlo Vanzina, Francesco Di Leva, Carlo Buccirosso, Vincenzo Salemme, Serena Rossi, Christiane Filangieri, Gennaro Guazzo e Max Tortora durante il photocall del film ”Caccia al Tesoro”, Roma, 21 novembre 2017. ANSA / ETTORE FERRARI

Nel cast anche il giovanissimo Gennaro Guazzo, che con Serena Rossi aveva già recitato nell’esilarante commedia Troppo Napoletano.

Un film che allontana i Vanzina dai loro cine-panettoni e li proietta di diritto nel ritrovato slancio del nostro cinema per quella commedia all’italiana dai toni gentili e divertenti che tante pellicole ha saputo e continua oggi a regalarci.

Ecco il trailer:

INTERNATTUALE

Lo spot Buondì Motta avveniristico come un’opera di Maurizio Cattelan

Ha suscitato molte polemiche in queste ore, sul web e non solo, lo spot Buondì Motta, in cui la mamma protagonista del promo “muore” colpita da un meteorite.

La scena è naturalmente surreale e ironica: una bambina chiede alla mamma una colazione che sia golosa e leggera, e la mamma, a metà tra un cartoon e il serial statunitense Desperate Housewives con tanto di perle al collo, le dice che non esiste, aggiungendo: “possa un asteroide colpirmi, se esiste!”. Immediata, come in tutte le farse, la caduta del masso satellitare che prende in pieno la donna, suscitando, almeno per me è stato così, l’ilarità dei telespettatori.

Uno spot semplice, se vogliamo banale, vagamente irriverente, efficace, benché non propriamente originale. Sì, perché la trovata meteorite, che apparentemente sembra lo sketch di una commedia all’italiana anni ’80, affonda le sue radici addirittura nell’arte contemporanea.

Già nel 1999 infatti il padovano Maurizio Cattelan, noto artista contemporaneo, aveva creato una scultura, a grandezza naturale, di Papa Giovanni Paolo II disteso a terra colpito proprio da un asteroide, intitolata La nona ora.

Maurizio Cattelan e l’opera “La nona ora”

Il papa indossa i paramenti sacri ed è presumibilmente colpito durante una processione. L’opera naturalmente suscitò non poche polemiche, e per rispetto dell’autorevole figura di Wojtyła, e per la dissacrazione dell’immagine della Chiesa che rappresentava. Tuttavia fu inclusa in una collettiva dal titolo, manco a dirlo, Apocalypse, ed esposta alla Royal Academy di Londra e successivamente a Varsavia.

Se a “morire” sotto il masso fosse stata una suocera impicciona, una nonna goffa, un marito stralunato, sarebbe stata più divertente perché deontologicamente corretta? O quella della mamma per noi italiani, spesso considerati proprio “mammoni” e “bamboccioni”, è ancora una figura troppo matronale per essere dissacrata, seppur senza alcun intento di oltraggio, nel goliardico spot di una merendina?

La critica si è spesso spesa a favore di quell’incompresa comicità italiana, del nostro cinema, di quell’avanguardia che ha rivalutato e in alcuni casi riabilitato i B movie che oggi sono considerati dei veri e propri cult. Eppure dimostriamo di essere un paese così retrogrado che si scandalizza ancora dinanzi ad una pubblicità avveniristica come questa che ha saputo invece catturare l’attenzione dello spettatore divertendo, e al tempo stesso promuovendo il prodotto, senza innescare l’effetto-noia che porta alla smania da zapping.

Questa polemica è paradossale se si considera che proprio in queste ore c’è un altro spot che ha suscitato le ire del web: sto parlando di Dolce&Gabbana The One, promo che vede protagonisti la bella Emilia Clarke e Kit Harington, noti volti del serial Il Trono di Spade, passeggiare per le strade di Napoli sulle note del brano del ’56 di Carosone, Tu vuo’ fa’ l’americano. A dire di molti l’Italia è sempre rappresentata con l’ormai usurato cliché pizza-mandolino, come un paesino folcloristico quanto antiprogressista degli anni ’50.

Ma alla luce di tanto clamore per il Buondì Motta, non c’è da stupirsi allora se siamo visti come provinciali un po’ naif e bigotti, rimasti fermi all’epoca dello spaghetti-western.

TELEVISIONE

FEUD, la serie sulla rivalità hollywoodiana di Bette Davis e Joan Crawford

Gli ultimi giorni d’estate li ho trascorsi a guardare FEUD, nuova creatura antologica dell’acclamato produttore Ryan Murphy, già creatore di altri serie diventate veri e propri cult come American Horror Story e American Crime Story.

Come i precedenti prodotti del regista di Mangia Prega Ama, anche FEUD ha visto ritornare sul piccolo schermo due colossi del cinema contemporaneo: il Premio Oscar Jessica Lange, che con Murphy aveva già collaborato alle prime stagioni dell’Horror Story, e Susan Sarandon, che la statuetta invece l’ha vinta nel 1996, e che prosegue, con questo progetto, la sua parentesi televisiva nei biopic, dopo The Secret Life of Marilyn Monroe.

le vere Joan Crawford e Bette Davis in promo di Baby Jane, 1962

Le due attrici hanno dato vita alla celebre quanto mitica faida (questa la traduzione letterale del titolo della serie) tra altri due Premi Oscar della vecchia Hollywood, Joan Crawford e Bette Davis, che insieme girarono Che fine ha fatto Baby Jane?. È proprio da qui infatti che parte la serie, quando agli inizi degli anni ’60 le due dive, da sempre acerrime rivali nel cinema come nell’amore, lontane dai fasti degli esordi, sono ormai due attrici sul viale del tramonto, che decidono di girare un film insieme sperando di risollevare le rispettive carriere.

Otto episodi tra aneddoti, curiosità e gossip che raccontano i retroscena di uno dei capisaldi del cinema americano, che valse alla Davis la sua decima nomination agli Oscars e riuscì in parte a rilanciare la carriera della Crawford che continuò a girare ancora per qualche anno dei B movie a metà tra horror e thriller di discreto successo al box office.

Alfred Molina and Stanley Tucci in Feud (2017)

Uno spaccato sulla vita di due indimenticate leggende, che ingolosisce la curiosità dei cultori di cinema, incitando a saperne di più su tante storielle e screzi avvenuti dentro e fuori dal set, e che permetterà ai giovanissimi di (ri)scoprire due attrici di cui probabilmente hanno sentito parlar poco.

Nel cast tanti volti noti e pluripremiati: da Stanley Tucci, che qui interpreta uno dei fratelli Warners, ad Alfred Molina, da Kathy Bates a Judy Davis, che dà il volto alla perfida giornalista scandalistica Hedda Hopper, passando per Catherine Zeta-Jones, che ritorna alla TV dopo vent’anni, e che con la sua interpretazione di Olivia de Havilland ha suscitato le ire (e una denuncia) della vera attrice, oggi centenaria e unica “testimone” vivente della vera faida tra la Davis e la Crawford, per aver dato un’immagine fuorviante della sua persona.

Kathy Bates and Catherine Zeta-Jones in Feud (2017)

La serie di Murphy è anche una sagace ricostruzione dello spietato sistema Hollywoodiano, pronto ad accogliere nuove dive nel suo Olimpo dorato, e a bandirle quando la loro bellezza e giovinezza iniziano a sgretolarsi.

Ma FEUD è anche l’attenta, benché forse esasperata, analisi di due attrici che faticano ad accettare il tempo che passa e che giorno dopo giorno tentano di dimostrare che oltre all’aspetto c’è di più.

È intensa Jessica Lange, e ancora bellissima, nelle vesti di una insicura quanto vendicativa Joan Crawford, che negli ultimi anni della sua carriera ha disperatamente tentato di superare la Davis, soffrendo di un ingiustificato complesso di inferiorità.

Algida e sprezzante, Susan Sarandon riesce dal canto suo anche a restituire la voce roca tipica di Bette Davis, muovendosi con apparente spavalderia e sincera disperazione.

Negli otto episodi Bette e Joan sono ognuna l’immagine speculare dell’altra: entrambe madri single, vivono burrascosi rapporti con le rispettive figlie, e si portano dentro il rimpianto di essere state rispettivamente considerate dallo showbiz l’una solo per il talento, l’altra soltanto per il proprio aspetto.

Una serie di qualità del canale statunitense FX, che ad oggi non è stata acquistata da nessuna emittente italiana, satellitare o terrestre che sia, e che meriterebbe da parte dei nostri canali più attenzione: e per il talento delle sue interpreti, e per la leggenda che riportano letteralmente in vita.

Uncategorized

Ipnotizzati dagli smartphone come automi: il cartoon di Moby che fa riflettere

Navigando su facebook ho visto un video in bianco e nero cui faceva da colonna sonora un brano del film Il favoloso mondo di Amélie del 2001, Comptine d’un autre été: L’après-midi. Affascinato da questo cortometraggio ho voluto saperne di più, ed ho scoperto che si tratta in realtà del videoclip di Are You Lost In The World Like Me?, dell’artista americano Moby featuring The Void Pacific Choir, primo estratto dall’album These Systems Are Failing.

Un progetto di denuncia, che in realtà non ha riscosso molto successo, arenandosi nella parte centrale di molte classifiche e passando quasi totalmente inosservato.

E dire che il video avrebbe dovuto invece attirare molta attenzione: disegnato come un cartoon in bianco e nero degli anni ’40, il videoclip vede una società letteralmente ipnotizzata dagli smartphone. Uomini e donne che camminano come automi con lo sguardo assorto da un display di poco più di cinque pollici.

Una fotografia (è proprio il caso di dirlo) dei vizi che (in)consciamente fanno ormai parte del nostro vivere quotidiano.Se nel Medioevo al poeta-vate Dante bastava un solo sguardo per interagire per le strade di Firenze con la sua Beatrice, oggi gli risulterebbe più difficile, poiché probabilmente entrambi avrebbero gli occhi bassi sul telefono per controllare notifiche e social.

È un quadro inglorioso quello che dipinge Moby in questo suo lavoro discografico. Samo perennemente proiettati in un altrove che non corrisponde mai al luogo in cui ci troviamo, preferiamo spesso la presenza virtuale a quella reale degli amici con cui possiamo interagire, mentre le nostre emozioni diventano sempre meno sentite e più sintetiche, attraverso lo sterile uso di emojii che non riescono nemmeno lontanamente ad esprimere agli stati d’animo che veramente proviamo.

Tavole sempre più silenziose e sguardi fissi sui nostri onnipresenti dispositivi mobili: conversazioni via chat, selfie per (di)mostrare di essere felici, mentre siamo spesso più impegnati a fotografare una cena piuttosto che a guastarla davvero.

«Ti sei perduto in questo mondo come me?» si chiede arrabbiato un Moby, che diventa un bambino innocente dall’aria smarrita in questo suo cortometraggio.

Siamo più interessati a catturare il momento che non a viverlo pienamente.

Io stesso, qualche settimana fa, giunto per la prima volta nel Teatro San Carlo di Napoli, ho immediatamente avuto l’istinto di alzare lo smartphone e fotografarlo. Non ci ero mai stato e anziché godere della ricchezza di quel luogo, volevo fare qualche scatto. E anche dopo averlo visto incantato per qualche minuto, non ho resistito all’irrefrenabile impulso di “prenderne” un pezzo, pregustando già il momento in cui l’avrei condiviso sui miei canali social.

Facebook, instagram, twitter. Nella clip non c’è uno specifico riferimento ai social-networks, eppure sono proprio questi, inutile prendersi in giro, che hanno cambiato la nostra forma mentis, e ci danno la sensazione che “se non ci sei (on-line, s’intende), non esisti”.

Vite grigie, vacanze da incubo, e persone comuni con un filtro e qualche ritocco possono trasformarsi in vite da copertina, panorami da sogno, bellezze da calendario.

Realtà e finzione spesso si sovrappongono, così come la superficialità con cui scegliamo i nostri partner, passando dal romantico corteggiamento in voga fino alla fine del secolo scorso ad una sorta di casting on-line dove facilmente si passa al candidato successivo, basandosi esclusivamente su di una mera selezione estetica.

In pochi minuti Moby riesce ad affrontare anche il tema del bullismo, mostrando come un momento di divertimento può trasformarsi il giorno seguente in un motivo di scherno caricato on-line, calunnia contemporanea, di rossiniana memoria, che vola come un venticello di smartphone in smartphone.Un senso di solitudine, di vuoto e sconforto sta inghiottendo la nostra società come un buco nero. Persino Cenerentola, in questo nuovo immaginario collettivo, ha appeso le scarpette di cristallo al chiodo e passale sue giornate probabilmente a giocare a Candy Crash, mentre i genitori in sala parto sono più intenti a trasmettere in diretta il momento della nascita che non a godere dell’irripetibile momento di prendere in braccio il proprio figlio e ascoltare il pianto di chi indifeso viene alla vita.

Ogni cosa diventa un pretesto per fotografare, registrare, condividere, eppure ciò che riesce a generare un interesse telematico, paradossalmente crea indifferenza nella vita vera.

INTERNATTUALE

Il bellissimo spot di una compagnia araba contro il terrorismo

Non sono mai abbastanza i messaggi di pace in tempi di guerra come i nostri, e non sono mai troppi quelli che arrivano proprio là, dove non te lo aspetti. A far parlare molto di sé in queste ore lo spot di Zain Group, società di Telecomunicazioni nata in Kuwait nel 1983, che ha prodotto un advertisement contro la guerra.

Fatto in stile “operetta”, lo spot di circa tre minuti vede protagonista un kamikaze intento a testimoniare Allah facendosi esplodere con una cintura.

Immediata la risposta di musulmani che, intonando una canzone che si fa coro, dicono che Dio è soprattutto amore, e che se devono convincere l’altro ad abbracciare il proprio credo religioso che sia per pacifico convincimento e non per costrizione.

Uno spot che aiuta a riflettere, e mostra un islam non necessariamente violento e estremista come lo immaginiamo erroneamente tutti, ma composto da una comunità aperta al dialogo e pronta ad accettare la diversità religiosa.

Bellissimo lo slogan principale che incita a pregare e diffondere la propria religione per AMORE e non per terrore.

Ecco il video completo:

CINEMA

Cosa aspettarsi dal nuovo film Disney “La Bella e la Bestia”

Emma Watson e Dan Stevens nella scena del ballo

Una fedele riproposizione live-action del cartone animato del 1991. È questa la nuova versione de La Bella e la Bestia, film nelle sale dal 17 marzo con Emma Watson, che riporta al cinema la favola di Jeanne-Marie Leprince de Beaumont.

Stesse scenografie, stessa “iconografia” disneiana, stessa musica. Le differenze tra il cartone originale e la pellicola cui si ispira sono pochissime. Sarà perché quello de La Bella e la Bestia è stato il primo cartone animato ad essere candidato agli Oscar come miglior film, sarà che le musiche originali invece la statuetta l’hanno vinta, ma formula che vince non cambia, e così un po’ stancamente forse la Disney l’ha riproposto, aggiungendovi però qualche effetto speciale in più.

Benché il film si rifaccia quasi totalmente all’omologo animato, i puristi del cartone animato avranno notato qualche sfumatura diversa nei testi delle canzoni che, quasi ci viene di cantare in automatico nella versione che tutti abbiamo imparato a conoscere ventisette anni fa.

Qui Emma Watson è Belle, incarnando perfettamente l’essenza della bella, diversa dalle altre ragazze del suo bel paesino in una indefinita area della Francia, che è un po’ strana agli occhi dei suoi abitanti, perché legge, perché, come un’eroina contemporanea, sogna l’indipendenza, perché a differenza delle altre non vuole sposare Gaston, il macho che tutte le ragazze desiderano con ardore.

Una trasposizione fedele, la cui sceneggiatura si distacca dal cartoon anni ’90 per pochi (e non indispensabili) momenti di brio. Persino i costumi sono chiaramente ispirati all’animazione Disney.

Se infatti in Maleficent la favola de La Bella Addormentata nel bosco era riletta da un inedito punto di vista, e con Cenerentola c’era stata l’aggiunta glamour dei costumi, la Bella e la Bestia è invece è l’esatta trasposizione, al punto che viene quasi da chiedersi se fosse davvero necessario farlo.

Ma è nella parte centrale che il film comincia ad emozionare, forte di una inedita e più adulta citazione di Shakespeare che sembra avvicinare i due protagonisti come novelli Paolo e Francesca. Galeotti dunque furono Romeo e Giulietta, la cui storia dona un tocco di immortale poesia ad una pellicola altrimenti piatta.

E all’improvviso si (ri)vive l’emozione della Bella che, con sguardo amorevole, va oltre l’orrendo (e simpatico) aspetto della Bestia.

Naturalmente irriconoscibile l’attore Dan Stevens, noto Matthew del serial Downton Abbey, dal cui cast la Disney è andata ancora a ripescare, per affidargli il ruolo della Bestia che, pochi sanno, si chiama in realtà Adam.

I fan della favola non resteranno delusi, e troveranno nella scena finale il medesimo pathos, ma non l’intenso Ti amo del cartone, a mio avviso tra i più belli della cinematografia mondiale.

CINEMA

Natalie Portman, ambigua First Lady in “Jackie”

“Una cosa pubblicata è letta come verità?”. È probabilmente questa la domanda, fatta dalla stessa protagonista, che racchiude il senso di Jackie, il nuovo film di Pablo Larraín incentrato sulla figura di Jaqueline Kennedy. Nei panni dell’iconica First Lady l’attrice Premio Oscar Natalie Portman, che ritorna finalmente in grande spolvero dopo aver alternato film indipendenti e blockbusters fantasy, arrivando dritta ad una nuova nomination dopo la vittoria per Il Cigno Nero nel 2011.

Il film ripercorre i giorni che seguirono il 22 novembre del 1963, quando il Presidente degli Stati Uniti, John F. Kennedy, fu assassinato a Dallas da Lee Harvey Oswald durante una visita ufficiale.

Il regista di Neruda prova a restituire un’epoca con semplici artifizi cinematografici, come i colori originali delle pellicole che hanno registrato la storia, che si avvicendano al racconto della Portman quasi come immagini di repertorio, fornendo un’idea da prospettive inedite, enfatizzando quei momenti che hanno fatto la storia d’America: dalle celebri riprese della visita alla Casa Bianca, trasmessa in TV nel 1962, alle immagini dell’omicidio tristemente note in tutto il mondo.

natalie-portman-in-jackie-2016-internettualeÈ una Jackie controversa quella che viene fuori dalla narrazione del regista: gelida, a tratti glaciale, una donna emotivamente distrutta dalla morte di suo marito nel privato, ma allo stesso tempo attenta alla propria immagine pubblica e a come i media potevano trattarla o manipolarla.

Presentato all’ultimo Festival del Cinema di Venezia, il film è una lunga intervista giornalistica, a metà strada tra tono colloquiale e seduta psicologica, il cui racconto fa da contrappeso alle immagini del programma che la First Lady realizzò per lo show televisivo e a quell’aura di perfezione di cui si ammantava la Casa Bianca. Tuttavia lo spettatore è disorientato dai tempi dilatati della pellicola, dai silenzi, dalle pause attraverso le quali Larraín ambisce a dare una veste autorale (e autorevole) alla sua pellicola, più di quanto una sceneggiatura tutto sommato piatta non riesca a fare.

natalie-portman-in-jackie-2016-widow-internettualeStraordinaria l’interpretazione della Portman, che riesce a dare il volto ad una vedova affranta ed arrabbiata, intimamente addolorata per la sua perdita quanto ambiziosa per le disposizioni di un funerale il cui posto dietro al feretro si fa qui ambizioso proscenio, esasperata ricerca delle luci della ribalta di una donna che è riuscita a lasciare un segno.

ART NEWS

Leonardo Da Vinci Experience, il museo che porta la Gioconda in Italia

Per chi studia storia dell’arte Leonardo Da Vinci rappresenta il genio assoluto dell’Umanesimo. La sua tecnica pittorica, l’alone di mistero intorno alla sua figura e le sue invenzioni geniali, hanno contribuito a dargli una fama senza eguali, a metà strada tra artista puro e scienziato vero e proprio.

leonardo-da-vinci-experience-il-cenacolo-internettualeGrazie a Leonardo Da Vinci Experience, in Via della Conciliazione 19 a Roma, adesso anche gli italiani potranno ammirare dal vivo le sue opere: la Gioconda, il Cenacolo, le due versioni de La Vergine delle Rocce, sono soltanto alcuni dei ventitré dipinti certificati dal Maestro finalmente riuniti in un unico grande ambiente. Non si tratta di prestiti, bensì di vere e proprie riproduzioni degli originali, non solo nei materiali, gli stessi utilizzati da Leonardo, ma anche con la medesima tecnica da lui operata.

Cinquecento metri quadri suddivisi in cinque aree tematiche, che comprendono un’antologia dei dipinti più noti, ma anche cinquanta macchine inedite progettate dal Genio Universale.

Il Museo si propone di essere un percorso tra arte e scienza, un viaggio tra pittura, meccanica, proiezioni, ologrammi e audio didattici per restituire al pubblico tutto il mondo vinciano.

leonardo-da-vinci-experience-la-sala-delle-macchine-internettualeLa Sala delle macchine del volo e L’Ultima Cena, la Sala delle macchine da guerra, la Sala della prospettiva, la Sala dei principi e la Sala della pittura. Sono queste le sezioni attraverso le quali si muoverà il visitatore, in un’esperienza che coniuga arte, scienza, cultura, istruzione e intrattenimento.

A realizzare le opere pittoriche Bottega Artigiana Tifernate, fornitore ufficiale per il museo del Louvre, il British Museum ed il Metropolitan Museum of Art di New York, che ha ricreato i capolavori vinciani con la rivoluzionaria tecnica della pictografia e dipinti a mano, a tutti gli effetti riconosciuti conformi agli standard del Ministero dei Beni Culturali.

Ogni macchina e ogni dipinto sono accompagnati da proiezioni e pannelli multilingua esplicativi, con informazioni e immagini 3D.

«La posizione di questo museo, la quantità e la fedeltà dei capolavori riprodotti ed esposti al suo interno, fanno di Leonardo Da Vinci Experience un’occasione unica al mondo per immergersi nella vita e nelle opere del più grande genio di tutti i tempi – spiega Leonardo La Rosa, presidente della società Arte e Cultura – Il percorso espositivo è rivolto a un pubblico senza confini di età e provenienza: una mostra viva, dinamica e in continua evoluzione, che intendiamo arricchire costantemente e proiettare verso il futuro in vista del 2019, anno in cui ricorreranno le celebrazioni per il cinquecentenario dalla morte di Leonardo».

Per maggiori informazioni:

www.leonardodavincimuseo.com

INTERNATTUALE

Chanel: la forza della Sardegna per il nuovo skincare

Italia, Italia e ancora Italia. Il nuovo trend per le maison d’alta moda di tutto il mondo è senza dubbio il nostro Paese. Se Dolce Gabbana, Givenchy e Louboutin hanno scelto Napoli per spot e collezioni, mentre FENDI aveva allestito sulla Fontana di Trevi a Roma la presentazione della sua sfilata d’haute couture, Chanel invece ha scelto la Sardegna. La casa d’alta moda francese ha infatti scelto le olive delle campagne dell’isola come ingrediente del nuovo attivatore di giovinezza, le quali, a detta della maison, hanno una “elevata concentrazione di polifenoli e acidi grassi essenziali che proteggono la pelle”. Sono ingredienti selezionatissimi, che provengono da ogni parte del mondo, quelli che comporranno questo nuovo prodotto della linea beauty, come il caffè verde della Costa Rica, scelto per le sue proprietà antinfiammatorie e antiossidanti, e il lentisco greco, ricco di acido oleanolico, che aiuta la pelle a ritrovare la sua naturale capacità di rigenerazione.

chanel-blue-serum-spot-sardegna-italia-internettuale
un frame del nuovo spot Chanel

Blue Serum, questo il nome del siero, si ispira alle “zone blu“, ovvero quelle aree dove le persone, si legge sul sito, vivono meglio e più a lungo, mettendo insieme questi tre ingredienti dalle capacità antiossidanti e rivitalizzanti.

Una scelta dunque che non vuole essere solo mero trend da rispettare, ma riconoscimento della qualità della vita e di quello stile, squisitamente italiano, che da sempre fa del nostro paese il simbolo del saper vivere meglio. Nel promo infatti la nostra bella isola è definita “custode” del segreto della vita. Non a caso in Sardegna c’è la più alta concentrazione di centenari.

Soddisfatto l’Assessore del Turismo, Artigianato e Commercio, Francesco Morandi, che così commenta questa piccola nuova conquista italiana: «Un importante riconoscimento dell’unicità e della straordinarietà del nostro ambiente, della nostra natura e delle nostre produzioni che conferma il valore della strategia ‘Sardegna isola della qualità della vita’».